Nick Cave e Warren Ellis, oltre che grandi musicisti rock, grandi colleghi d’interplay con gli attuali Bad Seeds (con la posizione di Ellis che tende a crescere di anno in anno, vedi soprattutto l’ultimo “Dig!!! Lazarus Dig!!!”), conterranei e grandi amici, da alcuni anni costituiscono pure coppia affiatata di musicisti per cinema e teatro. A partire dal 2005 sono sfilate “The Proposition”, per il film di John Hillcoat, e “The Assassination Of Jesse James By The Coward Robert Ford”, oltre a “The English Surgeon”, “The Vaults” e ai drammi di “Woyzeck” e “Metamorphosis”.
Con la realizzazione dell’ultima score, “The Road”, i discografici hanno pensato bene di realizzare un doppio best of delle loro musiche, comprensivo di brani fino ad ora inediti, provenienti dalla colonne sonore mai pubblicate di “The Vaults”, “The Girls Of Phnom Penh”, “The English Surgeon” e – appunto – della nuova “The Road”.
Il primo cd attacca con quel “Jesse James” che – ad oggi – è forse il loro lavoro più riuscito, e giustamente quello più popolare, forte del carillon estatico di “Song For Jesse” e del duetto Cave (piano)-Ellis (violino), accompagnato da archi gravi, di “Song For Bob”, un vero paradigma dell’estetica dei due autori e del clima anti-western che pervade la pellicola di Dominik.
Quindi gli scarni temi folk di “The Proposition” offrono “Happy Land”, “The Proposition” (con mesto brusio di sottofondo), l’incrocio noise-hare krishna di “The Rider” e un paio di ballad cantate da Cave nel suo tipico tardo stile (“The Rider Song” e “Gun Thing”).
Chiude “The Road”, pienamente in linea con la decadenza di “Jesse James”, ma dall’impianto ancora più classico, dagli “adagio” di sonata della contrita “The Beach” e “The Road”, al sostrato tenuamente percussivo di “The Journey” (tipico tocco del Cave arrangiatore), ai numeri da camera per soli archi di “The Mother” all’ambient nebbioso con richiami di fiati di “The Father”.
Il secondo disco riprende decisamente la raccolta di brani inediti, come preannunciato dalla chiusa del primo cd. “The Vaults”, forse la loro partitura ad oggi più misteriosa, comprende la curiosa armonia per voci e organo di “Magma”, e la soffusa marcia macabra di “Halo”, sopra la quale si distende il fraseggio nottambulo del violino di Ellis. “The English Surgeon” approccia liberamente le atmosfere sospensive a tecnica mista di Jon Brion (“Brain Retractor”, “Black Silk”), come in quel caso attente alla post-produzione (“Kerrison’s Punch”), mentre la scoperta più piacevole è rappresentata dai giochi di dissonanza aurorali di “The Girls Of Phnom Penh” (“Srey Leak”, “Rom”, “Sorya Market”, “Window”).
Operazione sopraffina, specie per la Mute (in simbiosi con la Emi) che ha preso i due piccioni dell’esclusiva per “The Road”, nuova regia di Hillcoat alle prese con una strana post-apocalisse popolata di personaggi dai nomi generici (“The Man”, “The Boy”), e della raccolta che mancava (perlomeno dai tempi di “Ghosts Of Civil Dead” e delle primissime colonne sonore con Harvey e Bargeld, ormai oscure), con la fava del doppio cd al prezzo di uno. Compilato bene, con occhio di riguardo allo svolgimento armonioso delle atmosfere – specie nel secondo disco – più che ai colpi di scena scardinanti, s’impone come messa in risalto dell’antiquariato artigianale dei due autori, capaci di espandersi in uno spettro persino più ampio delle loro stesse possibilità di compositori appassionati. C’è una ghost track, 9 minuti dopo la chiusa di “Sorya Market”, ed è la classica sorpresa.
24/09/2009
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