Rock in Onda

Pietre miliari ai raggi X

Steely Dan e Deacon Blue, sofisticazioni pop

di Claudio Fabretti
Due pietre miliari all'insegna del pop più elegante e raffinato, "Aja" degli Steely Dan e "Raintown" dei Deacon Blue, al centro della nuova puntata di Rock in Onda, il programma condotto da Claudio Fabretti tutti i mercoledì dalle 12 alle 14 sulle web-frequenze di Radio Città Aperta (www.radiocittaperta.it).
L'apice del maniacale perfezionismo e dell'irresistibile cocktail jazz-pop della formazione di Donald Fagen e Walter Becker e, a seguire, il gioiello sophisti-pop pubblicato 10 anni dopo dalla band che ha preso il nome proprio da una canzone di "Aja", ovvero "Raintown" degli scozzesi Deacon Blue. Due capolavori pop all'insegna della raffinatezza e del buon gusto.

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Steely Dan - Aja / Deacon Blue - Raintown


Se il precedente (e ottimo) “The Royal Scam” aveva indirizzato il loro prisma sonoro verso vibrazioni reggae, funky e perfino dance, con un’orchestrazione più ariosa e sonorità più esotiche, “Aja” attinge alle tradizioni swing e be-bop, ma anche all’età d'oro del jazz, da Count Basie a Duke Ellington. È un sapiente gioco di superfici levigate, lucidate a specchio da un team di luminari degli studios. Elegante e sobrio come quella copertina in nero in cui spunta il volto della modella giapponese Sayoko Yamaguchi fotografata da Hideki Fujii.
L’asprezza rock dei dischi precedenti è smussata dalla morbidezza dei fiati e delle tastiere in un intrico di arabeschi sempre più vellutati e complessi. Trapela comunque un'euforia contagiosa, lasciata in dote da quelle memorabili session, con improvvisazioni jazzy che si avviluppano alla perfezione con i tappeti strumentali. Così, paradossalmente, nella sua smisurata sofisticatezza, “Aja” suona molto più temerario e spiazzante di tanti dischi di puro e sanguigno rock’n’roll. (...)
Gli Steely Dan sono sempre rimasti sospesi in un’altra dimensione, nel loro eterno party da jet-set a bordo piscina, o da yacht rock, come l’hanno voluto ribattezzare con la più improbabile delle definizioni. Un’alchimia da laboratorio tra “jazz, rock, colonne sonore cheap e il fake jazz di certe produzioni tv”, secondo le parole di Fagen. Logico che tutto ciò indispettisse gli oltranzisti del suono grezzo e della fantomatica "genuinità", con in tasca sempre gli aggettivi pronti da scagliare come frecce sui loro dischi: laccati, iper-prodotti, asettici e via vaneggiando. “Aja continuerà ad alimentare la polemica dei puristi del rock, secondo i quali la musica degli Steely Dan è senz'anima, calcolata e antitetica a tutto ciò che il rock dovrebbe essere”, scriveva Michael Duffy nella recensione dell’epoca di Rolling Stone. Anni di new cool, acid-jazz e sophisti-pop provvederanno a farne giustizia, anche se, purtroppo, non definitivamente.
Restano comunque i fatti: “Aja” si rivelerà per gli Steely Dan un clamoroso bestseller (tre milioni di copie vendute rispetto alle 500.000 di ogni lavoro precedente, disco di platino e n. 3 nelle chart, 3 singoli nella Top 40) sublimando il loro perfezionismo in un nuovo traguardo formale, che aprirà la strada al successivo “Gaucho” e, soprattutto, al capolavoro definitivo del Fagen solista: “The Nightfly” (1982).
Continuerà a esaltare la pulizia sonora degli impianti stereo in ogni angolo del globo, ma senza mai smarrire quel suo retrogusto agrodolce. Allegro e lieve solo in apparenza, “Aja” è un disco di amara disillusione sul "sogno californiano". Un'ammissione di frustrazione e fallimento, sussurrata nel cuore di un cocktail-party.

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Non capita così spesso che una copertina riesca a rispecchiare con tanta fedeltà l'essenza, la rabbia, la poesia, le speranze da intravedere tra le sfumature di grigio di un cielo come quello di Glasgow, il senso di appartenenza e attaccamento alle proprie radici tanto quanto la voglia di scappare via da quella terra amata, dal fumo delle ciminiere, dalla disoccupazione e dalla pioggia che sembra essere incessante. Perché la chiave è proprio qui, nello scatto di Oscar Marzaroli - fotoreporter (in seguito anche cameraman e regista) scozzese ma originario del nord Italia - che presenta al pubblico internazionale il primo album dei Deacon Blue.
Un nome che è tutto un programma, affettuosamente rubato a una canzone degli Steely Dan ma che racchiude un mondo musicale assai più vivace e articolato, che guarda al cantautorato di Van Morrison come alle elegie rock del Boss, con venature "colte" che accostano il leader e principale autore delle canzoni, Ricky Ross, a una schiera di altri artisti coevi che va dal forbito Lloyd Cole all'arguto Roddy Frame degli Aztec Camera, dal fine artigiano Boo Hewerdine all'ombroso James Grant, senza dimenticare il talentuoso melodista Gary Clark (con il quale condivide la successiva carriera di hitmaker per conto terzi, visto il coinvolgimento di Ross nella stesura di "High", primo conosciutissimo singolo di James Blunt, e quello dell'ex Danny Wilson nella carriera di Natalie Imbruglia). Di certo l'allora ventiquattrenne Ricky non si aspettava che avrebbe inciso il primo disco della sua creatura presso gli AIR Studios, in compagnia di Jon Kelly - che di lì a poco sarebbe stato tra i cuochi in cucina per "From Langley Park To Memphis" dei Prefab Sprout - e con pure qualche ospite, per l'epoca, di prim'ordine. Sicuramente ci sperava, che "Raintown" arrivasse nella Top 20 e restasse in classifica nel Regno Unito per mesi grazie soprattutto a un'attività live particolarmente intensa e una scelta indovinata dei singoli radiofonici. E aveva anche le idee chiare sui temi, sull'avvicendarsi in scaletta di brani prima eterei, poi vigorosi; canzoni ben vestite, per quanto le tastiere utilizzate mostrino talvolta l'inesorabile passare del tempo, e destinate a essere il primo, brillante tassello di una carriera che (nonostante le lunghe pause e le avventure soliste) continua ancora oggi (...)
"Raintown" è un disco che cresce insieme all'ascoltatore, che si rivela in tutte le sue sfumature ogni anno in cui decidiamo di rimettere il 33 giri sul piatto, man mano in cui siamo in grado di "entrare" nei testi di Ricky Ross, ogni volta con una consapevolezza diversa. Un lavoro perfetto per iniziare a esplorare il loro catalogo, non molto vasto (vale la pena ricordare almeno il successore "When The World Knows Your Name", "The Hipsters" e "City Of Love") ma privo di zavorra e tonfi clamorosi.


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Playlist
Scaletta del programma
 


Steely Dan - "Aja"

1. Black Cow
2. Aja
3. Deacon Blues
4. Peg
5. Home At Last
6. I Got The News
7. Josie

Base strumentale: Chieli Minucci & Dave Koz - Josie (instrumental)

Deacon Blue - "Raintown"

1. Born In A Storm
2. Raintown
3. Ragman
4. He Looks Like Spencer Tracy Now
5. Loaded
6. (When Will You) Make My Telephone Ring?
7. Chocolate Girl
8. Dignity
9. The Very Thing
10. Love's Great Fears
11. Town To Be Blamed

Base strumentale: Dignity (Karaoke Version)

 

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