Baustelle

Sussidiario illustrato della giovinezza

2000 (Baracca&Burattini/Edel) | alt-pop, indie-rock, songwriter

Voglio essere Gainsbourg
(da "Il musichiere 999")
Anni Novanta. Montepulciano, provincia toscana, terra ricca di storia, di buon vino, e di giovani che cercano di far trascorrere in qualche modo quelle giornate scarne tutte uguali. In estate magari ci scappa una puntatina verso il mare, zona Follonica, ma le domeniche passate a studiare e a santificare le feste nella "provincia cronica" sono di una noia mortale. Si inganna la monotonia provando a beccare la tipa più carina, e a Francesco Bianconi un pomeriggio il colpaccio della vita capita davvero. Anche se non proprio in senso sentimentale.
Sta cercando da tempo di unire i puntini di un ardito disegno: far funzionare il suo progetto di band, un work in progress che procede con lentezza, al quale è evidente manchi ancora qualcosa. Amici comuni accompagnano una giovanissima e oltremodo timida Rachele Bastreghi  a fare un provino: è molto carina, ha una bella voce, suona la chitarra e anche il pianoforte. Immediata scocca la scintilla, un colpo di fulmine artistico: è proprio la personalità che mancava per chiudere il cerchio, la presenza femminile in grado di dare slancio ai testi di Francesco, ora interpretabili a due voci. I Baustelle  sono finalmente pronti per presentarsi al mondo, e pensare in grande...
Posso solo esistere/ In eterno vivere
Senza avere gli attimi/ Degli amanti giovani
(da "La canzone del parco")
Senza la sentita interpretazione di Rachele, una traccia come la commovente "La canzone del parco" non sarebbe mai stata la stessa. Un brano costruito in due sezioni contrapposte: nella prima - più glaciale, con quella linea cantata genialmente spezzettata - viene descritta la situazione amorosa di una giovane coppia che si incontra dopo la scuola; nella seconda, impreziosita da un crescendo che toglie il fiato, la scena è osservata dal punto di vista della natura circostante, di un albero in particolare, che rimpiange di non poter vivere le medesime sensazioni, il medesimo coinvolgimento dei due innamorati.
Nell'architettura delle canzoni che i Baustelle stanno provando, Rachele si occupa prevalentemente di tastiere e cori, ma la sua voce è protagonista anche in "Gomma", un potenziale singolo ammazza-classifiche che narra con clamorosa efficacia il caos emotivo provocato dagli amori adolescenziali. "Vorrei scambiare i miei Le Ore con te" o "Avrei bisogno di scopare con te" sono i primi slanci liberatori di una poetica che saprà sempre unire soluzioni ricercate ad altre più "volgari", o meglio, "popolari". "Gomma", così come "La canzone del parco", resterà per sempre fra i pezzi più amati dei Baustelle, densa com'è di slogan che finiranno trascritti prima nei diari degli studenti delle scuole superiori e poi - qualche anno più tardi - nelle pagine social di mezza Italia. Sì, quello di Rachele è stato un gran bell'acquisto.
Tremavo un po' di doglie blu
E di esistenza inutile
Vibravo di vertigine
Di lecca-lecca e zuccheri
(da "Gomma")
"Il sussidiario illustrato della giovinezza", già lo si sarà percepito, è un disco che riflette anzitutto i pruriti tipici dell'età adolescenziale: la scrittura di Bianconi crea, strofa dopo strofa, il romanzo erotico dei giovani Baustelle, che prende il via dagli sfocati ricordi d'infanzia narrati ne "Le vacanze dell'ottantatre", dove un'introduzione plasticosamente sintetica tele-trasporta l'ascoltatore dritto nei primi anni 80. Francesco, su un ritmo di bossanova, si rivede ragazzino in colonia al mare, a osservare i più grandi, ancora senza malizia. Nostalgie temporalmente estranee al reale universo anagrafico di Bianconi, ma perfette per coinvolgere una fetta di pubblico con qualche anno in più, che rivive nostalgicamente nelle scene richiamate dal testo e in quella musica gradevole e lasciva.
Sono canzoni che lasciano il segno, quelle che finiranno nel "Sussidiario", che decollano in maniera istantanea, grazie a melodie efficaci e ritornelli killer. Canzoni pop, ora aggressive, ora intensamente romantiche, che raccolgono un ampio ventaglio di influenze: dall'easy listening venata di exotica degli anni 60 al britpop dei 90, passando attraverso la scuola dei cantautori e una spolveratina electro retrò. Una scrittura sensibile, visionaria, a tratti bizzarra, forte di una leggerezza che non scade mai nella banalità, che si consoliderà negli anni a venire in quello stile raffinato e riconoscibile attraverso il quale Bianconi si guadagnerà stima e autorevolezza nel ruolo di autore, anche conto terzi. Oltre a lui, l'architetto sonoro del progetto è Fabrizio Massara, l'amico con la fissa per l'elettronica, il manipolatore di suoni capace con le proprie workstation di elaborare e cucire un vestitino electro-pop alla vena da modern chansonnier di Francesco. Un idillio artistico che si rivelerà di breve durata, ma ricchissimo di soddisfazioni, indispensabile per spianare la strada all'innesto di un'architettura pop sulle alte aspirazioni autorali di Francesco.
Antiomologata adolescenza torbida
Meglio di dovere lavorare in fabbrica
(da "Sadik")
L'erotismo si cela ovunque: persino quando si narra del genitore anti-moderno di provincia tipico di quegli anni, come il papà rappresentato in "Sadik", che in gioventù, negli anni 60, divorava fumetti erotici. Erotismo che si consuma nei rapporti occasionali, fugaci e clandestini di "Io e te nell'appartamento". Erotismo incontenibile nel corpo di "Martina", quella voglia di crescere che la fa imbattere in errori formativi, in amori sbagliati, in inaudite sofferenze che seguono incontri progettati solo per combattere la solitudine.
Francesco conosce bene l'importanza di saper scegliere un titolo, e "Sussidiario illustrato della giovinezza" si rivela il più evocativo possibile per definire un raccoglitore di dieci lucidissime istantanee sull'avventuroso e complicato periodo dell'adolescenza. Una felicissima intuizione, il filo conduttore per dieci esperienze poste in sequenza come fossero la sceneggiatura di un film, tasselli che svelano il grande amore di Bianconi per il cinema, evidenziato da una moltitudine di riferimenti: Pietrangeli, Morricone, Dario Argento, Mario Bava, "La vita agra". C'è persino una traccia che si intitola "Cinecittà", dove Francesco affronta un provino, scoprendo con grande imbarazzo che trattasi di un ruolo per una pellicola (ma guarda un po'...) erotica. Il citazionismo spinto resterà per sempre croce e delizia della poetica baustelliana, ossigeno per i detrattori che non riusciranno a decodificarne in maniera corretta la portata e il significato: non soltanto omaggio spassionato (e tutt'altro che celato), ma anche ardito obiettivo estetico verso il quale slanciarsi.
Incontri per solitudine
Mascara denso per nudità
Piccole catastrofi per minuti intimi
Tutto ciò significa scavare in profondità
(da "Martina")
Francesco, come ogni ragazzo degli anni 90, adora sia il grunge di Seattle che il nostro rock "alternativo", quello di Marlene Kuntz, Csi, Afterhours, Diaframma e di tutte le band che seppero dimostrare come poter cantare musica rock in italiano in maniera credibile, senza rendersi ridicoli. Le trame chitarristiche di Claudio Brasini che finiscono dentro la già citata "Martina" (ma anche in "Sadik"), accompagnate da certe inflessioni del cantato che ricordano quelle di Cristiano Godano, fanno sì che i primi Baustelle siano "accettati" non soltanto da tutti i teenager che si sentivano perfettamente rappresentati da quelle canzoni, ma anche da un certo pubblico più "esigente", quello che non si rispecchia nelle classifiche di vendita, ma ricerca i propri miti scavando negli anfratti meno a portata di mano della musica indipendente.
Del resto la giovinezza descritta nel "Sussidiario" non è soltanto romantica, spiritosa e decadente, ma svela anche un lato "torbido", agganciato attraverso un approccio "lieve", come nel caso di "Noi bambine non abbiamo scelta", o decisamente più tormentato, denso di maledettismo, come nella traccia decisiva del disco, "La canzone del riformatorio", atroce storia di un ragazzo che finisce dietro le sbarre per un episodio di violenza nei confronti della propria amata. Costruito su un'aria che ricorda molto da vicino "Disco 2000" dei Pulp, il brano svela azioni che possono far tanto male, lasciando strascichi compromettenti e cicatrici indelebili.
Amore fra cinque anni dove andrò?
E tu chi sarai? E chi saremo noi?
(da "La canzone del riformatorio")
Bianconi adora sia i grandi compositori di area pop, quali Burt Bacharach e Phil Spector, sia i cantautori del secondo Novecento, in particolare italiani e francesi: Gainsbourg, Brassens, Brel, De André, Tenco, Battiato, Fossati. Nei suoi testi, in parte autobiografici, ama parlare delle proprie ambizioni, in particolare quella di voler provare a costruirsi un'immagine da moderno chansonnier, rifacendosi ai songwriter da lui ammirati: ne parla apertamente ne "Il musichiere 999", altra prova di grande spessore, sia testuale che musicale, con una delle tante riuscite code strumentali che nobilitano il disco. Versi come "Voglio essere Gainsbourg" e "Il tabacco di De André" non temono di mostrare obiettivi temerari. Poco più che ragazzino, già si divertiva a registrare su cassetta bizzarre musiche che immaginava utilizzabili per il grande schermo; sul retro di copertina del "Sussidiario" fa persino stampare la frase, tenera e profetica, "Baustelle è disponibile per colonne sonore".
Il "Sussidiario" non farà ancora assurgere i Baustelle a personaggi di fama nazionale, non ancora, per il momento resteranno un fenomeno esclusivamente underground, con pochi concerti all'attivo e non esattamente memorabili, ma spargerà quei semi destinati molto presto a germogliare in maniera rigogliosa. Nonostante la distribuzione quasi carbonara, raggiungerà comunque un discreto successo nel circuito indipendente, e con il passare del tempo consoliderà il proprio ruolo di cult record, conquistando favori trans-generazionali. Un esordio, quindi non privo di piccole ingenuità, ma quel suo essere costruito senza curarsi troppo delle mode del momento, gli consentirà di resistere bene al trascorrere degli anni.
Il tabacco di De André
E una fica come te
(da "Il Musichiere 999")
Prodotto da Amerigo Verardi per la piccola etichetta Baracca&Burattini, con i limitati mezzi di produzione che gli conferiscono un suono decisamente lo-fi, il "Sussidiario" diffonde quella deliziosa spontaneità in grado di far innamorare non soltanto gli ascoltatori ma anche molti critici e addetti ai lavori, conquistando il titolo di "Miglior Debutto dell'Anno" assegnato dalla rivista specializzata Il Mucchio Selvaggio. Il disco andrà velocemente fuori catalogo, divenendo introvabile fino al novembre del 2010, quando verrà finalmente ristampato. Oltre alla versione su cd, identica all'originale, sarà realizzato un sontuoso box commemorativo in edizione limitata, oggi quotatissimo, il "Cofanetto illustrato della giovinezza", curato graficamente da Alessandro Baronciani. Nel box, oltre alle edizioni in cd e - per la prima volta - in vinile, vengono inclusi un 10" contenente un demotape risalente al 1996, con cinque tracce fra le quali gli inediti "I ragazzi venuti dallo spazio" e "Nouvelle Vague", un 7" con nuove versioni riarrangiate di "Gomma" (per la quale sarà distribuito un nuovo videoclip) e "La canzone del parco", più un booklet di 24 pagine ricco di foto e illustrazioni.
Per l'occasione, venne allestito un tour celebrativo, per riempire lo spazio fra "I mistici dell'Occidente" e "Fantasma": un frangente di disimpegno fra i due progetti più cerebrali e complessi dei Baustelle. Dopo "Fantasma" sarà di nuovo pop scintillante, con i due volumi de "L'amore e la violenza". Un continuo mutare registro che diventerà la chiave di volta dell'espressività artistica di Francesco Bianconi, uno dei più sensibili, talentuosi e adorati cantautori della sua generazione. E non solo...

(22/11/2020)

  • Tracklist
  1. Le vacanze dell'ottantatre
  2. Martina
  3. Sadik
  4. Noi bambine non abbiamo scelta
  5. Gomma
  6. La canzone del parco
  7. La canzone del riformatorio
  8. Cinecittà
  9. Io e te nell'appartamento
  10. Il musichiere 999




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