Inxs

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Il peccato originale dell'era wave

di Giuseppe D'Amato

Con una carriera trentennale e oltre 40 milioni di dischi venduti, gli australiani Inxs hanno saputo scrivere una delle pagine più brillanti e divertenti degli anni Ottanta, riuscendo a fondere energia rock, ritmi dance e ammiccamenti funk. Dai pub di Sydney alla scalata delle classifiche, riviviamo allora la parabola della band dei fratelli Farriss e del loro leader Michael Hutchence, che ha saputo infiammare gli stadi di tutto il mondo sino al tragico epilogo
"Some silken moment goes on forever"
Michael Hutchence

Pop? Rock? Funk? Impossibile con una sola parola o un semplice aggettivo trovare una definizione che sappia descrivere in modo convincente e in ogni piccola sfumatura la vicenda musicale degli australiani Inxs. Ancora peggio sarebbe appiccicare un'etichetta su una delle pagine più vivaci e frizzanti del decennio dorato degli anni Ottanta. Paladini di una bizzarra ma efficace canzone-pop per alcuni, i soliti rocker da stadio per altri, per altri ancora autori di frivoli ma divertenti ritornelli da chart. Gli Inxs sono tutto questo e al tempo stesso nulla di tutto ciò. A precisa domanda, i diretti interessati rispondono con l'idea di "white boy dance-music". L'unica certezza è che dietro alle tante hit da numero uno in classifica, ai motivetti da heavy rotation in radio e ai bagni di folla che li hanno accompagnati ovunque, si nascondono l'estro e la fantasia di sei musicisti veri che sanno fare maledettamente bene il loro mestiere, e muovendosi con disinvoltura in piena epopea new wave sono riusciti a sorprendere. Facendo anche centro il più delle volte.

Gli esordi: dal gruppo familiare alla band inaccessibile


La storia ha inizio nel 1977 a Sydney, Australia. La band si forma quando i due ex-compagni di scuola Andrew Farriss (tastiera e chitarra) e Michael Hutchence (voce) si uniscono al bassista Garry Gary Beers e formano i Doctor Dolphin. Contemporaneamente Tim Farriss (chitarra) e l'amico Kirk Pengilly (chitarra e sassofono) sono attivi nel circuito locale col nome di Guinness. A fine anno, con l'aggiunta del terzo fratello Farriss, Jon (batteria), i due gruppi si uniscono: nascono così i Farriss Brothers.
L'anno successivo l'intera band si trasferisce a Perth: un viaggio di oltre 7.000 chilometri, attraverso le viscere dell'Australia trascorso scrivendo i primi testi e suonando negli alberghi delle piccole cittadine. Nel 1979, quando Jon si diploma, la band fa definitivamente ritorno a Sydney, e dopo alcuni mesi di apprendistato sui palchi dei pub, il 1° settembre si esibisce all'Oceanview Hotel di Touckley, presentandosi per la prima volta con il nome che li consegnerà alla storia, Inxs (da pronunciarsi '' in excess '', ovvero ''in X S'' ). Il nome è ispirato dalla band inglese Xtc (sigla che può essere letta come "Ecstasy") e dalla fortunata pubblicità del marchio di produzione di marmellate australiane Ixl (il protagonista dello spot, molto popolare all'epoca, sussurra a chi lo guarda "I excel in all I do"): i Farriss raccolgono l'idea e la rielaborano in Inxs, col significato di "inaccessible".

InxsDi lì a poco la band sigla un contratto con l'etichetta indipendente Deluxe Records e pubblica il suo primo singolo "Simple Simon/We Are The Vegetables", cui farà seguito nel 1980 l'uscita del primo album in studio, l'omonimo Inxs.
In Europa siamo nel pieno fulgore dell'epoca new wave, mentre gli ex-Farriss Brothers sono ancora alla ricerca di un sound ben definito, così l'album, sebbene risulti ancora un po' acerbo come tanti dischi d'esordio, presenta tuttavia spunti di notevole interesse per queste latitudini, forse proprio per la precedente militanza dei componenti in altre band dalle influenze musicali più disparate.
Inxs
fonde abilmente hard-rock e richiami alla dilagante moda new wave, e se da un lato le chitarre (che saranno riprese successivamente in epoca grunge) e la presenza costante del sassofono danno un sapore quasi ska a pezzi come "Jumping", "Wishy Washy" e "Body Language" (alla maniera di Madness, Specials, Dexy's Midnight Runners o dei primissimi Red Hot Chili Peppers, solo per citarne alcuni), dall'altro le tastiere sembrano sottolineare influenze dance, in linea con i dettami del momento, in "Rollerskating" e "In Vain".
Il disco è lanciato dal singolo "Just Keep Walking", che grazie a un celebre ritornello si piazza subito nella top 40 dei singoli australiani più venduti e regala alla band una discreta popolarità a livello locale.

Il successivo Underneath The Colours, del 1981, aggiunge poco al tappeto sonoro della band. Da segnalare le ballate "Stay Young", l'omonima "Underneath The Colours" e "Horizons", ma nel complesso i singoli sono meno esplosivi dell'album precedente. L'intero Lp segna forse l'episodio minore di questa prima parte della loro carriera, ma oltre a denotare una certa maturazione nelle capacità compositive di Michael Hutchence e soci, porta a un contratto americano con la Atco Records, che segnerà nel 1983, con Shabooh Shoobah, la prima uscita degli Inxs negli Stati Uniti.
È il miglior disco di questa prima fase, lanciato dalla bellissima "Don't Change", destinata a rimanere una delle canzoni più amate della band, e dai singoli "Black And White" (inno gagliardo e sprezzante, alla Clash, il fuoco che pochi anni prima ha incendiato Londra divampa anche qui) e "To Look At You".
All'album segue un tour che proietta la band per la prima volta fuori dai confini dell'Australia.

1984-1997 : dallo swing alla caduta, passando per la gloria


Ma è nel 1984, con l'uscita di The Swing, che la band raggiunge il pieno della sua consacrazione artistica e la definizione del proprio sound caratteristico, quello che la contraddistinguerà negli anni del successo. Musicalmente parlando, l'album rimane probabilmente il migliore della band, grazie alla presenza sempre più costante delle tastiere elettroniche, che permette ora alla band di spaziare tra raffinate atmosfere dark, ritmi dance e luminosi gioiellini pop-funk, che unitamente all'uso del sax e a certe suggestioni new romantic avvicinano in questa seconda fase gli Inxs più al Bowie di "Let's Dance", ai Japan di "Gentlemen Take Polaroids", al Prince di "1999" o agli Spandau Ballet più ispirati che non al synth-pop di derivazione robotica che in Gran Bretagna sta facendo la fortuna di band come Ultravox, Depeche Mode, Soft Cell ecc.
"Original Sin", prodotto da Nile Rodgers, è il primo grande passo degli INXS verso una scalata inarrestabile. Il singolo, sinuoso e irresistibile, con quel suo riff di tastiera orientaleggiante e un refrain da ko immediato, balza subito in vetta alle classifiche australiane (dove sarà in grado di rimanere per due anni consecutivi) segnando la svolta del gruppo verso un ibrido rock-dance di grande suggestione. Memorabile il video, girato in Giappone, dove Hutchence, accompagnato ai cori da Daryl Hall, arriva cantando in sella a una motocicletta. Il testo, invece, trasforma la storia del peccato originale in un inno contro le discriminazioni razziali.
L'album ha fortuna anche negli Stati Uniti, trascinato da quel singolo e dai successivi: "I Send A Message" (dalle pulsazioni funky) e la spumeggiante "Burn For You" (in elegante stile funk ma con cori dal vago sapore gospel). Particolarmente riuscite anche l'omonima "The Swing" (con ritmo incalzante e battito marziale della batteria), "Dancing On The Jetty" (con violente sferzate di basso e chitarra, qui sì addolcite da synth à-la Depeche Mode), la più aggressiva "Melting In The Sun" e la romantica "Love Is What I Say". Chiude il cerchio la struggente e malinconica "Johnson's Aeroplane", uno degli episodi migliori dell'intera produzione della band.

Un anno dopo, nel 1985, arriva il grande successo internazionale con Listen Like Thieves, quinto album in studio della formazione australiana, che piazza subito il suo primo singolo, "What You Need", nella top 5 delle classifiche statunitensi, ed è trascinato, tra le altre, dalla title track "Listen Like Thieves", vero e proprio inno rock di metà anni Ottanta. Affiorano anche le prima ballate di successo, come "Shine Like It Does", "Kiss The Dirt" e "This Time", nel solco di un levigato rock-Fm.
Rispetto al disco precedente, Listen Like Thieves contiene sicuramente meno idee, ma vira verso un suono decisamente più duro, entrando in competizione con certi U2 che giusto in quegli anni stanno conoscendo la loro ascesa con "The Unforgettable Fire" e "The Joshua Tree".
Malgrado lo status di rockstar sia ormai consolidato in Australia e negli Stati Uniti, la band continua però ad essere accolta con una certa freddezza in Gran Bretagna e snobbata nel resto d' Europa, dove saprà entrare con prepotenza dalla porta principale due anni dopo con l'album Kick, il disco di maggior successo della band australiana e probabilmente il suo capolavoro. Musicalmente parlando, niente di particolarmente complicato, oscuro, macchinoso o contorto: soltanto un un disco pop che fa dell'essenzialità, dell'esuberanza e dei ritornelli accattivanti il suo Dna.

InxsSe The Swing rimane per certi versi il loro lavoro più ambizioso e ineguagliato, Kick è la classica carta che fa saltare il banco. Il disco irrompe su scala mondiale nell'ottobre del 1987, trainato dal singolo "Need You Tonight", vera e propria bomba che raggiunge la vetta delle classifiche ovunque e finalmente anche il numero 1 nel Regno Unito, grazie al cantato sensuale e a un memorabile riff di chitarra. L'album piazza tutti i suoi quattro singoli nella top 10 statunitense ("Devil Inside", "New Sensation" e "Never Tear Us Apart", oltre alla già citata "Need You Tonight") ma avrebbe ottenuto gli stessi risultati anche con gli altri restanti otto brani.
"Volevamo un album dove ogni pezzo potesse diventare un singolo", dice il chitarrista e sassofonista Kirk Pengilly. E in effetti Kick riscuote enormi successi di vendite, grazie a ispiratissime chitarre dal suono grezzo, che ammiccano all'hard-rock (oltre a "Need You Tonight", celebre anche il riff di "Devil Inside" e dell'ouverture "Guns In The Sky"), frizzanti cavalcate dance-pop in salsa funk come "New Sensation" (il cui primo verso, "Live baby live", darà il titolo al loro unico live del 1991) e "Calling All Nations", la splendida ballata vagamente soul "Mistyfy" - con intro solo per piano-voce e tumultuoso crescendo rock finale - e l'indimenticabile "Never Tear Us Apart", scandita dai cori e dal sax di Pengilly: è il pezzo strappa-lacrime del disco e sarà in seguito più volte ripreso da vari altri artisti di diversa inclinazione, con risultati alterni (sarà Joe Cocker a proporne la cover più celebre) ma sempre ben lontani dalla bellezza dell'originale.
Kick
conquista subito sei dischi di platino negli Stati Uniti e una cascata di premi ovunque, tanto che l'amico-regista australiano Richard Lowenstein decide di girare un film-documentario sulla nascita del disco, dove oltre ai video dei singoli ufficiali, trovano spazio le clip di "Mystify" e soprattutto di "Mediate" (vero e proprio gioiello dell'album, griffato dal sax soprano di Pengilly, il cui video nella pellicola viene accorpato a quello di "Need You Tonight", canzone con cui condivide le stesse note iniziali). Il video di "Mediate" vede gli Inxs omaggiare il Dylan di "Subterranean Homesick Blues", con il voluto inserimento di alcuni "significativi" errori di stampa nei cartelli che mano a mano scorrono via sulle note della canzone, e il risultato è elettrizzante.
Con oltre otto milioni di copie vendute, Kick risulta l'undicesimo album australiano più venduto di sempre.

Nel 1990 esce X, il settimo Lp in studio della band. Gli Inxs sono ormai delle rockstar riconosciute a livello internazionale, e come molti dei protagonisti della new wave degli anni Ottanta e sulla scìa di band come Simple Minds, U2 ecc., il loro suono evolve adesso verso un rock da stadio, il suono si fa più duro (sul modello della nascente moda grunge) e il risultato è un disco che non ripete i fasti del precedente, anche se riesce comunque a ottenere un discreto successo commerciale.
Il singolo di traino è "Suicide Blonde", impreziosito da un ispiratissimo assolo di armonica ad opera del bluesman americano Charles Musslewhite. Il titolo è suggerito involontariamente da Kylie Minogue, che, alla premiere del suo film "The Delinquents" in compagnìa di Michael Hutchence, allora suo boyfriend, commenta con la definizione di "suicide-blonde" il proprio look sul grande schermo.
Degni di nota anche l'altro singolo, "Disappear", l'accattivante "Bitter Tears" e la romantica e sdolcinata "By My Side".

Gli Inxs sono al massimo della popolarità presso i loro fan e intraprendono un lungo e fortunato tour mondiale, che viene immortalato nel disco dal vivo Live Baby Live del 1991, con performance live registrate un po' ovunque, mentre la versione video riprende esclusivamente l'esplosivo concerto tenuto a Wembley il 13 luglio del 1991, stessa data e scenario del Live Aid, proprio a voler celebrare l'evento benefico nel suo sesto anniversario. La risposta del pubblico è ovunque calorosa, ne è riprova il bagno di folla che li accoglie anche alla loro partecipazione allo straordinario show Rock in Rio.

Nel 1992 ecco Welcome To Wherever You Are. Il suono si fa più grezzo, ma allo stesso tempo è arricchito da una grande varietà di strumenti, tra cui i sitar tipici della musica popolare indiana e l'accompagnamento di un'orchestra di sessanta elementi. Insomma, i fratelli Farriss stavolta cercano di fare le cose in grande, ma l'esperimento riesce solo parzialmente: sono soprattutto la frizzante "Baby Don't Cry", la sensuale "Not Enough Time" e la sentimentale "Beautiful Girl" a fare la fortuna del disco, ma il resto della tracklist inizia a denunciare qualche scricchiolio della band in quanto a estro e ispirazione. Mtv censura il video di "Taste It", contenente riferimenti al sadomasochismo.

Il 1993 è l'anno di Full Moon, Dirty Hearts, ma la band australiana ha ormai imboccato la parabola discendente. L'album, la cui title track è un bel duetto di Hutchence con Chrissie Hynde dei Pretenders, contiene "Kill The Pain", "Please (You Got That)" con Ray Charles e il singolo "The Gift" (il pezzo più riuscito) corredato da un videoclip molto discusso per via delle immagini troppo cruente sulla Guerra del Golfo e le deportazioni naziste.
Full Moon, Dirty Hearts
è un flop, perché esce in piena era grunge e anche per colpa della scarsa promozione della casa discografica, dato che, dopo il mancato tour di Welcome To Wherever You Are, il contratto si avvicinava sempre più alla scadenza. Hutchence e compagni, allora, si prendono una pausa di quattro anni, torneranno nel 1997 con Elegantly Wasted, che si rivelerà il canto del cigno per gli Inxs.
L'album è uno scialbo tentativo di risollevare le fortune della band attraverso una scarna forma di rock-dance che trova le sue espressioni migliori nella title track e in "Don't Lose Your Head". Il lungo silenzio consente ai membri del gruppo ufficialmente di stare con le proprie famiglie e coltivare altri progetti solisti, ad Hutchence, ormai vera e propria icona rock di fama mondiale, di dedicarsi a eccessi e abusi di ogni tipo.

Michael Hutchence: the devil inside


Inxs - Michael HutchenceImpossibile, allora, non spendere due parole a parte per il leader della band, Michael Hutchence: mai come in questo caso infatti la storia di un gruppo rock è indissolubilmente legata alla figura del proprio attore principale. Frontman dalla voce calda e sensuale e dalle movenze sempre sinuose e trasgressive, Hutch, come lo chiamano i fan, sembra avere realmente "il diavolo in corpo". La presenza sempre brillante ed effervescente dentro e fuori dal palco e un certo beat di marca stoniana di cui sono permeate molte produzioni della sua band fanno intravedere in lui l'erede designato di Mick Jagger.
Figlio dell'uomo d'affari Kelland "Kell" Hutchence e della make-up artist Patricia Kennedy, Michael Kelland Hutchence (22-01-1960) nasce a Sydney ma trascorre l'intera infanzia e adolescenza a Hong Kong al seguito del padre, che lì trova il centro principale dei propri interessi commerciali. Dopo un breve periodo trascorso in California insieme alla sorella Tina, fa ritorno a Sydney nel 1977 dove ha inizio la sua storia con i Farriss Brothers.
Leader dalla personalità carismatica, oltre alla carriera con gli Inxs si presta anche come attore per "Dogs In Space" (sempre dell'amico cineasta Lowenstein, gli frutterà il singolo da top ten "Rooms For The Memory") e "Frankenstein alle frontiere del tempo" (dove interpreta il poeta romantico del diciannovesimo secolo Percy Shelley per la regia di Roger Corman).

Verso la fine degli anni Ottanta, insieme al musicista Ollie Olsen, lancia il progetto post-punk Max Q e incide un album solista in collaborazione con vari artisti, che uscirà poi postumo nel 1999. Il disco contiene "Slide Away", in duetto con Bono Vox. E proprio con gli amici Bono, Simon Le Bon e Michael Stipe, Hutchence trascorre un periodo di eccessi negli anni di pausa che separano Kick dall'uscita del successivo X nel 1990. I compagni lo descrivono come una persona dall'indubbio carisma e ascendente, incredibilmente generosa e allo stesso tempo timidissima, il cui obiettivo principale è proprio sviare le attenzioni che la stampa, il mondo della musica e l'Australia intera riversano su di lui. Ma a causa del suo indubbio sex appeal, della fama e della popolarità che a inizio anni 90 hanno ormai raggiunto quella di star planetarie del calibro dello stesso Bono Vox o Axl Rose, Hutchence non fatica certo a trovare un posto fisso in prima linea nelle serate mondane, finendo inevitabilmente (e forse suo malgrado) risucchiato dai vizi dello star-system e da una sorte ineffabile. Amatissimo dal pubblico femminile, all'apice del successo, Hutchence è sempre sotto la luce dei riflettori e sulle copertine delle riviste rosa per le tante relazioni con donne famose. Spopolano sui rotocalchi le relazioni con la popstar conterranea Kylie Minogue e con la modella danese Helena Christensen, ma a fare notizia davvero sarà la liaison intrecciata negli anni 90 con la presentatrice della Tv britannica Paula Yates, mentre questa era ancora sposata all'ex-leader dei Boomtown Rats e curatore del Live Aid, Bob Geldof.
I due allacciano una intensa relazione e insieme danno alla luce una figlia, Tiger Lily, nel 1996, ma di lì a breve saranno accomunati entrambi da un comune tragico destino. La mattina del 22 novembre 1997, infatti, mentre gli Inxs sono impegnati in un tour mondiale che avrebbe dovuto concludersi proprio in Australia, Michael viene trovato impiccato nella sua stanza dell'hotel Ritz-Carlton in Double Bay, a Sydney (oggi Stamford Plaza). C'è chi pensa subito a un suicidio, ma le perizie sul corpo del cantante, la mancanza di un biglietto di commiato e il fatto che il corpo fosse stato trovato nudo suggeriscono l'ipotesi più credibile di un tragico gioco di auto-erotismo finito male.
La bara di Michael Hutchence viene portata fuori dalla cattedrale di St. Andrew dagli altri membri della band e dal fratello minore Rhett sulle note di "Never Tear Us Apart". Solo pochi mesi prima, oscuro presagio, l'amico Simon Le Bon gli aveva dedicato "Michael You've Got A Lot To Answer For", inserita nell'album "Medazzaland" del 1997 (proprio per il suo tema delicato e toccante, dal vivo verrà proposta solo una volta dai Duran Duran, con Simon Le Bon che scoppierà in lacrime sul palco durante l'esecuzione).
Tempo dopo anche gli U2 vogliono omaggiarlo e scrivono per lui "Stuck In A Moment You Can't Get Out Of", contenuta nell'album "All That You Can't Leave Behind".
Paula Yates, invece, dopo aver tentato il suicidio nel '98, troverà la morte nel 2000 per un'overdose di eroina. La piccola Tiger Lily viene presa in custodia proprio da Geldof.

Il posto di Michael Hutchence nella band sarà per una breve periodo ricoperto da Jimmy Barnes, mentre nel 2000, in occasione della cerimonia d'apertura delle Olimpiadi che in quell'anno si tengono proprio a Sydney, gli Inxs si affidano alla voce di Terence Trent D'Arby. Ma la sostituzione di Michael per gli australiani è questione d'interesse nazionale, tanto che nel 2005 nasce il reality-show itinerante Rock-Star Inxs per la Cbs, dove 15 aspiranti vocalist si sfidano a colpi di canzoni: dopo 11 settimane la spunterà il canadese J.D. Fortune, che reinterpretando "You Can't Always Get What You Want" dei Rolling Stones e "What You Need" degli Inxs prevarrà sugli altri contendenti.
Ma non è una cosa seria. Con J.D. Fortune alla voce, la band nel 2005 pubblica Switch, sorta di revival buono soltanto per i discografici più accaniti. L'album contiene il singolo "Pretty Vegas", che però passa del tutto inosservato.

Nel 2010 esce Original Sin, ultima produzione ufficiale a firma Inxs: si tratta di un'antologia/tributo che contiene dodici tra i grandi classici della formazione australiana, ognuno dei quali viene completamente stravolto e reinventato in collaborazione con alcune guest-star d'eccezione. I ritmi sono notevolmente rallentati ma l'album si presta ad un ascolto tutto sommato piacevole senza troppi alti né bassi. Da apprezzare le delicate versioni in lingua francese di "Never Tear Us Apart" (riuscito duetto Ben Harper/Mylène Farmer) e "Mystify" (graziosa interpretazione della chanteuse Loane), mentre riesce solo a metà la rilettura in chiave trip-hop di "Mediate" affidata al guru del Bristol-sound Tricky. Sorprende invece l'elegante rivisitazione a tinte r'n'b del brano "Kick": le atmosfere raffinate, l'accuratezza degli arrangiamenti e il gradito ritorno alla voce dell'ex bimba-prodigio Nikka Costa aggiungono più di un pizzico di rammarico a questa bella pagina di musica (e non solo) che si sta malinconicamente chiudendo.

Ma neanche con Original Sin cala il sipario in maniera definitiva sulla storia della band. I reduci, infatti, proseguono la loro strada, ancora con J.D. Fortune alla voce nel tour per promuovere l'album-tributo, quindi con un nuovo frontman, il cantante nordirlandese Ciaran Gribbin, nelle successive tournée mondiali del 2011. Nel frattempo esce anche un nuovo brano, "Tiny Summer", edito in streaming sul loro sito ufficiale.

Ma cosa rimane degli Inxs? Dopo gli Ac/Dc gli Inxs sono la band australiana ad aver venduto più dischi nel mondo. Come da copione, la morte di una star determina inevitabilmente il proliferare delle vendite, ma anche di sentimenti e leggende che talvolta portano, anche inconsapevolmente, a dare eccessivi valore e importanza a quella che altro non è che una delle tante storie del rock. Ma tutto questo, nel caso di Michael Hutchence, non fa altro che aumentare il rimpianto per quello che rimane uno dei vocalist più appassionati, autentici e amati dell'ultimo trentennio.

Inxs

Il peccato originale dell'era wave

di Giuseppe D'Amato

Con una carriera trentennale e oltre 40 milioni di dischi venduti, gli australiani Inxs hanno saputo scrivere una delle pagine più brillanti e divertenti degli anni Ottanta, riuscendo a fondere energia rock, ritmi dance e ammiccamenti funk. Dai pub di Sydney alla scalata delle classifiche, riviviamo allora la parabola della band dei fratelli Farriss e del loro leader Michael Hutchence, che ha ..
Inxs
Discografia
 INXS (with Michael Hutchence)

 

  

 

 INXS (Deluxe Records, 1980)

6,5

 Underneath The Colours (Deluxe, 1981)

6

 Shabooh Shoobah (Wea, 1982)

7

The Swing (Wea, 1984)

7,5

 Dekadance (cassette only, antologia, Wea, 1984)

 

 Listen Like Thieves (Wea, 1985)

6

Kick (Mercury, 1987)

8

 X (Mercury, 1990)

6,5

 Live Baby Live (live, Mercury, 1991)

7

 Welcome To Wherever You Are (Mercury, 1992)

6,5

 Full Moon, Dirty Hearts (Mercury, 1993)

5,5

 The Greatest Hits (antologia, Mercury, 1994)

 

 Elegantly Wasted (Mercury, 1997)

4,5

The Years 1979-1997 (doppio cd, antologia, Mercury, 2002)

 

 The Very Best Of INXS (antologia, Petrol Electric, 2011)

 

 

 

 MAX Q

 

  

 

 Max Q (Mercury, 1989)

 

 

 

 MICHAEL HUTCHENCE

 

  

 

 Michael Hutchence (V2 Records, 1999)

 

 

 

 INXS (with J.D. Fortune)

 

  

 

 Switch (Epic, 2005)

5

 

 

 INXS (with guests)

 

  

 

 Original Sin (Petrol Electric, 2010)

6

pietra miliare di OndaRock
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