Steven Wilson

The Future Bites

2021 (SW) | art-pop, pop-prog

Evocare il termine progressive per Steven Wilson è ormai un inganno. Non perché l'ex-Porcupine Tree, I.E.M., Bass Communion, Storm Corrosion, nonché militante nei progetti Blackfield e No-Man, oltreché restauratore di fiducia dell'intellighenzia prog anni 70 (Yes, Jethro Tull, King Crimson etc.) ma anche di schegge impazzite dell'era new wave (i geniali Xtc), non sia rimasto fedele al credo quasi mistico della cultura sottostante. Ma perché nel frattempo l'evoluzione artistica ha modificato i parametri dei possibili scenari futuri, e mentre l'idea del progressive come genere musicale è rimasta ancorata con una zavorra intellettuale troppo rigida al passato, Steven Wilson è già oltre il confine: un musicista che si evolve, avanza, procede, fa "progressi".

Annunciato dal singolo "Personal Shopper" nel marzo del 2020, rimandato al 12 giugno dello stesso anno, quindi posticipato al 2021, "The Future Bites" è ora una realtà. Un progetto che qualcuno spaccerà come la definitiva trasmigrazione verso il pop dopo il corroborante "To The Bone" del 2017 e che per converso rispetta non solo i canoni del progressive come musica colta che guarda al futuro, ma onora in pieno l'incipit del titolo "Future Bites" e la volutamente asettica copertina post-industrial.
Che la dea Euterpe e le muse Polimnia e Tersicore ne abbiano cura e ne preservino l'ingegno: Wilson non solo ha imparato a nuotare nell'orgia tecnologica dei moderni synth, ma li domina, li assevera a strumento narrativo della società contemporanea, e se in "To The Bone" l'oggetto di sdegno era Facebook, in "The Future Bites" è la febbre del consumismo il presupposto delle intelligenti e consapevoli provocazioni in forma canzone del musicista inglese.
Anche questa volta Wilson sale sul carro degli sgomenti, indicando senza remore il nemico (il consumismo) e allo stesso tempo confondendo con fare beffardo l'ascoltatore devoto, invitandolo a comprare qualsiasi artefatto che brandisca il titolo dell'album (dalla carta igienica alle edizioni in vinile pluricolorato). "The Future Bites" non è solo una provocazione geniale, ma anche un disco ricco di prospettive future (è uno dei primi album mixati in Dolby Atmos Surround), un lavoro che affollerà la centralità delle discussioni critiche più per le caratteristiche divisive della natura future-pop delle nove tracce anziché per la notevole qualità delle stesse.

Wilson si muove nell'ambito della struttura-canzone con una disinvoltura che è già di per sé arte. L'affascinante "Man Of The People" prende per mano il soul e lo veste di sonorità Pink Floyd-iane, fino a inondare di bellezza e indulgenza un testo tra i più politici del lotto, mentre la sobria malinconia di "12 Things I Forgot" svela ammirazione per quella strenue poetica pop che 10cc, E.L.O. ed Elton John hanno reso nobile. Ed è una gradita convergenza creativa quella che vede l'appena citato Elton John incauto protagonista dell'esternazione elettronica e dance dell'album, ovvero i quasi dieci minuti di "Personal Shopper". Spetta al re del pop, infatti, elencare la lunga lista di prodotti oggetto del forsennato consumismo che è argomento centrale del brano (il video è oltremodo inquietante), mentre in sottofondo scorre l'estatica forma sonora disco-rock che a suo modo eredita la natura incalzante di "Relax" e della visionarietà di Giorgio Moroder.

"The Future Bites" conferma l'attitudine di Wilson nel non ripetersi mai: infatti nessuna delle opere finora messe in campo dal musicista dell'Hertfordshire è stata concepita come approfondimento di precedenti capitoli discografici. Non fa dunque eccezione quest'ultimo, che pur accennando per un minuto ("Unself") un'indulgenza lirica verso il passato, trancia subito di netto l'atmosfera con l'ingegnosa e destabilizzante trip-hop/dance/r&b/rock di "Self", che in quasi tre minuti pone le basi per lo sviluppo del disco, svirgolando lievemente verso l'eccellente elettro-funk quasi surreale di "King Ghost", dove tutto è asservito alle glorie dell'elettronica, voce inclusa, per poi colpire al cuore del mainstream con un funk-rock-gospel greve e graffiante ("Eminent Sleaze") che ha la stessa intensità apocalittica di "Another Brick In The Wall".

È dopotutto sintomatico che Steven Wilson abbia dichiarato di provare sempre meno interesse per il suono della chitarra, elemento che ha identificato la cultura rock 'n' roll e che le nuove generazioni stanno consegnando alla storia, come il rock fece con il sax e dunque il jazz, abbracciando il linguaggio di quell'elettronica che impera ovunque nel quotidiano e dalla quale la musica non può estraniarsi.
"The Future Bites" non flirta con l'intellettualismo etico che da rivoluzionario è diventato demagogico: le nove tracce di questo nuovo album non sono riflessioni morali, ma originali e informati punti d'osservazione. Qui alberga più lo spirito del David Bowie era berlinese o la febbre ritmica di Peter Gabriel dell'album "IV" che non il languore dei Camel di "Moonmadness" o dei Genesis di "Selling England By The Pound". Reinventarsi, per Wilson, non è un'esigenza artistica, ma una naturale evoluzione personale, frutto di una capacità d'analisi fuori dal comune. "The Future Bites" è un disco che può sembrare perfino inconsistente dal punto di vista musicale, ma dietro l'apparente algida emotività c'è uno dei musicisti più lucidi e dotati del panorama contemporaneo.

Inutile districarsi in discussioni sul tono asettico della pop-wave di "Follower" (Bowie meets Sparks) o sulla più carezzevole comunicatività di "Count Of Unease" (l'immancabile omaggio ai fan oltranzisti): non c'è secondo o frazione di secondo in queste nove canzoni che non abbia una propria ragion d'essere. Il tempo, gran galantuomo, renderà merito all'ennesimo colpo da maestro del musicista inglese: un album che regge i quarantatré minuti con tanta grazia che viene da chiederti se non sia finito troppo presto. Per fortuna esiste una versione deluxe con inediti e remix.
Steven Wilson dimostra di conoscere non solo il passato della musica rock, ma anche quel che ci promette il futuro, ovvero ritmi elettronici e sensazioni mordi e fuggi: insomma, beat and bites.

(03/02/2021)

  • Tracklist
  1. Unself
  2. Self
  3. King Ghost
  4. 12 Things I Forgot
  5. Eminent Sleaze
  6. Man Of The People
  7. Personal Shopper
  8. Follower
  9. Count Of Unease
BONUS TRACK OF BOX SET CD N° 3
  1. Personal Shopper (Extended Remix) 
  2. Unself (Long Version)
  3. Ha Bloody Ha
  4. Move Like a Fever
  5. King Ghost (Extended Remix)
  6. I Am Cliche
  7. Wave The White Flag
  8. Eminent Sleaze (Extended Remix)
  9. In Pieces
  10. Every Kingdom Falls






Steven Wilson su OndaRock
Recensioni

STEVEN WILSON

Home Invasion: In Concert At The Royal Albert Hall

(2018 - Eagle Rock)
La tre-giorni presso il teatro londinese ha segnato l'apice del tour a supporto di "To The Bone"

STEVEN WILSON

To The Bone

(2017 - Caroline International)
Tra euforia retro-pop e cosciente disillusione verso il presente, il capofila del rock inglese firma ..

STEVEN WILSON

4 ½

(2016 - Kscope)
Un "mezzo album" dell'ex-Porcupine Tree a neanche un anno da "Hand. Cannot. Erase."

STEVEN WILSON

Hand. Cannot. Erase.

(2015 - Kscope)
Prosegue il cammino, sempre più personale e "solitario", dell'(ex?) leader dei Porcupine Tree

STEVEN WILSON

Cover Version

(2014 - Kscope)
Il leader dei Porcupine Tree si mette a nudo in un diario di sensazioni semplici

STEVEN WILSON

The Raven That Refused To Sing (And Other Stories)

(2013 - Kscope)
Il manifesto del matrimonio definitivo tra Steven Wilson e il progressive rock

STEVEN WILSON

Grace For Drowning

(2011 - Kscope)
Un album di Canterbury suonato da una band heavy metal o una risposta all'inflazione del progressive ..

News
Live Report
Steven Wilson on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.