SG LEWIS - Times

2021 (Prm / emi)
dance, house-pop
Da Calvin Harris e David Guetta a Black Coffee, Kaytranada e Toro Y Moi: mai quanto oggi la figura del dj deve duplicarsi in songwriter/producer per stare al passo con un’industria nella quale mantenersi visibili è sempre più difficile. Destreggiarsi tra streaming e sync, radiofonia, ospiti, fighettume indie, pista da ballo, prati da festival e aperitivi in spiaggia è considerato meno del minimo sindacale.
Il 26enne britannico Samuel George Lewis, in questo, ha più l’aspetto di un piccolo maghetto che non del semplice musicista. I suoi anni Dieci sono stati costellati da una serie infinita di uscite su formato singolo ed Ep, oltre a collaborazioni con i nomi più disparati in veste di autore, produttore, tastierista, remixer e quant’altro fosse necessario. Partito sotto l’ala protettiva di Jessie Ware, Lewis ha toccato tanto nomi di settore come Dornik e Totally Enormous Extinct Dinosaurs quanto gente dal più alto profilo mainstream quali Khalid, Clairo e Dua Lipa (sua, per dire, la co-firma su “Hallucinate” di quest’ultima). Giungere al debutto dopo tutti questi anni di gavetta è quindi un bel traguardo; ma in questa lunga rete di connessioni, l’identità musicale dell’autore pare essersi spalmata troppo sottile, e “Times” non è certo un disco in grado di ricomporla.
 
L’ascolto si apre con “Time”, dove la melliflua voce di Rhye, e una ventatina di french touch a richiamare “One More Time” dei Daft Punk, indicano subito l’andazzo generale: ritmi dance da smercio facile, tastiere in eterna modalità anni Ottanta, vocalist che timbrano il cartellino a turno, e una serie di canzoncine esili e inoffensive a far da perfetta tappezzeria alle azioni più mondane della vita di tutti i giorni.
Colpisce semmai il modo in cui Lewis rigira la chitarra funk di Nile Rodgers nel ponte del singolo “One More”, mentre, su “Chemicals”, l’atmosfera ricorda i bei tempi quando la chillwave andava di moda nei blog della Rete. Non male neanche l’onirico contorno folktronico tessuto tutto attorno alla ballata di chiusura “Fall”. Ma si fa in un attimo a perdere la concentrazione; provate ad ascoltare i sette interminabili minuti della piattissima “All We Have”, o anche l’anonimato di una “Back To Earth” incapace di decidere se buttarsi sullo strumentale o impiegare a modo quel povero inserto vocale. E questo per tacere dell’immancabile Robyn mal supportata dall’esile struttura di “Impact”, o una “Heartbreak On The Dancefloor” totalmente priva di carica emotiva: il lavoro scivola cocciutamente in sottofondo e se ti distrai anche solo un attimo non ricordi più a che traccia eri rimasto.
 
Non c’è niente di veramente spiacevole su “Times” – come potrebbe? – ma i ruggenti spiriti della musica house sono stati castrati e svuotati di ogni attrito e genuina emozione, il risultato è incapace sia di raccontare una storia che di animare davvero la pista per gente interessata all’arte del ballo. SG Lewis si limita a mandare in filodiffusione per i centri commerciali d’Inghilterra una serie di beat anonimi come un qualsiasi zombie da classifica generalista. Che poi la mano(pola) leggera ma dal tocco elegante ci sarebbe pure, l’identità musicale dell’autore, però, al momento non è pervenuta e l’entusiasmo per possibili sviluppi futuri rimane sul freddino andante.

23/02/2021

Tracklist

  1. 1. Time feat. Rhye
  2. 2. Feed The Fire feat. Lucky Daye
  3. 3. Back To Earth
  4. 4. One More feat. Nile Rodgers
  5. 5. Heartbreak On The Dancefloor feat. Frances
  6. 6. Rosner's Interlude
  7. 7. Chemicals
  8. 8. Impact feat. Robyn, Channel Tres
  9. 9. All We Have feat. Lastlings
  10. 10. Fall

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