Jon Spencer

Jon Spencer

Blues Explosion Man

di Magda Di Genova

Una carriera ultraventennale tra rock'n'roll, punk, rockabilly e tanto, tanto, tanto blues. Jon Spencer è uno che va giù duro e a testa bassa e travolge tutto ciò che gli sta intorno. Un'esplosione che rigenera un panorama ormai agonizzante
Jon Spencer non è una persona. Jon Spencer è un essere composto da adrenalina, che sanguina rock’n’roll e trasuda carisma.
Jon Spencer ha distrutto e ricostruito le radici della musica americana con una ferocia tale da chiedersi cosa ne sia rimasto.

È il 1984 quando un secco studente della facoltà di Arti Visive della Brown University forma un gruppo tra un compito assegnato e l’altro. Il gruppo si chiamerà Shithaus, ma avrà vita breve e in quel anno scarso incideranno un semplice demo-tape riposto in tempo record nel dimenticatoio: Jon Spencer, il secco, doveva concentrarsi principalmente sui suoi studi per diventare video-maker. Durante l’anno scolastico Jon produce, dirige e interpreta alcuni cortometraggi in bianco e nero girati in 16mm. Non sono certo film per famiglie e non potrebbero esserlo, perché Spencer non ha mai nascosto la sua indole tanto edonistica quanto autodistruttiva. Narra la leggenda che uno di questi clip, più che un film, fosse il documentario di un esperimento scientifico – la cui cavia era lo stesso Spencer – che prevedeva l’inserimento di vari corpi estranei nell’ano e degli spilli su per le parti ancora più intime. Un altro film riesce a entrare in cartellone al prestigioso NY Underground Film Festival, ma viene interrotto a pochi istanti dall’inizio per “problematiche tecniche”.

Pussy GaloreNella primavera del 1985, Jon non si lascia sfuggire l’occasione di assistere a un concerto dei Jesus & Mary Chain a Washington. Non è ancora entrato nel locale quando incontra una ragazza dall’espressione quasi triste quanto la sua. È amore a prima vista: Jon Spencer e Cristina Martinez andranno a vivere insieme dopo appena una settimana.
Libero quindi dalla Brown University, Spencer decide di concentrarsi sulla musica e formare un gruppo insieme alla chitarrista Julia Caftriz (sua compagna di corso alla Brown) e al batterista John Hammil. Tre personaggi tanto creativi non potevano non avere un nome dal grande carisma, ecco quindi venire in loro aiuto nientemeno che 007 e il ruolo che Honor Blackman interpretò in “Goldfinger”. E Pussy Galore fu. Il loro suono era incentrato su quelle sonorità grezze anni 60 che solo in seguito il pubblico catalogherà come “punk”.
L’impatto è uno schiaffo al silenzio, idolatrati o detestati, era impossibile non notare i Pussy Galore: tecnicamente incapaci, atteggiamento presuntuoso e narcisistico, con un leader che tanto rimandava a una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro. Il gruppo riesce presto a inserirsi nella scena e tenere parecchi concerti, ma sarà l’atteggiamento brusco, maleducato e individualista del leader che procurerà problemi col pubblico, spesso ripetutamente offeso durante le performance.

Bastano poche settimane per entrare in sala e incidere in una sola sessione il loro primo 7’’ autoprodotto (la loro etichetta si chiamerà Shove): Feel Good About Your Body includeva quattro brani a metà strada tra Howlin’ Wolf e Cramps, ma chi riceve il vinile a scopi promozionali non se ne cura molto.

La formazione certo non si dà per vinta e, una volta assoldato un secondo chitarrista, Neil Hagerty, dà alle stampe Groovy Hate Fuck dove riecheggiano sconcezze, volgarità, incitamento all’uso delle droghe più disparate, parolacce a non finire e un tono incessantemente minaccioso. Il disco non viene affatto apprezzato dalla bigotta e moralista (e oggi diremmo pure “indie-snob”) Washington che, sebbene pulluli di gruppi rock, mantiene tutte le distanze possibili da ciò che sia distruttivo e offensivo.

A mettere definitivamente i bastoni tra le ruote alla loro ascesa è il potente Ian MacKaye, proprietario della Dischord Records. Siamo a giugno 1986 quando, con MacKaye contro, ai Pussy Galore non resta altro che cercare conforto nell’unico posto al mondo dove possano ricevere tutti i meriti che spettano loro: New York City.
Sostituito Hammil, che preferisce non trasferirsi nella Grande Mela, con l’ex Sonic Youth Bob Bert, i Pussy Galore impiegano pochi giorni per entrare nel giro dei concerti che mieterà un pubblico sempre maggiore, pubblico che Spencer descriverà come “più colto e metropolitano di quello lasciato a Washington”. Il pubblico è sempre più numeroso e il gruppo, che ancora si rifiuta categoricamente di migliorare a livello tecnico, viene avvicinato da una piccola etichetta del luogo, la Buy Our Records, che licenzierà il nuovo lavoro dei Pussy Galore, Pussy Gold 5000, nel quale sarà contenuta anche una dissacrante cover di “Exile On Main Street” dei Rolling Stones.

La fama (e l’arroganza) del gruppo cresce, e questo spinge la formazione a entrare in studio con Cristina Martinez in qualità di terza chitarrista (anche se non aveva mai imbracciato una chitarra prima) per autoprodursi il nastro "Exile On Main Street" in cui risuonano (o meglio renderebbe l’idea il termine “disintegrano”) l’intero doppio album dei Rolling Stones.

A interessarsi a loro arriva la Caroline Records, per la quale i Pussy Galore registreranno il loro album più rappresentativo, Right Now!. Si tratta di un disco seminale, perfetto sotto ogni punto di vista. Il meglio del rock’n’roll più dissacrante e scomposto incontra ombre sospese tra dark e industrial, sconfinando nel rumore fine a se stesso e a un breve canto blues che sembra essere una premonizione per il futuro.
Right Now! è un disco nuovo, incredibile e mai concepito prima in un panorama in continuo fermento.

È proprio in questo periodo, nel bel mezzo delle registrazioni di un disco tanto importante come il successore di un conclamato capolavoro, che l’armonia all’interno gruppo (alterata dall’abuso di sostanze stupefacenti) viene a mancare. Julia, ormai esausta di litigare con Jon in continuazione, decide di abbandonare il progetto e Neil (che poi formerà insieme a Jennifer Herrema i Royal Trux) prenderà presto la stessa decisione. I Pussy Galore assoldano in corsa Kurt Wolf, che rimarrà fedele alla coppia Spencer-Martinez e formerà anni dopo insieme a loro i Boss Hog.

Le aspettative per il seguito di Right Now! sono altissime e vengono rispettate dal successivo Sugarshit Sharp, con in copertina lo stesso Golem degli Einsturzende Neubauten, ma in fiamme. La loro consacrazione sbarca anche in Europa e le richieste di concerti, soprattutto nel Regno Unito, sono tantissime. Sarà proprio grazie alla tournée europea che Julia e Neil rientreranno a far parte del progetto.

Una volta a Londra, i Pussy Galore decidono di affittare uno studio di registrazione per quello che sentono loro stessi essere il commiato del gruppo alle scene: Dial M For Motherfucker. Le sessioni sono snervanti: in un clima sempre più compromesso dall’abuso di sostanze stupefacenti, Jon e Julia non fanno che attaccarsi, Neil si preoccupa solo delle sue pasticche e il resto del gruppo non sa gestire la situazione. Tutto il disco rispecchierà la tensione provata in studio, risultando scuro e più lento dei precedenti. Terminato esclusivamente grazie alle insistenti pressioni da parte della casa discografica, Dial M For Motherfucker è un album discusso, con momenti che possono essere considerati capolavori e altri totalmente inutili.

Spencer è fisicamente provato e si interroga sul suo futuro quando accetta di essere ospite dei Gibson Bros. nel loro disco "Dedicated Fool" e cerca di risollevarsi fondando un nuovo gruppo insieme a Cristina Martinez: i Boss Hog.

È chiaro sin dall’inizio che il progetto appartiene a Cristina e già dal loro primo lavoro, Drinkin’ Letchin And Lyin’, è chiaro anche a Spencer che non è certo questa la sua dimensione congeniale, al punto che arriverà a dirottare diversi brani in un progetto tutto suo. Sceglie così di chiamare Bert e Hagerty per un nuovo disco dei Pussy Galore: La Historia De La Musica Rock. Il disco è meno potente e incisivo degli altri, la mancanza di Julia si fa sentire e, per quanto il gruppo si ritrovi in un’atmosfera più rilassata, non c’è lo stesso cameratismo degli esordi. Pubblicato nel Regno Unito per l’etichetta di culto Rough Trade, La Historia De La Musica Rock fa nascere moltissime richieste di date europee, ma il tour non verrà mai intrapreso: i Pussy Galore non esistevano ormai più. A prolungare virtualmente l’esistenza dei Galore, sarà la In The Red Records che nel 1998 pubblicherà Live: In The Red, la registrazione dell’ultimo concerto della band, avvenuto il 5 agosto 1989 allo storico CBGB di New York.

Spencer continua a non trovare i suoi spazi e accetta di partire in tour con i Gibson Bros insieme a Cristina in qualità di batterista. Durante questa tournée Jon si avvicina alla musica blues, amore che approfondirà durante il suo soggiorno a Memphis per la lavorazione al nuovo disco dei Gibson Bros, Memphis Sol Today.

Terminate le lavorazioni del disco, Jon torna a New York più agguerrito che mai e con il blues piantato nelle orecchie. Si unisce agli Honeymoon Killers e registra con loro Hang Far Low, ma non è questo ciò che realmente vuole. Decide quindi di formare un gruppo tutto suo, con il sound che ha in mente, e per questo progetto coinvolge Russel Simins, batterista degli Honeymoon Killers, e il suo coinquilino Judah Bauer.
Il trio comincia a prendere confidenza, studia le canzoni scritte da Jon e si lancia in interminabili sessioni di improvvisazione, fino a quando non capisce di essere pronto per la sala d’incisione, sala che viene trovata insieme al produttore (nientemeno che Kramer) e affittata per tre sole ore. Il risultato saranno 15 brani pronti per essere pubblicati come ai tempi di quando il rock’n’roll era una novità: una serie di 45 giri che verranno raccolti nel 2007 nel cd Jukebox Explosion Rockin’ Mid-90s Punkers!.

I vecchi fan dei Pussy Galore sono in fibrillazione, ma è lampante che il suono della Jon Spencer Blues Explosion è qualcosa di assolutamente lontano da qualsiasi altra musica mai ascoltata prima, soprattutto da quella dei Pussy Galore. Incurante di critiche e facce sorprese, Spencer sa che con la JSBX farà grandi cose e si concentra sullo studio del theremin, perché questo strumento sia complementare alla sua voce e ai suoi incitamenti. È proprio grazie al theremin e all’uso spudorato di chitarre da pochi dollari, con un suono ruvido e sporchissimo, che una nuova schiera di fan, incuriosita, si avvicina.

Jon Spencer Blues ExplosionIl primo omonimo disco, The Jon Spencer Blues Explosion (1992), fa la sua rumorosa apparizione sul mercato, anche se non può essere certo considerato un album sorprendente, ma basta un tour di spalla ai Jesus Lizard perché la Jon Spencer Blues Explosion diventi il gruppo più in voga del momento. Mentre il gruppo concorda con la Matador la distribuzione statunitense, la Crypt europea ne approfitta per pubblicare Crypt Style (con una copertina che vede il trio truccato e pettinato più come prostitute che come bambole di cera. Basta questo per prendere le distanze dalla dall’immagine aggressiva dei Pussy Galore), una serie di brani registrati dalla JSBX in una sessione di un giorno e mezzo insieme a Kramer e Steve Albini.

Spencer è finalmente a suo agio e soddisfatto del suono che il suo personale progetto è riuscito a creare. Quando il trio entrerà in studio per le lavorazioni dell’album successivo, le aspettative verranno ricompensate: Extra Width è un disco scarno, diretto, esuberante e denso. Spencer non è mai stato tanto a suo agio sul palco. Assistere una concerto della JSBX è un evento e un’esperienza. Spencer ha smesso di insultare il pubblico e comincia a incitarlo. Canta, urla, non sta fermo un attimo, suda ed è subito un’icona: nessuno sa tenere il palco come fa lui.
La febbre sale e sul mercato viene immesso Mo’ Width, la ristampa di Extra Width, arricchita da un secondo cd contenenti brani non inclusi nella prima tiratura.

Se con Extra Width si urla al miracolo, è con Orange che ci si genuflette davanti alla perfezione: canzoni perfette dal cantato impeccabile e senza una nota fuori posto.

Sulla scia del successo viene pubblicato Experimental Remixes, un disco in cui alcuni brani di Orange vengono remixati da, tra gli altri, Unkle, Mike D, Beck e Moby.

Vista la situazione di popolarità e iperattività già sperimentata con i Pussy Galore, Spencer sta bene attento a non ripetere gli stessi errori e decide di prendere un po’ di respiro incidendo il secondo omonimo disco dei Boss Hog, con due cambi di formazione (con l’ingresso di Hollis Queens alla batteria e seconde voci e dell’ex-Swans Jens Jürgensen al basso) che la renderanno più solida e vincente. Una pausa pop e un tour all’insegna della leggerezza riusciranno a far accettare a Jon la richiesta della Matador Records di accompagnare insieme alla JSBX R.L. Burnside nel suo sorprendente disco "A Ass Pocket Of Whiskey". Tutto è assolutamente equilibrato ed è una sorpresa la sinergia di due generazioni tanto distanti. Stupisce quanto il rock’n’roll (e soprattutto Jon Spencer) abbia attinto al blues del Delta. Un disco immancabile nella discoteca ideale di chiunque ami il rock a tinte blues.

La sicurezza guadagnata con quest’ultima collaborazione e la popolarità ottenuta con Extra Width e Orange portano la JSBX a fare il grande salto: lasciare le etichette discografiche indipendenti e firmare con una major. Prescelta sarà l’inglese Mute, alla cui corte già sono presenti Nick Cave, Einstürzende Neubauten, Depeche Mode, Fad Gadget e tanti altri.
La Mute crede tanto nel progetto che Spencer e soci campeggiano nelle prime pagine dei giornali ancora prima che Now I Got Worry sia nei negozi, e l’agenda si riempie di impegni (interviste, concerti, apparizioni radiofoniche e televisive, videoshooting) di giorno in giorno. Now I Got Worry è un successo. Un disco un po’ più freddo di Orange, ma pur sempre un ottimo lavoro.

Stancato dall’estenuante promozione e dall’interminabile tour, Spencer decide di volare a Chicago e cambiare rotta, proporre un sound diverso per Acme, un suono che si allontana dal rock’n’roll per avvicinarsi all'hip-hop. Le chitarre si assopiscono per graffiare di meno, la voce di abbassa e viene fatto posto a diversi ospiti e ai loro strumenti (dal piano all’organo passando per sintetizzatori, scratching e corno inglese). Il disco risente di un forzato cambio di direzione nel quale nemmeno il gruppo sembra credere, nonché dei problemi di salute (probabilmente dovuti proprio a questo forzato cambio di sonorità) di Judah Bauer, che accuserà in studio continui attacchi di panico.
Sono in molti ad aspettarsi la caratteristica aggressività rock-blues e che rimarranno delusi. I più storcono il naso, gli altri accantonano il disco convinti che il successore sarà rumoroso almeno quanto i primi. A poco serve un video splendido come “Talk About The Blues”, in cui gli attori sono i musicisti e i musicisti sono degli attori (John C. Reilly nei panni di Russel Simins, Giovanni Ribisi in quelli di Judah Bauer e nientemeno che una strepitosa Winona Ryder a interpretare Jon Spencer). L’album vende ma non convince e a peggiorare la situazione ci saranno le ulteriori, inutili uscite Acme Plus e Extra Acme.

Comunque contento delle ultime pubblicazioni, ma un po’ confuso dal lungo tour appena concluso, Spencer preferisce prendere un attimo le distanze dalla Blues Explosion e torna in studio per registrare quello che rimarrà l’ultimo disco dei Boss Hog, Girl Positive Plus. A distanza di pochi anni, i Boss Hog verranno vincolati da cavilli legali dopo l’acquisto dell’etichetta da parte della Universal Records e questo potrà tranquillamente essere considerato la fine del progetto.

Arriva il momento di tornare in studio con la JSBX e dopo tanta sperimentazione, Spencer sente il bisogno di fare un passo indietro, di concentrarsi di nuovo sulle chitarre. Questo avviene con Plastic Fang, anche se in maniera decisamente più (auto-)ironica o forse semplicemente più pop.
Concepito più a tavolino che durante ore di improvvisazione, trainato dal singolo apripista “She Said” e da un video girato da Floria Sigismondi, il disco ripropone il graffio che ci si aspetta dalle chitarre, ma i brani sono molto meno veloci e la voce non è mai stata tanto matura. L’album è apprezzato, ma più lo sarà il tour che lo seguirà, in cui i brani verranno riproposti velocissimi e coinvolgenti.

Almeno il tour è un successo e, soprattutto, infinito. Spencer e soci tornano a New York e si chiudono in studio poco dopo per incidere Damage, con il quale la ragione sociale del gruppo si abbrevierà in Blues Explosion. E' un altro disco studiato e misurato, con pochissimo spazio per l’improvvisazione. Esce un po’ a sorpresa e soffre della scarsa promozione da parte della casa discografica.

Heavy TrashEnormemente deluso dalla piega che stanno prendendo gli eventi, Spencer approfondisce la sua amicizia con Matt Verta-Ray, ex-bassista della cult-band Madder Rose. Con Verta-Ray Spencer forma il duo Heavy Trash, nel quale si fondono rock’n’roll, country e rockabilly. Il disco omonimo registrato solo per curiosità andrà sufficientemente bene da indurre la casa discografica a fare pressioni perché venga portato in tour. Spencer e Vetra-Ray accettano e decidono di allargare la formazione coinvolgendo alcuni amici.

La risposta del pubblico è tale da convincere il duo a scrivere nuove canzoni per un secondo album. Going Way Out With Heavy Trash viene registrato tra Londra, Boston e New York insieme al gruppo canadese The Sadies, che poi dividerà con loro il palco nel corso della tournée mondiale.

Midnight Soul Serenade
è il terzo capitolo di questa nuova saga, nella quale il duo indossa i panni di novelli rock-a-billy heroes. Certo è un bel divertissement, ma sentire Spencer scimmiottare Elvis per il terzo disco consecutivo non è esattamente quanto ci saremmo attesi da un artista del suo spessore. Noi lo continuiamo a preferire quando si dedica ai ritmi serrati e sopra le righe di "Bumblee Bee" e "(Sometimes You Got To Be) Gentle", e gli riconosciamo che anche i momenti più narcotici e allucinogeni (la story song "The Pill", la più root "Bedevilment") non gli riescono poi così male.
La breve "Pimento" è di una gradevolezza unica (Tarantino prenderà nota, statene certi...), mentre i due estremi del disco (l'iniziale "Gee, I Really Love You" e la conclusiva "In My Heart") ci spediscono dritti nei sogni anni 50 dei nostri genitori. Il resto delle composizioni non fa altro che evidenziare come Jon Spencer abbia dato il meglio di sé in altri momenti.

Dirty Shirt Rock And Roll è un'antologia che include rarità e brani inediti dei primi dieci anni di vita (dal 1992 al 2002) dei Jon Spencer Blues Explosion. I tre si divertono a fare il verso ora ai Doors ("Love Ain't On The Run"), ora ai grandi del soul ("Magical Colors"), che giocano a rinnovare il mito dei Rolling Stones nell'irresistibile "Wail" e intingono le chitarre nell'hip-hop di un'inaspettata "***k s**t up"), fino a raggiungere perdonabili eccessi di narcisismo, come quando si autoproclamano fautori di una miscela esplosiva ("Blues X Man"). Degni di nota anche i tre strumentali traboccanti groove ("Buscemi", "Train #2" e "Greyhound"), tralasciabile invece il remix di "Flavor" nonostante la presenza di Beck come special guest. Ma il meglio di loro lo danno quando deturpano il caro vecchio blues, attraverso un approccio garage/lo-fi. Ascoltateli in "Feeling Of Love", in "Shake ‘em On Down" o nell'iniziale "Chicken Dog" (in duetto con Rufus Thomas) e avrete l'esatta idea del loro approccio alla materia musicale. La compilation si chiude con la radiofonica "She Said", perfetta sintesi dei Blues Explosion più patinati e meno destrutturanti dell'ultima parte di carriera, quando tutto divenne più studiato e misurato.

Jon Spencer ha sempre saputo stupire, rinnovarsi e sperimentare tutte le strade senza mai scendere a compromessi stilistici o comportamentali. Senza perdere una virgola della propria sensuale brutalità, e con le chitarre che continuano a sferragliare, prosegue il suo percorso atto a ridisegnare le strutture portanti della musica americana. Ma la revisione del rock'n'roll a stelle e strisce non passa più da queste parti.

A confermare tutto ciò provvede il ritorno sulle scene della ragione sociale Jon Spencer Blues Explosion a otto anni di distanza dall'ultimo lavoro ufficiale in studio.
A settembre 2012 viene infatti pubblicato Meat And Bone, un nuovo disco che pulsa sangue e sudore da ogni solco. La formazione, che meglio di ogni altra ha saputo trascodificare i vecchi codici del blues, immergendoli nel punk e trasferendoli con forza nel nuovo millennio, è di nuovo qui, riunita nello schieramento tipo: il trio delle meraviglie con Judah Bauer alle chitarre e Russel Simins dietro pelli e tamburi.
Non che nel frattempo i signori siano stati con le mani in mano: negli ultimi anni son state curate le reissue dei gioielli storici della band, il belloccio Jon ha realizzato tre dignitosi album di rock-a-billy trasversale con gli Heavy Trash e si è prestato a diverse collaborazioni, Bauer è nel nuovo di Cat Power, Simins si è dilettato nel progetto garage-rock metropolitano Men Without Pants, in coppia con Dan The Automator dei Gorillaz. Ma rivederli riuniti sotto la ragione sociale storica fa sempre un certo effetto.
Per Meat And Bone nessuna guest star: bastano loro tre, nudi e crudi, anche la produzione è gestita in casa da Jon in persona. La ricetta è sempre la medesima: rock'n'roll frenetici ("Danger"), blues malsani old style scartavetrati a colpi di elettricità ("Unclear", tanto per capire da chi hanno appreso la lezione i White Stripes), provocatori funky metropolitani ("Get Your Pants Off"), qualche compitino facilotto svolto con diligenza (lo strumentale conclusivo "Zingar"), e tanta, tantissima energia.
Tutto è dannatamente sexy, un festival di suoni scosso da continui movimenti tellurici, nel quale può bastare che Jon appoggi le labbra sull'armonica ("Bag Of Bones") per scatenare il putiferio in un piccolo club, un semplice riff ("Boot Cut") sparato a tutto volume o un basso iper distorto ("Ice Cream Killer") può buttar giù le pareti della vostra cameretta, i testi sessualmente provocatori sono un chiaro invito all'estasi.
L'approccio caustico e diretto ci rimanda sovente ai Rolling Stones dei primi anni, con tracce ("Black Thoughts") che sembrano uscite dalla penna della premiata ditta Jagger/Richards.
L'omaggio alle radici viene perfezionato attraverso i ringraziamenti espressi nell'iniziale "Black Mold", in cui Spencer e compagnia nominano una serie di numi tutelari (da Art Blakey a Ornette Coleman fino a Little Richard) che evidentemente hanno illuminato il loro cammino.

Tutto sommato non c'è niente di nuovo, ma nelle loro vene il sangue continua a scorrere a mille all'ora. È anche per merito del loro lavoro se oggi le barriere fra generi musicali sono un po' più fragili, e anche se i suoni risultano meno "putridi" e più pulitini rispetto a vent'anni fa (e forse il sistema ha imparato a digerirli senza scandalizzarsene) è sempre un gran bel sentire.

Contributi di Claudio Lancia ("Midnight Soul Serenade", "Dirty Shirt Rock And Roll", "Meat And Bone")

Jon Spencer

Blues Explosion Man

di Magda Di Genova

Una carriera ultraventennale tra rock'n'roll, punk, rockabilly e tanto, tanto, tanto blues. Jon Spencer è uno che va giù duro e a testa bassa e travolge tutto ciò che gli sta intorno. Un'esplosione che rigenera un panorama ormai agonizzante
Jon Spencer
Discografia
 PUSSY GALORE

 

   
 Feel Good About Your Body (Ep, 1985)

 

 Goovy Hate Fuck (1986)

 

 Pussy Gold 5000 (1986) 
Right Now! (1986) 
Sugarshit Sharp (1988) 
 Dial M For Motherfucker (1989) 
 La Historia De La Musica Rock (1990) 
 Live: In The Red (live, 1998) 
   
 BOSS HOG

 

   
 Drinkin' Letchin' And Lyin' (1989)

 

 Boss Hog (1995) 
 Whiteout (2000) 
 Girl Positive Plus (2001) 
   
 HONEYMOON KILLERS
 
   
 Hang For Low (1990) 
   
 THE JON SPENCER BLUES EXPLOSION
 
   
 The Jon Spencer Blues Explosion (1992) 
 Crypt Style (1992) 
Extra Width/Mo' Width (1993) 
Orange (1994) 
 Experimental Remixes (1994) 
Now I Got Worry (1996) 
 Acme (1998) 
 Acme Plus (1999) 
 Extra Acme (1999) 
 Plastic Fang (2002) 
 Damage (2004) 
 Jukebox Explosion Rockin' Mid-90s Punkers! (2007) 
 Dirty Shirt Rock And Roll (2010) 
 Meat And Bone (2012) 
   
 HEAVY TRASH
 
   
 Heavy Trash (2005) 
 Going Way Out With Heavy Trash (2007) 
 Midnight Soul Serenade (Bronzerat, 2009)   
   
 GIBSON BROS.
 
   
 Dedicated Fools (1989) 
 Memphis Sol Today (1993) 
   
 R.L. BURNSIDE
 
   
A Ass Pocket Of Whiskey (1996) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Jon Spencer Blues Explosion su OndaRock
Recensioni

JON SPENCER BLUES EXPLOSION

Meat And Bone

(2012 - Bronzerat Records)
A 8 anni da "Damage", torna la band che ha rivoluzionato il modo di concepire il blues-rock

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.