Addio ad Adrian Maben, il regista di "Pink Floyd: Live At Pompeii"

05-11-2025

Se n’è andato Adrian Maben, il regista scozzese che nel 1972 trasformò l’anfiteatro di Pompei in un santuario del rock psichedelico con il leggendario "Pink Floyd: Live at Pompeii". La notizia della sua scomparsa arriva come un’eco tra le rovine, a ricordarci quanto la sua visione abbia saputo fondere cinema, musica e archeologia in un’esperienza unica.

Girato tra colonne spezzate e gradinate millenarie, "Live at Pompeii" non è stato solo un film-concerto: è un rito, un esperimento visivo dove la musica dei Pink Floyd risuonava tra le pietre vuote, senza pubblico, catturando la purezza dell’arte sonora sospesa nel tempo. La macchina da presa di Maben trasformò l’antica arena in un tempio contemporaneo, dove ogni inquadratura era un quadro, ogni nota un’incisione sulle pareti del passato.

Il legame tra Maben e Pompei non si limitava alla cinepresa: il regista tornava periodicamente tra le rovine, innamorato del luogo e della sua storia, tanto da meritarsi nel 2015 la cittadinanza onoraria. Una consacrazione poetica per chi seppe elevare la città vesuviana a icona mondiale della musica e della cultura contemporanea.

Il Parco Archeologico custodisce ancora oggi la testimonianza di questa simbiosi tra arte antica e rock moderno: la mostra "Pink Floyd. Live at Pompeii. The exhibition" by Adrian Maben, inaugurata in occasione del concerto di David Gilmour del 2016, racconta attraverso fotografie e memorabilia quell’istante magico in cui il tempo si fermò sulle note di "Echoes" e "One of These Days".

Maben lascia un’eredità indelebile: chiunque abbia visto il film sa che non si tratta solo di un concerto, ma di un viaggio nel suono e nella memoria, un incontro tra passato e presente che solo un regista come lui poteva orchestrare. Pompei, con le sue pietre millenarie, non dimenticherà mai il suo sguardo.

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