Dove eri, Mimi, esploratrice del subconscio che in compagnia dei funamboli del dream-folk, Hugo Largo, hai immerso nel liquido amniotico del post-rock preziosi diamanti sonori, delizie che attirarono l’attenzione di Michael Stipe e Brian Eno, per poi far perdere le tracce dopo soli due album? Dove eri, Mimi, sacrificata, nell’unico album solista “Soak” prodotto da David Byrne, alle mode del momento, tuttavia neppur in tal caso ridimensionata in quanto a grandezza espressiva e artistica, forte di una vocalità che da sempre sfida l’arte letteraria e cinematografica con una tridimensionalità timbrica profondamente visionaria?
Ti abbiamo cercata invano, appagando la nostra sete di purezza con la suadente malinconia di Jane Siberry, gli ultimi residui di Bjork o le sintesi degne di nota di My Brightest Diamond, ingannando le fantasie con il ritorno in scena degli Slowdive, per poi ritrovarci a riascoltare Popul Vuh, Dead Can Dance, Nico, Talk Talk, Beth Gibbons e Cocteau Twins, senza perdere mai la speranza di un tuo segno d’assenso. Colpa grave aver in parte ignorato, non io per mia fortuna e diletto, il coraggioso gemellaggio artistico con Ben Neill, dove hai sposato l’arte della musica con quella del teatro e delle arti figurative in un progetto dalle innumerevoli valenze culturali e storiche: “Songs For Persephone”.
Dove ti eri rifugiata, Mimi, in questi nove anni? Mimi, figura ormai eterea ed evanescente, al punto da non far rumore quando con classe e discrezione sei tornata a regalarci fantasiose creazioni sonore con l’aiuto del fido Ben Neill e la collaborazione di un altro prestigioso outsider della musica elettronica, David Van Tieghem. Sei qui, Mimi, ed eccoci di nuovo al tuo cospetto, con un’opera passata completamente sottotraccia, eppur egualmente nobile e rilevante come le passate gesta, riecco la tua voce, in compagnia del mutatrumpet di Ben Neill, delle percussioni di Van Tieghem e dei suoni frattali progettati dal matematico e filosofo del caos Ralph Abraham.
“Life You Are” è un disco da gustare in religioso silenzio. Difficile immaginare una rilettura più intensa del brano degli Echo & The Bunnymen “Ocean Rain”, le gocce di pioggia sono state trasformate in cristalline gocce di purezza armonica, sfidando la lievità terrena e la natura umana delle note. Quanta magia nell’estatico raga di “You4ia”, dove voce e percussioni elettroniche si dilettano in ondeggianti melodie che si disperdono nell’oscurità e nella luce.
Cara Mimi, chiedo scusa per il tono confidenziale, quanti si dispereranno di aver scoperto in ritardo le grazie dei frattali fatti suono nell’evocativa “Cuckoo” (Kate Bush dove sei?) e dei potenti riverberi ancestrali di una melodia tanto aulica quanto versatile, da essere rimaneggiata senza pudore e con tanto ardire (“Endure”, “Endure (Clap For Essential Workers Trip Hop Mix)”, “Endure (Head In Hands Quarantine Dub)”).
Grazie, Mimi, per averci regalato un altro piccolo sprazzo di gaudio armonico, saluta Ben Neill e ringrazialo di preservare tanta bellezza dal fluire delle mode, ma ti prego non scomparire di nuovo, torna ad allietarci presto, Mimi: “Life You Are”.
15/01/2021