Marissa Nadler

The Path Of The Clouds

2021 (Bella Union) | dream-folk, songwriter

Sono quasi 20 anni ormai che Marissa Nadler sforna dischi a ciclo continuo, anche se sembra ieri quando aprimmo per la prima volta lo scrigno di Mayflower May. E già questo ne sancisce la statura di assoluta protagonista del cantautorato folk (e non) del nuovo millennio. Ma più della prolificità (siamo già al nono album da solista) e della qualità media delle sue produzioni, colpisce la sua abilità nel sapersi progressivamente trasformare: da damigella del fingerpicking più scarno e trasognato a musicista poliedrica, in grado di innervare le sue ballate invernali con massicce iniezioni di elettricità tra synth, chitarre processate, distorsioni e riverberi, fino a lambire quasi il gothic-metal nel recente - e sorprendente - sodalizio con Stephen Brodsky in "Droneflower".

Il nuovo album "The Path Of The Clouds" segna un'ulteriore novità: per la prima volta, infatti, Nadler ha composto la maggior parte dei brani al pianoforte anziché alla chitarra, attorniata da una interessante pattuglia di ospiti: dall'arpista Mary Lattimore al pluristrumentista Jesse Chandler (Mercury Rev, Midlake), suo insegnante di piano, dalla cantautrice Emma Ruth Rundle ad Amber Webber dei Black Mountain fino all'ex-Cocteau Twins Simon Raymonde, titolare dell'etichetta Bella Union che distribuisce il disco in Europa (negli Usa tocca a Sacred Bones). Il risultato è un album ambizioso, complesso, anche se non sempre melodicamente ispirato come i predecessori.
"The Path Of The Clouds" nasce dall'isolamento del lockdown, fin dall'ispirazione narrativa suggerita dalla visione compulsiva della docuserie "The Unsolved Mysteries", rielaborazione a firma Netflix di un vecchio format tv che, a quanto pare, da bambina Marissa aveva divorato. Chiusa nella sua nuova dimora di Nashville, la folksinger americana ha trovato in quei "misteri irrisolti" la linfa per nuove ossessive noir ballad, sospese ancora una volta tra realtà e fantasia, passato e presente. E se l'impressione è che stavolta l'accento sia stato posto più sulle storie che sulle canzoni, è proprio in questo crinale nebbioso e sfocato che risiede il fascino del disco: abbandonarsi alle sue dissolvenze oppiacee senza opporre resistenza sarà senz'altro la modalità di fruizione ideale per apprezzarlo appieno.

Ci si ritroverà così traghettati dalla sirena-Nadler lungo le rapide del fiume Colorado dentro il Grand Canyon, nel 1928, sulle tracce di Glen e Bessie Hyde, novelli sposi-avventurieri in luna di miele con la loro canoa, sullo sciabordio di un delicato arpeggio di chitarra acustica puntellato dal basso sintetico, prima che il ritornello si dispieghi su un muro di ronzii di tastiera, corni e piano, interrogandosi sulla loro sparizione con quel ripetuto "Ce l'hai fatta?" ("Bessie, Did You Make It", che rinnova il vezzo del vocativo di "Katie, I Know"). E ci si perderà nel "sentiero delle nuvole" di D.B. Cooper, che il 24 novembre 1971 dirottò un Boeing 727 e, con in tasca un riscatto di 200mila dollari, si paracadutò scomparendo nel nulla con il suo bottino: l'occasione per una riflessione su cosa significhi prendere in mano il proprio destino che permea la raffinata title track, tra gli episodi migliori del lotto, con i suoi strati di basso e gli sparuti accenni di clavicembalo sposati al flauto e a chitarre distorte. Oppure ci si immergerà nelle acque gelide dell'oceano per seguire col respiro mozzato la sorte degli evasi dal carcere di Alcatraz nel 1966 tra i languori blues di "Well Sometimes You Just Can't Stay" (con nuovo interrogativo diretto: "Sei annegato nell'oceano o hai messo in scena la tua grande fuga?"). E che questa della serie sui misteri irrisolti sia la vera ossessione del disco ce lo conferma la citazione del defunto attore Robert Stack, conduttore della versione originaria del programma, tra le opalescenze sognanti di "From Vapor To Stardust" (sorta di morfinica riedizione di "All The Colors Of The Dark", in compagnia di Raymonde).

Abbandonandosi alla malia di questi suoni vaporosi, equorei, si ha a volte proprio l'impressione di "respirare sott'acqua" ("If I Could Breath Underwater", con una intrigante linea di basso, l'arpa di Lattimore, la batteria svolazzante e i sospiri dei cori ad assecondare una nuova litania mesmerica della Nadler sui poteri soprannaturali), di perdersi in un incantesimo che ha le movenze del valzer scintillante di "And I Dream Of Running" ("A volte sento la tua voce e sogno di correre da te"), condotto in tandem con Rundle così come "Turned Into Air" (con punture elettriche a insidiare l'estasi del fingerpicking), della scarna, disperata preghiera di "Storm", della quieta devastazione di "Elegy" (con l'arpa metafisica di Lattimore, synth e fiati in evidenza) e della solennità blues di "Couldn't Have Done The Killing", murder ballad in cui la protagonista si difende da un'accusa di omicidio ("Sono solo crollata, dammi la parte della cattiva, se hai bisogno di un nuovo inizio") e che - a dispetto dell'impostazione pianistica del disco - svela come siano soprattutto delle (belle) chitarre a emergere dai gorghi acquatici degli arrangiamenti, spalleggiata, in questa speciale missione, da "Well Sometime You Just Can't Stay".
Con il tepore degli archi tintinnanti ad avvolgere una ninnananna amorosa, "Lemon Queen" chiude l'album in chiave cinematografica e lugubre: "Più alto e più alto/ Sopra di te", sibila il mezzosoprano di Marissa, lasciando in sospeso l'ennesimo mistero, ovvero se la persona con cui sta parlando sia ancora in grado di ascoltare.

"It's always midnight in my heart", confessa una disarmata Nadler in "Elegy". Ed è forse per questo che non si può non amarla, sempre e comunque. Anche quando, come in "The Path Of The Clouds", sfida il pubblico a tentare - più che un ascolto - un completo transfert psicologico ed emozionale. Riuscirvi non è alla portata di tutti, ma potrà regalare nuovi, sconosciuti piaceri. Perché anche la musica, in fondo, resta sempre un mistero irrisolto.

(01/11/2021)

  • Tracklist
  1. Bessie, Did You Make It
  2. The Path Of The Clouds
  3. Couldn't Have Done The Killing
  4. If I Could Breathe Underwater
  5. Elegy
  6. Well Sometimes You Just Can't Stay
  7. From Vapor To Stardust
  8. Storm
  9. Turned Into Air
  10. And I Dream Of Running
  11. Lemon Queen






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