David Bowie

Quel bacio clandestino che ispirò “Heroes”

Grazie ai suoi celebri riff distorti, a una linea melodica struggente e all’interpretazione da manuale di David Bowie, “Heroes” è diventata una delle massime hit del Duca Bianco. Leggenda vuole che sia stato l’amico Brian Eno a proporre quel titolo, poiché “la sequenza suonava grandiosa ed eroica, e avevo proprio quella parola, eroi, nella mia mente”, mentre secondo il biografo Chris O’Leary, l’ispirazione fu anche la canzone “Hero” dei tedeschi Neu!, il tutto mentre in quello stesso periodo gli Stranglers rilasciavano uno degli inni del punk dal titolo “No More Heroes”. Fatto sta che l’epicità del brano è indiscutibile, così come il suo spirito dolente e compassionevole, che tenta di aggrapparsi a un futuro ottimistico per esorcizzare un presente amaro: essere eroi per un giorno solo (“just for one day”), dunque, anche nella dimensione della quotidianità. “Il senso del brano era un invito a guardare in faccia la realtà e affrontarla, traendo un po’ di gioia dal semplice piacere di essere vivi”, spiegherà il suo autore. Anche se l’anelito di immortalità (“for ever and ever”) che tenta di rubare il tempo (“steal the time”) cozza contro l’ineluttabilità del destino, ribadita dalla reiterata consapevolezza che “nulla potrà tenerci insieme” (“Nothing will keep us together”).

Standing by the Wall

Attorno allo spunto narrativo del testo, invece, David Bowie ha fatto circolare per anni una “versione ufficiale” secondo cui sarebbe stato ispirato da una coppia di giovani che si davano appuntamento proprio sotto il Muro di Berlino e che era solito osservare da una finestra degli Hansa Studios, la leggendaria location berlinese dove l’intero album “Heroes” venne registrato. In seguito, però, il produttore Tony Visconti svelerà il bluff, confessando la vera origine del testo: si trattava di una interpretazione fantasiosa di un suo flirt reale con la corista Antonia Maass, che l’amico aveva diplomaticamente “protetto” per non rovinargli il matrimonio. Un amore vissuto nell’ombra, in un luogo dove perfino respirare sembrava un atto di ribellione. Bowie vide in quel bacio tutta la fragilità e, insieme, tutta la forza dell’essere umano: due persone strette l’una all’altra accanto a un muro che, ai suoi occhi, divennero il simbolo di una resistenza silenziosa, alimentata dalla speranza e dal coraggio.
Dopo il divorzio dalla prima moglie, Siegrid, Visconti aveva sposato nel 1971 la cantante folk gallese Mary Hopkin; il matrimonio terminò con il divorzio nel 1981. La coppia ebbe due figli, entrambi musicisti: Jessica Lee Morgan e Morgan Visconti. Nel 1989 il produttore sposò la sua terza moglie, May Pang – nota per la sua storia con John lennon durante il celebre “lost weekend” – dalla quale ebbe altri due figli prima del divorzio, avvenuto nel 2000. “Sono stato migliore come produttore che come marito”, ironizzerà qualche tempo dopo Visconti, che attualmente vive con la sua compagna da oltre vent’anni, la musicista Kristeen Young.
Tra le fonti artistiche di “Heroes, invece, il quadro espressionista “Lovers Between Garden Walls” di Otto Mueller (1916) raffigurante una coppia di amanti abbracciati tra due muri incombenti, simbolo della Grande Guerra, e il racconto “Una tomba per un delfino” dell’italiano Alberto Denti di Pirajno, che narra la storia d’amore tra un soldato italiano e una ragazza somala durante la Seconda guerra mondiale.

Il Re Cremisi a Berlino

Il resto è cosa nota: la magica linea di chitarra di Fripp, con la sua scia di droni e feedback, fa la storia, fondendosi con le armonie circolari di Eno e del suo sintetizzatore Ems. Il chitarrista inglese fece tutto in circa sei ore, appena sceso dall’aereo che da New York l’aveva portato a Berlino. “È arrivato in studio alle undici di sera, l’ho collegato al sintetizzatore per gli effetti, gli abbiamo suonato praticamente tutto ciò che avevamo fatto e lui ha cominciato senza neanche sapere la successione degli accordi”, ricorderà Visconti. Ma è proprio del monarca assoluto dei King Crimson il marchio chitarristico che contribuisce a rendere “Heroes” (con ironiche virgolette aggiunte per sdrammatizzare) se possibile ancor più folgorante del capolavoro che l’aveva preceduto, “Low“, pubblicato nello stesso anno.

Heroes - Bowie

“Heroes” è il paradigma della perfetta canzone bowiana, impreziosita anche da una splendida performance vocale, che oscilla da un’emissione sommessa a un canto a squarciagola, raggiungendo vette d’intensità straziante. Geniale anche il metodo escogitato da Visconti per registrare la voce: un sistema “multi-latch”, con tre microfoni posizionati a diverse distanze: “Quando David attaccava i passaggi iniziali, più contenuti, era in funzione solo il microfono più vicino – ricorda il produttore – Se cantava un po’ più forte, si apriva il microfono successivo, creando un effetto di riverbero; quando cantava realmente a piena voce, si attivava anche il terzo microfono e questo ci ha consentito di ottenere un suono così grandioso”.
E dietro la sua grandezza si nasconde anche una piccola storia di amicizia e complicità, tra David Bowie e colui che sarebbe rimasto il suo più fidato collaboratore per una vita intera.

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