Santogold

Santogold

2008 (Lizard King Records) | alt-rock, electro, dub, dance

Attorno al nome di Santi White aka Santogold si è diffuso un massiccio hype, alimentato dai media (indie e non) di mezzo mondo. Ce ne sarebbe per tramutarlo immantinente in puzza di bruciato, se non fosse per referenze di tutto rispetto. Nel 2007, infatti, Santogold ha pubblicato un 12" che sfoggiava su un lato la possente funk-jam "Creator", sorta di chiamata alle armi digitale prodotta dai londinesi Switch e Freq Nasty, dall'altro quel "L.E.S. Artistes" dall'ubriacante piglio power-pop, divenuto in breve il cavallo di battaglia della giovane cantante di Philadelphia. Lei, dal canto suo, s'è fatta largo con discreta dose di sfacciataggine, rilasciando dichiarazioni del tipo "non faccio R&B come molte altre ragazzine marroni".
Ecco, allora, schiudersi le porte giuste. Dopo una gavetta nei Res e negli Stiffed, Santogold è chiamata a scrivere brani per Lily Allen e Ashlee Simpson, viene scelta come guest vocalist da Mark Ronson (già produttore di Amy Winehouse) nel suo "Versions" ed è ingaggiata da Bjork per aprire un suo concerto al Madison Square Garden di New York.

Per il suo esordio sulla lunga distanza, così, si è scomodato un cast a dir poco ingombrante: i produttori di M.I.A. (Diplo e Switch), oltre a John Hill, già bassista negli Stiffed, e a musicisti come Chuck Treece dei Bad Brains, Naeem Juwan degli Spank Rock, Disco D e Sinden. Ne è scaturito un disco inevitabilmente curatissimo nell'involucro sonoro (ma non nell'orrenda copertina!), che gioca a pasticciare con ogni sorta di contaminazione. Tutto nel frullatore: pulsazioni electro, chitarre punk, sintetizzatori wave, bassi dub, flow hip-hop, ritmi afro e reggae. Con un approccio smaccatamente pop, che si traduce in refrain da acchiappo piazzati al punto giusto.

Il riferimento più scontato è ovviamente M.I.A., e brani come "Creator" e "Unstoppable" non fanno molto per dissimularlo, anche se Santi riesce ad alternare il ringhio rabbioso della rapper cingalese con registri più soffici e usa la club-music in modo meno avvenirista, sposandola alle radici più profonde della musica black.
Ma il ventaglio di ripescaggi/riciclaggi è in realtà molto più vasto. Si va dal reggae-rock di scuola Police ("You'll Find A Way") a cupezze catacombali à-la Siouxsie rivestite di patina electro ("My Superman"), dal groove sinuoso di "I'm A Lady", che la Nostra descrive come "Johnny Cash meets Cocteau Twins" (!), all'indie-rock dei Pixies ammorbidito a suon di Blondie e Go-Go's ("Lights Out").

Se la voce di Santi non sempre riesce a tenere la scena, fanno centro soprattutto i ritmi, su tutti quello conturbante di "Shove It" - invettiva dub tramutata dal produttore Disco D (50 Cent, Trick Daddy) in una pop-song futurista, grazie a uno snap beat hip-hop – e quello reggae-bubblegum di "Say Aha", guarnito da tastiere, effetti phaser e un solo di chitarra surf a chiudere. Da annoverare alla voce "esperimenti", invece, la palude elettronica di "Starstruck", torbida e cupa quanto basta, e i vocalizzi trattati al vocoder di "Anne", inizialmente basata su "The Model" dei Kraftwerk, poi abbandonata per l'impossibilità di ripulire il sample.

Una festicciola divertente, ben congegnata e costruita (a tavolino).
Niente di nuovo sotto il sole, ma sicuramente qualcosa che sotto il sole imperverserà, facendo smuovere parecchie natiche intorpidite dalla canicola estiva.

(28/06/2008)



  • Tracklist
  1. L.E.S. Artistes 
  2. You'll Find A Way
  3. Shove It (Feat. Spank Rock)
  4. Say Aha
  5. Creator (vs. Switch And Freq Nasty)
  6. My Superman
  7. Lights Out
  8. Starstruck
  9. Unstoppable
  10. I'm A Lady (Feat. Trouble Andrew)
  11. Anne
  12. You'll Find A Way (Switch and Sinden Remix)
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