Trembling Bells

The Sovereign Self

2015 (Tin Angel Records) | acid-folk

Troppo spesso sottovalutati, i Trembling Bells consegnano il loro progetto definitivo: un album di acid-folk nel quale l’apoteosi creativa che era dietro l’angolo, e che i quattro capitoli precedenti avevano anticipato e promesso, viene alla luce in tutto il suo splendore.
Alex Neilson mette ancora più a frutto la sua esperienza di musicista free-jazz, modellando un incastro sonoro ricco, complesso, quasi ai confini dell’immaginazione.
Li hanno soprannominati i Jesus & Mary Chain del folk, ma non è stato difficile scorgere nella loro trionfante ascesa creativa l’anima dei Velvet Underground e l’incoscienza dei Sonic Youth, oltre alle inevitabili comparazioni coi grandi protagonisti della scena folk-rock inglese, come gli Steeleye Span o l'Incredible String Band. Inoltre, non hanno mai disdegnato le ambizioni della psichedelia e del progressive-rock più colto, riesumando Yes e King Crimson in alcune delle pagine di “The Constant Pageant”; ora è la volta del dark e del kraut-rock, ultimi elementi assimilati nelle trame sempre più fitte delle loro composizioni.

Bastano i quasi otto minuti dell’iniziale “‘Tween The Womb And The Tomb” per comprendere quanto “The Sovereign Self” sia un album multiforme dal fascino non immediato, anzi ostico, oscuro: la voce da soprano di Lavinia Blackwall è più tenebrosa e tormentata che mai, in un solo attimo Nico, Siouxsie e Grace Slick trovano la loro erede universale, mentre chitarre in stile kraut, echi di country-western e tastiere alla Vanilla Fudge alimentano la catarsi gotica di una delle creazioni più intense e trionfali del gruppo.
Ispirato dalle tragedie greche, ma anche dai personaggi che capeggiano nella copertina realizzata con pitture della vocalist Lavinia, il quinto album dei Trembling Bells cambia ancora una volta le carte in tavola. Il suono ruvido e mai carezzevole stravolge le regole, con una sequenza di idee, atmosfere e stili. Anche la psichedelia West Coast entra nel loro canzoniere, evocando la furia dell’acid-rock nella cavalcata inarrestabile di “Killing Time In London Fields”, che non manca di tingersi di space-beat e lounge.

Ma è nell’ipnotico freak-folk di “O, Where Is Saint George?” che la band raggiunge la completa maturità lirica, celebrando la tradizione popolare della Cornovaglia e della cittadina di Padstow. Neilson intona un catartico folk ricco di armonie modali, esaltando il romanticismo e la forza della ritualità pagana.
Quello che veramente sconvolge e appassiona in “The Sovereign Self” è la continua citazione culturale e musicale di elementi che sembrerebbero alieni al folk contemporaneo. In “Bells Of Burford” ci sono gli Iron Buttefly, i King Crimson, Arthur Brown, i Velvet Underground, i Blue Cheer, i Neu e i Trees, ma non regna la confusione; piuttosto l’inquietudine, la stessa che a volte animava Captain Beefheart, e che ritorna ancor più festosa e incontrollabile in “(Perched Like A Drunk On A) Miserichord”.

Non fatevi ingannare dall’apparente gentilezza della quasi dylaniana “The Singing Blood” che pur nasconde profonde amarezze, né dal fascino medievale del madrigale di “Sweet Death Polka”. I Trembling Bells non amano i capricci del pop-folk, né inseguono il rigore del folk tradizionale, nella loro musica c’è spazio per un sorriso e per la tragedia: vita e morte, sacro e profano sono trattati alla stessa stregua.
Tra le costanti citazioni e richiami che animano la loro escursione acid-folk, i Trembling Bells accennano anche le note di “Width Of A Circle” di David Bowie, incastrandole nella danza heavy-folk di “I Is Someone Else”, dove avviene una curiosa ibridazione tra Deep Purple, Fleetwood Mac e Man, il tutto cosparso di effluvi prog.

“The Sovereign Self” è un album ingombrante, quasi eccessivo nella sua complessità creativa. Ogni brano è un nugolo di infinite idee e soluzioni strumentali e armoniche incastonate alla perfezione. La passione, l’amore e le sue tribolazioni sono il fulcro dei testi, quasi un melodramma moderno, figlio di un glorioso passato letterario e sonoro.
Spesso impenetrabile, cacofonica, la musica dei Trembling Bells è un’esperienza percettiva unica e irripetibile, priva di compromessi nonostante l’evidente fascinazione retrò. In “The Sovereign Self” si percepisce una libertà emotiva che è simile a un orgasmo doloroso, un tour de force di sensazioni che rischia di travolgere l’ascoltatore o lasciarlo indifferente.

(20/11/2015)



  • Tracklist
  1. 'Tween The Womb And The Tomb 
  2. O, Where Is Saint George? 
  3. Killing Time In London Fields 
  4. Sweet Death Polka 
  5. Bells Of Burford 
  6. The Singing Blood 
  7. (Perched Like A Drunk On A) Miserichord 
  8. I Is Someone Else


Trembling Bells su OndaRock
Recensioni

TREMBLING BELLS

Wide Majestic Aire

(2016 - Tin Angel)
Un ritorno alle radici per la band di Alex Neilson

TREMBLING BELLS

The Constant Pageant

(2011 - Honest Jon's)
Il folk straziato dell'ensemble scozzese incrocia i Velvet Underground

TREMBLING BELLS

Abandoned Love

(2010 - Honest Jon's)
Dimenticate la mestizia del folk revival, sono arrivati i Jesus & Mary Chain del folk

Trembling Bells on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.