“Made In USA” fu un disco minore dei Sonic Youth: registrato subito dopo “EVOL”, ne manteneva le medesime inquietudini, adagiate su territori sonori decisamente sperimentali.
Quasi interamente strumentale, fu concepito per la colonna sonora dell’omonimo film diretto da Ken Friedman, ma venne pubblicato ben otto anni più tardi rispetto alla pellicola, nel 1995, fra “Experimental Jet Set Trash And No Star” e “Washing Machine”, quando la formazione newyorkese aveva ormai consolidato il proprio status.
Quelle session di registrazione, svolte giusto trent’anni fa, furono particolarmente fruttuose, e oggi che la band è in stand-by a seguito della separazione avvenuta fra Kim Gordon e Thurston Moore si è rimesso mano agli archivi per recuperare quaranta minuti di sperimentazioni, aperti dagli ansiogeni landscape chitarristici non a caso intitolati “Ambient Guitar & Dreamy Theme”: quasi una soundtrack per la fine del mondo, un magma sonoro che sfora sovente nel rumorismo e nella ripetizione a oltranza di trame strumentali.
La batteria tribale che accompagna gli intrecci ai confini con l’industrial in “High Mesa”, il minimalismo di “Wolf”, l’approccio orrorifico di “Scalping”: tutto è pensato per fungere da commento alle immagini del film e lascia ben poco spazio alla fruibilità che i quattro eroi del noise-rock seppero assicurare in album come “Dirty” e “Goo”.
Qui si testano nuove vie, con la libertà di muoversi senza troppe costrizioni, ma la sensazione è che troppo spesso si giri a vuoto attorno a poche idee ripetute all’infinito. “Spinhead Sessions” è pertanto considerabile un lavoro diretto più che altro ai maniaci completisti, anche se, in un momento di fermo a tempo indeterminato della band, potrebbe diventare interessante per molti – almeno per coloro che ritengano i Sonic Youth una delle formazioni più importanti e influenti degli ultimi quattro decenni.
23/06/2016
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