Dopo un 2016 all’insegna di David Lynch, con una delle loro tipiche raccolte-tributo, “Plays The Music Of Twin Peaks” (successore di “Unclouded Sky”, 2014, per il trad-folk, “Nina”, 2013, per Nina Simone, e l’Ep “Tu mi piaci” 2006), la collaborazione con Lawrence English per il progetto HEXA, ma anche tanti altri progetti estemporanei, Jamie Stewart e i suoi Xiu Xiu si rimettono in marcia per dare un seguito all’incompreso incubo di “Angel Guts” (2014).
In “Forget” siamo però di nuovo al parossismo del pop elettronico di “Always” (2012) e “Dear God” (2010): pastrocchi come il ricordo della disco di “Saturday Night Fever” in “Wondering”, la cartoonesca e delirante “The Call”, gli otto minuti di “Faith, Torn Apart”, un pow-wow senza spinta che si chiude con tre interminabili minuti di parlato del solo Stewart, sono segno di caduco rimbambimento. Anche la debolissima melodia di “Queen Of The Losers” sembra affossare la pulsazione immersa in una soundscape gotica, lontano spunto della sua perduta arte.
Tocca al suo canto ricordare le sue radici new wave, dai Talking Heads etnici (“Jenny GoGo”) agli psicodrammi di David Thomas (“Forget”). Numeri al minimo sindacale di musicalità sono appena un paio, “Hay Choco Bananas”, realmente spettrale, cantato col suo verace registro impaurito, e la lenta salsa caraibica di “Get Up”, una lamentazione esistenziale che s’impenna in un acuto collettivo.
Spalleggiato dalle ormai stabili Angela Seo e Shayna Dunkelman, aiutato dai Father Murphy, Vaginal Davis, Greg Saunier, e altri, persino Charlemagne Palestine. Visto questo popo’ di reggimento, è ancor più difficile perdonargli l’infelice amalgama di moda e psicologia. Un fallimento a più livelli imputabile in primis al leader che vampirizza l’ascolto senza esserne il motore, come fa invece Nicolas Jaar in “Sirens” (2016), ma anche alla mediocrità della produzione senza pepe di John Cogleton: le laceranti sperimentazioni degli esordi si sono appassite a sciocchi peccatucci di stravaganza.
02/03/2017
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