June of 44

REVISIONIST: Adaptations And Future Histories In The Time Of Love And Survival

2020 (La Tempesta, Broken Clover) | post-rock

La festa di celebrazione dei 30 anni di carriera degli Uzeda a Catania diventa nel 2018 l’occasione per i June of 44 di riprendere in mano il loro significativo catalogo. Membri della scena underground di Louisville in Kentucky, che aveva traghettato l’hardcore verso i territori del post-hardcore (Squirrel Bait), del post-rock (Slint, Rachel’s) e dell’indie-folk (Will Oldham/Bonnie Prince BIlly), i June of 44 nascono dalle costole di diverse band che mescolavano stili e sottogeneri (Rodan, Lungfish, Rex, Hoover, Codeine), dove lo slowcore poteva trovare una quadra col math-rock, così come il jazz col punk.
Dopo aver realizzato tre album fulminanti per l'alternative rock più sperimentale – tra cui, in ambito post-rock, il seminale “Four Great Points” (Quarterstick, 1998) – nel 1999 la band pubblica l’ultimo album in studio “Anahata” (Quarterstick) e un live album per la gloriosa serie “In the Fishtank” (Konkurrent), aprendo uno iato durato fino al mini-tour.

Dal 2018 inizia quindi un lavoro di rilettura del catalogo, seguito lo scorso anno da un altro tour e dal ritorno della band in studio alla fine dell’anno con David Lenci. “REVISIONIST: Adaptations And Future Histories In The Time Of Love And Survival” diventa una riflessione sul senso che può avere la musica composta negli anni 90 dai June of 44 dentro i “tempi interessanti” che stiamo vivendo oggi, mediante brani scritti allora e qui presentati con una nuova veste sonora adattata allo stesso contenuto. Si tratta di rimanere coerenti a una propria estetica ed etica musicale, in cui l’ibridazione è parte integrante del processo produttivo, e veicolare il contenuto di brani considerati “senza tempo” a una forma che sia in grado di sganciarsi da una determinata epoca e di rappresentare una chiave per il futuro di band che hanno fatto parte dell’orizzonte artistico e culturale del rock underground Usa anni 90.

Così “REVISIONIST” diventa un progetto intrigante, canonico come concept e inusuale come risultato, coerente nel sound e sfaccettato nella composizione. L’album si compone di otto brani, idealmente suddivisi in due lati di un vinile che sono introdotti da due ottimi remix, in apertura quello dei Matmos e a metà quello di John McEntire, che rappresentano il “sottosopra” dell’universo emotivo della band: è come se si colmassero le pause e si togliesse il respiro alle canzoni per dare sfogo a una claustrofobia e a un’angoscia sotterranea mai così manifeste nella musica dei June of 44.
Tra i due remix, le canzoni già edite si liberano dagli stilemi di genere legati al tempo in cui furono prodotte – soprattutto a derive emocore o crossover – e tornano in una veste che la band può finalmente indossare, come nei brani tratti da “Anahata”, “ReRecorded Syntax” e “Cardiac Atlas". Quest’ultima in particolare è la prova più emozionante del disco: corposa, scura e inquieta, più assonante, oggi, a Swans e Nick Cave & the Bad Seeds che ai Modest Mouse. Passando attraverso brani su cui aleggia lo spettro dei Girls VS Boys (“Post-Modern Hereditary Steps”) e dei Fugazi (“Generate”), il disco termina ricongiungendosi idealmente con la testa nel cortocircuito temporale di “Paint Your Face”, versione corrosa di “Cut Your Face” registrata da Bob Weston nel 1996, prima che uscisse su “Four Great Points”, in cui il presagio di un futuro poco conciliante si conferma come presente: “Time in, and time out again/ Sound in, sound out again/ Overrated stack of zeros/ Stated with indifference”.

Come con i progetti Messthetics e Coriky gli ex-membri dei Fugazi avevano composto nuova musica con vecchi metodi, e la stessa attitudine libera delle band post-hardcore, così i June of 44 prendono in mano il proprio archivio e mettono insieme la costellazione di frammenti del loro passato, che diventa significante come insieme grazie anche alla coerenza del lavoro di registrazione. L’operazione è interessante, ma resta difficile alienarsi completamente dal fatto di conoscere già buona parte dei brani. “REVISIONIST” ci fa, però, bramare un album completamente inedito della band, che con questa cifra, solidità e consapevolezza – confermata nelle date dal vivo – non vediamo l’ora di ascoltare.

(08/08/2020)

  • Tracklist
  1. A Chance To Cure Is A Chance To Cut Your Face (Matmos Remix)
  2. ReRecorded Syntax
  3. Cardiac Atlas
  4. Post-Modern Hereditary Dance Steps
  5. A Past To Face (John McEntire Remix)
  6. No Escape, Levitate
  7. Generate
  8. Paint Your Face


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