Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 72

AA.VV.
zendensanZENDEN SAN - Daily Garbage (2017, Karma Conspiracy Records)
math-core, funk

Paragonabili sin dai primi istanti dell'iniziale "Bang" ai Primus di Les Claypool, l'atipico duo basso e batteria formato da Alessandra Fiorini e Fabrizio Giovampietro si distingue per una proposta musicale che riesce a coniugare con grande naturalezza metal e funk. Dieci tracce interamente strumentali compongono un esordio che inevitabilmente accosta i due musicisti cremonesi a Zu e Fuzz Orchestra fra le realtà di casa nostra. Qualche inserto elettronico, l'attitudine a collocare lievi rimandi jazzy (in "Life Of Pavement" potrete individuare una pazzesca fusione di funk e jazz) e frequentissimi stop & go completano l'arcobaleno creativo dei Zenden San, ottimi strumentisti con una visione decisamente trasversale e fuori dagli schemi. Musica non per tutti, ma per la quale in molti potrebbero perdere la testa. Ma soprattutto musica coraggiosa, resa ancor più accattivante dal basso minutaggio di gran parte dei brani (Claudio Lancia 7/10)


sarahdietrichSARAH DIETRICH - Una storia mia (2017, Modern Life)
songwriting

Già incrociata dalle parti degli Ardecore, e con in curriculum un'importante collaborazione con la band folk inglese Current 93, Sarah Dietrich giunge all'esordio solista. Prodotto da The Niro (che suona anche quasi tutti gli strumenti) e Michele Braga, "Una storia mia" conta otto tracce arrangiate con eleganza e raffinatezza, in costante equilibrio fra tradizione e modernità. Un lavoro morbido e a tratti confidenziale, nel quale anche quando i ritmi si impennano (la trascinante "Implacabile") l'amore resta saldamente al centro della trattazione, racchiuso in piccole fragilissime storie raccontate con la giusta autorevolezza e un songwriting già maturo e convincente. L'ennesima nuova presenza in una scena romana che sul versante femminile negli ultimi anni ha regalato tantissime belle sorprese. Andrea Ruggiero (Operaja Criminale, Micah P. Hinson e tantissimo altro) ci mette il violino nella struggente conclusiva "Costellazione", tanto per regalare qualche ulteriore emozione in più (Claudio Lancia 6,5/10)


ibotaniciI BOTANICI - Solstizio (2017, Garrincha)
emo

I Botanici, campani (base a Benevento), sono un quartetto formato da Mirko "Fons" Di Fonso, Gianmarco "Il Ciani" Ciani, Antonio "Toni" Del Donno e Gaspare "Gas" Vitiello", rispettivamente chitarre (e voci), basso e batteria. Il giovane combo dà voce alle proprie pulsioni con "Solstizio", praticamente una versione migliorata ed espansa delle tre tracce di "Demo in ciabatte" (2015). E' un disco che mostra subito le proprie carte, a partire da una perla di post-rock melodico come "Solstizio d'inverno" (epica evoluzione chitarristica con una piccola formuletta declamata in sottofondo), e poi con power-pop che non potrebbero essere più classici, "C'avremo tanto da fare", "Non ci si abitua mai", "Amori botanici", ma che - al contempo - importano elementi di fascino, nuove progressioni imperiose e tempestose, momenti crepuscolari, ritornelli muti e cambi di tempo. E poi si va in un piano inclinato, o meglio si torna in pianura, attraverso folk-rock sempre meno tempestosi. A parte dunque la seconda metà appena ascoltabile, e un'ispirazione che è ancora più furia cieca che reale fuoco, possiede fibra, canzoni che non sbracano troppo, un'atmosfera di certo prevedibile ma che tende a zigzagare con inquietudine. Cameo di due quinti de Lo Stato Sociale (Alberto Guidetti, anche co-produttore, e Enrico Roberto), ma lo sprint lo dà la chitarra aggiunta di Nicola Roda in "Solstizio d'inverno" (Michele Saran 6/10)


124c1a124C41+ - ODE (2017, Dreamingorilla)
drone-metal

Primo vero album secondo le intenzioni; alla realtà dei fatti, è solo un'altra goccia dell'ambiziosa, solenne parsimonia del complesso ternano, una sola traccia di 24 minuti in 6 parti, marcate tra loro dal silenzio. "ODE" attacca con un adagio sinfonico rarefatto, per folate, mareggiate, lampi, tutto alla moviola. Dopo una breve pausa, un piano lugubre Chopin-iano fa aumentare l'enfasi. Arrivati ai 10 minuti, il fuoco si spegne e nel vuoto assoluto rimangono solo rintocchi sbiaditi, distantissimi di piano. Fin qui è un'altra gran dimostrazione della maestria in divenire dei 124C41+ (nome in codice per "one to foresee for one another"), più che mai interessati alle architetture plastiche del suono, a un chiaroscuro levigato (più scuro che chiaro) e poco al riff. La seconda parte, invece, li smentisce, vagando senza meta in uno sludge-metal un tantino melodrammatico e privo di una vera direzione. Dopo un "Ep" (2015) e il singolo "Mors/Orde" (2016), una prova un po' stentata ma di certo impressionante, anche per l'esperienza multimediale che la sottende, con diapositive allegate nel booklet per ogni momento topico della suite, e una gran co-produzione (Dreamingorilla, E' Un Brutto Posto Dove Vivere, Insonnia Lunare, Astio Collettivo, Stay) (Michele Saran 6/10)


sarahstrideSARAH STRIDE - Schianto Ep (2017, autoprodotto)
songwriting, alt-pop

Quattro tracce racchiuse in un Ep che delinea alla perfezione la personalità della giovane cantautrice milanese, in grado di far collidere la tradizione melodica autoctona (con particolare attenzione alle voci femminili degli anni 70, da Nada alla Bertè) con elaborati tappeti electro-industrial. Ma nulla "stride", tutto funziona alla perfezione, con naturalezza, in un intreccio egregiamente sublimato fra le pieghe de "Il figlio di Giove", il brano più riuscito del lotto: incedere epicamente wave, lievi richiami alla cultura rave sulla seconda strofa e un ritornello che "apre" di brutto. E' invece indie-pop sopraffino quello che emerge dalla conclusiva "Megasentimento". Più intimiste "Schianto" e "I barbari". Producono Kole Laca de Il Teatro degli Orrori e Manuele Fusaroli. Sono soltanto quattro canzoni, ma se Sarah continuerà in questa direzione riuscirà a togliersi non poche soddisfazioni. Aspettiamo l'album con grandissima curiosità (Claudio Lancia 6/10)


stramareSTRAMARE - Non Preoccuparti Ep (2017, Kobayashi)
songwriting

Il ventenne Matteo Palazzolo di Cirié (TO) giunge al debutto discografico dopo alcuni anni di gavetta, tra concerti e partecipazioni a concorsi musicali. Queste cinque canzoni sono caratterizzate da uno stile in equilibrio tra un minimalismo che ricorda il primo Dente e una dolcezza che rimanda alle atmosfere del cantautorato pop svedese contemporaneo. Melodie molto aperte e immediate, voce gentile e che comunque non manca di consistenza, testi venati di un'agrodolce malinconia. Il tutto scorre piacevolmente, grazie a un'indubbia freschezza e facilità d'ascolto, ma, per ora, non si va al di là di questo. Né dal punto di vista del songwriting puro, né da quello dell'interpretazione e realizzazione dei brani, si notano particolari sussulti, spunti che facciano scorgere un talento fulgido. In ogni caso, l'Ep è formalmente impeccabile e si lascia ascoltare, quindi, come prima prova, può andare bene così. Vedremo se il futuro ci riserverà un miglioramento (Stefano Bartolotta 6/10)


luoghicomuniLUOGHI COMUNI - Blu Ep (2017, Phonarchia Dischi)
alt-rock

Di Grosseto, il terzetto dei Luoghi Comuni propone, con il breve "Blu", dapprima un lato relativamente irruento, da "Vinavil", stomp bombastico ma governato da uno strimpellio acustico, a "Tra noi due", boogie che quasi cita John Lee Hooker, fino a "Scappa", la più articolata e quasi sofferta. In seconda battuta vengono i momenti confessionali. "Blu" sterza verso il tono da filastrocca, anche se di fatto è una answer-song alla "Ma il cielo è sempre più blu" di Rino Gaetano. "Affilate le lame" è una ballata nella migliore vena Battisti-iana, con un passo rarefatto che si sviluppa in un refrain proprio spezzettato, ma "Aurora" sposta di una tacca il livello, sia nella ricercatezza di equilibrismi acrobatici, sia nella tematica di dramma. Seguito del primo Ep "Chi ben comincia" (2015). Suonato senza sbavature, dosando i pochi colori della tavolozza con eleganza, soprattutto forte di una forma-canzone snellamente manomessa da motti spesso in coro e spesso semplicemente giustapposti tra loro, a creare un lieto disorientamento. Echi di emo-core, canzone di protesta, revival blues. Produzione: Nicola Baronti (Zen Circus, Pan Del Diavolo, Etruschi From Lakota) (Michele Saran 6/10)


kamalKAMAL - 2017. Aborigeni italiani (2017, autoprodotto)
songwriter, folk-rock

Nativo della Val Camonica, Carlo Bonomelli vara con decisione il nomignolo Kamal - dopo il progetto di happening improvvisativo Delirivm Maximvm Extramvm (2007) -, più che col primo "La bacchetta magica e altre storie" (2013), grazie al lungo ciclo di canzoni che gli fa da seguito, "2017. Aborigeni italiani". Nel canto, Bonomelli importa stilemi di Bennato, Fossati, Vecchioni ("Valle", omaggio alla terra d'origine) e qualcosa del canto allungato di Ferretti ("Cartoni animati"), inoltrandosi anche alla cadenza del periodo per l'infanzia di Sergio Endrigo, per renderla un affare quasi professionale: il rap acustico di "Aborigeni italiani" e la più melodica serenata a sé stesso di "Distanze". In questo scenario, un ritratto campestre alla "Desire" di Bob Dylan, "La via di mezzo", è quasi inevitabile. Gli arrangiamenti acustici - supportati da un buon violino che gli fa da spalla - puliti e talora anche ficcanti, si permettono il lusso di ampliare lo spettro dei generi, con la quasi appalachiana filastrocca "Sui monti" e la cubana "Noia", e le poche elettrificazioni, da "Psychotarantadark" allo skiffle "Che senso ha?", hanno una funzione simbolica: rivelano un'anima nostalgica. Anche se mantengono un discreto standard d'ispirazione, le canzoni stroppiano in chiusa cedendo alla retorica. Qui si salvano "Amore e guerra", mezzo coro alpino e mezzo stornello da pub, e in parte una pizzica mista a esorcismo idealistico che risuona in lontananza, "La pillola anticrisi 2017", la chiusa. In ogni caso, pezzo dopo pezzo e a costo di ripetersi, l'autore ottiene l'intento di trasmettere a forza la sua visione anarco-romantica della vita. Rustico ma non ruspante, poetico ma con sicura empatia per l'ascoltatore. Registrato alla Taverna Studio di Provaglio d'Iseo. Retrocopertina: "Senza titolo" (2010-11) di Sirio Boccanelli (Michele Saran 6/10)


figedemarFIGÈ DE MAR - Come Un Navigante Ep (2017, autoprodotto)
rock, songwriting

Quintetto di La Spezia nato nel 2012, i Figè De Mar arrivano all'EP d'esordio mettendo insieme la passione per De André e De Gregori da un lato e per sonorità rock d'Oltreoceano dall'altro. Cinque canzoni caratterizzate da limpidezza melodica, sonora e vocale, con la chitarra che rappresenta l'asse portante del suono e la tastiera che ricama sotto di essa per dare il necessario dinamismo. Non mancano ulteriori variazioni sonore, come un flauto in "Dove" che rimanda ai Modena City Ramblers. I testi rappresentano i classici spaccati di vita in una realtà migliorabile ma alla quale, in fondo, si è affezionati. Venendo al giudizio di merito, le canzoni suonano bene, ma, al momento, sono carenti dal punto di vista della personalità. La band stessa parla di questo debutto come "un punto d'arrivo di quanto fatto finora, ma anche un punto di partenza", per cui probabilmente c'è la consapevolezza di dover sviluppare uno stile più proprio. Rimaniamo, quindi, in attesa delle prossime mosse (Stefano Bartolotta 6/10)


neuromantNEUROMANT - Cyberbirds (2017, autoprodotto)
alt-rock

Il quartetto umbro dei Neuromant, giovanissimo e fresco di contest, debutta sulla lunga distanza con "Cyberbirds". L'attacco e il respiro di "Trees Of Teeth" sono genuinamente sinfonici, ma poi tutto si riduce a una ballad Coldplay. Un tipico clima sardonico-circense, in "Penguin's Parade", sentori Sigur Ros in un melos a pinnacolo, "Dreaming Water", il ricorso alla mini-suite progressiva Radiohead-iana, nella title track e "All The Crazy Voices", sembrano davvero al di sopra delle loro attuali capacità. Meglio allora tornare alla ballata brit-pop non indegna dei Manic Street Preachers ("Leaving Souls", Cold Wind Fat World"). Mancano carisma e autonomia, e l'esecuzione, quindi, s'affloscia nelle sabbie mobili del deja vu all'ennesima potenza. Il lavorio di tastiere ha comunque modo di affiorare: se ne apprezzano il ricamo, i registri variabili, la duttilità (Michele Saran 5/10)

 

Playlist
ZENDEN SAN - Daily Garbage (2017, Karma Conspiracy Records)
SARAH DIETRICH - Una storia mia (2017, Modern Life)
I BOTANICI - Solstizio (2017, Garrincha)
124C41+ - ODE (2017, Dreamingorilla)
SARAH STRIDE - Schianto Ep (2017, autoprodotto)
STRAMARE - Non Preoccuparti Ep (2017, Kobayashi)
LUOGHI COMUNI - Blu (2017, Phonarchia Dischi)
KAMAL - 2017. Aborigeni italiani (2017, autoprodotto)
FIGÈ DE MAR - Come Un Navigante Ep (2017, autoprodotto)
NEUROMANT - Cyberbirds (2017, autoprodotto)
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