Al netto di collaborazioni varie, “Kannon” è il primo disco ufficiale dei Sunn O))) dall’acclamato “Monoliths & Dimensions”, uscito ben sei anni fa. Il ritorno della premiata ditta Anderson/O’Malley (qui ancora supportata dai soliti Attila Csihar, Rex Ritter, Steve Moore e Oren Ambarchi) omaggia la passione dei Nostri per le religioni e il pensiero orientale (il titolo rimanda alla statua che simboleggia il bodhisattva buddista della compassione), con tre composizioni intente a esplorare sonorità perfettamente in linea con l’idea di abbandono estatico e di percezione di mondi “ulteriori” nascosti tra le pieghe della coscienza. Un’esplorazione che, sia detto senza mezzi termini, ha prodotto risultati complessivamente banali.
Sempre guidata in cabina di regia dal fido Randall Dunn, la band attraversa, dunque, i nostri padiglioni auricolari con flussi sonori dissonanti e ipnotici, in un andirivieni di suggestioni mistiche e perturbazioni maligne, procedendo senza grossi scossoni in termini di creatività. Il primo movimento affida alla voce di Attila il compito di deformare, con grugniti demoniaci, la superficie sostanzialmente omogenea della musica: una figura di chitarra ripetuta a oltranza, un bordone a dare profondità al tutto, e poco altro in scarsi tredici minuti. Il secondo movimento, invece, è leggermente più interessante: il suono distorto della chitarra cresce su se stesso, dapprima accerchiato da oscillazioni cristalline e, quindi, accompagnato da vocalizzi gregoriani in ciclica apparizione.
Il terzo movimento è quello più convincente, grazie a un livello di sperimentazione relativamente più alto. In questi ultimi undici minuti, infatti, gli strumenti non si limitano soltanto a riprodurre sonorità dilatate e stordenti, ma cercano anche di lavorare con più attenzione su timbri e texture. La stessa voce guadagna in profondità e impatto, diffratta in un vuoto iridescente. Ma è troppo poco per uno dei dischi più attesi di quest’ultima parte dell’anno.
06/12/2015
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