Strokes

The New Abnormal

2020 (RCA) | indie-rock, synth-pop

Riascoltando i dischi degli Strokes degli anni 10 si è tentati di dar ragione ai detrattori, numerosi almeno quanto gli ammiratori, della band di Manhattan. "Is This It", lo sappiamo tutti, ha letteralmente segnato il corso del decennio precedente, inaugurando insieme a un altro paio di dischi (almeno a livello mainstream) la maledetta retromania teorizzata da Reynolds. Un disco semplice e necessario, immediato, trendy e segnante, l'ideale per aprire un decennio eternamente diviso tra sperimentazione e rivisitazione, rappresentando con riff secchi e guanti di latex la prima di queste due facce.
Ma poi? Dopo un sophomore decente con qualche mina che non avrebbe sfigurato nel disco precedente, poco o nulla. "Is this really it?". Diciamolo: sì, qualche lampo di genio a parte qua e là e, perlomeno a tratti, le carriere soliste di Casablancas e Hammond Jr. (il più fedele di tutti al revival garage-new wave dei primi Strokes), "this is really it".

Indovinare che gli Strokes, ormai tutti intorno alla quarantina, avrebbero realizzato un disco fresco come questo "The New Abnormal" sarebbe sembrato azzardato anche agli scommettitori più incalliti. Cos'è successo, dunque? Anzitutto va messo in conto che il talento del quintetto non è mai stato in discussione: non si cambia il corso di un decennio musicale accidentalmente. Mettici poi la consapevolezza che solo la mezz'età può portarti: siamo gli Strokes, e allora facciamo gli Strokes, affanculo evoluzioni autoreferenziali per convincere la critica (per giunta mai dolcissima con i newyorkesi). Mettici anche Rick Rubin, che quando si tratta di passare la lacca sui talenti sbiaditi è ancora una discreta garanzia (a meno che non si tratti di Lorenzo Cherubini).
Che ci saremmo ritrovati tra le mani un disco perlomeno interessante è stato via via più chiaro man mano che la band ha lasciato uscire i singoli che lo hanno anticipato. Prima "Bad Decisions", con la ritmica arzilla e l'alchimia tra le chitarre di Hammond Jr e Valensi contagiosa come un una volta, e i synth avvolgenti srotolati nei cinque minuti abbondanti di "At The Door" (l'esperienza di Casablancas con i Daft Punk appare in un brano come questo cruciale). Infine, definitivo segnale di un ritorno da tener d'occhio, la gioia strillata dai ponti di New York in "Brooklyn Bridge To Chorus", uno dei pezzi più catchy dell'intera carriera.

Un altro degli assi lo troviamo in apertura: "The Adults Are Talking". Quasi una rivendicazione, con le due chitarre che invitano un sintetizzatore per un ménage à trois di stratificazioni e cambi di tono. Qui e altrove, le trame di "The New Abnormal" sono più complesse e dinamiche di quanto i cinque ci avessero abituato, solitamente proprio grazie all'arsenale di tastiere vintage chiamato in causa ("Why Are Sundays So Depressing", "Selfless", "Ode To The Mets"). E quanto si è divertito Julian, derogando sovente dalla proverbiale cantilena che comunque ben si addice all'inedito cinismo di mezz'età sparso per i testi, per tuffarsi in avventurosi falsetti. Come nella torrida, bellissima "Eternal Summer", grandioso omaggio al rock radiofonico di un tempo (per la precisione a "The Ghost In You" degli Psychedelic Furs di cui riprende il refrain).

Nove brani per quarantacinque minuti. Ecco, qualcosa si guasta sul finale, con tre brani un po' pesanti, cui avrebbe giovato una sforbiciatina. Non un'esclusione però, dato che ciascuno di essi rifila almeno un dettaglio o uno sprazzo di irresistibile coolness - con una menzione d'onore per "Ode To The Mets", dedicata al baseball team del cuore di Casablancas. Mezzo punto in più per il tempismo. Perché "The New Abnormal" è il disco di cui gli Strokes, noi e la loro New York avevamo bisogno in questo momento. Una boccata d'aria fresca.

(13/04/2020)

  • Tracklist
  1. The Adults Are Talking
  2. Selfless
  3. Brooklyn Bridge To Chorus
  4. Bad Decisions
  5. Eternal Summer
  6. At the Door
  7. Why Are Sundays So Depressing
  8. Not the Same Anymore
  9. Ode to the Mets




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