30/10/2025

C2C Festival 2025

Lingotto


Per aspera ad astra

Un aereo da turismo sorvola Torino trainando uno striscione con la scritta rossa C2C Festival, mentre la rampa elicoidale per la salita delle auto sul tetto del Lingotto diventa il punto di partenza per tante piccole figure alate (il logo del festival) che si librano verso l'alto.
Ci sono edizioni che lasciano il segno non solo per la musica ascoltata, ma per il peso emotivo che portano con sé. Il C2C Festival 2025 è una di queste. Quest'anno la manifestazione torinese si svolge per la prima volta senza Sergio Ricciardone, venuto a mancare pochi mesi fa dopo una breve e inesorabile malattia. Sergio non era semplicemente il direttore artistico o uno dei fondatori: era l'anima pulsante di questo festival, colui che negli anni ha costruito la strada per portare in Italia nomi leggendari come Aphex Twin, Kraftwerk, Battiato, Thom Yorke, trasformando il C2C in un'eccellenza internazionale capace di competere con i più importanti festival europei.
Il claim scelto per questa edizione non poteva essere più appropriato: "Per aspera ad astra" – attraverso le difficoltà verso le stelle. Ecco allora che, prima di ogni set, sugli schermi del main stage appaiono l'aereo con il suo striscione e il Lingotto, seguiti dalla scritta "In loving memory of Sergio Ricciardone". E ogni volta, il pubblico esplode in un applauso spontaneo. Un momento che si ripete decine di volte nel corso delle serate, ma che non perde mai la sua carica emotiva.

Prima serata – Officine Grandi Riparazioni

La serata inaugurale alle OGR è sempre il momento in cui vengono tracciate le coordinate di quello che si andrà a vedere nei giorni successivi, cercando un bilanciamento tra le diverse anime che convivono sotto l'ombrello del C2C. Arrivo quando sul palco c'è Daniel Blumberg, compositore di colonne sonore (ex-frontman e chitarrista degli Yuck) reduce dalla vittoria dell'Oscar 2024 alla migliore colonna sonora per "The Brutalist". La sua proposta è un organismo che vive di atmosfere, tensione, inserti rumoristici che sfidano l'ascoltatore. Siamo di fronte alla pura sperimentazione sonora, quasi provocatoria nella sua natura minimale e puntiforme. Una creatura ostica, che divide il pubblico tra chi apprezza la radicalità dell'approccio e chi fatica a trovare un minimo gancio melodico o ritmico a cui aggrapparsi.

A seguire, i riflettori sono sui newyorkesi YHWH Nailgun, un quartetto che si inserisce nella scena della Grande Mela in grado di rinverdire i fasti della no wave attraverso contaminazioni industrial, post-punk e noise. Pensare ai Model/Actriz, che si esibiranno sabato (e che proprio qui avevano inaugurato l'edizione del 2023), è immediato, ma i Nailgun hanno una loro identità specifica, anche se forse ancora in via di definizione. Il cantante Zack Borzone raccoglie il disagio urbano e l'alienazione delle grandi metropoli con un approccio vocale febbrile, sottolineato dalla verve tribale del batterista Sam Pickard, che innerva i brani di una fisicità quasi ancestrale. Nel complesso, decisamente più noise che industrial. Il problema dei Nailgun, come spesso accade con le band giovani e ancora in fase di rodaggio, è la resa. Le idee ci sono, l'originalità è evidente, ma le diverse componenti sonore faticano a dialogare tra loro. È un risultato ancora leggermente acerbo, che ha bisogno di un lavoro più accurato in termini di produzione live.

Chiudo la mia serata con la norvegese Jenny Hval, che porta sul palco l'art-pop etereo e raffinato del suo ultimo lavoro "Iris Silver Mist", accompagnata da un tastierista e un chitarrista acustico. La Hval costruisce melodie che rimandano immediatamente a una certa sensibilità nordica, rarefatta e contemplativa. Il suono è elegante, le atmosfere evocative, ma a tratti un po' impalpabili in questa serata d'apertura.

Seconda serata – Lingotto Fiere

L'inizio vede subito all'opera una delle collaborazioni più riuscite dell'intero festival: il duo formato dal produttore statunitense di origine cilena Nicolas Jaar e dal cantante pakistano Ali Sethi. Non è la prima volta che vedo Jaar al C2C – questa è addirittura la terza (la prima in un dj-set, la seconda con i Darkside) – e ogni volta ho l'impressione che 1) azzecchi sempre il progetto e 2) renda meglio live che su disco. Sul palco, Jaar lavora di cesello con il pianoforte e i sintetizzatori, mentre Sethi vocalizza nello stile tradizionale pakistano legato al Ghazal. Ma definirlo semplicemente "canto" è riduttivo: Sethi affronta ogni brano come un'offerta alle entità superiori, con il trasporto e la partecipazione di un cantore in chiesa. La sua voce è precisa, tanto potente quanto universale. Il set parte da atmosfere più rarefatte e riflessive, poi Jaar inizia a costruire piccole strutture di beat trascinando la folla in una dimensione contemplativa. È una di quelle occasioni in cui tutta l'attenzione del pubblico è concentrata sul palco, al punto che gli applausi partono anche nei momenti in cui il pezzo non è ancora finito. Un'esperienza che dimostra come la contaminazione tra tradizioni musicali apparentemente lontane possa ancora generare qualcosa di nuovo e vibrante.

A imballare il padiglione del main stage ci pensa subito dopo il duo delle meraviglie formato da Iosonouncane e Daniela Pes, che per la prima volta si esibiscono insieme. Li ho visti entrambi separatamente in passato, ma questo live set fa emergere qualcosa che i loro progetti individuali non potevano avere. La componente tribale, mistica e mediterranea che caratterizza il lavoro di entrambi viene corredata di una struttura elettronica ossessiva e acida, per un episodio che ha il sapore dell'unicità, del momento irripetibile, supportata da visual di ottima fattura che amplificano l'impatto emotivo della performance.

Come in ogni festival che si rispetti, è purtroppo necessario fare qualche scelta di campo. Per assistere a questo set, ho infatti dovuto buttare giù dalla torre la trance Idm/beatless di Barker, in perfetta contemporanea sullo Stone Island stage. Decisione sofferta, perché il disco del produttore inglese (resident dj del Berghain) quest'anno è uno dei miei preferiti, e spero tanto di avere altre occasioni per ascoltarlo live.
Non ho perso, invece, Skee Mask, dispensatore sano di una buona dose di techno e sentori rave primi anni Novanta, aggressivi e acidi nella giusta misura. È musica che colpisce dritto allo stomaco, senza mediazioni, perfetta per lo spazio circolare dello Stone Island stage che trasforma ogni set in un'esperienza quasi rituale.
Ma la vera sorpresa della serata arriva con il dj-set di Djrum, a posteriori forse il più interessante dell'intero festival. Felix Manuel (vero nome) lavora esclusivamente con i vinili, in perfetto old style, e riesce a mettere insieme una quantità impressionante di linguaggi che hanno fatto la storia dell'elettronica. Nel suo set confluiscono techno, electro, Idm, breakbeat, trip-hop, l'happy hardcore dei primi Prodigy, drum and bass obliqua e, nel finale, anche jungle – un genere notoriamente difficile da inserire in un dj-set. La padronanza tecnica è cristallina, la selezione impeccabile, la capacità di far dialogare generi anche molto distanti tra loro è quella di un maestro. Anche qui era necessaria una scelta. Per vedere Djrum ho dovuto rinunciare a Blood Orange sul main stage, probabilmente uno degli highlight della serata per la maggior parte del pubblico, ma per me in quel momento era più importante vivere un'esperienza di elettronica old school fatta da un dj alla vecchia maniera, e non me ne sono pentito.

Terza serata – Lingotto Fiere

La terza giornata è la più lunga del festival, con una programmazione che va dalle cinque e mezza del pomeriggio alle quattro del mattino. Una maratona che mette alla prova la resistenza fisica di chiunque.

Imperdibile alle 18,30 sul main stage Annahstasia, folksinger losangelina che presenta qui il suo (notevolissimo) recente esordio, in formazione essenziale voce e chitarra. Annahstasia ha una voce assolutamente personale, profonda e scura ma anche delicata e accogliente, capace di coniugare dolcezza, poesia e intensità. È una donna nera bellissima che non ha bisogno di scoprire un solo centimetro della sua pelle per avere l'attenzione del pubblico. La sua esecuzione live è un'esperienza toccante, quasi spirituale. Non ho mai visto il pubblico del main stage del Lingotto in un tale, religioso, silenzio. Un momento davvero magico, uno di quegli episodi che sottolineano la capacità di alcuni artisti di creare un'intimità apparentemente impossibile in uno spazio così grande.

Il clima cambia radicalmente circa un'ora e mezza più tardi, quando salgono sul palco i Model/Actriz, già visti al C2C due anni fa e già allora capaci di mostrare una personalità dai tratti decisi. La loro iniziale proposta post-punk/noise/industrial è diventata nel frattempo qualcosa di più fruibile, come evidenziato dal sophomore "Pirouette". È evidente che hanno lavorato molto per rendere il loro spettacolo meno spigoloso, e la presenza in scaletta di parecchi brani con la cassa in quattro è la risposta più tangibile a questa volontà, che vede il risultato sicuramente in crescita rispetto al 2023. Il cantante Cole Haden spinge sul pedale dell'estrosità, non facendo mistero di una condizione gay raramente associata a questo genere musicale e sottolineata dai numerosi e appariscenti cambi d'abito. Ma al di là della componente visiva, ciò che colpisce è la sua grandissima capacità di intrattenere la folla, di scendere nel parterre, di aizzare il moshpit e il pogo, di tenere insomma il pubblico in pugno. E poi c'è la performance vocale, davvero notevole, che alterna momenti più lirici a urla in modalità Marilyn Manson. Una conferma gradita, uno spettacolo di danza collettiva, sinuosità e rabbia che intrattiene e coinvolge il pubblico a dovere.

Mi sposto allo Stone Island stage, prima per Malibu, la producer francese di base in Svezia (alla sua prima presenza al C2C) pronta a veicolare la sua ipnotica variante personale di ambient/drone e, successivamente, John Maus con il suo repertorio synth-wave figlio delle tastiere anni Ottanta. La scaletta è composta da basi musicali di durata piuttosto esigua, sulle quali viene aggiunto il cantato, ma ciò che rende particolare l'esibizione è come al solito la presenza fisica di Maus, quantomai viscerale, unita a un peculiare e ossessivo modo di saltare e correre. John è sudatissimo ed estremamente partecipe di quello che fa, un vero valore aggiunto per il pubblico in sala. 

La serata prosegue con una programmazione inevitabilmente condizionata dal fatto che il sabato sera tardi il padiglione del main stage diventa un posto per ospitare gente che vuole ballare e divertirsi. Alle undici c'è l'alternative r&b/synth-pop/indie elettronica del producer americano Nourished by Time e, subito dopo, A.G. Cook, ovvero colui che più di ogni altro ha contribuito a sdoganare il termine PC music (diventando dal 2016 anche il direttore creativo di Charlie XCX). Il suo set è intenso e frenetico, nonché accompagnato da visual davvero notevoli – probabilmente i migliori dell'intera edizione. La scaletta ammicca al pubblico dispensando un substrato di elettronica ballabile a tratti nervosa e isterica senza però mai allontanarsi dal divertimento. È un intrattenimento complesso, ritmico e anche gioioso. Sicuramente il più riuscito di questa seconda parte di serata.

Gli ultimi due nomi in cartellone sono due pesi massimi: Floating Points (all'una e quaranta) e Four Tet (dopo le 3), entrambi alle prese con il proprio dj-set (durante il cambio di palco condividono anche per un momento il mixing desk). Facendo le dovute distinzioni, si tratta di due set molto orientati alla house/techno a rischio zero, votati alla necessità di far ballare chi a quell'ora non ha tempo e voglia per ragionare di sperimentazione, e questo si sente. Più interessante di misura quello di Four Tet, che come al solito mette in chiaro – se mai ce ne fosse ancora bisogno – perché è uno dei nomi più importanti dell'elettronica degli ultimi vent'anni. La sua capacità di maneggiare un ampio arco di influenze resta cristallina. Floating Points, pur essendo un personaggio di punta della scena jazz/elettronica, stasera sembra più prevedibile del solito, almeno per chi si avvicina all'esibizione con velleità di ascolto attivo.

Fine del tour

Esco dal Lingotto con il consueto bagaglio di belle sensazioni, già sapendo di dover saltare domani la serata conclusiva, quella che vede la presenza fra gli altri di Billy Woods. Unica consolazione: l'ho già visto l'anno scorso, sempre su questi palchi. Provando a fare una valutazione su quelli che sono stati i miei highlight di questa edizione, il verdetto è: Nicolas Jaar e Ali Sethi, Iosonouncane e Daniela Pes, Djrum, Annahstasia, Model/Actriz e A.G. Cook. Una lista più lunga del solito, che testimonia la qualità complessiva della proposta artistica.
Quello che colpisce di questa edizione, al di là dei singoli nomi, è la capacità del C2C di mantenere la sua identità anche in un momento di grande difficoltà emotiva. La perdita di Sergio Ricciardone poteva essere un colpo fatale per una manifestazione così legata alla sua visione, e invece il team di Xplosiva ha saputo onorare la sua memoria portando avanti quello spirito di ricerca e apertura che ha sempre caratterizzato il festival.
Il claim "Per aspera ad astra" non è stato solo uno slogan, ma una dichiarazione d'intenti che si è concretizzata in una programmazione coraggiosa, capace di mettere insieme tradizioni musicali lontanissime (il Ghazal pakistano con l'elettronica di Jaar, la mistica mediterranea di Iosonouncane e Daniela Pes), di scommettere su nomi meno noti (Annahstasia, Djrum) e di confermare la capacità di leggere le evoluzioni della scena contemporanea (Model/Actriz, A.G. Cook, Blood Orange).
Per me che lo frequento regolarmente dal 2013, il C2C si conferma un appuntamento irrinunciabile per chiunque voglia capire dove sta andando la musica contemporanea e non solo (anche quest'anno record di presenze, ben 42.000, con il 40% dei partecipanti provenienti dall'estero). È un festival che non ha paura di spiazzare, di proporre cose difficili accanto a momenti di puro intrattenimento, di far convivere la sperimentazione più radicale con il clubbing più accessibile. E quest'anno, più che mai, ha dimostrato che la vera eredità di Sergio Ricciardone è l'attitudine a guardare sempre avanti, a cercare le stelle anche quando le difficoltà sembrano insormontabili.

(Foto di Angelo Gangemi)

Setlist

Giovedì 30/10

OGR Torino:
Daniel Blumberg
Jenny Hval
Kelman Duran
Paolo Dellapiana
YHWH Nailgun

Venerdì 31/10


Lingotto Fiere – Main Stage:
Ali Sethi & Nicolas Jaar
Blood Orange
DJ Python
Iosonouncane & Daniela Pes
Saya Gray
Titanic (I. La Catolica & Mabe Fratti)

Lingotto Fiere – Stone Island Stage:
Barker
Djrum
Isabella Lovestory
Mechatok
Skee Mask
Tresca Y Tigre & Lechuga Zafiro

Sabato 01/11

Lingotto Fiere – Main Stage:
A. G. Cook
Annahstasia
Ecco2k
Floating Points dj
Four Tet
Model/Actriz
Nourished By Time

Lingotto Fiere – Stone Island Stage:
Blawan live
Los Thuthanaka
John Maus
Florence Sinclair
Malibu
XIII & Sabla
 
Domenica 02/11

OGR Torino:
billy woods
Maria Somerville
Sister Effect
Smerz

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