Ride

Ride

Shoegaze caleidoscopico

intervista di Federico Romagnoli, Giuliano Delli Paoli

Raggiungiamo la band inglese in esclusiva e in vista dell'imminente nuovo tour che toccherà anche il nostro paese con tappa unica a Milano. Una tournée che segue l'uscita di "This Is Not A Safe Place", secondo full length degli acclamati shoegazer dopo la fortunata reunion del 2015. Un'occasione ghiotta per sondare passato, presente e futuro di uno dei più grandi gruppi del genere shoegaze attraverso le parole del chitarrista e fondatore Andy Bell, tra curiosità sulla pietra miliare "Nowhere", omaggi inaspettati di giganti del rock argentino, fino alle più morbide deviazioni elettroniche che hanno caratterizzato gli ultimi lavori.

"Nowhere" è ormai considerato uno dei tre dischi più importanti dello shoegaze. In retrospettiva, come valuti il suo impatto nella storia del rock britannico? Percepisti che stavate registrando qualcosa di importante all'epoca?
Penso che "Nowhere" sia il miglior disco dei Ride. Era la prima volta che passavamo più di uno o due giorni in uno studio di registrazione, e fummo in grado di comprare un buon equipaggiamento prima di iniziare le sessioni. C'era la sensazione di avere un'opportunità con quelle registrazioni e percepimmo che la band stava realizzando qualcosa di molto valido. Per quanto riguarda come venne recepito, o come viene recepito ora, sono contento che alla gente piaccia e che continui ad ascoltarlo, è tutto ciò che potrei desiderare.

Perché sceglieste dei suoni elettronici per "Going Blank Again", dopo un disco come "Nowhere", che era sostanzialmente chitarra, basso e batteria? 
Eravamo andati in tour in tutto il mondo con "Nowhere" e avevamo assorbito un sacco di nuove influenze e ascoltato molta musica. Non avvertimmo limiti su dove i Ride potessero andare a parare musicalmente. In questo senso fummo influenzati dai Beatles, che cambiarono di album in album. Gli strumenti elettronici furono solo una delle componenti che usammo per quell'album: c'era anche molta più chitarra acustica, molti più archi, più variazione di suono fra canzone e canzone. 

Sapevi che il gigante del rock argentino, Gustavo Cerati, era un grande fan dei Ride? Vi omaggiò nella ripresa unplugged di uno dei suoi successi, "Un misil en mi placard" dei Soda Stereo, suonando la parte di chitarra acustica di "Chrome Waves".
Sì, me lo fece presente un amico. Ho suonato la canzone di Gustavo attraverso YouTube, durante uno dei miei show radiofonici. Fu un grosso complimento da parte sua.    

Mentre nei libretti dei primi due album ogni canzone è accreditata equamente a tutti i membri della band, da "Carnival Of Light" ogni membro ha scritto le proprie canzoni. Ci puoi spiegare questo cambio?
Decidemmo di accreditare tutti equamente dall'inizio, ma già durante la lavorazione del primo album era chiaro che alcuni erano più prolifici di altri. Abbiamo sempre diviso i diritti d'autore equamente, e lo facciamo ancora, per riflettere il fatto che tutti hanno dei meriti nel risultato finale di una canzone, ma dopo un po' di tempo abbiamo deciso che fosse una buona idea accreditare gli autori principali, anche perché smettemmo molto presto di scrivere partendo dalle jam.

Puoi dirci la tua opinione su "Carnival Of Light" e "Tarantula"? Il primo è considerato il vostro disco britpop e fu un buon successo (numero 5 nella classifica britannica), mentre il secondo ricevette dure critiche all'epoca.
"Carnival Of Light" è un album molto influenzato dal rock più classico, come Led ZeppelinByrds, Black Crowes, Jayhawks, ma quel suono, mentre era buono a livello di basi strumentali, non si abbinava bene alle nostre voci. Guardando indietro, penso che non sfruttammo abbastanza le nostre capacità dopo i primi due album. "Tarantula" è un esempio ancora più ovvio degli stessi problemi. Penso provenissero dal fatto di non volerci ripetere, ma finimmo per dimenticare cosa eravamo veramente bravi a fare.

Cosa puoi dirci della lunga collaborazione con la Creation Records? Gli aneddoti sono benvenuti.
La Creation è stava davvero una grande etichetta. Alan McGee è un tesoro nazionale, a mio avviso è il miglior talent scout di sempre per quanto riguarda la musica chitarristica. La collaborazione fra Alan e Dick Green è stata magica, e siamo sotto contratto con Dick Green anche adesso, per la sua nuova etichetta, Wichita.
Di aneddoti ce ne sono così tanti. Firmammo proprio mentre i Primal Scream stavano registrando "Screamadelica", e solo con questo potrei scrivere un libro. Ogni volta che andavi negli uffici della Creation tornavi a casa con storie folli. Fu un momento incredibile.

Nell'ultimo album, "This Is Not A Safe Place" (2019), c'è stato un rinnovamento del suono, con più attenzione sull'elettronica. Pensiamo a brani come "Repetition". Da dove proviene quest'esigenza?
È parte naturale di ciò che facciamo e di come scriviamo le canzoni oggi. L'intera band scrive con vari strumenti e con vari metodi.

In "Eternal Recurrence" ci sono versi come "The boy in the picture has gone. That light only lasts for so long. You don't know a thing about me. But go on and judge what you see. Sinking is easy Only clouds in the mirror. Feeling uneasy. Don't look again". Da dove provengono queste parole? E che relazione avete, come band, col tempo e con lo specchio? Vi sentite cambiati o pensate di essere sempre gli stessi?
Quei versi sono di Mark (Gardener, l'altro cantante/chitarrista dei Ride, ndr). Non voglio parlare per lui. Ho la mia interpretazione personale di quelle parole e sono versi che piacciono molto anche a me, ma per avere una risposta dovresti parlare con lui. 

Erol Alkan (già produttore di Mystery Jets e Late Of The Pier): com'è lavorare con lui? Pro e contro. 
Pro, il suo entusiasmo e il suo istinto per la musica, la sua positività e capacità di trascinare. Contro, tende a far rovinare i coni degli amplificatori (si suppone a causa dei volumi eccessivi, ndr). 

In "Jump Jet" la nostalgia per la famiglia viene posta in contrasto con i molti concerti che tenete in giro per il mondo. Come affrontate questo nuovo tour e come sta andando? Siete soddisfatti? 
Per il momento in questo tour il più lungo tempo periodo lontano da casa è stato di cinque settimane, negli Stati Uniti. È stato duro per noi e le nostre famiglie, ma è pur vero che non ne abbiamo molti di viaggi così lunghi. 

Quali dischi avete ascoltato di più negli ultimi mesi? Ce n'è qualcuo che ha influenzato il vostro ultimo album?
Ho ascoltato molto Sound e Adrian Borland, Sault, Khruangbin, Aldous Harding.

Cosa c'è in serbo per dopo la fine del tour? Avete già pianificato qualcosa?
No, non abbiamo pianificato nulla. Si è parlato di registrare un Ep, ma non lo abbiamo ancora calendarizzato.

Discografia
 RIDE  
   
 Ride (Ep, Creation, 1990)
 Play (Ep, Creation, 1990)

 

Smile (Creation, 1990)

8

 Fall (Ep, Creation, 1990)
Nowhere (Creation, 1990)

9

 Today Forever (Ep, Creation, 1991)

7,5

Going Blank Again (Creation, 1992)

8

 Carnival of Light (Creation, 1994)

7

 Tarantula (Creation, 1996)

5,5

 
 Coming Up For Air (Ep, Creation, 2002)
 Weather Diaries (Wichita, 2017) 6,5
 Tomorrow's Shore Ep (Wichita, 2018)6,5
 This Is Not A Safe Place (Wichita, 2019) 6,5
 Clouds In The Mirror (con i Petr Aleksander, Wichita, 2020) 5
  
 
 HURRICANE #1  
   
 Hurricane #1 (Creation, 1997) 
 Only The Strongest Will Survive (Creation, 1999) 
   
 MARK GARDENER  
   
 These Beautiful Ghosts (UFO, 2005) 
   
 ANDY BELL 
   
 The View From Halfway Down (Sonic cathedral, 2020)7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Leave Them All Behind
(live at Brixton, 1992)

Like A Daydream
(live at Brixton, 1992)

Dreams Burn Down
(live at Brixton, 1992)

Drive Blind
(live at Brixton, 1992)

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(2020 - Sonic Cathedral)
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This Is Not A Safe Place

(2019 - Wichita)
Il secondo full length dei pionieri shoegazer dopo la fortunata reunion del 2015

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(2018 - Wichita)
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(2017 - Wichita)
Sciolti nel 1996, tornano i pionieri shoegazer di Andy Bell, con un lavoro che alza lo sguardo verso ..

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Da Oxford uno dei capolavori dello shoegaze, tra momenti di estasi e di rassegnata contemplazione

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