Approfondimenti

Electro/club 2021

Dodici Ep/12'' a celebrare l'autunno electro/club

di Vassilios Karagiannis
(In foto: ANZ)

La situazione non pare voler tornare presto alla tanto agognata normalità, e l'universo club continua a risentirne, molto più di tanti altri contesti. Eppure, malgrado la situazione, mai come negli ultimi anni questo autunno è stato ricco di proposte e selezioni, tanto che ridurre ad una dozzina è stato più difficile del solito. In giro per il mondo (si va dal Paraguay alla Guinea, passando per la sempiterna Londra alla Corea al Messico), la qui presente scelta inquadra tutta la varietà della musica da ballo uscita negli scorsi tre mesi, in un mix che sa coniugare sudore, emozione e calore. Per quanto ancora poterli ballare nel loro contesto principe risulta quasi utopico (anche a pubblico dimezzato), fino ad allora,
dance, dance, dance till you drop, anche nell'intimità del vostro appartamento!

Anz – All Hours (Ninja Tune)


aahAnna-Marie Odubote è oramai pienamente sbocciata, e se quanto scritto in merito a “Loos In Twos” già lo confermava, il passaggio alla Ninja Tune per “All Hours” è il suggello a un percorso in nettissima e altrettanto rapida crescita. Ultima campionessa postasi di peso nella linea del hardcore continuum, con l'ultimo Ep la producer di Manchester prova a dipingere a suo modo un'ipotetica maratona di 24 ore ad un rave: mattina, notte e di nuovo i primi raggi del sole, ogni fase del giorno contraddistinta da un mood e da un tono del tutto peculiari. Il luminoso albeggiare tutto tastiere e garbo bass di “Decisions” lascia lo spazio all'acidità pop di “You Could Be”, puntellata da pimpanti scariche sintetiche, per poi essere seguita dal presto rimestare in scia garage di “Real Enough To Feel Good”, già piena delle vibrazioni da prime-time, ma ancora contenuta nel trasporto, grazie anche all'uso accorto di bassi ombreggiati. Con “Inna Circle”, tutta kick e angolarità electro, si entra nel succo del discorso: la sua lunga evoluzione introduttiva è un eccellente pretesto per saggiare la versatilità espressiva di Anz, prima che pad in scia euro introducano a delle splendide cornici atmosferiche. “Last Before Lights” è infine l'esplosione dell'euforia, melodismo levigato sopra articolazioni breakbeat e nuance techno à-la Orbital, la miscela giusta per far esplodere tutti in pista. Infine, lo scioglimento, la distensione, il commiato (“Quest Select”). Poco più di venti minuti, ma Anz ci ha ricavato un racconto, una storia intera. Irresistibile.

Blawan – Woke Up Right Handed (XL)

bwurhOgni pubblicazione di Blawan è a suo modo un piccolo evento, e questo “Woke Up Right Handed”, secondo Ep per il 2021, potrebbe essere anche qualcosa in più. Lontano dalle sperimentazioni acide e industriali di tante prove passate, la nuova cinquina di brani affonda i denti in un impasto vischioso, pericolosissimo, in cui emerge un piacere perverso per la più oscura bass-music in circolazione, così come per la costruzione di architetture sonore sempre sul punto di crollare, ma capaci di reggersi proprio per la loro imprendibile difformità. Si prenda “Under Belly”: impossibile anche solo immaginare a cosa possa essere ricondotto il secchissimo effetto conduttore, ma la sua imprendibilità è quanto consente allo sbilenco tratteggio ritmico di funzionare. “Close The Cycle” fa anche di meglio, con i suoi beat asimmetrici, una voce proveniente da chissà quale anfratto e una tessitura generale che ha più a che fare coi Cold Cave che le nuove esplorazioni Idm. L'esplorazione sa essere anche più aggressiva, come nell'iniziale “Blika”, tutta echi gutturali e sinistra tensione post-dubstep, o affidarsi a peculiari evoluzioni del sound dei primi Raime, per un episodio di morbosa sperimentazione wonky (“No Rabbit No Life”). Oltre dieci anni di carriera, e la freschezza, la stazza creativa, sono sempre lì, più intense e sferzanti che mai. Avercene....

DJ Lycox – Lycoxera (Príncipe)

dllDJ Lycox è un talento vero, e ogni sua prova sposta più in là i limiti, sonda nuovi territori pur mantenendo una profonda coerenza di fondo. E così uno dei primattori di casa Príncipe tramuta con “Lycoxera” la romantica esperienza kizomba del precedente “Kizas do ly” in un affare ben più complesso, ritmicamente sofisticato, permeato dalle più disparate influenze. Poliritmi percussivi cingono il torrido funky minimale di “Rapaz sinistro”, tre minuti prima che “Southside” porti ventate selvatiche, boschive, in un tocco ritmico ispido, contorto come rami. Dove “Yoga” taglia corto mostrando comunque un raffinato senso di spaziosità quasi proprio di grime e bass-music, “Wildin” compie il passo successivo, apportando alla ricetta quel pizzico di oscurità techno che ne amplifica a dismisura il potenziale comunicativo. In un mix così ricco, dotato di elaborate sensazioni, il producer portoghese, impegnato anche nel progetto Tia Maria Produções, porta il suo limpido linguaggio batida ad un nuovo livello di sollecitazione, costruisce un alfabeto dal grande dinamismo sonoro, che non teme di approcciarsi a nuovi orizzonti. La migliore uscita del 2021 per l'etichetta lusitana.

Falle Nioke & Ghost Culture – Badiare EP (Prah)

fnagcbSecondo capitolo che vede insieme il musicista e globetrotter dalla Guinea Falle Nioke e il producer synthpop/techno Ghost Culture, “Badiare” non è solo EP che incrocia culture e sensibilità diverse, ma porta il lucido storytelling dell'autore di Conakry ad un nuovo livello di espressività e potenza narrativa. Con i synth ad avvolgere il canto di Nioke come un guanto, anche quando in “Ayekouma” si lambiscono territori propriamente club, l'incisività del suo racconto non risulta minimamente scalfita, anzi. In un costante passaggio linguistico che lo vede esprimersi dapprima in coniagui, la lingua del suo popolo (per una “Leywole” che si addentra nello spirito battagliero di una donna ben poco propensa a ricevere attenzioni non gradite) per poi tirare fuori un inglese appassionato (il corposo romanticismo di “Spiritually”, tutta bassi e progressione minimale), l'autore sa come far valere la sua statura, il suo polso, senza mai lasciarsi schiacciare dalle astute guide di Ghost Culture. Fisico, vibrante, fertile nelle sue ibridazioni afro-sintetiche, al progetto resta adesso il compito di traslare la sua ottima sinergia in un formato più espanso e corposo.

Liu Lee – Jasmine (NBDKNW)

lljPuò l'electroclash avere ancora voce in capitolo nel 2021? Se si estremizza i suoi lati più sensuali, provocanti, gli si dà la possibilità di affilare gli artigli, decisamente sì. Ed è proprio questo che fa Liu Lee, Dj e producer di stanza a Seoul, in “Jasmine”, progetto dalla minimale fisicità electro, che trasuda erotismo e fascino in ogni suo secondo, dando ad ogni beat, ad ogni cambio di foggia, la sua opportuna pregnanza. A tratti più violento (le staffilate industrial con cui si chiude “Canine”, la progressione breakcore, dalle fattezze quasi trance, di “Kiss Me”), a tratti più morbido e felino (il battito rombante della title track; gli stacchi r&b che si profilano in “Elastic”), l'Ep dosa ironia e seduzione, tenta e coinvolge, anche a costo di scottarsi col suo stesso fuoco. In “Fabulous Stain” filtra chiaramente l'influenza della Miss Kittin più sardonica e vischiosa, ma il tutto prende una piega ben più torrida, angolare. Come lo si prenda, il lavoro mette in piazza la visione peculiare di una mente ben lontana dal panorama elettronico coreano medio. Le premesse sono già eccitanti.

Niño Árbol – Hypereactive-2 (Ssensorial)

nahChe la techno venga usata come veicolo di catarsi, riflessione, trascendenza non è di certo un concetto nuovo. In fondo musica concepita come veicolo di liberazione sul dancefloor agisce da sempre su binari simili. Secondo capitolo di un dittico introdotto due anni orsono, “Hypereactive-2” (titolo veramente efficace) chiude il percorso di ricerca effettuato dal producer di Guadalajara Kevin Martínez sulle fondamenta della techno più atmosferica e difforme, con una cinquina di brani che coniugano astrazione e ostinazione, meditazione e ricerca timbrica. Con una “XXXX” che sul suo peculiare andamento metallico innesta ipnotici spunti pianistici e morbosi martellamenti poliritmici, il processo evocativo di  Niño Árbol catalizza suadenti viaggi nella memoria attraverso misteriose esplorazioni che hanno ben più di un punto in comune con le cadenze della future-garage (“ZZZZ”). Oppure, se preferisce accostarsi a territori più classici, lo può fare con grande abilità, negli scenari in fascia Idm di “YYYY” su cui lasciar adagiare regolari battiti detroitiani e carezze galattiche. Comunque vada, l'obiettivo emozionale, meditativo della proposta si mantiene costante a prescindere dal cambio di abito o dalla foggia prestabilita, portando ad una felice chiusura del progetto. Consapevolezza e finezza per un nome da tenere sotto stretta osservazione.

Peach – Galaxy Girl EP (Peach)

pggeChi ha avuto modo di ascoltare i mix e i singoli distribuiti da Peach prima di questo “Galaxy Girl” potrebbe quasi sorprendersi della differenza, ma alla house corposa, innervata da spunti wave del passato è subentrata piano piano la passione per il minimalismo anni Zero, e con essa l'indirizzamento verso ricche bassline con cui costruire groove sinuosi, per quanto cerebrali. Non che sia sparito il colore, il tono giocoso della sua proposta (la stessa producer provvede a esplicitarlo nel profilo Bandcamp), anzi in “Clovers Groove” il perno melodico è pimpante, una caramella dagli aromi space-disco che tanto sarebbe piaciuta alla compianta Cherushii. Se la title track è percorsa da uno scheletro techno che non ha niente da invidiare alla ricerca della Livity Sound (un chiarore post-dubstep aleggia dietro allo scattante pattern ritmico di base), “Mimosa” sommerge le nervature atkinsiane in un disegno di gorgogliante ricerca bass. Questione di chiaroscuri, insomma, che Peach tratta con intelligenza e riguardo, senza perdere mai di vista il coinvolgimento. Anche nel più spento dei giorni, “Galaxy Girl” non manca di restituire il sorriso.

Sangre Nueva – Goteo (Worldwide Unlimited)

sngCosa fanno DJ Python, Kelman Duran e Florentino quando registrano musica insieme? Semplice, sfruttano la loro eccellente sinergia creativa per realizzare uno dei più riusciti connubi progetti in materia di reggaeton e dintorni. L'esperienza atmosferica, profondamente deep del primo, le decostruzioni jazz e urbane del secondo, il tocco più urgente e radicale del terzo: “Goteo”, a nome Santa Sangre, lascia scorgere nei suoi quattro brani tutte e sei le mani coinvolte nella sua produzione, la finissima compenetrazione di linguaggi solo apparentemente simili, in realtà forieri di personalità alquanto diverse, dai percorsi distinti. Poco male, la fusione è formidabile: “Hurt” mette in mostra meglio di qualsiasi possibile descrizione la perfetta commistione di ambient assolata, corporeità ritmica, esplorazione tessiturale, tramite campioni vocali che ripudiano da sempre ogni fuga verso l'isolazionismo. Il taglio sa essere ancora più dilatato, avanzando addirittura curiose ipotesi di un reggaeton à-la Burial (ma la manipolazione dei campionamenti sta tutta nella maestria di Duran), oppure ormeggiare dalle parti di un'arrembante sensualità,  capace allo stesso tempo di ottimo potere evocativo (“Sola”). Con un simile talento cooperativo, e un sound affinato al singolo beat, si spera che il terzetto non si limiti a questa toccata e fuga.

Stolen Velour – Onyx (Kindergarten)

svoIn un panorama mainstream che ha finito col fagocitare il hyperpop (e quel che resta dello scenario Pc di A.G. Cook e soci) e appiattirne le coordinate a mero pendaglio estetico dello stesso fritto misto, c'è chi ancora sa sfruttarne l'approccio difforme e proporre qualcosa che sia a suo modo divergente, spiazzante. Fondatore dell'etichetta (e delle relative feste) Treehouse, in costante movimento nei più dinamici crocevia della club-music contemporanea, Stolen Velour da Leeds pubblica attraverso la Kindergarten “Onyx”, Ep dal vorace appetito, che carbura in tre tracce (più un remix a cura dell'amico Jabes) una rinfrescante commistione di spunti funky, cromie metalliche, accenni trance ed estetica Pc, quale fu ben inquadrata nei momenti più avveniristici di SOPHIE e Arca. Confusione? Nient'affatto. In un omaggio alle tonalità vive proprie della gente Luo in Kenya, i colori scelti dal producer restituiscono un linguaggio che combina l'estremo col familiare, dà nuovo spolvero ai beat cavernosi del gqom (la costruzione incrementale, smaltata di “Tibi Bat”), concepisce un irresistibile melodismo gommoso (“Symbiosis” e i suoi kick ossessivi), addestra pieni e vuoti in un frenetico avvicendarsi di synth palleggianti e vocalizzi hyper. Febbricitante tensione.

Totally Enormous Extinct Dinosaurs – The Distance (Nice Age)

teedtdPer quanto il suo periodo di relativa gloria sia oramai passato da un bel pezzo, Orlando Higginbottom aka Totally Enormous Extinct Dinosaurs è vivo e lotta con noi, e continua nella più totale autonomia creativa a produrre bella musica. Più atmosferico che in passato, capace però ancora di bei groove funky all'occorrenza (il melodismo scintillante di “A Dream I Have”) con “The Distance” la miscela dance-pop dell'autore britannico sa essere estrosa, mantiene la sua operosa brillantezza anche nel più ostinato dei loop. Questo è in fondo il segreto per mantenersi freschi: i break candidi di “Into The Light” hanno quel flair narcotico che tanto è mancato nell'ultima prova dei Bicep, e la fluidità quasi amniotica della title track comunica attraverso un delicato pattern techno, quasi impercettibile nella dolcezza estatica della melodia. A chiusura troviamo “Emerald”, lussuosità deep adagiata su intriganti schizzi sintetici e stop'n'go latineggianti, il brano che East India Youth ai tempi avrebbe amato, condito di una costruzione sul flusso certosina. A quasi dieci anni dalla sua affermazione, la penna di TEED sa ancora come farsi ricordare.

u.r.trax – U R TRA$H (Lobster Theremin)

urturtDiciotto anni soli e un savoir-faire che le ha consentito di diventare uno dei nomi di punta della techno francese, u.r.trax ha le idee chiarissime su come fare a coinvolgere il suo pubblico. Pestare, il più possibile, con tutta l'intensità richiesta. E così “Dying Generation”, primo brano di “U R TRASH” parte subito con una botta durissima, una corazzata di acciaio pronta a stendere quanto si trova nei paraggi. Una minaccia in piena regola, un po' Helena Hauff un po' massimalismo Y2K, che la desolazione nella voce non fa altro che amplificare. Il resto si muove sullo stesso potentissimo piano: “What Was On Their Mind” è un segnale d'allarme, un fraseggio spezzato e ossessivo che richiama epopee acide, piegate a scansioni precise come bisturi. Laddove “You Are Your Own Distraction” palesa un certo flair per la techno più industriale (sfruttandone comunque i dettami per un sound ben più poderoso e in fascia electro), “Race Agains The Time” accentua il dato oscuro, bieco della produzione, attraverso synth allucinati che feriscono come lame. Nebuloso tanto quanto esaltante, l'Ep della giovanissima producer francese è materia rovente, fuoco che fa sua la potenza della techno per condurre un gioco velenoso, letale. Un'aggiunta pazzesca per la Lobster Theremin, che qui individua un talento di primo livello.

Victoria Mussi – SKINS (Jujuka)

vms_01Direttamente da Asunción, capitale del Paraguay, Victoria Mussi è una delle anime della scena elettronica del Paese, e un Ep quale “SKINS” ne testimonia la forma, la vocazione per una techno urbana, misteriosa, non priva di un naturale slancio poetico. Impregnato anche di saltuari riferimenti house, il sound della producer non disdegna inattesi sviluppi in fascia progressive (i corsi e ricorsi su cui poggia la struttura di “Ecdysis”), si lascia sedurre da taglienti cambi di ritmo (i break propulsivi che succedono ai kick più regolari della title track), gioca con le geometrie, donando ad ogni suo brano grande tridimensionalità. La potenza? Non manca mai di essere espressa là dove necessario (vedasi l'apertura di “Gateway”), eppure vi è una fluidità, un senso acquatico nella gestione dei minutaggi, che si traduce in un tocco dalle fattezze ambient, aeree. In questa apparente dicotomia la mano di Mussi si muove decisa, senza sbavature, avanza addirittura possibilità breakbeat (l'attacco di “Changes”), mantenendo una sensazione di ariosità che condivide con i migliori designer techno contemporanei. Cristallina, l'arte della producer paraguayana ha dalla sua una maturità invidiabile.
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