Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 120 - Agosto 2021

di AA.VV.
01_lostkiLOST KIDS - SYNTETICO EP (autoprod., 2021)
soul-hop

Duo in quel di Roma che si propone come base di collettivo, i Lost Kids sono Morow (Flavio Strabbioli, strumentista e creatore) e Atoker (Gabriele Breccia, dj e produttore). A "Lost Tape" (2020), loro primo lascito, fa seguito una seconda uscita corta, "Syntetico". Da una "Foto mosse" carica di scosse elettro-analogiche si passa a un amarcord a passo ballabile e un carosello videogame in luogo del ritornello, "Playmobile"; dal ritornello ancor più squarciato di "Equilibrio" si arriva a una confessione ancor più "fiume" su chitarra folk atmosferica, "Benzodiazepine". Legato al durante e, ancor di più, al dopo pandemia da Covid-19, è un piccino concept scazzatamente "tabagista" che cita sigarette di qua e di là come contrappunti di una non-gioiosa rievocazione post-adolescenziale. Se esteticamente giochicchia sul ponte tra passatismo e "future" che fu della vaporwave, nell'espressione ha un suo buon cuore, introverso quanto si vuole ma vibrante. Impeto niente male e un paio di concessioni trap da palazzetto, tra cui una "Overdose" con assolo sborone di talkbox. Presentato in diretta su Twitch (Michele Saran, 6,5/10)


02_nazar_600NAZARIN - 1981 (Viceversa, 2021)
songwriter

Dopo "La mattanza dei diavoli" (2013) arriva finalmente un seguito per Salvo "Nazarin" Ladduca, cantante, chitarrista e cantautore che aveva già dato prova di padroneggiare un folk-rock puntuto e scuramente intimista, non poco poetico sia nella resa letteraria dei testi che nella loro mise sonica. Le nuove ballate Kerouac-iane proposte in "1981" sembrano sulle prime combaciarvi, a partire da una "Girotondo", con motivo e motto d'ispirazione noir-desertica, ma anche una "Dei mille incroci" d'estrazione tex-mex con "canto" di sirena elettronica. A stagliarsi, e condurre un percorso di quel tanto diverso, sono però invettive esaltate da qualche escursione stilistica tra le righe. "Davanti agli occhi", dal tempo ribattuto, quasi ballabile, e un refrain pop, l'ancor più dura "Genesi", e "Aspettando l'alba", si configurano come vere e sottaciute requisitorie, e vanno a implementare il proprio panorama artistico. Già ideatore e frontman dei Marlowe e collaboratore dei Blessed Child Opera di Paolo Messere, Ladduca per la sua rentrée come autore raduna un complesso altamente personale: Marcello Caudullo, elettrica, Enzo Ruggiero, basso, Pasquale De Fina, programmazione, Roberto Romano, sax, Pierpaolo Latina e Michele Musarra, tastiere, Max Pontrelli, pedal steel, e il fido Enzo Velotto, batteria. Anche un kamancheh suonato dalla colta iraniana Rana Shieh e una comparsata di Mauro Giovanardi. Prodotto dagli stessi De Fina e Musarra, è un disco politico per vie segrete, imbevuto di terra natia, della Sicilia tanto arcaica quanto futuribile alla maniera melodiosa e tecno-metafisica di Battiato. Sbrigliatezza avventurosa nella prima parte varata da un balletto strumentale mediorientale ("Bronte"), seconda ordinaria ma ancora di pregio ("Domani si parte" con chiusa visionaria) (Michele Saran, 6,5/10)


03_apne_600APNEA - STASI EP (Drown Within, 2021)
alt-metal

I pugliesi Apnea esordiscono con un Ep, "Stasi", introdotto da un buon pastiche tremebondo di nastri deformi, "Liberty Will Never Perish", che epitoma una certa voglia elettro-industrial. Le successive "Resina", "Underoath" e "Cul-de-sac" sono canzoni intente a fondere le dottrine metal di doom e crust in continuità. In "Resina", dopo una introduzione raminga domina una solenne e furente sceneggiata che volge a requisitoria e infine implode in una cortina di rumore. "Underoath" fondamentalmente ne ripete le gesta in modo più melodico e modulato (impennate e ricadute). "Cul-de-sac" parte con un doom-metal incandescente a tempo spedito, si rarefà appena disfacendosi in maniera gotica per poi acutizzarsi e scomparire in un nulla elettrostatico. L'interplay non suona così estruso ma sa infiammare: pur in tutto il suo vecchiume, i quattro giovani portano avanti la proposta con belligerante fermezza. Dichiaratamente improntato, fin da titolo e copertina (scatto di Alex Le Mouroux), al primo lockdown e alla seconda ondata della pandemia da Covid-19. "Liberty" è in realtà una creazione di Andrea Fioravanti dei Postvorta; interventi all'elettronica anche di Nicola Ditolve degli Strebla. Il conterraneo Giuseppe Del Re monologa brevemente su "Resina". Oltre a Drown Within Records produce una fresca pletora di etichette al debutto: Esercito Della Chiesa Dorata, Fresh Outbreak Records, Trapanation Recordings, Zero Produzioni, Nihilocus Records (Michele Saran, 6/10)


04_mattiacupMATTIA CUPELLI - RUINS (autoprod., 2021)
modern creative

Afferente alla recente scuola romana (Ascanio Borga, Lino Strangis), il pianista e compositore elettronico Mattia Cupelli raccoglie le sue nuove creazioni in "Ruins", pur altalenando in qualità e scelte stilistiche. Capolavoro è "Monolith", canto marziano filtrato e ripetuto ciclicamente a evocare una processione di tonfi e distorsioni, mentre "Egeri" è confuso trip-hop etnico, e "Ruins", esperimento di sovrapposizione di voci post-gregoriane, suona un po' troppo bombastico; solo alla fine del disco vi si riavvicina "Zodiac", lamento ventoso e titanico con frammenti di cori. "Eurydice", mesta elegia pianistica disturbata da zither e rumori elettronici, viene seguita da inutili ripetizioni ("Iris", "Cinder"). In mezzo a tutto sta un'altra sterzata, "Twilight", un'atmosferica incursione nella synthwave. Ennesima in una prolificità di uscite tra cui "Love & Loss" (2013), "Frammenti" (2015), "Broken Hearts" (2016), "Affected" (2018), "After The Rain" (2018), "A Walk" (2018), "Underneath" (2019), tutti album che bene o male scovano sempre qualcosa da trasmettere e, al contempo, disperdono potenza. Anche qui l'organizzazione e la visione tendono ad appannarsi; al comun denominatore sta comunque un umore vastamente sconsolato, ben sintonizzato col titolo. E nulla da eccepire sulla prodigiosa meticolosità con cui si autoproduce (Michele Saran, 6/10)


05_repetitaiu_600REPETITA IUVANT - 3 + 1 EP (Loudnessy Sonic Dream, 2021)
post-rock

Dopo "3" (2020) la trilogia d'esordio del trio di La Spezia dei Repetita Iuvant avanza con un altro Ep dal titolo dalle sovrapposte semiosi numeriche, "3 + 1": tre come i membri, come appunto la trilogia, "più uno" come i brani, stavolta dunque quattro, e quattro come i microfoni ambientali con cui è stata registrata proprio la "Piuno" finale (una nenia lisergica danzante di dieci minuti, in effetti in perpetua espansione), un tributo alla vecchia tecnica quadrifonica. Differenza sostanziale sta nelle durate più contenute rispetto al primo episodio. Esempio perfetto ne è la breve "Sagiadi", in cui comunque le due chitarre riescono a ricalcare con destrezza le colonne portanti della musica psichedelica, languida e indianeggiante da una parte, slabbrata e disintegrata dall'altra. Anche quando la tessitura si dilata, come in "Polloni" (strimpellio distante mutato in sospensione eterea), spesso fatica ad arrivare a degna conclusione. Vi sono peccati di concezione, una penuria di sviluppi che culmina in negativo proprio in "Piuno" (troncata senza senso), e peccati di produzione, specie nella batteria mixata alla bell'e meglio. Nell'insieme, però, in questa seconda prova d'album lungo germoglia un'azzurrità spaziale e spazializzata, oltre che tossicomane, in una generale fragilità sonica che ha il suo fascino. Nuovo congruente disegno di Brucio in copertina (Michele Saran, 6/10)


06_heda_600HEDAR - FALLING INTO VOID (What Now Becomes, 2021)
ambient

I venticelli elettrostatici di "Lost Memories", l'adagio per orologeria sci-fi di "Shape Of Dreams", l'uggioso "canone" Badalamenti-iano di "Hidden Vortex", il ciclico arpeggio estatico di "Gestures", la romantica stroboscopia di "Enemies": sono la polpa del mini "Falling Into Void". Il catanese Salvo Asero passa dal fingerpicking acustico dei due album a suo nome ("Spiritual Panelle", 2020, "Time And Fear", 2020) ai sintetizzatori inventando l'alter-ego Hedar, in un pervicace atto d'amore per l'elettronica analogica, sia pur emulata al laptop, mantenendone l'approccio para-mistico. Semplici bozzetti, talvolta ingenui nel contrappunto, talaltra monchi nella struttura e vacui nella concezione, comunque inesorabilmente propulsi da frattali di melodie a presa immediata. Qua e là alchimie evocative che evitano con una certa classe la pastoia del frusto modernariato synthwave. Singolo: "Enemies" (anche in versione per piano) (Michele Saran, 6/10)


07_alessiobo_600ALESSIO BONDÌ - MAHARÌA (800A, 2021)
songwriter

L'Alessio Bondì di "Maharìa" (siciliano per "macumba") si espone a tutto tondo. Dalle sue canzoni emergono innamoramenti, ricordi, storie, e vita in generale, stavolta con un fare maggiormente estroso se non fastoso: un folk in levare con arrangiamenti cameristici, l'eponima "Maharìa", una serenata romantica con tutte le leziosità del caso, "200 voti", una classica ballatona in crescendo, "Ave Maria al contrario", purtroppo anche matrice di altre canzoni calanti. Le più spiritose e scattanti sono quelle sottolineate comicamente dal commentario degli effetti sonori "concreti": "Fataciume" e la danza cubana di "Taverna vita eterna", anche singoli di lancio. Si canta e si balla in questo terzo album del crooner soul-dialettale palermitano, ancora e più che mai d'elevato livello tecnico, però inferiore ai predecessori "Sfardo" (2015) e "Nivuru" (2018). Un po' adombrato lo scavo stilistico, spesso oleografica la resa ritmica. Troppo in ghingheri la fusione tra operismo canoro e massimalismo delle orchestrazioni (Alessandro Presti), tendente a inabissarsi nel neomelodico (Michele Saran, 5,5/10)


08_kaoueKAOUENN - MIRAGES (Beautiful Losers et al., 2021)
exotica

Animatore di punta dell'ormai mitica scena iesina dei tardi 2000, Nicola Amici si reinventa come Kaouenn concentrandosi su contaminazioni elettroniche tribali-ambientali. L'atmosferico "Mirages" si apre con il doppio tema di "Psychic Nomad", uno di dub a fanfara e un altro di chitarre danzanti. Pezzo forte, se non altro per simbolismo e concordanza con il concept, vorrebbe essere "Immaterial Jungle", tra versi equatoriali alla Santana e l'elettrovintage degli Air, ma una maggior compiutezza plastica la raggiunge semmai "K2". L'estesa "Reachin' The Stars" (otto minuti) smette invece di cercare la melodia per un conguaglio ritmico a sostenuto passo di trotto, ma non è chiara la direzione né cosa voglia ottenere. Secondo album dell'ex Butcher Mind Collapse, Lebowski e Jesus Franco, seguito di "Kaouenn" (2016), è una raccolta di meditazioni sussiegose e puntute ma prive di un centro di gravità, scarse rispetto ai due piccoli maestri che nell'ambito hanno fatto meglio, Sara "Dagger Moth" Ardizzoni e Marco "Above The Tree" Bernacchia, qui in comparsata. La parte migliore è la centrale, con "Mirage Noir", discreto intrico di riverberi, e "Into A Ring Of Fire", tamburellare di trance e un ribollire electro, con svirgole rifratte di sax. Produzione italo-francese in parti uguali: Beautiful Losers e Bloody Sound Fucktory, più Atypeek Diffusion e Ph37 Soundlab (Michele Saran, 5/10)


09_carmelopi_600CARMELO PIRAINO - NON SO SE POSSO (autoprod., 2021)
songwriter

Dopo una riconosciuta sequela di attività come animatore e "ghost-songwriter", il siculo Carmelo Piraino debutta con "Non So Se Posso", accompagnato soltanto da Manfredi Tumminello (chitarre e basso) e Manfredi Caputo (percussioni), le cui canzoni acustiche e stornellanti riflettono né più né meno la sua volontà di mettersi a nudo da più punti di vista: "Il mio funerale", un suo giudizio universale, "Non sopporto", sulla relazione di coppia, "Madagascar", sui nuovi status symbol, e così via. Abbastanza ammirevole nel tentativo, in parte pure riuscito, di estendere stilisticamente l'assetto secco e frugale di partenza, e nella guittesca ironia di fondo, ma nel sacco c'è poco e talvolta derivativo: a parte un generale afrore di Biagio Antonacci, "Madagascar" si appoggia su "Year Of The Cat" di Al Stewart, "Non sopporto" su "The Joker" di Steve Miller. Scarsa anche la sicilianità (solo "La scaffa", ma il testo è del compianto Renzino Barbera). Premio Donida per "Il mio funerale". Produzione di Massimo Scalici, un guru del latinoamericano all'italiana (Michele Saran, 4,5/10)


10_bandama_600BANDA MAJE - UFO BAR (Four Flies, 2021)
funk

Antonio "Tonico 70" Cuciniello, già Dj, rapper e beatmaker del salernitano, in duo con Mario "Morfuco" Ventura a nome Gold School e in collettivo con i Funky Pushertz, un solista all'attivo ("Jet Lag", 2017), incontra il conterraneo tastierista Peppe Maiellano per dar vita a un nuovo progetto allargato sempre improntato al disco-funk ma stavolta in maniera oleograficamente revivalistica, Banda Maje. Nel primo "Ufo Bar" sfilano perciò "Fornellesse", "Ago", "Living Disco Club", e altre, tutti groove tanto precisini quanto esteriori al pari dei varietà TV anni 80. Qualche eccezione non migliora le cose: una lounge alla Umiliani, "Sunday Embarcadero", e una "P' cielo, p' mar, p' terr" in cui Cuciniello sfodera il suo rap dialettale. Antonio D'Apolito (chitarra), Antonio Di Filippo (sax tenore), Francesco Cirillo (flauto), la sezione ritmica di Giuseppe Desiderio (basso), Giuseppe Limpido (batteria) e Francesco Fasanaro (percussioni), più Angelica Cascone e Carmelo D'Amato (cori). Più che un collettivo, un ritrovo di talenti sprecati. Una delle più indistinte e indolori discendenze della liaison tra partenopeità e black-music che muove dai Napoli Centrale di Senese (Michele Saran, 4/10)
Playlist
LOST KIDS - SYNTETICO EP (autoprod., 2021)
NAZARIN - 1981 (Viceversa, 2021)
APNEA - STASI EP (Drown Within et al., 2021)
MATTIA CUPELLI - RUINS (autoprod., 2021)
REPETITA IUVANT - 3 + 1 EP (Loudnessy Sonic Dream, 2021)
HEDAR - FALLING INTO VOID (What Now Becomes, 2021)
ALESSIO BONDÌ - MAHARÌA (800A, 2021)
KAOUENN - MIRAGES (Beautiful Losers et al., 2021)
CARMELO PIRAINO - NON SO SE POSSO (autoprod., 2021)
BANDA MAJE - UFO BAR (Four Flies, 2021)
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