Nero Kane

11-01-2026

Il listening party del nuovo album “For The Love, The Death And The Poetry” presso il MAIIM di Genova con la mostra Antologica di Samantha Stella curata da Virginia Monteverde e la proiezione del nuovo video hanno rappresentato una perfetta immersione nel mondo di Nero Kane. Ne abbiamo approfittato per una chiacchierata con il duo italiano, tra i protagonisti più apprezzati del 2025.

Ciao ragazzi, inizio questa chiacchierata col citarvi due nomi: Townes Van Zandt e Johnny Cash. Sono stati influenti per il vostro sound?
NK: Ciao! Guarda Townes l'ho conosciuto con “Waiting Around To Die”, un pezzo clamoroso sia a livello di testo che musicalmente: questo fingerpicking perfetto, queste note che risuonano… puoi sentire davvero l'anima del musicista, il testo è toccante. Io sono molto legato alla verità nella musica, è anche per questo che adoro i dischi di Johnny Cash, soprattutto quelli prodotti da Rick Rubin. Senti il musicista a nudo che squarcia la tua anima solo con una voce e una chitarra, quando arrivi a questo livello di perfezione hai vinto, secondo me. Nel mio piccolo ho voluto rifarlo con il nuovo disco, vale a dire togliendo molto ma aggiungendo brani acustici che andavano all'essenzialità della canzone.

nero_kane_photo_by_samantha_stellaIn Italia artisti come Townes non sono così conosciuti o apprezzati, tu come sei arrivato alla roots music?
NK: Bella domanda! Onestamente non ricordo neanche come sono arrivato a conoscere artisti come John Fahey o Hayden Pedigo, probabilmente tramite Nick Cave, che citava a sua volta Cash. Questo percorso di rimandi e citazioni: da lì è partito tutto.
FF: Sì, le citazioni sono importanti, io ad esempio arrivai alla roots music americana tramite il punk, gruppi come Gun Club, X e Social Distortion.
NK: I Gun Club assolutamente! Jeffrey Lee Pierce con la sua passione per il blues. Effettivamente sono passato prima dal blues, artisti come Robert Johnson, John Lee Hooker, Lightnin' Hopkins e il country/blues, ad esempio con Rl Burnside. Sicuramente ci sono arrivato anche tramite Mark Lanegan, con la sua parte desertica/americana, ma poi ho iniziato a ascoltare musica seriamente con il punk 77 Usa, Ramones e Dead Boys per citare due gruppi. Da lì in poi ho scoperto il garage, gli Stooges, folgorazione totale!

Samantha, invece qual è stata la tua evoluzione musicale?
SS: Io vengo dalla danza come background, pertanto molta musica contemporanea e elettronica che veniva utilizzata, ad esempio Arvo Part. Poi ho ascoltato di tutto a seconda dei periodi, la darkwave e il post-punk. Se dovessi citarti ora un'artista che sto ascoltando e riascoltando molto in questo momento storico, ti direi Nico con l'album “Desertshore”. Tra le più contemporanee sicuramente Anna Von Hausswolff e Lingua Ignota, che hanno vocalità molto forti, quest'aspetto molto religioso mi coinvolge molto. Come figura maschile, invece, in questo momento ti dico Michael Gira degli Swans, un personaggio davvero potente con un percorso incredibile.
NK: Concordo, Samantha è l'anima dark, ma anche io adoro Nico, Nick Cave...
SS: (ridendo) su Nick c'è una sorta di diatriba in quanto lui è legato molto all'ultimo periodo discografico, quello di “Ghosteen”, per intenderci, mentre io nell'attitudine e estetica più al primo periodo e ai Birthday Party. Non è una critica ovviamente a Cave, anzi gli ultimi concerti sono stati fenomenali.

La vostra estetica è molto importante per il vostro sound. Come nasce?
NK: Non è stata particolarmente studiata, devo dire, sono per lo più suggestioni. L'immaginario desertico americano è arrivato di pari passo.
SS: Io fin da bambina mi ricordo mio nonno che, probabilmente, è stato uno dei primi ad avere tatuaggi in Italia, si era fatto tatuare due Apache, una donna e un uomo e anche un'aquila, mentre in casa aveva dei libri con la bandiera americana, sui nativi. Io sognavo da anni di fare un viaggio negli Usa, sognavo questo paese.
NK: La musica era già predisposta, inoltre!
SS: Pensa che Nero mi chiamò per fare dei video all'inizio e io lo chiamai per fare delle performance artistiche. Un lavoro l'abbiamo presentato a Los Angeles dove io per la prima volta usavo la voce. Una suite di 17 minuti con spoken word. Con la danza usavo la voce ma non era lo scopo principale.

Com'è stato il viaggio on the road in America?
SS: Incredibile! Videocamera a mano con alcune tappe che avevamo già prestabilito e altre più a sentimento. Siamo partiti da Los Angeles e abbiamo viaggiato per tutta la costa, la Death Valley, San Francisco, Nevada dove abbiamo visitato le ghost town, una in particolare rimasta al 1800, pazzesca!
NK: Sì, questo era un luogo allucinante, fai conto in mezzo a una pianura dove in inverno ci sono meno 40 gradi e tempeste di neve e d'estate un caldo incredibile, una città che si è svuotata dopo 50 anni.La forza di questo progetto, a mio avviso, è sì la componente americana ma anche quella europea, i rimandi alla religione cattolica… è una fascinazione molto estetica, quasi laica, anche nei suoi testi è innata questa vena, questa ricerca. Un gusto quasi southern gothic, non studiato a tavolino ma che si è sviluppato negli anni. È un progetto che potrebbe essere anche mutevole, perché la creatività ti porta a esplorare territori diversi. L'ultimo album a livello di produzione, ad esempio, è molto più asciutto rispetto al precedente.
SS: Anche a livello di spettacoli noi siamo stati invitati a vari festival molto diversi tra loro, dal dark al metal.

samanthastella.photonerokaneCome è andata la registrazione a Los Angeles?
NK: È stato un lavoro difficilissimo, perché era uno scontro di ego devastante, i 15 giorni peggiori della mia vita (ridendo), molto impegnativo. Capisci, io venivo da un contesto di band, qui invece c'è la stata la delegazione a qualcuno, poi in un altro paese con tutti i limiti anche della lingua e il confronto con una persona sconosciuta. Io forse avevo meno sicurezza su certe cose, ma poi in realtà mi è servita più questa esperienza che anni di concerti. Conta che ero abituato a seguire la nascita del disco dall'inizio alla fine, mix, arrangiamenti… invece una volta finite le riprese con Joe (Cardamone, il produttore americano, ndr) lui mi dice: “Ci sentiamo tra 10 giorni e ti do il disco”. Io sono impazzito! In realtà poi è andato tutto bene.
SS: Con l'altro produttore poi, con il quale abbiamo lavorato più spesso, si è creata più sintonia.

Quali sono o i vostri registi di riferimento? Io vedo in voi e nei vostri video Bela Tarr e Jodorowsky.
NK: Bela Tarr lo adoro, “Il cavallo di Torino”, “Satantango”, assolutamente. Jodorowsky mi piace molto ma non lo metto a livello di Tarr, poi apprezzo Luchino Visconti, Jim Jarmusch con “Dead Man”…
SS: Io cito David Lynch, mi ha insegnato molto.

Citando Jarmusch devo dire che il musicista Jozef Van Wissem è molto nelle vostre corde come sound e immagine, vero?
SS: Oh sì, ci abbiamo anche suonato assieme! Una volta ci disse che avevamo sempre dei titoli che avrebbe voluto usare lui. Intendeva che eravamo molto nel suo mood. Vorrei fare dei lunghi tour con lui, credo che al momento come sintonia andrebbero benissimo lui e Anna Von Hausswolff, poi il mio sogno sarebbe aprire per Michael Gira.

samantha_stella_photo_by_nero_kane(Intervento dell'artista Annalisa Pisoni Cimelli). La visione dell'America, soprattutto, in Italia è molto banalizzata e un po' distorta, concordate?SS: Sì, la nostra poi è una visione poetica, decadente. Mi rifaccio a quel tipo di America.
NK: C'è poi la natura che è devastante, ti toglie il fiato, hai il senso dell'infinito. Poi adoro i romanzi western, ne leggo parecchi, autori come Cormac McCarthy mi affascinano moltissimo. Adesso sto leggendo “Lonesome Dove”, l'autore, Larry McMurtry, ha vinto il premio Pulitzer.
FF: Fantastico, c'è anche il film con protagonista Robert Duvall, uno dei miei attori preferiti.
NK: Pensa che, dopo averlo letto, la notte mi sono sognato i personaggi! Ora ho iniziato “Le strade di Laredo”.

(11 gennaio 2026)

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L'opera al Nero

di Valerio D'Onofrio

In occasione del tour europeo per presentare il loro terzo album in studio "Of Knowledge And Revelation", abbiamo incontrato Marco “Nero Kane” Mezzadri e Samantha Stella, artefici del progetto dark-folk Nero Kane. Il primo è il chitarrista e cantante, la seconda voce, pianista, regista e performer. E' proprio Stella l'autrice dei video che accompagnano le pubblicazioni a nome Nero Kane, dove agli scenari tipicamente gothic di grande fascino si coniugano tratti psych-folk. Il terzo album scandaglia a fondo la poetica dark-folk, la sua fascinazione per l’oscurità e per la morte, quella sensazione fortissima e tipicamente gotica che la vita sia solo una breve parentesi tra due nulla assoluti che ci attraggono continuamente, come si evince dai video che dovrebbero essere parte integrante dell’ascolto. Ecco la nostra intervista, un'occasione per conoscere da vicino uno dei progetti più autentici dell'underground dark italiano.

Ciao Nero, ciao Samantha. È un piacere incontrarvi. Il vostro progetto Nero Kane è giunto al terzo album. Ci dite come vi siete conosciuti e come è nata l’idea della vostra collaborazione?
NK -Nero Kane è nato come progetto solista nel 2017/2018 dopo le mie precedenti esperienze in altri progetti musicali di cui sono stato fondatore, con alle spalle diverse pubblicazioni, sin dal 2007. La collaborazione con Samantha è nata nello specifico per sviluppare la parte promozionale relativa alla creazione di video/foto per una mia release del 2016. Da lì abbiamo iniziato un percorso parallelo che all’inizio ci ha portato a coniugare i nostri due mondi, quello prettamente musicale di mia pertinenza e quello più performativo inerente al percorso di artista e performer di Samantha, con la creazione della performance "Hell23" presentata a Milano e all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles. Dopo questo primo approccio il nostro lavoro è continuato sempre nello sviluppo della parte promozionale e nella creazione di video e foto per "Love In A Dying World", il mio primo album solista a nome Nero Kane, registrato con Joe Cardamone a Los Angeles. Nello specifico Samantha confezionò un mediometraggio diviso in 10 capitoli, uno per ogni canzone dell’album, girato durante i due viaggi in California connessi alle registrazioni dell’album. Dopo la pubblicazione dell’album proposi a Samantha di seguirmi anche nella parte live e di affiancarmi alle tastiere per dare un background sonoro più articolato alla mia chitarra. Da questo primo timido approccio la cosa si è poi consolidata sempre di più, anche grazie alle tante influenze tematiche, estetiche e musicali che ci accomunano, e così la sua figura si è sempre più integrata nel progetto Nero Kane. Il lavoro è quindi proseguito con la pubblicazione di altri due album "Tales Of Faith And Lunacy" (2020) e "Of Knowledge And Revelation" (2022).
SS - Nero Kane è un progetto solista cui mi sono affiancata dapprima solo come supporto visivo per il lancio del primo album "Love In A Dying World" (2018), registrato a Los Angeles, attraverso la creazione di un film sperimentale dal titolo omonimo, di cui siamo i protagonisti, che ho girato nei deserti californiani e poi ho presentato in diversi musei, gallerie d’arte e teatri in Italia e a Los Angeles. Sono poi passata ad accompagnare Nero - chitarra e voce - sul palco nei live con mia voce, organo, piano elettrico, mellotron, e ho registrato con lui i due album successivi. Abbiamo continuato a presentare gli album insieme in tour europei, sino alla tournée in Est Europa appena conclusa, e ho confezionato altri mediometraggi e cortometraggi a supporto della nostra musica. Parallelamente ci siamo esibiti insieme in performance di stampo più artistico - io sono in primis un’artista visiva e performer - incluso l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, sino al recente reading poetico “Racconti di Fede, Follia e Rivelazione” che stiamo presentando in contesti teatrali.

Qual è la vostra formazione musicale o quali sono i vostri ascolti preferiti? Venite inseriti nel filone gothic, dark-folk. Vi riconoscete in questa scena?
NK -
Il mio primo background è fortemente legato al garage rock e al punk degli esordi, soprattutto americano, ma nel corso degli anni gli ascolti sono fortemente virati verso il songwriting, il blues e un certo tipo di alternative. Tra le mie influenze maggiori cito sicuramente Nick Cave, Johnny Cash, Neil Young, Mark Lanegan, Nico. Credo che la mia musica si possa a ragion di logica inserire in un filone/scena dark, perché le componenti estetiche e tematiche sono assolutamente pertinenti. La sento però comunque anche diversa, più particolare e contaminata, e meno specificatamente contestualizzabile, proprio per le tante influenze che la animano.
SS - I miei ascolti sono stati vari nel tempo, mio padre è un batterista blues ma io ho sempre prediletto sonorità più dark oriented. Tra i miei preferiti Nico, Swans, Nick Cave, Wovenhand, PJ Harvey, Lingua Ignota, Father Murphy, Joy Division. Brano preferito la "Marcia Funebre" di Frédéric Chopin. Trovo che la scena dark folk sia appropriata, soprattutto in seguito all’inserimento della mia voce che molti giornalisti rimandano alla vocalità della “sacerdotessa delle tenebre”, Nico. Tuttavia ritengo che le definizioni siano limitative per contestualizzare la musica di Nero Kane, che è molto cinematografica, sperimentale, rituale e sicuramente oscura. Un nostro amico, giornalista e produttore americano che abbiamo nuovamente incontrato pochi giorni fa in occasione del nostro concerto nella splendida location art deco del Palac Akropolis di Praga, definisce l’attuale set di “Of Knowledge And Revelation” come “elektro ambient trance goth plainsong”, letteralmente una sorta di “canto gregoriano gotico suonato con musica ambient elettrificata”. Sicuramente particolare, atipico, poetico e, come molti giornalisti hanno detto, uno stile unico e fortemente personale.

Potete spiegarci il percorso dei vostri tre dischi? Che differenze ci sono dal vostro esordio sino al nuovo “Of Knowledge And Revelation”?
NK - Mi piace vedere questi tre album come una sorta di trilogia che parte dal basso, dalla terra e dalla polvere, per elevarsi verso l’alto, verso lo spirito e il divino. Una sorta di ascensione che riguarda il protagonista, ovvero l’uomo, nel suo costante peregrinare nel mondo e nella vita. "Love In A Dying World" è indubbiamente un album molto più minimale, desertico (come suggerisce la copertina), a tratti psichedelico, e legato a un songwriting più classico, anche per la forte presenza della chitarra acustica. In "Tales Of Faith And Lunacy" la matrice desertica inizia a mescolarsi fortemente con una più mistica (anche qui è esplicativa la copertina con la Madonna dei Sette Dolori) anche grazie all’inserimento della voce di Samantha dalle spiccate tinte dark. Questo cambiamento avviene anche a livello di produzione con stratificazioni sonore dense e brani più dilatati. In "Of Knowledge And Revelation" questa parte più oscura e mistica prende completamente il sopravvento e i brani diventano un flusso quasi continuo. L’album è una sorta di Stige mefistofelico denso e plumbeo ma connotato anche da una costante ricerca di luce ed elevazione. Per questo l’ho spesso anche definito come una sorta di Limbo sospeso e nebbioso. La produzione degli ultimi due album, affidata a Matt Bordin, è stata molto più articolata e sperimentale rispetto al primo. Mi piace però sottolineare che in realtà tutti questi aspetti erano già in qualche modo presenti sin dal primo disco. C’è una sorta di leit-motiv che percorre silenziosamente le trame dei tre album e in essi si dipana. Una matrice che li accomuna e che si sviluppa, che cresce e si impreziosisce. Infine, le tematiche dei tre album sono tutte in qualche modo accomunate: Amore, Vita, Morte, Perdizione e Rinascita. Questi sono, ad oggi, i capisaldi del mio songwriting.

Il vostro è un progetto audio-visivo dove la parte cinematografica ha un ruolo significativo e questo aspetto è curato in particolare da Samantha. Mi chiedevo se i tuoi video tipicamente gothic si ispirano a qualche regista in particolare.
SS - Sicuramente la parte visiva è un compendio importante al progetto musicale di Nero che ha sonorità molto cinematografiche, anche se la definizione “audio-visivo” mi rimanda più a progetti di stampo elettronico/sperimentale che nascono con la volontà di abbinare un visual durante l’esecuzione live. In verità, nella mia concezione, i film sperimentali che creo a supporto della parte musicale nascono più con la volontà di essere fruiti separatamente rispetto all’esibizione live, preferisco che la fruizione totale avvenga in un museo o in una galleria, mentre separandoli in episodi sono utilizzati come video musicali per il lancio dei singoli. Credo che il nostro concerto funzioni molto bene senza una proiezione, poiché lascia spazio alle persone di entrare più intimamente dentro il vortice dei nostri suoni che molti definiscono ipnotici e in un certo qual modo psichedelici. Utilizziamo una luce rossa che aumenta la sensazione psichedelica. Ho fatto un’eccezione nel caso del reading sonoro “Racconti di Fede, Follia e Rivelazione” che abbiamo recentemente presentato al Teatro Linguaggi creativi di Milano, dove ho proiettato i miei film durante l’esecuzione live, ma si tratta di un prodotto diverso rispetto al normale concerto, io perlopiù leggo estratti di testi di mistiche medievali mentre con Nero sonorizziamo il tutto. Sicuramente ci sono riferimenti ad alcuni registi come David Lynch, Jim Jarmusch, Wim Wenders, Bela Tarr e Alejandro Jodorowsky, che non sono specificatamente gothic. Uno dei miei film preferiti è “Picnic At Hanging Rock” di Peter Weir, che ben racchiude la mia idea di estetica classico-romantico-decadente e al contempo inquietante.

Guardando i vostri video emerge un fascino per la morte, per la fine. Potete spiegarci questo aspetto? Ci sono riferimenti letterari?
NK -Per mia natura, diabolicamente romantica e malinconica, sono sempre stato attratto dalla morte e dalla sua narrazione. È come se una parte di me vivesse in un costante autunno, in un quadro di Caspar David Friedrich o in un romanzo di Goethe. I miei riferimenti letterari passano dai poeti maledetti, a D’Annunzio e Leopardi, ma anche ai paesaggi di frontiera di Cormac McCarhty o alla steppa sferzata dal gelo invernale di Puškin, Tolstoj e degli scrittori russi. Sono inoltre fortemente attratto dalla pittura e molte delle mie letture sono ad essa connesse. Nell’ultimo album molti riferimenti vengono appunto da questo ambito, le incisioni di Gustave Doré per la Divina Commedia in primis, ma anche Bosch e i fiamminghi. Non a caso la copertina dell’ultimo album è una rielaborazione di un quadro del 1670 del pittore francese Abraham Mignon.
SS - Credo che interrogarsi sulla morte sia alla base di tutto il pensiero filosofico umano. Da sempre, nel mio variegato percorso artistico iniziato nel 2005, ho indagato i concetti di caducità ed eternità. I riferimenti letterari e culturali sono molteplici, sono affascinata soprattutto dal movimento ottocentesco della Confraternita dei Pre-Raffaelliti (da qui i miei bianchi vestiti verginali che hai citato più sotto in una tua domanda). Il dipinto pre-raffaellita “Ecce Ancilla Domini” (1850) di Dante Gabriel Rossetti e la scultura neoclassica di stampo pre-romantica “Maddalena penitente” di Antonio Canova (1796) sono tra le mie opere d’arte preferite. Citerei anche un film che sia io che Nero amiamo molto, “Morte a Venezia” (1971) di Luchino Visconti, tratto dal romanzo dello scrittore tedesco Thomas Mann.

Chi si occupa dei testi delle canzoni, li scrivete insieme?
NK -I testi sono principalmente miei, ma anche Samantha negli ultimi due album ne ha firmati alcuni, particolarmente belli e intensi. La scrittura, sia testuale che musicale, avviene sempre in maniera autonoma e separata. Solo alla fine, quando ho un’idea generale dell’album e un numero di brani che reputo validi, iniziamo a collaborare e a unire i vari aspetti.

Siete in giro da diversi mesi con date in vari paesi in Europa. Come sta andando il tour? Ho visto che avete suonato e che suonerete anche con artisti internazionali come Jozef Van Wissem e Darkher.
NK - Il tour di presentazione di "Of Knowledge And Revelation" ci sta dando molte soddisfazioni. Per certi versi è come se si creasse una sorta di assuefazione. Più concerti fai e più vorresti andare avanti. In questi mesi abbiamo avuto la fortuna di esibirci in molti contesti, di conoscere nuovi posti, nuovi artisti, di ricevere spesso ottimi feedback e di diffondere questo progetto che è sicuramente particolare e onestamente non per tutti. Proprio per questo motivo, ora stiamo cercando di selezionare di più le location perché da tutte queste esperienze abbiamo capito che c’è davvero una forte unione tra la musica che proponiamo e il luogo e le modalità in cui viene fruita. Le prossime date saranno sicuramente emozionanti perché verranno perlopiù presentate in antiche chiese e teatri. Tutte le date sono sempre regolarmente annunciate sui miei social e sul sito www.nerokane.com.
SS - Siamo felici di poter aprire la data milanese del 21 maggio 2023 all’Arci Bellezza nell’ambito del nuovo tour di un artista che ci piace molto, Jozef Van Wissem, peraltro collaboratore di un regista che amiamo, Jim Jarmusch, con la celebre colonna sonora del film di culto “Only Lovers Left Alive”. Nero Kane aveva già aperto per lui alcuni anni fa, ma in quell’occasione io non potei suonare poiché lo stesso giorno presentavo una mia performance al Museo Madre di Napoli insieme al coreografo Matteo Levaggi con cui collaboro da 15 anni... proprio in questi giorni un nostro nuovo progetto ha debuttato sul prestigioso palco del Teatro alla Scala qui a Milano. Tornando ai concerti, saremo ospiti nel corso del 2023 di diversi festival europei in location molto suggestive, chiese e antiche rovine, che saranno la giusta cornice alle nostre sonorità. Tra questi è stato appena annunciato “Ancient Echoes: A Spectral Folk Gathering In The Ruins” che si svolgerà vicino a Lipsia, in Germania, l’8 luglio 2023, e dove apriremo alla talentuosa e bellissima songwriter inglese Darkher. Un’altra splendida location che accoglierà la nostra musica è l’Eglise du Gesù a Tolosa, in Francia, dove suoneremo il 10 dicembre 2023 per il festival Setmana Santa, dove proprio in questi giorni suona anche Van Wissem. Onestamente sono molto contenta di tutti questi accadimenti. Sono il frutto di passione, autenticità, sofferenza e determinazione.

Ho avuto il piacere di assistere ai vostri live e devo dire che tutto è curato nei minimi dettagli, dai vostri vestiti (complimenti per l'abito bianco fantastico di Samantha) ai video che supportano la vostra musica. I vostri live sono stati sempre così o si sono arricchiti nel corso degli anni?
NK -Di base i live sono sempre stati molto puliti e minimali dal punto di vista scenico. La luce rossa è quella che da sempre caratterizza l’ambiente e lo sfondo dei nostri concerti. Ci piace creare una sorta di mood sospeso e ipnotico che ben si accompagna al tipo di musica, ieratica, ciclica, oscura. Un limbo dove l’ascoltatore possa perdersi o rifugiarsi. Quello che è maggiormente cambiato nei concerti sono le stratificazioni sonore. Lavoro molto con i loop, con certe dinamiche di chitarra, e Samantha ha via via incrementato il suo range di suoni con l’utilizzo di nuove tastiere, in particolare del mellotron. Quello che presentiamo sul palco è un mondo che in realtà ci rappresenta totalmente. Non c’è una grossa distinzione tra palco e vita. La cura del dettaglio fa parte della nostra costante ricerca di bellezza.

Ho anche assistito a una vostra performance differente, un mix dei reading e musica. È un progetto che continuerà?
SS - Sì, si tratta del reading sonoro “Racconti di Fede, Follia e Rivelazione” di cui parlavo prima, dove leggo estratti dai testi di tre mistiche medievali tedesche, Cristina Von Stommeln, Mechthild Von Magdeburg e Hildegard von Bingen, insieme ad alcuni testi scritti da me e Nero, con nostra sonorizzazione live. Nello spettacolo si alternano anche alcuni brani cantati da noi, tratti dagli ultimi due album di Nero Kane “Tales Of Faith And Lunacy” e “Of Knowledge And Revelation”, che sono correlati per tematiche ai testi delle mistiche, e, per collegarmi alla domanda sui miei video, proietto i film sperimentali che ho girato tra i deserti della California, e alcune chiese in Italia e nel Sud della Francia. Una sorta di “liturgia folk” che, dopo il debutto milanese, riproponiamo il 27 maggio 2023 al Teatro degli Occhi di Calvi dell’Umbria, uno spazio intimo e suggestivo che ben si sposa con le nostre visioni, ricavato all’interno di una ex-chiesa del 1500. Sia io che Nero amiamo molto i luoghi storici e ci troviamo più in sintonia con il nostro passato culturale.

State lavorando a un nuovo album?
NK - Attualmente sto scrivendo del nuovo materiale e registrando delle pre-produzioni. In realtà, forse per la prima volta nella mia vita, non sento una disperata urgenza di rientrare in studio. L’ultimo album è stato per me un punto di arrivo importante, anche pensando a quella sorta di trilogia di cui parlavo all’inizio, e ora devo capire bene come continuare questo percorso perché le strade percorribili sono molteplici. E credo che per capirlo al meglio ci sia bisogno di rallentare un poco e prendersi del tempo. Inoltre vorrei intensificare di più la parte live, anche perché con la pandemia tutto è rimasto bloccato per diverso tempo. Rimango comunque estremamente curioso di sapere cosa ci sarà dopo.

Vi ringrazio per la disponibilità, ovviamente siete sempre i benvenuti su OndaRock. Chiudo col simpatico giochino dell'isola deserta. Potete dirci tre dischi ciascuno che portereste in un’isola deserta?
NK - Grazie a te per lo spazio che ci hai dedicato. Te ne dico quattro, di meno non posso. The Stooges, “Funhouse” (1970), Nick Cave, “Murder Ballads” (1996), Johnny Cash, “American Recordings” (1994), Neil Young, “Harvest” (1972).
SS - Nico, “Desertshore” (1970), PJ Harvey, “To Bring You My Love” (1995), Father Murphy, “Rising. A Requiem For Father Murphy” (2018). Grazie mille Valerio e OndaRock per supportare Musica, Arte e Bellezza.

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