Sleater-Kinney

Little Rope

2024 (Loma Vista)
indie-rock, post-punk

“Little Rope” è il quarto album realizzato dopo lo iato della band (2006-2014) e segna i trent’anni di carriera. Ed è il secondo lavoro che non prevede più la presenza della batterista Janet Weiss, che era stata parte delle Sleater-Kinney da “Dig Me Out” (Kill Rock Stars, 1997). L’album è segnato dalla perdita improvvisa della madre e del patrigno di Carrie Bronwstein in un incidente avvenuto nell’autunno del 2022, mentre la band stava lavorando col produttore John Congleton (Murder Capital, Alvvays, St. Vincent, Explosions In The Sky, Cloud Nothings). Una perdita che la musicista stessa ha avuto modo di elaborare attraverso la musica, come in “Hunt You Down” (“I forgive you, I wish I'd told you so/ Nowhere for the words to go, with what's left of me/ I’ll send your ashes my love”), riconducendo se stessa alla chitarra e trovando il conforto del lavoro in studio con la sua “famiglia di elezione”. Si tratta di una tragedia che arriva in un momento denso di inquietudine per il presente, di cui è informato tutto il disco.

Al centro delle canzoni troviamo infatti varie sfumature emozionali, dal senso di perdita e smarrimento provato dopo la pandemia da Covid19 alla convinzione di poterlo superare insieme, fino a ciò che Brownstein definisce come il senso di in-betweenness tra epoche della vita, tempi della storia.
L’apertura con “Hell”, singolo uscito in anteprima, è dirompente: un brano al vetriolo che riflette sulla violenza nella società statunitense contemporanea alternando l’apparente quiete della strofa (“Hell needs no invitation/ Hell don't make no fuss/ Hell is desperation/ And a young man with a gun”) alla furia del ritornello (“You ask/ Why like there's no tomorrow”). Troviamo poi gli esiti più felici nel post-punk scattoso di “Needless You Why”, “Hunt You Down” e “Don’t Feel Right”, mentre il midtempo pop di “Say It Like You Mean It” e le cavalcate rock di “Small Finds” e “Six Mistakes” risultano abbastanza incolore. Il finale regala tre dei brani più interessanti, tra sfumature funk (“Crusader”) e ballad electro-pop (“Dress Yourself”):

Give me a reason
Give me a remedy
Give me a new word
For that old pain inside of me
Chiudono le chitarre elettriche compresse di “Untidy Creature”, che recuperano un po’ della foga del sound di “The Woods” (Sub Pop, 2005) prima di sciogliersi nel pianoforte.

L’ultima fatica del duo Tucker-Brownstein si fa forte di una certa consapevolezza dei propri mezzi in termini compositivi e di arrangiamento, uno stile ormai consolidato da “No Cities To Love” (Sub Pop, 2015). Ma la sensazione che permane, ascolto dopo ascolto, è che le canzoni siano “sedute” su un pop-rock manierato al quale manca la vibrazione, quell’elettricità nervosa e quella “fame” che hanno sempre caratterizzato la musica delle Sleater-Kinney (“Hunger Makes Me A Modern Girl” come suggerisce il titolo del memoir di Brownstein).
Non si può dire che “Little Rope” non sia un buon ascolto. Possiamo percepire il tentativo di trovare un equilibrio tra il sound storico della band, le influenze new wave e il tocco di modernità, anche coi suoni sintetici. Possiamo comprendere la profondità dei temi alla base dei testi. Però le canzoni soffrono di una certa monotonia nelle figure di batteria, che fanno sentire la mancanza di Weiss. E il risultato ha tratti meno originali rispetto a “The Center Won’t Hold” (Mom + Pop, 2019), anche se più personali di “Path Of Wellness” (Mom + Pop, 2021). Ci troviamo così “nel mezzo del cammin di nostra vita”.

18/02/2024

Tracklist

  1. Hell
  2. Needlessly Wild
  3. Say It Like You Mean It
  4. Hunt You Down
  5. Small Finds
  6. Don't Feel Right
  7. Six Mistakes
  8. Crusader
  9. Dress Yourself
  10. Untidy Creature