Kali Uchis

Isolation

2018 (Virgin)
electro-pop, alternative latin-pop

Ci sono dischi che sanno arruffianarsi le grazie dell'ascoltatore sin dalle prime note, come un pavone nel parco quando fa la ruota di fronte ai turisti. È questo il caso di "Isolation", al cui attacco sembra quasi di scostare con la mano le verdi foglie cerate di un lussureggiante palmeto tropicale e trovarsi tra le braccia di un sornione ritmo di bossa nova, con scintillanti cascatelle electro-lounge che scrosciano sullo sfondo e addirittura il Sig. Thundercat in persona, che accarezza il basso mentre se ne sta sbracato sull'amaca. Ma la calura estiva si fa ancor più appiccicosa sulla malinconica atmosfera notturna di "Miami", sorta di trap latina snocciolata con fare lascivo tra lo sfrigolare di chitarre e il conturbante tocco della rapper BIA. Siamo sicuramente atterrati all'interno di uno scenario popular ai limiti del fumettistico, tra suoni curatissimi, ospiti ficcanti e corrucciate pose giovanili da divetta post-moderna: benvenuti nel mondo di Kali Uchis, 24enne colombiana che con questo squisito album di debutto è pronta a intrattenerci per tutta l'estate.

Il segreto dietro a un disco come "Isolation" è tutto sommato semplice; sulle prime la signorina Uchis non è una tipa che rimane particolarmente impressa, il suo timbro vocale morbido e malinconico, e il suo look da electro-lolita di periferia, ne fanno un personaggio umbratile e sfuggente, qualità che mal si sposano all'idea di popstar di successo nell'anno 2018. Ma Kali è tremendamente brava nel sapersi cucire addosso l'abito adatto, e sa mantenere a fuoco la propria direzione artistica senza mai strizzarsi in panni non suoi - una qualità di primaria importanza nel mondo del pop, ma che troppo spesso non viene apprezzata come dovrebbe.
Per fare la riprova basta andare a guardare tra le pieghe delle collaborazioni qui presenti. Romil Hemnani (membro della popolarissima crew d'assalto Brockhampton) e Steve Lacy (ormai celebrato produttore anche al di fuori della sua band di origine, The Internet), la aiutano a trasformare "Just A Stranger" in un saltellante funk-pop che avanza spedito ma rifugge ogni asprezza di troppo per adattarsi al sottile timbro vocale dell'autrice.
Dall'altro lato poi ci sono Tyler, The Creator, un mito del funk come Bootsy Collins e i BadBadNotGood in cabina di regia che confezionano con lei uno dei migliori singoli sulla piazza al momento nelle vesti di "After The Storm", sorta di lentazzo disco anni 70 accompagnato da un ottimo videoclip che potete vedere qui a destra.

Ma "Isolation" si spinge anche oltre, colorando con grazia pastello scenari non necessariamente tropicali. Ecco quindi i sintetizzatori in ebollizione electro-dance di "Dead To Me" - davvero esemplare il modo in cui Kali cavalca con nonchalance un ritmo più robusto senza affogarci dentro. Co-scritta addirittura con Damon Albarn e co-prodotta a nome Gorillaz (ai quali Kali aveva prestato la voce sul recente "Humanz"), "In My Dreams" è uno sculettante synth-pop alla Santigold/La Roux condito da un arioso ritornello e un'atmosfera a cavallo tra l'intimo e il giocattoloso che ne fanno un pezzo semplicemente irresistibile. I lustrini eighties di "Tomorrow", poi, arrivano a lambire assolate e sfocate spiagge chill-wave.
Certamente c'è pure il momento di vecchio vintage soul con ottoni in bella vista alla Amy Winehouse di "Feel Like A Fool" il quale, pur piacevole, non varia una formula ormai ampiamente digerita da anni, ma in compenso la presenza di un'altra stella nascente del soul britannico come Jorja Smith aiuta a trasformate "Tyrant" in un ciondolante inno femminista dove le voci delle due ragazze si sposano a meraviglia.

Comodamente seduta su un divanetto di velluto, Kali tesse la propria tela facendo attenzione a tutti i suoi ospiti e prendendone spunto senza vergogna, ma creando in ultima istanza un motivo floreale che è solo e soltato suo. Questo fa di "Isolation" uno dei più frizzanti e piacevoli dischi pop dell'anno in corso, ma anche un lavoro di ottima cesellatura sonora che sa prendere le distanze sia dagli imperanti sentori trap che dalle più stereotipate sonorità latine del trito panorama post-"Despacito". Un lavoro di puro midstream, insomma, dove anche l'ospitata di una stella del reggaeton come Reykon sul più abusato ritmo dancehall possibile di "Nuestro Planeta" (unico brano cantato in spagnolo) viene trattata con un minimalismo di rara eleganza.
I nomi fatti sopra parlano chiaro: Kali bazzica nel giro del pop di qualità e sa come mantenersi orecchiabile e rilevante, ma non ha paura a preferire arrangiamenti dalle soluzioni più alternative sia in campo anglosassone che - soprattutto - nella folta scena della musica latina da noi percepibile come underground (giusto due nomi stilisticamente attinenti trattati su queste pagine: Helado Negro e Buscabulla).
In conclusione, un prodottino pop troppo ben congegnato per non farsi apprezzare, ascolto dopo ascolto.

27/04/2018

Tracklist

  1. Body Language - intro
  2. Miami feat. BIA
  3. Just A Stranger feat. Steve Lacy
  4. Flight 22
  5. Your Teeth In My Neck
  6. Tyrant feat. Jorja Smith
  7. Dead To Me
  8. Nuestro Planeta feat. Reykon
  9. In My Dreams
  10. Gotta Get Up - interlude
  11. Tomorrow
  12. Coming Home - interlude
  13. After The Storm feat. Tyler, The Creator e Bootsy Collins
  14. Feel Like A Fool
  15. Killer






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