Chicago Underground Quartet

Good Days

2020 (Astral Spirits) | jazz

Sono passati oltre vent’anni da quella uscita memorabile nel 1998 a nome Chicago Underground Orchestra con “Playground” per Delmark, poi “formalizzata” nel 2001 come Chicago Underground Quartet con l’album omonimo per Thrill Jockey. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, tra dischi di Tortoise, Exploding Star Orchestra e São Paulo Underground, tra album in solo (Rob Mazurek e Jeff Parker), in duo (Mazurek con Parker, o il recente Mazurek con Gabriele Mitelli), in ensemble (Pharoah & the Underground) e collaborazioni dei vari membri (con Jim O’RourkeJoan of ArcStereolab, Yo La Tengo, Godspeed You! Black Emperor, Rhys Chatham, Matana Roberts, Makaya McCraven tra i tanti). La storia di questi musicisti rappresenta una sintesi dei più significativi fermenti musicali underground degli ultimi trent’anni negli Usa, la parabola di coloro che hanno traghettato la scena di Chicago del post-hardcore attraverso il post-rock e l’avant-jazz.

Così Chad Taylor, Josh Johnson, Parker e Mazurek ritornano in Quartet per un disco prodotto per la prolifica etichetta di Austin, Astral Spirits, uno dei cataloghi più interessanti sulla scena avant odierna insieme a International Anthem. Il disco è una summa delle inquietudini free jazz/post-rock che anima l’ensemble e che in pochi sono in grado di portare a una forma così elegante e compiuta – recentemente abbiamo ricordato proprio “Unsolved” (Southern, 2000) dei Karate, altra band sul crinale tra post-rock e jazz – tirando a tratti più verso il primo (“Unique Spiral”), a tratti più verso il secondo (“Orgasm”).

Proprio i circa sei minuti di “Orgasm” aprono il disco, una personale versione del brano di Alan Shorter, fratello di Wayne, tratto dall'album omonimo (Verve, 1969): un manifesto di estasi free-jazz attraversato da sussulti elettronici, un brano-opera articolato in più passaggi tra gli assoli cosmico-rumoristici di Parker – letteralmente nello spazio tra Sun Ra e il Miles Davis più elettrico e progressivo di “Bitches Brew” (Columbia, 1970) – e i fraseggi epici di Mazurek. La tromba soffia implacabile sulle pianure del Midwest in “Strange Wing”, accompagnata da morbide note di chitarra ricche di dialogo, che fanno riaffiorare quella “Along The Banks Of Rivers” incastonata in “Millions Now Living Will Never Die” (Thrill Jockey, 1996). 

Così da queste atmosfere western passiamo ai notturni metropolitani di una nuova “My Funny Valentine” dal suono Americana (“Good Days. For Lee Anne”), al ritmo di una concitata crime story (“Batida”) fino a una spirale post-rock da pellicola sci-fi (“Unique Spiral”). Nel mezzo la parentesi soundscape di “All The Bells” e il solo di percussioni di “Lomè”. A chiudere all’unisono “Westview”, che suona quasi come un omaggio a “Lonely Woman” di Ornette Coleman, in “The Shape Of Jazz To Come” (Atlantic, 1959), ritmicamente rimodellato dalle traiettorie di Parker e dalle figure di Taylor con la tromba free di Mazurek.

“Good Days” ci fa godere del rinnovato incontro tra quattro musicisti in stato di grazia, punti saldi di una scena avant-jazz/rock underground cosmopolita che lega insieme città come Chicago, Montréal, New York, Londra e Stoccolma. Morbido, prezioso, intelligente. Oggi più che mai abbiamo bisogno di dischi così.

(05/05/2020)

  • Tracklist
  1. Orgasm
  2. Strange Wing
  3. Good Days (For Lee Anne)
  4. Batida
  5. All The Bells
  6. Unique Spiral
  7. Lomé
  8. Westview
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