Courting

Guitar Music

2022 (PIAS) | post-punk, indie-rock

Chi decide realmente cosa sia di “serie B”?
Le influenze maggiormente riconoscibili e citate di norma dalla corrente post-punk moderna (non da tutta, ma certamente dalla fetta più in vista) sono Talking Heads, Joy Division, Cure, Television e soci, direttamente da fine anni Settanta e inizio Ottanta; Arctic Monkeys e Strokes quando si parla di chitarre moderne e coinvolgenti tra indie e alt-rock, e primissimi Bloc Party in zona dance-punk. Di rado emerge anche la branca che comprende il pop-punk sulla cresta dell’onda negli anni Novanta e nomi “secondari” del panorama indie-rock di inizio millennio, solitamente ricordati per una manciata di pezzi, ed è proprio su questo che i debuttanti Courting hanno deciso di scommettere, ovviamente con notevoli rivisitazioni.

 

La four-piece band fondata nel 2018 da Sean Murphy-O'Neill e Sean Thomas è riuscita con un solo Ep e pochi singoli ben congegnati ad attirare l’attenzione della Pias e del produttore James Dring, conosciuto in particolare per la sua partecipazione alla realizzazione di “Demon Days” dei Gorillaz e le collaborazioni con Blur, Jamie T e Genesis Owusu. “Guitar Music” è pura ironia fin dal suo titolo, poiché le chitarre si trovano spesso legate a doppio filo all’elettronica e ai synth, metafore dal punto di vista sonoro della città moderna e imponente raffigurata sulla copertina. L’apertura “Cosplay/Twin Cities” vede susseguirsi una breve intro pop e scricchiolii glitchati che accompagnano uno stringato ed enigmatico manifesto di ciò che comprende il disco, la cui interpretazione testuale è spesso lasciata all’ascoltatore.

Segue la valida “Tennis”, che include la struttura e gli elementi ormai tipici della moderna post-punk song orecchiabile, con batteria e bassline in primo piano, miscelata all’indie-rock di inizio millennio, mentre spinge forte sulle chitarre “Loaded”, che amalgama in modo furbo le influenze tra power-pop e garage-rock-revival di inizio Duemila di Babyshambles e primi The Fratellis, con atmosfere distorte, rumorose e danzerecce allo stesso tempo.
Si fanno notare anche il punk sintetico e ossessivo della dinamica “Famous”, e l’andamento meccanico e i giochi di parole di “Crass (Redux)”, versione rimasterizzata del brano appartenente all’Ep “Grand National”, pubblicato lo scorso anno, caratterizzata da una svolta in direzione indietronica nel finale.

Stravolge gli equilibri “Jumper”, con il suo mood pop-punk adolescenziale che richiama la vecchia guardia di fine Nineties come Weezer, Fountains Of Wayne e Ash, corredata da un testo ironico e disilluso, riferito a un amore di gioventù. La più lunga e amara “Uncanny Valley Forever” compie molteplici evoluzioni, in un primo momento giocando di nuovo con i glitch in stile videogame, per poi imbroccare la strada della ballata emo à-la American Football, fino a esplodere in zona post-hardcore, esaurendosi in una coda sintetica, ponte ideale con la weird ballad “PDA”, che chiude egregiamente l’album, lasciando di stucco l’ascoltatore ancora una volta.

 

In appena mezz’ora di debutto, il quartetto di Liverpool si assume una miriade di rischi (ben calcolati): pescato dal calderone tutto lo scibile situato tra fine anni Novanta e inizio Duemila, spesso bistrattato e non amato da tutti, incredibilmente orecchiabile e collegato a temi adolescenziali di semplice e immediata lettura, lo rielabora completamente senza snaturarlo, poiché ancora perfettamente riconoscibile, in una chiave più sarcastica, matura, e a tratti criptica, adattata al concept cittadino. Una mossa audace, destinata, almeno per il momento, a pagare abbastanza bene.

(02/10/2022)

  • Tracklist
  1. Cosplay / Twin Cities
  2. Tennis
  3. Loaded
  4. Famous
  5. Crass (Redux)
  6. Jumper
  7. Uncanny Valley Forever
  8. PDA






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