Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 117 - Maggio 2021

di AA.VV.

01_cultofterrorismtesCULT OF TERRORISM & TESTING VAULT - PROTECTED (Dio Drone, 2021)
ambient-drone

Joshua Pettinicchio, Cult Of Terrorism, e Daniele Santagiuliana, Testing Vault, entrambi con una certa attività creativa alle spalle, uniscono le forze per concepire “Protected”. Le tastiere Tangerine Dream-iane di Pettinicchio e la musique concrete di Santagiuliana lavorano bene fin dal riscaldamento dell’“Intro”, una sonata per moltitudini di clangori post-Luigi Russolo. “Hours” è un crescendo di miasmi malsani che trasforma a forza un ticchettio in sveglie atomiche e poi in martelli pneumatici, una sorta di “concerto grosso” per altezze indefinite (con tanto di “concertino” solistico). I 9 minuti di “Flooding The Cellar I Will Find A Face Soaked In Light” partono da un trambusto attutito di rimbombi industriali per giungere (spunti di Henry e Ligeti) a uno scenario grandioso che sbuffa dissonanze. “Sun” sfrutta quell’accumulo di tensione per acquarellare un sortilegio sinfonico free-form. A dispetto del titolo “A White Big Chamber In Flames” sono 13 minuti di acqua e aria, uno sgocciolio perenne e un lento andirivieni di folate spettrali su un dilapidato tramestio di vibrazioni elettroniche. E’ un’opera collaborativa che però agguanta un sinistro equilibrio, quasi da suite. Pur non vantando veri guizzi, è una sequela frastornante di suoni amplificati da raccapriccio e magia nera. Più post-umano, dunque, che post-industriale. Edito in cassetta dalla Looney-Trick Productions di Santagiuliana (Michele Saran6,5/10)


02_lowstandarLOW STANDARDS, HIGH FIVES - HOW PERSONALITY WORKS (Engineer Records, 2021)
indie-rock

Torinesi, indie-rock con forti ascendenze emo, già incontrati su queste pagine nel 2018 in occasione dell’album “Are We Doing The Best We Can?”, i Low Standards High Fives vedono confermato il rapporto con la label inglese Engineer Records, che produce un nuovo Ep in collaborazione con NoReason Records, Longrail Records, Collettivo Dotto e Scatti Vorticosi. Un grosso dispiegamento di forze per quattro nuove tracce, tre delle quali registrate in studio a febbraio 2020, proprio nelle settimane che precedettero la pandemia, quando ancora si poteva suonare gomito a gomito, nella stessa stanza, più una quarta realizzata a distanza, ognuno nelle proprie case, in marzo, durante il periodo di isolamento forzato. “How Personality Works” è un disco che si apre densissimo di elettricità, sulle note di “Guts”, che prosegue guidato dalle chitarre nelle successive “Teens In The Fireroom” e “Things We Won’t Say Too Loud”, e si chiude sulla struggente maestosità di “22.11.55”. Resta una certa prossimità con i suoni dei Cymbals Eat Guitars, ma qua e là è possibile scorgere anche rifrazioni DIIV. Una bella conferma, nell’attesa di poter tornare presto ad abbracciarci e a cantare, sopra e sotto un palco (Claudio Lancia6,5/10)


03_adrianolaADRIANO LANZI - THE CALLING (Aventino Music, 2021)
new age

Il chitarrista e improvvisatore Adriano Lanzi collabora a più riprese con uno stuolo di colleghi a lui affini: Omar Sodano, Filippo Paolini, Marco Ariano, Siriman Kanoutè, Geoff Leigh, Federica Vecchio, Paolo Di Cioccio, e altri. Con “The Calling”, una raccolta di brevi meditazioni per sola chitarra effettata, sovraincisa e postprodotta, arriva invece il momento del progetto interamente personale. Il tema mesto e languido di “Slow Dance” imposta un tono che in buona sostanza vale per l’intera opera. Il medesimo ralenti, ma con un più evidente contrappunto polifonico, sta in “Gea” e raggiunge un apice di dilatazione più avanti in “Blossom”, di tocchi sospesi in droni atmosferici. Analoghe sono, in sequenza, anche “Twilight” e “Globe”, la prima in smarrito arpeggio asettico immerso in vagiti squillanti psichedelici fatti di wah-wah, la seconda più affocata in un ciclo scampanante di quattro note in un rarefatto clima chiesastico; a entrambe si associa anche la coda di “Thawing Of The River”, una specie di fuga a tre. Un sottile uso delle distorsioni proietta “Presence” verso la trascendenza, mentre per il finale, “Refractions”, Lanzi approfondisce il procedimento di trasformazione della chitarra fin quasi al suo estremo ancestrale, a farla risuonare come una cetra. Anche sonorizzatore di teatro e film muti, Lanzi (romano, classe ’72) ha rodato e rifinito il suo impressionismo sperimentandolo dapprima dal vivo con brani altrui. C’è un linguaggio, fatto anche di piccole dissonanze spontanee, c’è un’impostazione, retta dal suo approccio elettronico e il suo totalismo di polistrumentista arrangiatore (buone le parti di simil-basso), e c’è di certo un ambience, evidenziato a dovere da preziosismi timbrici, ma qualcosa di irrisolto impedisce la piena ammirazione. Sul risultato finale pesa una lista di brani che forse avrebbe beneficiato d’una decisa potatura. Buon paio con i dischi di Salvo Asero, specie “Time And Fear” (2020) (Michele Saran6/10)


04_121gigaw1.21 GGWTTS - SLOW 2.0 (Viceversa, 2021)
post-wave

Polistrumentista, artigiano di strumentazione antica, antiaccademica (videogiochi) e autocostruita (chitarra in alluminio), e pure scrittore, il catanese Gianpaolo Peritore idea o compartecipa a svariati act (Mandragora, Tleary, Sabucina Boys, Saracinescaizer e Malacarne) ma non tralascia di riservare parte delle sue energie a un progetto solista, anche se inizialmente ancora in coppia con Rubens “Doc Trashz” Garofalo dei Tleary, 1.21 Gigawatts. Per “Slow 2.0” Peritore codifica la sigla in 1.21 GGWTTS ma soprattutto organizza la sua ricetta dirigendo e applicando una serie di ospitate. Con il conterraneo Sergio “Zafarà” Zafarana dà il rap languido accompagnato da organi fluorescenti alla Stereolab di “Karma”, in una trance quasi indiana, mentre “Tin Man” sembra vieppiù una recitazione (Luca Vullo) in una landa distopica (Daniel Ferrara) euforica e indifferente, e la finale “Once Upon A Time On Earth”, complice il canto di Leonardo “Bunnyblack” Cannatella, fa le veci della ballata apocalittica Tibet-iana. Con il bluesman Marco Gioè concepisce “Panelle Lemon ‘N’ Black Pepper”, big-beat di sfondamento con trilli elettronici e chitarre hard-rock, e in compagnia di Xabier Iriondo aumenta questa bizzarria in senso Dan Deacon-iano in “Twister”, fino a mettere in moto una sorta di giostrina. Meno chiara è la collaborazione con Enrico Gabrielli (sax) in “Superstereo”, mentre le tastiere e il dulcimer di Sacha Tillotta danno luogo, in “Daisy Duke”, a una sorta di duello bombarolo tra toni elettronici analogici e intonazioni cameristiche. Nato durante il lockdown 2020, è la versione riveduta e (s)corretta del primo “Slow” (2014), i cui caroselli elettrovintage d’incastri di loop e meticolose, a tratti disorientanti sovrapposizioni ora si dotano di quella nota di sconsideratezza e arroganza un po’ spaccona che non guasta, che anzi valorizza. A un tempo uno dei più creativi dischi del 2021 italico e un piccolo guazzabuglio acciarpato: qualche flessione proprio dove manca l’ospite o la sua coesione. Co-prodotto con Seltz Records. Artwork: Stefania Cali (Michele Saran6/10)


05_vergVERGINE - VERGINE (Nufabric, 2021)
electro-pop, dream-pop

Esce per la piccola label indipendente marchigiana Nufabric Records l’album d’esordio dei Vergine, elegante duo electro-dream-pop, di stanza a Bologna, che ha scelto di esprimersi componendo testi cantati in italiano. Per dare giusto un paio di coordinate stilistiche, immaginate il duo Il Genio incrociato con i Chromatics. Ritmo e sensualità assemblati con gusto dai due titolari del progetto: Lucia Lareglia (voce e synth) e Pierpaolo Ovarini (chitarre e basso). Un mix di vintage e modernità, costruito fra cascate di sintetizzatori (“Gin Lemon”) e beat d’antan (“Fragole”), ritmi forsennati (“Amore mio”) e la ricerca di una calma sempre poco rassicurante (“Viole”). Sebbene lo spirito contenuto in queste otto tracce si riveli a tratti (post) adolescenziale, il progetto di mostra di avere tutte le carte in regola per funzionare molto bene nei prossimi mesi: l’estate che dovrebbe finalmente rappresentare il tanto agognato ritorno alla normalità dopo troppi mesi di divieti e limitazioni. Preparatevi a fiondarvi tutti in spiaggia a piedi nudi, ballando sulle note liberatorie di “Fiore giallo” e “Chiamami Valentina” (Claudio Lancia6/10)


06_alaskanpiALASKAN PIPELINE - JENNY GOT A TASTE OF THE ALASKAN DRAGON TODAY EP (Dischi Devastanti Sulla Faccia, 2021)
metalcore

Francesco Zedde, già mente del personale e altamente creativo moniker Tonto di batteria ed elettronica, rientra nei ranghi di batterista tradizionale (ma nondimeno virtuoso) aggregandosi agli Alaska Pipepline in quel di Bologna, con Jacopo Mittino (voce), Nicola Amato (chitarra) e Filippo Bonelli (basso). Membro aggiunto è poi l’insieme di campioni (stacchetti, dialoghi di film, sigle, spezzoni di Tg) inseriti casualmente nella loro baraonda metal distorta. Incorniciano il loro primo mini “Jenny Got A Taste Of The Alaskan Dragon Today” i numeri più convenzionali, “I’ve Been Loving You So Dearly” e “Notre Dame”. Il primo è un assalto di cambi di tempo angolosi e vomiti brutali che va anche per un diminuendo sludge-metal, il secondo (introdotto da registrazioni di cronisti che annunciano e commentano il rogo del 2019) invece più compatto. “Concentration” si fa funestare più delle altre dai campioni e la cosa produce effetti esilaranti: il growl si fa pura dissonanza rivoltante mentre i comprimari svariano da stacchetti basso-batteria a scariche grindcore. “Half Human” e “Lala Land” provano poi a variare la grammatica hardcore-metal inserendo elementi math-core e stereotipi noise-rock, oltre a vocalismi demenziali. Registrato nel 2018 e completato a più riprese. Forse poco rilevante ma va sentito perché, nella sua durata quasi irrisoria, compatta brutalità e spirito demenziale (tendenza che fu già di Supercanifradiciadespiaredosi e Controllo Elettronico Della Velocità) pure riuscendo a non sbertucciare l’etica hardcore più incorruttibile. Lo ascoltino anche i fan dei Calibro 35. Edito in cassetta. Uscito il giorno di San Valentino 2021, in allegato un preservativo (e relative istruzioni per usarlo in maniera fantasiosa). Co-prodotto con Fresh Outbreak Records e Still Fukin Angry (Michele Saran6/10)


07_tigerflTIGER FLAMBÉ - TIGER FLAMBÉ EP (Floppy Dischi et al., 2021)
dance-rock

Dalla precedente esperienza a nome Trompe Le Monde si distacca il duo Flavio Bevacqua-Carlo Zulianello (chitarra-batteria) a formare i Tiger Flambé per un primo Ep omonimo. Quello dei due veneti è un dance-rock strumentale selvaggiamente sincopato e cosparso d’iridescenze chitarristiche elettro-minimaliste: “Kolumbo”, spumeggiante e rifinita, “Mata Hari”, prossima a un ritrovo rave per automi con inserto d’inno digitale, e “Zacatecas” con solo post-psichedelico Fripp-iano. Appendice che afferisce a modelli già lontani nel tempo, da Battles e Holy Fuck a vecchie glorie conterranee come Victor Young e Wora Wora Washington. Di quel barocchismo supersonico ne fa un verbo dogmatico e algoritmico forse in sovrappiù, ma al contempo s’impone per la concisione, la pletora di timbri secchi e talvolta bizzarri, e una spinta a un nuovo possibile “fun” con leggerezza d’animo. Produzione e cameo finale di Tommaso “Captain Mantell” Mantelli. Cordata di label: Floppy Dischi, Marsiglia Records, Dischi Decenti e Brigante Records (Michele Saran6/10)


08_sacrobSACROBOSCO - BOTH SIDES OF THE SKY (Sussidiaria, 2021)
techno

L’abruzzese Giacomo Giunchedi si scopre anche producer elettronico tout-court come Sacrobosco. Il debutto lungo “Both Sides Of The Sky” si annuncia con la trance atmosferico-melodica del brano eponimo; fa meglio la più industrial-tribale “And I Love Hell”, poi lasciata fluttuare in assenza di gravità. Gli altri suonano come spunti un po’ confusionari (sia frontiere digitali che amarcord eurodance) e poco sbozzati, dall’house progressiva di “See How It Flows” al pattern impalpabile di impulsi pseudo-acquatici di “Seraphim”, dalle tastiere rimbombanti come fanfare celestiali di “Nightgale” fino ai finali droni meditativi indianeggianti di “Prayer”. Forse il primo progetto deludente di Giunchedi (Torakiki,Cadori), co-prodotto con il fidato Justin Bennett e masterizzato da Matilde Davoli, tutto o quasi in fiacchezza ritmica di tempi medi da fare il verso al tardo Robert Miles. La sua professionalità ferrea lo sostiene di quel tanto. Da sentire in cuffia. Meglio l’Ep “Dam” (2020) e il singolo “Neon Sunshine/Avalanche” (2020) (Michele Saran5,5/10)


09_fusar.FUSARO - DI QUEL CHE C’È NON MANCA NIENTE (Libellula, 2021)
songwriter

Fabrizio Fusaro, originario di Settimo Torinese, presenta il breve debutto “Di quel che c’è non manca niente” orientato al folk-pop “cherubinico” di certo Sufjan Stevens, al contempo prodigo d’inflessioni soul che spingono al piagnisteo melodrammatico canzoni che, invece, attaccano con una certa tenue umiltà: “Il testimone”, “Solo un giocattolo” (all’inizio un ameno stomp evanescente), “Di quel che c’è”, la quasi-Idm “Il mare di Malta”. Spalleggiato dai conterranei Duopotrio e supportato dalla produzione elettronica del valente Ale Bavo, è un piccolo diario di nostalgie e insicurezze in superficie confezionato con garbo e sincerità e al di sotto privo di un autentico equilibrio: spesso appesantito dalla ricerca dell’enfasi, a volte al contrario leggiadramente diafano (e non lontano da ammiccamenti it-pop) da far svaporare musiche e contenuti, a un colpo. Quando flirta in sottotraccia con stilemi latinoamericani esce una “Dormi serena”, anche singolo, che dà un disco più elevato, ma è una miniatura della miniatura. Le liriche più brillanti da degno poeta dell’introspezione spicciola (“Serie A”, “Vile”, “Uno due e tre”) darebbero un buon podcast (Michele Saran5/10)


10_emilianoblEMILIANO BLANGERO - MOMENTS (Believe Digital, 2021)
new age

Emiliano Blangero prosegue a sondare le sue possibilità compositive al pianoforte con “Moments”, seguito del primo “Rivelare” (2019). La tavolozza però ancora non si allarga né si approfondisce. Fatta conoscenza con i mentori del caso, echi di Sakamoto (“Risveglio”), di Clayderman (“Friends”) e di Nyman o, meglio, Einaudi (“New Life”), si passa a udire vaghi sprazzi di contrizione quasi-schubertiana (“Unspoken Words” e “Moments”). C’è comunque una melodia più definitamente personale nella barcarolle di “Memories”. Il contrappasso sta soprattutto in “Adieu” e “Solitude”, praticamente delle ballate sentimentali pop mancate (la seconda da tardi chansonnier). Da un rampante pianista in erba (classe 2000, provincia di Cuneo) un quaderno di schizzi lirici tendenti all’uniformità monotona di tecnica e stile, pregni di luoghi comuni anche se sciorinati con passione e tocco caldo, rotondamente facili. Struggenti, patetici. Innocui. Entusiasmante per chi non ha sentito mezza nota della new age pianistica vecchio stampo (Michele Saran5/10)

Playlist
CULT OF TERRORISM & TESTING VAULT - PROTECTED (Dio Drone, 2021)
LOW STANDARDS, HIGH FIVES - HOW PERSONALITY WORKS (Engineer Records, 2021)
ADRIANO LANZI - THE CALLING (Aventino Music, 2021)
1.21 GGWTTS - SLOW 2.0 (Viceversa, 2021)
VERGINE - VERGINE (Nufabric, 2021)
ALASKAN PIPELINE - JENNY GOT A TASTE OF THE ALASKAN DRAGON TODAY EP (Dischi Devastanti Sulla Faccia, 2021)
TIGER FLAMBÉ - TIGER FLAMBÉ EP (Floppy Dischi et al., 2021)
SACROBOSCO - BOTH SIDES OF THE SKY (Sussidiaria, 2021)
FUSARO - DI QUEL CHE C’È NON MANCA NIENTE (Libellula, 2021)
EMILIANO BLANGERO - MOMENTS (Believe Digital, 2021)
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