Ottavo album, anticipato per il Record Store Day il 13/4/19, e primo della formazione con Steve Albini in cabina di regia. Tra i collaboratori figurano il compositore Hildur Guðnadóttir, Tim Midyett e Anthony Pateras, che suona l’organo nel brano “Troubled Air”. Creato esclusivamente in analogico, senza interventi digitali neanche in post-produzione, sin dal titolo “Life Metal” evidenzia il principale cambiamento: nella coltre funebre di un tempo la “luce” arriva da ormai un decennio, con il capolavoro “Monoliths & Dimensions”, ma questa volta riveste un ruolo tutt’altro che secondario.
Dopo oltre vent’anni di sperimentazioni sul drone-metal, poco rimane alla formazione di Anderson e O’Malley per stupire gli ascoltatori più affezionati. La scelta dell’analogico conferisce a quest’opera le caratteristiche di un documento della minacciosa potenza dal vivo della band, motivo ulteriore per ascoltarlo al volume più alto possibile. Le quattro composizioni, ciclopiche nelle dimensioni, hanno un’aura sinfonica e sviluppi tanto maestosi quanto affascinanti. “Between Sleipnir’s Breaths” apre con magniloquenza, poi una voce flebile attraversa il nero minaccioso dell’arrangiamento. “Troubled Air” esplode all’inizio ma muta in una sinfonia onirica, benché assordante, come se notte e giorno, buio e luce fossero impegnati in un equilibrio instabile. Le conclusive “Aurora” e “Novae”, rispettivamente 19 e 25 minuti, riaffermano l’idea di un drone-metal pieno di sfumature.
La prima cela una melodia al rallentatore e si schiarisce nel finale con un risultato commovente, un barlume di luce dopo la lunga notte polare. “Novae” si scopre da subito particolarmente movimentata, insolitamente ritmica per i loro standard. La tensione iniziale si stempera dopo quattro minuti ansiogeni e dopo 13 persino il volume assordante lascia il posto a una vibrazione bassa, il fantasma di un suono che conserva la sua componente inquietante senza l’apporto fisico dei decibel sovrabbondanti. Lentamente il mostro si rimette in piedi: arranca, si seda, riduce il ruggito a un sussurro, infine con un grido delle chitarre risorge, stentoreo e maestoso come sempre.
Ormai padroni di un drone-metal dinamico, che non disdegna aperture sinfoniche e composizioni avventurose, i Sunn O))) ritornano senza stravolgere la loro musica. I fan saranno entusiasti, perché sono vivi e vegeti, ma non sembra che possano ormai tracciare nuove strade per il futuro. È il fratello di un secondo album previsto per la fine del 2019, “Pyroclasts”.
10/05/2019
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