Curved Air

Phantasmagoria

1972 (Warner Bros) | progressive rock

I Curved Air giungono al loro terzo album come band fra le più affermate del rock progressivo britannico. Il loro primo album, "Air Conditioning" (1970), ha raggiunto il numero 8 ed è rimasto in classifica diversi mesi, mentre il successivo "Second Album" (1971) ha generato una hit quale "Back Street Luv", numero 4 fra i 45 giri.
Purtroppo, il successo non ha portato stabilità all'interno della band. Per la seconda volta nella loro breve storia si ritrovano con il posto del bassista vacante. Pubblicano così un'inserzione sulla rivista "Melody Maker" e, dopo una serie di provini, scelgono Mike Wedgwood, essendo riuscito a eseguire al primo tentativo una partitura particolarmente complessa. Il nuovo arrivato si aggiunge così al nucleo composto da Darryl Way (violino e tastiere), Francis Monkman (chitarre e tastiere), Florian Pilkington-Miksa (batteria) e Sonja Kristina (voce).

La cantante attira l'attenzione del pubblico, con il suo fare messianico influenzato dalla figura di Grace Slick (Jefferson Airplane), mentre la direzione della band a livello strumentale è decisa da Way e Monkman, in un perenne contrasto che li ha portati sin dal principio a comporre un lato del vinile a testa, per quanto poi gli arrangiamenti siano concertati e nelle esecuzioni i due si amalgamino a perfezione. Entrambi hanno del resto una preparazione accademica, che spazia dalla musica classica dei secoli passati alle avanguardie del Novecento: ciò non ha impedito loro di innamorarsi del rock, soprattutto da quando gruppi come i Nice di Keith Emerson o i King Crimson - entrambi citati come fonte d'ispirazione - hanno abbattuto la barriera fra i due mondi.

Sette dei brani destinati al nuovo album vengono registrati nel marzo del '72 presso gli Advision Studios di Londra, che sono già stati utilizzati da alcuni dei giganti del rock progressivo (Emerson Lake & Palmer e Yes su tutti). La produzione è affidata al giovane tecnico del suono Colin Caldwell, come già per gli altri due album, ma l'approccio è mutato: la band ha infatti deciso di epurare la componente hard rock che ha caratterizzato una parte del repertorio fino a quel momento, decisa a realizzare un prodotto dai suoni levigati, che rinunci alle asperità delle distorsioni.

"Phantasmagoria" prende nome da un poema di Lewis Carroll, autore a cui Monkman è particolarmente affezionato e il cui mondo, al contempo fatato e acido, sembra in effetti avere un forte ascendente sulle atmosfere elaborate dalla band.
Il vinile si apre con sonorità provenienti dal coevo jazz elettrico: accordi di pianoforte acustico circondati da riflessi di piano elettrico e da un tappeto di sintetizzatore Vcs3, trattato in modo da generare un drone a metà strada fra l'organo e il riverbero di una campana. È un settaggio molto distante da quelli per cui il Vcs3 è entrato nell'immaginario (si pensi ai paesaggi cosmici dei Tangerine Dream o dei Pink Floyd), che mostra un approccio peculiare all'elettronica. Da un lato evoca il Joe Zawinul di "In A Silent Way" e il lato più sperimentale di Herbie Hancock all'alba degli anni Settanta, dall'altro ha l'asciuttezza delle composizioni di Terry Riley (del resto il nome della band è preso proprio dalla celebre "A Rainbow In Curved Air"). Il brano si intitola "Marie Antoinette" e narra la storia della regina francese. I versi sono fimati da Sonja Kristina, utilizzando lo pseudonimo Linwood (il suo vero cognome, mai utilizzato a livello artistico, era Shaw).
Maria Antonietta, il tuo nome è leggenda in questa terra
Per il tuo piacere, un tesoro conferito al galantuomo
La gente è in armi, marcia nella città
Insorgono, cantando la rivoluzione: "Vive la Nation!"
Maria Antonietta, la tua ombra sta cadendo lungo la terra
Rabbia nata dalla fame, avvelena i cuori dei tuoi uomini fedeli
Fuoco nei loro occhi, ferro nelle loro mani
Insorgono, cantando la rivoluzione: "Vive la Nation!"
Gridando nella piazza, la plebaglia è impazzita
Sono sopra le balaustre, sfidando il fuoco dei cannoni
Uccidono il nobiluomo

Siamo il popolo di Francia
Chiediamo che agli eleganti sangue blu, sanguisughe che ci spolpano
Venga insegnato cosa comporta ingrassare e non nutrirci
Siamo il popolo di Francia, dovete ascoltarci!
Di già alla Bastiglia, tutti i prigionieri fuggono liberi
Martellano alla porta, Maria Antonietta
Hanno preso la ghigliottina, vengono per prendere la regina
Maria Antonietta, il re e le guardie sono fuggiti
Il contrasto è ficcante, perché se le sonorità da un lato mostrano la contemporaneità dell'elettronica e del jazz-rock (notevole il groove della sezione ritmica), dall'altro il canto di Sonja Kristina rievoca epoche ben più remote, secondo la scuola del folk britannico e i toni delle varie Sandy Denny (Fairport Convention) e Jacquie McShee (Pentangle). Lo stesso testo del resto, pur ambientato nel Diciottesimo secolo, invoca la rivoluzione: non si dimentichi che l'autrice è stata una hippy convinta e ha partecipato ai movimenti controculturali dei tardi anni Sessanta. Nel 1972 la sconfitta del movimento sessantottino era quindi una ferita ancora fresca.

"Melinda (More Or Less)" è il brano più noto in scaletta e il primo composto da Sonja Kristina, che fino a quel momento ha scritto esclusivamente i testi. Meno complessa delle musiche create dai suoi compagni, la ballata vanta però un forte potere suggestivo, intrisa fino al midollo degli stilemi del folk locale, con Way impegnato al violino, Monkman al clavicembalo e una misconosciuta Annie Stewart al flauto (non si ha alcuna informazione sulla musicista e questa sembra essere la sua unica apparizione che sia mai stata accreditata).
Il testo, incentrato sul rapporto col mondo dei sogni, appare come un incrocio fra una canzone tradizionale e una favola di Carroll, riportando così le tematiche sull'onirismo invocato dal titolo dell'album.
Bella dama che cade ridendo per la gloria dell'arcobaleno
Bella dama che arriva a piangere che il sollievo della luce del giorno
Melinda più o meno, Melinda più o meno nei sogni
Ma se e quando si sveglia di nuovo, sa che tutto ricomincia
Dormire, svegliarsi, alzarsi, cadere, muti ma chiamando amici assordati
Ecco come finisce per Melinda, più o meno nei sogni
Svanisci Melinda, svanisci nella fantasia
Dì loro che non sarai suonata come un qualsiasi strumento del destino
Svanisci Melinda, nella tua fantasia
Dì loro che non sei in grado di attendere il tuo sogno della fine
Bella dama che arriva a gridare per il sollievo della luce del giorno
"Not Quite The Same" torna all'acrobazia, mescolando Medioevo (la fanfara introduttiva) e jazz-rock, con il basso di Wegwood mixato in bella evidenza. La band è accompagnata per l'occasione da una sezione d'ottoni (quattro trombe e quattro tromboni). Il melange stilistico è centrale anche in "Cheetah", con il violino di Way che sfoggia tutta la sua passione per la musica classica (ronzii da "Il volo del calabrone" di Rimsky-Korsakov, stridenze folk che sembrano uscire dalla "Danza macabra" di Saint-Saëns) mentre la band si prodiga in un frenetico jazz-rock, dominato dalle rullate di Pilkington-Miksa.

A chiudere il primo lato un esperimento di nemmeno un minuto e mezzo, in cui viene riletta una delle prime creazioni della band. Il loro album di debutto conteneva infatti uno strumentale intitolato "Vivaldi", dominato dal violino. Il suo tema viene ora ripreso in "Ultra-Vivaldi": programmata al sequencer da Way e Monkman presso l'Electronic Music Studios, utilizzando un Synthi 100 (progettato appena un anno prima e non ancora commercializzato), la musica va in accelerazione continua e rimbalza da una cassa all'altra, anticipando di un anno il finale di "Karn Evil 9" di Emerson Lake & Palmer, pur con un approccio meno robotico.

La title track è forse il momento più pop del disco, guidata da piano e organo Hammond su una semplice ricorrenza fra strofa e ritornello, e genera un traumatico sbalzo stilistico quando lascia spazio all'ostica sperimentazione di "Whose Shoulder Are You Looking Over Anyway?".
La voce di Sonja Kristina recita un poema di Carroll, ma le parole sono inintelligibili perché il nastro è stato processato con il Synthi 100 da Monkman, con l'aiuto di Robert Carvell, impiegato dell'Electronic Music Studios. Il risultato è un susseguirsi di cicaleggi androidi e droni, più adatto forse a un'opera di compositori contemporanei come Alvin Lucier o Robert Ashley che a un disco di musica rock. Detto ciò, il risultato è apprezzabile e per il 1972 particolarmente avveniristico.

"Over And Above" vede la partecipazione di un sestetto d'ottoni e del veterano del jazz inglese, Frank Ricotti, che suona xilofono e vibrafono. La struttura frammentaria del brano, sorta di collage fra canzoni e jam, così come il suono inusuale degli idiofoni, lo avvicinano in qualche modo ai Gentle Giant.
Chiude "Once A Ghost, Always A Ghost", che ne segue l'impianto timbrico, ma riabbraccia la forma canzone. Anche qui è presente il vibrafono di Ricotti, con deliziosi assoli dal sapore caraibico, probabilmente influenzati dal latin jazz del maestro Cal Tjader.

Forse il migliore esempio di prog britannico con voce femminile, pareggiato soltanto da "Scheherazade And Other Stories" dei Renaissance, "Phantasmagoria" raggiunge i negozi nell'aprile del '72 e il 20 maggio è al numero 20 della classifica britannica: un risultato inferiore ai dischi precedenti, ma ancora dignitoso. Permetterebbe senz'altro alla band di proseguire, se i rapporti personali non fossero ormai logori. Monkman e Way continuano il duello per il predominio sul progetto, ma sono ormai incapaci di raggiungere un compromesso. A ciò si aggiunge lo stress per circa due anni di tournée senza un attimo di pausa e il dado è tratto.
L'11 agosto la band suona come nome principale al festival di Reading: le faranno da apertura Nazareth, Pretty Things e Genesis. Per molti sarebbe l'apice di una carriera, ma per la formazione storica dei Curved Air è il traguardo. Alla fine del 1972 ambo i fondatori lasciano: Monkman sarà in seguito membro degli 801 di Phil Manzanera (Roxy Music) e degli Sky di John Williams, mentre Way diventa turnista per nomi quali Jethro Tull, Gong e Marianne Faithfull.

Sonja Kristina tenta quindi di portare avanti la band in proprio, ma il nuovo album, "Air Cut" (1973), risulta un fiasco commerciale. Anche Wegwood a quel punto abbandona, entrando nei Caravan. La cantante, ormai isolata, si ritrova a esibirsi per il Playboy Club di Londra per tirare avanti, prima di ricreare la band con una formazione rinnovata e sposare Stewart Copeland dei Police. La sua versione dei Curved Air prosegue l'attività ancora oggi, seppure per un pubblico di nostalgici.

(21/02/2021)

  • Tracklist
  1. Marie Antoinette
  2. Melinda (More Or Less)
  3. Not Quite The Same
  4. Cheetah
  5. Ultra-Vivaldi
  6. Phantasmagoria
  7. Whose Shoulder Are You Looking Over Anyway
  8. Over And Above
  9. Once A Ghost Always A Ghost




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