Suede

Autofiction

2022 (BMG) | britpop

Confesso di aver avuto sempre una particolare predilezione per i Suede, autentici fuoriclasse del decennio più complicato e inquieto della storia della musica rock, gli anni 90. Un affetto che la band di Brett Anderson ha ripagato senza mezzi termini nel 2013, quando, sovvertendo tutte le regole dei comeback album, ha ripristinato il fulgore degli esordi.
Un trittico quasi perfetto - "Bloodsports", "Night Thoughts", "The Blue Hour" - ha certificato la ritrovata ispirazione della band inglese, abile nell'affrontare la maturità senza cedere il passo alla mancanza di immaginazione e audacia: funesta spada di Damocle per molti reduci di decantata fama. "Autofiction" è un'altra emozionante avventura, l'ennesimo atto di sfida dei Suede.

 

Accantonate le eleganti orchestrazioni e messi a tacere tutti i potenziali pretesti teorici, la band inglese scrive un altro incisivo capitolo della propria storia. A comporre questo nuovo vivido mosaico sono undici brani che trasudano urgenza e fisicità. Brett Anderson ha definito "Autofiction" l'album punk dei Suede, e ascoltando i riff possenti e quasi hard di "That Boy On The Stage" e le oscure trame della burrascosa "Shadow Self" (una versione speedy dei Cure di "Disintegration") è difficile non dargli ragione.
Tutto gira nel verso giusto, nel nuovo album della band londinese: Simon Gilbert picchia con convinzione e inaspettato rigore ("Black Ice") e anche quando cambia registro, ma non potenza, per lasciare spazio a graffianti riff chitarristici, la tensione resta alta ("Shadow Self"); da par suo Richard Oakes centra uno dei riff più travolgenti a marchio Suede ("15 Again") e tocca corde emotive punk-rock che sembravano sepolte, intercettando il passato fulgore di Siouxsie, David Thomas e John Lydon (l'aspra e tagliente "Personality Disorder").

"Autofiction" ha il piglio e il vigore di un esordio, come anticipato dal primitivo e robusto singolo "She Still Leads Me On", un brano che mette ancora una volta al centro della narrazione l'intenso rapporto emotivo di Brett Anderson con la defunta madre (era già successo all'epoca del primo pezzo scritto dalla band "The Next Life").
Nel rimettersi in gioco, i Suede non nascondono incertezze e dubbi esistenziali ("The Only Way I Can Love You"), si gettano nella mischia con slancio e sprezzo del pericolo ("It's Always The Quiet Ones"), fino a rasentare i vertici dell'epica post-punk nel ricco e ambizioso tripudio sonoro di "Turn Off Your Brain And Yell", tutto questo senza mai restare preda della routine.
Un ultimo ammissibile dubbio è volto alle due ballate presenti in scaletta, ma alla piacevole prevedibilità di "What Am I Without You?" risponde prontamente la struggente e corrosiva "Drive Myself Home", un vorticoso flusso emozionale che Anderson interpreta con una consapevolezza e una vulnerabilità che lasciano senza fiato.

 

A fronte di quanto finora raccontato, è comunque ardua la sentenza. Senza dubbio questo è il set di canzoni più rimarchevole e potente messo in atto dai Suede. Parallelamente prevedo il solito e lecito dissenso di molti fan e critici, delusi dall'apparente assenza di rivoluzioni semantiche e creative.
Per quanto ci riguarda, nessuna nuova, buona nuova: la band inglese continua a incidere nel solco di un pop colto e viscerale, restando ancora in prima linea. E il set di canzoni che compone "Autofiction" è destinato a resistere all'usura del tempo.

(07/09/2022)

  • Tracklist
  1. She Still Leads Me On
  2. Personality Disorder
  3. 15 Again
  4. The Only Way I Can Love You
  5. That Boy On The Stage
  6. Drive Myself Home
  7. Black Ice
  8. Shadow Self
  9. It's Always The Quiet Ones
  10. What Am I Without You?
  11. Turn Off Your Brain And Yell




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