Nel 2007 venne chiesto a Steven Stapleton e Colin Potter dei Nurse With Wound di “rileggere” “ØØ Void” dei Sunn 0))). Detto fatto.
Quello che abbiamo tra le mani, così come confermato dallo stesso Stephen O’ Malley, è un lavoro completamente trasfigurato. Qualcosa che sta sia all’origine che alla fine di quell’oscuro monolite, come una sinistra e scurissima nube di ambient-drone, invero poco contaminata dalle manipolazioni della band inglese. Un lavoro, insomma, che lascia un po’ il tempo che trova, da considerare, al massimo, come un esperimento. Viste le teste pensanti in gioco, infatti, sarebbe auspicabile poter vedere all’opera la loro creatività in maniera realmente “condivisa”, piuttosto che diluirla in un lavoro di rilettura.
Detto questo, entrando nei meandri dell’opera, incontriamo, innanzitutto, “Dysnystaxis”, un lento funerale cosmico, da cui giungono sparute briciole di tetre melodie, messaggi subliminali e ipnotici rintocchi di basso. Più solenne, “Ra at Dawn Part” che, nelle sue due parti, si perde in una navigazione a vista dentro le trame incomprensibili dell’Oscuro, tirandosi dietro nubi di polvere di stelle, cupissimi rugghi e sbilanciamenti soporiferi. In “Ash On The Trees”, infine, la voce di Pete Stahl torna vivida e magnetica a risuonare dentro lagune siderali o pronta a lasciare spazio a scure dissertazioni concretiste. È questo, probabilmente, il momento più intrigante di un disco che farà notizia più per l'”evento” in sé che per la qualità della musica.
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04/12/2011
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