Come ricordo, scelto per immortalare l’esperienza di un tour, Nick Cave e Warren Ellis optano per il gran finale giocato in casa, prendendo in prestito una terminologia sportiva. Il duo ormai inscindibile – sia nel percorso in and out i Bad Seeds, sia nella parallela carriera di compositori per il cinema – pubblica la carneficina australiana andata in scena alla Sydney Opera House, un appuntamento programmato su tre serate inserite nella tranche australiana della tournée, protrattasi lungo tutto il 2022.
Se l’umore dei protagonisti appare divertito e l’atmosfera tendente all’euforia, il concerto assume spesso i connotati di una liturgia, date le tematiche e la dimensione sonora delle composizioni al centro di questo live, tratte quasi completamente dagli ultimi lavori di Cave, segnati da “Fede, speranza e carneficina“, qui richiamando il titolo del libro pubblicato lo scorso anno dal Re Inchiostro con Seán O’Hagan.
Battute e buon umore, saluti diretti alla “Balcony People” e una serie di canzoni riproposte in maniera praticamente identica alla loro versione in studio, merito anche del sintetizzatore di Ellis sempre al centro di ogni movimento: come accennato, i brani estratti provengono principalmente da “Ghosteen” (proposto quasi per intero) e da “Carnage“, con una capatina verso il dolente “Skeleton Tree” (“I Need You”) e una svisata qualche passo più indietro nel tempo, per ripescare quei luminosi riferimenti alla natura che l’artista australiano utilizzò nel parafrasare un amore travolgente (“Breathless” da “Abattoir Blues/ The Lyre Of Orpheus“).
A sorpresa, ma nemmeno troppo, compare l’intensa cover di “Cosmic Dancer” dei T-Rex di Marc Bolan, canzone che Cave aveva interpretato per il disco tributo uscito nel 2020, dedicato interamente al leggendario cantautore inglese scomparso nel 1977.
“Australian Carnage” è uno spettacolo maestoso, aperto da “Spinning Song”, con il genio di Warracknabeal a spronare il pubblico a cantare e la poliedrica tastiera/sintetizzatore di Ellis ad aizzare tonalità attorno all’invocazione, che odora tanto di promessa, recitata in falsetto da Cave, con un messaggio di speranza e pace, in grado di vincere ogni atroce tristezza.
Un cerchio chiuso da “Ghosteen Speaks”, severa e inquietante, con la doppia tastiera di Colin Greenwood ed Ellis e un trio di voci di accompagnamento, in contrappunto emotivo, quasi a ricreare una crescente nebbiolina uditiva, habitat nel quale Cave, con il suo grande carisma, sembra esortare gli astanti a stringersi tra di loro, ma soprattutto a lui: “Look For Me, Look For Me/ I Am Beside You/ You Are Beside Me”.
Un finale perfetto, visto l’andazzo della loquace serata, a tratti persino divertente: tutti rimandati a casa, incoraggiati anziché sconfitti, molto più sicuri che spaventati.
14/09/2023
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