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Pink Floyd: su Rai5 in onda il documentario “The Story Of Wish You Were Here” che racconta il ruolo dell’ispiratore occulto Syd Barrett
di
Claudio Fabretti
28-04-2025
Anatomia di un capolavoro dei Pink Floyd. Dalle canzoni, diventate tutte dei classici, all'ispiratore occulto: il primo leader del gruppo, Syd Barrett. Su Rai5, mercoledì, 7 maggio alle 23,05, andrà in onda "Pink Floyd: The Story Of Wish You Were Here", il documentario che ricostruisce la genesi di uno dei classici degli anni 70 dei Pink Floyd (poi in streaming su RaiPlay, qui invece in vendita il Dvd). Il film racconta anche il particolare rapporto della band inglese con il suo "Crazy diamond", come viene definito Barrett nel disco, il compagno perduto che i Pink Floyd avrebbero poi continuato a rievocare anche nei dischi successivi.
Tutto parla di lui, nel disco del 1975, ma lui non c’è. Nemmeno quando compare senza annunciarsi negli studi di Abbey Road il 5 giugno 1975, scioccando i suoi ex-compagni che sono al lavoro su “Shine On You Crazy Diamond”, la canzone dedicata a lui. È irriconoscibile: corpulento, sopracciglia e capelli rasati, ma soprattutto sguardo spento. Syd Barrett, nell’album “Wish You Were Here”, che uscirà a settembre dello stesso anno, è presente con la sua assenza. Il membro fondatore e primo leader della band viene ricordato da David Gilmour, Nick Mason e Roger Waters nel doc “Pink Floyd: The Story of Wish You Were Here". I disturbi psichici legati all’abuso di droghe costringono Barrett ad abbandonare il gruppo nel 1968. Ma sono le sue visioni psichedeliche a rendere i Pink Floyd un fenomeno cult: “Appena sono entrato in studio mi sono accorto che era Syd il motore creativo”, ricorda il primo produttore della band Joe Boyd.
Nel 1973, cinque anni dopo la dipartita di Barrett, “The Dark Side Of The Moon” diventa il top album di tutti i tempi. Il successo planetario disorienta i quattro artisti, soffocati dall’industria musicale: “Dovevamo capire per che motivo eravamo nel settore – se eravamo effettivamente artisti oppure uomini d’affari”, racconta il chitarrista David Gilmour e continua: “Non ci saremmo più separati perché avevamo paura del dopo Pink Floyd, di perdere quel marchio così forte e protettivo”.
Quando a gennaio 1975 si mettono in studio per un nuovo album, l’inerzia creativa li congela. L’ombra di Syd grava sul gruppo: costruiranno un album basato sull’assenza che parte dalla mancanza del loro primo
frontman
. Recuperano “Shine On You” dell’anno precedente. “È il mio omaggio a Syd. L’esperienza sincera della mia tristezza, l’ammirazione del suo talento e il dolore per aver perso un amico”, racconta Waters, che vede “Wish You Were Here”, nata dalla collaborazione con Gilmour, come un'idea più ampia: “Posso dirvi che cosa significa per me, ma qualsiasi interpretazione è legittima”.
La delusione per l’industria musicale è l’altro grande tema, espresso in “Have A Cigar”, registrata dal cantante Roy Harper, che si trova lì per caso, perché nessuno della band riesce a cantarla.
"Wish You Were Here" è un
concept-album
sulla purezza e l'innocenza ormai perdute, con riferimenti neanche troppo velati a Syd Barrett. Venderà 19 milioni di copie in tutto il mondo, passando alla storia insieme alla copertina dell’artista Storm Thorgerson, con i due uomini d’affari che si stringono la mano mentre uno dei due prende fuoco, non un fotomontaggio ma uno scatto del socio di Thorgerson, Aubrey "Po" Powell. “È un album di dolore, rabbia e amore. Ma soprattutto amore”, dirà Waters, che nel 1985 lascerà la band. Gilmour, Waters, Wright e Mason suoneranno di nuovo insieme solo 25 anni dopo, nel 2005. L’anno successivo, a 60 anni, Syd Barrett morirà.
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