Queens Of The Stone Age

Villains

2017 (Matador) | alt-rock, stoner

Groove, ecco la parolina magica per identificare il contenuto di "Villains", il settimo capitolo in studio dei Queens Of The Stone Age, determinante nel completare il processo di graduale allontanamento sia dal roccioso stoner che fu dei Kyuss, sia dalle lisergiche improvvisazioni che resero celebri le leggendarie Desert Sessions.
Non che sia un peccato, intendiamoci - sono numerose le band che, pur arrivando da generi diversi, a un certo punto decidono di prestare maggior attenzione alla "ballabilità" della propria proposta: basti rivolgere lo sguardo alle recenti scorribande di Tame Impala o Arcade Fire per comprendere quanta importanza rivesta tale aspetto nel songwriting di realtà già ben posizionate sul mercato.

Dischi come "Villains" sono inesorabilmente destinati a spaccare critica e pubblico in due, anche se questa volta la sensazione è che per ogni fan storico dei Kyuss pronto a sbattere definitivamente la porta in faccia a Josh Homme, ci saranno nuovi adepti, magari molto più giovani, che lo eleggeranno senza riserve a mito di turno, abbagliati non solo dal luccicante presente, ma ancor di più affascinati dal glorioso passato.
"Villains" è un album divertente da ascoltare, e immaginiamo possa essere stato altrettanto divertente da suonare per i musicisti che lo hanno realizzato, un parterre meno ricco di "...Like Clockwork", senza ospiti a fungere da specchietto per le allodole, ma ormai rodato e coeso: accanto a Homme è infatti schierata l'attuale formazione-tipo composta da Troy Van Leeuwen, Dean Fertita, Michael Shuman e Jon Theodore.

Il punto che non torna è: perché mai Josh Homme, uno di quelli che viene cercato tanto da giovincelli in cerca di consacrazione (gli Arctic Monkeys di "Humbug") che da inossidabili vecchi volponi (Iggy Pop nel recente "Post Pop Depression") per far suonare le proprie canzoni come bombe nucleari, dovrebbe aver bisogno di ricorrere alla produzione di Mark Ronson? Che bisogno ha di rivolgersi a chi sa cucire il vestito migliore possibile a campioni d'incasso del calibro di Amy Winehouse, Bruno Mars, Lady Gaga e Adele? Forse cercare nuove contaminazioni? Oppure arricchirsi dal punto di vista artistico attraverso uno scambio che spera possa rivelarsi proficuo? O magari cercare il gancio giusto per sfondare nel mainstream?
Nella mente di Josh ci sarà stato senz'altro un disegno ben preciso, e Ronson (ma a dare una mano in cabina di regia ci sono anche Mark Rankin e Alan Moulder) conferisce a queste nove canzoni una direzione netta, compiendo (in verità senza mai rinnegare il classico suono della band) il definitivo traghettamento verso sonorità più easy, in quello che sarà ricordato come l'album più orecchiabile di sempre dei Queens Of The Stone Age.

I germi del cambiamento erano evidenti già dai lavori precedenti, pertanto il funk boombastico di "Feet Don't Fail Me" e il boogie da dancefloor di "The Way You Used To Do" sono proclami musicali che - posti a inizio tracklist - fissano sì il mood dell'intero album, ma non possono certo apparire inattesi.
Si perfeziona così il passaggio (presumibilmente incontrovertibile) dal desert-rock al modern-groove, ma i riff e le atmosfere epiche che compongono "Domesticated Animals" e la più ritmata e articolata "The Evil Has Landed" non dimenticano gli antichi sapori, pur se declinati in un formato più fruibile (eviterei per quanto possibile di ricorrere al termine "pop").

Una "Un-Reborn Again" che perde mordente perché tirata per le lunghe, la dolcezza di "Fortress" e "Villains Of Circumstances", perfette nel confermare la giusta attenzione per i furbi ganci melodici, i synth di "Hideaway" che chiamano in causa certi anni 80, il punkettino rock-a-billy in odore di Elvis "Head Like A Haunted House", che fa tanto Eagles Of Death Metal, sono ulteriori sfaccettature che rendono "Villains" tutt'altro che monocorde, ma nei suoi solchi resta davvero ben poco della grandezza di "Rated R" o "Songs For The Deaf" e ancor meno della furia giovanile dei Kyuss.
Ovvio che sia meglio così, meglio non ripetersi all'infinito e provare sempre a sondare nuove vie espressive, ma il passato nel loro caso è davvero tanto ingombrante, le aspettative sempre troppo alte e la domanda di rito questa volta pesa come un macigno: quante di queste canzoni finirebbero oggi in un ipotetico best of delle "Regine"?

(26/08/2017)

  • Tracklist
  1. Feet Don't Fail Me
  2. The Way You Used To Do
  3. Domesticated Animals
  4. Fortress
  5. Head Like A Haunted House
  6. Un-Reborn Again
  7. Hideaway
  8. The Evil Has Landed
  9. Villains Of Circumstance
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