Mark Lanegan

Straight Songs Of Sorrow

2020 (Heavenly) | songwriter, modern blues

Mark Lanegan è insaziabile. La sua fame di blues e di autenticità, la sua inquietudine e la sua ricerca artistica in più direzioni ci conducono a una delle prove più convincenti del crooner di Ellensburg dai tempi di "Blues Funeral" (4AD, 2012). Le quindici tracce del nuovo disco arrivano dopo l'uscita lo scorso anno di un album di spensierata sperimentazione e di una preziosa collaborazione col producer elettronico italiano Not Waving (Alessio Natalizia).
"Straight Songs Of Sorrow" esce contestualmente alla pubblicazione del memoir del cantautore, "Sing Backwards And Weep: A Memoir" (Hachette Book, 2020) - il racconto della sua discesa agli inferi, tra abusi e dipendenze, e della fortunata risalita - condividendone la manifesta natura autobiografica.

L'album è la summa più equilibrata tra gli stili e le anime che urlano dentro Mark Lanegan, che lo hanno portato a collaborare anche con Isobel Campbell o Duke Garwood, e che definiscono continuamente la forma del suo songrwriting. Se recentemente avevamo descritto il lavoro di un altro cantautore del West, M Ward, come un processo di perfezionamento costante della ballad, allo stesso modo Lanegan cerca in ogni canzone di "presentificare" il blues, ponendo alle basi di questa continua riscrittura del genere una natura pulsionale e una creatività aperta a stimoli differenti che permettono ai suoi blues di cambiare veste sonora pur mantenendo, sul piano dei testi, una narrazione universale ricca di motivi ricorrenti che si muovono lungo le strade e in città, tra cimiteri e treni da cui saltare, alla ricerca incessante di uno stato di quiete o dell'essenza del genere:
Don't make me burn like this
I know the art of loneliness
Free my soul of emptiness
Pull me from the fire
Il marchio di Lanegan si imprime quindi nei testi e soprattutto in quei blues che incedono a passo lento e ben cadenzato, come "Skeleton Key" e "Ketamine", dove è accompagnato ai cori da Wesley Eisold (Cold Cave) sotto le spoglie di un Bad Seed: "If I had a razor/ I would cut you everywhere". Oltre i brani che ci suonano più familiari, troviamo quella ecletticità che Lanegan riesce a compattare ormai con naturalezza e ancorare alla sua personalissima voce scura di crooner blues/rock: navighiamo tra il synth-pop tagliente di "Bleed All Over" e il gospel rarefatto à-la George Michael di "Churchbells, Ghosts", tra l'elettronica minimale di "I Wouldn't Want To Stay" e "Internal Hourglass Discussion" - brano in continuità col disco realizzato come Dark Mark insieme a Not Waving - e la folk ballad "Daylight In The Nocturnal House", tra il rock-blues senza tempo di "Ballad Of A Dying Man" e il folk scarno in stile Americana di "Hangin' On (For DRC)".

Spicca a metà dell'ascolto la splendida elegia pastorale di "Stockholm City Blues", con gli archi che accompagnano la testimonianza del cantautore, quasi a rappresentare i fantasmi che lo hanno inseguito fin dalla riabilitazione e che forse continuano a tormentarlo:
I paid for this pain I put into my blood
No one could ever tell me that enough's enough
You could never tell me that enough's enough
Il pre-finale si spalanca sul baratro con "At Zero Below", una all-star song in cui Lanegan è accompagnato ai cori da Greg Dulli (Afghan Whigs, Twilight Singers, Gutter Twins), al violino da Warren Ellis (Dirty Three, Nick Cave & the Bad Seeds) e al pianoforte da Ed Harcourt. Proprio le note finali di piano, che inciampano e si rialzano, ci introducono all'organo dell'electro-gospel conclusivo di "Eden Lost And Found", un duetto con Simon Bonney (Crime & City Solutions). Il dolente e sfumato incedere del brano, i cui contorni sono disegnati dagli archi, chiude un'opera di maturità e di probabile liberazione, in cui Lanegan (ri)trova finalmente quell'equilibrio in grado di saziare una foga, personale e artistica, inesauribile più di una traccia d'oro tra le rocce del suo West. Ci restano le parole del songwriter, in cui il dolore si è fatto già speranza, in un richiamo mai così nitido alla rinascita di Johnny Cash:
Daylight is comin'
Daylight is callin' me
Found the doorway to Eden
And lost myself in a concrete city
Yeah, everybody's got to be free
.

(26/05/2020)

  • Tracklist
  1. I Wouldn't Want To Say
  2. Apples From A Tree
  3. This Game Of Love
  4. Ketamine
  5. Bleed All Over
  6. Churchbells, Ghosts
  7. Internal Hourglass Discussion
  8. Stockholm City Blues
  9. Skeleton Key
  10. Daylight In The Nocturnal House
  11. Ballad of the Dying Rover
  12. Hanging On (For DRC)
  13. Burying Ground
  14. At Zero Below
  15. Eden Lost And Found
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