June Of 44

Four Great Points

1998 (Quarterstick) | post-rock

I June Of 44 fanno parte di quella fondamentale genealogia dell'underground rock americano che si sviluppa dalla fine degli anni Ottanta e per tutti gli anni Novanta a Louisville in Kentucky, ibridandosi in un secondo momento con la scena di Chicago in Illinois. Parliamo di band del Midwest che emergono dalle inquietudini post-hardcore del decennio reaganiano e diventano seminali per definire il post-rock, il math-rock e lo slowcore: gruppi come Slint, Squirrel Bait e Bastro, ma anche le prove del multiforme songwriter Will Oldham/Palace/Palace Brothers/Bonnie Prince Billy, il quale immortala gli Slint nell'iconica copertina di "Spiderland" (Touch & Go, 1991).
Siamo in un momento in cui la furia hardcore è deflagrata in mille direzioni, condotta da album di rottura col genere di band centrali nella geografia delle scene nazionali: "Zen Arcade" (SST, 1984) e "Warehouse: Songs And Stories" (Warner, 1987) degli Hüsker Dü, "Double Nickels On The Dime" (SST, 1984) dei Minutemen, "Rites Of Spring" (Dischord, 1985) dei Rites of Spring e "Repeater" (Dischord, 1990) dei Fugazi cambiano le velocità dell'hardcore, lo contaminano con stilemi di altri generi, sperimentano con la forma dei brani e portano alla scrittura di testi più riflessivi e introspettivi. Ognuna delle band citate ha la capacità di forgiare un sound e uno stile unicI, che diventano riferimento per le generazioni presenti e successive interessate a una forma di rock più sperimentale e personale.

I June Of 44 - Fred Erskine (basso), Doug Scharin (batteria), Sean Meadows e Jeff Mueller (chitarre e voce) - si formano dalle costole di Rodan, Codeine, Lungfish, Rex e Hoover, passando quindi dal fuoco dell'emocore da cui cercano un'evoluzione. Realizzano a metà anni Novanta "Engine Takes To The Water" (Quarterstick, 1995) e "Tropics And Meridians" (Quarterstick, 1996), album in cui il post-rock intellettuale della band, strutturato vocalmente soprattutto sullo spoken-word, si era già definito, seppure in una maniera più viscerale, urgente e grezza. Ciò che emerge fin dall'inizio sono la varietà nelle forme dei brani e l'originalità delle soluzioni compositive trovate, che restituiscono l'idea di un'apertura a 360 gradi su impressioni musicali che possono essere elaborate dal quartetto.

Per "Four Great Points" la band si prende un po' di tempo in più rispetto ai precedenti lavori realizzati anno dopo anno, licenziando un interlocutorio Ep, "The Anatomy Of Sharks" (Quarterstick, 1997), contenente alcune outtake da precedenti registrazioni. L'album viene registrato tra l'estate del 1996 e quella del 1997 da Bob Weston (Volcano Suns, Shellac) negli studi Electrical Audio di Steve Albini a Chicago e Sound Techniques a Boston.
Il disco rappresenta la sintesi e la sublimazione più completa e riuscita delle ricerche e delle sperimentazioni dei June Of 44, sia sonore sia compositive, accogliendo suggestioni jazz, progressive, slowcore, noise ed elettroniche. Anche l'organico è ampliato a violini, fiati, campane e sintetizzatori presenti in maniera precisa ed essenziale, a partire dallo splendido e arioso brano di apertura, "Of Information & Belief":
This is the greatest place on earth
Interstated north and south
I know you won't go far away
Three full rooms full night and day
We can't stay here
It's time to go
Giunge a metà l'intervento inaspettato degli archi, la cui architettura si sfalda sugli arpeggi di chitarra, per rompere definitivamente l'incanto nel prefinale, corrosivo e distorto. La sapienza del songwriting della band ci riconduce circolarmente alla sezione iniziale, arricchita e sostenuta dalla presenza degli archi. Smorza lo slancio placido del primo brano l'inquieto e ossessivo riff di "Dexterity Of Luck", di ascendenze armoniche arabeggianti, un mantra che intesse un filo rosso, robusto e teso fino alla conclusione - dominio del basso - sui cui si sviluppa tutto il movimento del brano, tra accumulo e sottrazione. Entrambe le tracce sono emblematiche della varietà e dell'imprevedibilità delle soluzioni trovate dai June Of 44, che veicolano testi tutt'altro che secondari:
She says one last thing
Hey wait a minute, just one last thing
Don't forget to pick the needle up off the lockgroove
In "Four Great Points" si alternano brani iconici e furiosi - prossimi anthem della band - come "Cut Your Face", a digressioni strumentali ansiose e frastagliate come "Doomsday", costruita tra armonici, vibrati e slide. Troviamo anche un brano più lieve e ritmicamente sinuoso ("Does Your Heart Beat Slower") inanellato a vibrazioni dub ed elettroniche colte ("Lifted Bells"), che sebbene ricordino anche il groovin' dei Modest Mouse di "The Lonesome Crowded West" (Up, 1997), assoceremmo più facilmente al sound della scena trip-hop di Bristol. "Shadow Pugilist" rappresenta invece la sintesi di una forma di songwriting folk, rock, blues declinato alla maniera dei June of 44, costruito quindi sulle chitarre, il cantato e il recitato, in cui a metà il brano muta e prende un'altra direzione, sospesa e rarefatta, per tornare poi circolarmente all'inizio:
All the time you drift along
Too high, too afraid to come down
Shadow riding, you fall
The elongated light makes you topple down
Il finale con "Air #17" si costituisce come un cortometraggio, più che solamente un brano musicale. Le parvenze sonore del treno, della macchina da scrivere e dei lampi accompagnano la voce e si sciolgono in arpeggi di chitarra il cui andamento è imprevedibile, insieme a barbagli di tromba e tocchi tenui di batteria dal gusto jazz. Ancora una volta, quando sentiamo dove il brano vuole andare a finire, inizia una nuova parte in cui la sezione ritmica cambia il passo. E poi gli elementi ritornano, si riavviano, si svolgono, si loop-ano, e terminano di punto in bianco.

"Four Great Points" è un album che non invecchia di un giorno. Al suo interno è racchiusa la formula per una sperimentazione possibile nel contesto del punk e del rock oltre il tradizionale organico batteria-basso-chitarre-voce, tutto quell'universo che da allora si stava definendo come "post-". È un album che ancora oggi ci insegna che per sperimentare bastano gli strumenti che possediamo o quelli che altri amici possono prestarci - come accade anche in "American Football" degli American Football (Polyvynl, 1999) - perché l'underground rock è un territorio aperto, dove niente è impossibile, e dove anche la forma-canzone rock non è detto che debba rappresentare un limite. Tutt'altro.

(28/03/2021)

  • Tracklist
  1. Of Information & Belief
  2. The Dexterity of Luck
  3. Cut Your Face
  4. Doomsday
  5. Does Your Heart Beat Slower
  6. Lifted Bells
  7. Shadow Pugilist
  8. Air #17


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