Esistono diverse correnti ideologiche nel pop britannico, la più fortunata si è presa cura della realtà giovanile raccontandone speranze e sentimenti, catturando quelle istanze comuni nelle quali si sono riconosciute più generazioni, fino ad assurgere ad autentica espressione culturale contemporanea (dai Beatles agli Oasis, per intenderci).
Più intrigante e meno blasonata è quell’attitudine istrionica, mordace e canzonatoria nel voler raccontare la vita osservandola dal buco della serratura, o attraverso il deformante filtro dell’ironia. La sorte è stata benevola con artisti del calibro di Kinks, Blur e Pulp, ma parte della loro forza espressiva si nutre di stravaganze al limite del kitsch, che difficilmente fanno presa sul pubblico d’oltremanica. Sarà forse questa la ragione che tiene lontano dalle osservazioni critiche nostrane musicisti dotati della stessa irriverente e giocosa genialità: uno scenario che comprende Martin Newell, Paul Roland, Ashley Reaks, Louis Philippe o band come Dodgy, Monochrome Set, Undertones, ma anche i più noti Xtc e Ian Dury.
Ben venga dunque l’atteso nuovo album di David Woodcock, autore di un esordio targato 2014 che ha raccolto gli entusiasmi critici di due famosi dj della Bbc: Steve Lamacq e Marc Riley.
“Normal Life” è un prezioso contenitore di sagacia creativa e talento autoriale. Woodcock non si rifugia dietro inutili abbellimenti sonori, lo stile è asciutto, essenziale, un pop da music-hall (“If You Ever Get Out Of Your Bedroom” e la title track) che in più frangenti rimanda all’istrionismo di Jarvis Cocker (“Peep Show”), all’irruenza di Damon Albarn (“Don’t Hold My Hand”), alla verve dissacrante di Ian Dury e Madness (“Fixtures And Fittings”) e al raffinato romanticismo da crooner di Richard Hawley (“My Escapism”, “No Need For Violence”).
Per dirla in tempi brevi, più Blur che Oasis ((“Lover And A Friend”), più Kinks che Beatles (“Little Hope”), più Auters che Suede (“Broken”), anche se la vera sorpresa stilistica è il costante riferimento alla poetica di Harry Nilsson (il folk-pop acustico di “Sad” e la grazia teatrale di “Old Town”).
Se fosse stato pubblicato negli anni roventi della new wave, questo sfolgorante nuovo album del musicista inglese avrebbe avuto gli onori delle prime pagine, accanto a personaggi come Elvis Costello o Joe Jackson. Purtroppo, in questi tempi affollati e confusi, l’unica speranza è che queste tredici eccitanti e argute canzoni pop riescano a catturare l’immaginazione di quanti più ascoltatori possibili. Dategli una chance.
19/10/2019