Jóhann Jóhannsson

Jóhann Jóhannsson - L'anima oscura della modern classical

La storia del compositore islandese, dalle origini alla pietra miliare Fordlandia, dalle colonne sonore ai lavori postumi. Un viaggio modern classical che guarda al futuro partendo dalle radici classiche

di Valerio D'Onofrio

Non mi ha mai interessato la musica come puro suono o pura struttura. Sono sempre alla ricerca di una narrazione o di un concetto attorno a cui avvolgere la mia musica
Introduzione

johannjohannssonIl compositore islandese Jóhann Jóhannsson è stato uno dei più autorevoli interpreti della scena modern classical. Scomparso prematuramente nel 2018, rappresenta una figura centrale della classica contemporanea nonché un vero eroe nazionale, in un paese che negli ultimi decenni ha espresso musicisti di altissimo livello, come Ólafur Arnalds e la violoncellista Hildur Guðnadóttir, autrice delle colonne sonore di “Joker” e “Chernobyl”.
Accostato spesso a Max Richter, Jóhannsson ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, pubblicando per Deutsche Grammophon e affermandosi come autore tra i più richiesti nel cinema contemporaneo, con due nomination all’Oscar per le colonne sonore di La teoria del tutto e Sicario.
Rispetto a Richter, tuttavia, il suo linguaggio è più complesso e più saldamente ancorato alla matrice post-minimalista, in particolare alla lezione di Philip Glass, pur rivelando un debito evidente verso il sinfonismo cinematografico di Bernard Herrmann ed Ennio Morricone. Ne deriva una scrittura che privilegia l’impianto orchestrale rispetto all’elettronica e che guarda più alla grande tradizione novecentesca che alle derive puramente decorative della modern classical più recente. Jóhannsson vede la musica come mezzo per raccontare una storia, spesso tragica e commovente (emblematica la sua trilogia). Mentre Richter cerca la pace con melodie accessibili e di forte impatto emotivo, Jóhannsson si lancia in grandi architetture sonore che non sembrano portare ad alcun lieto fine, dove l'oggetto principale è il fallimento di ogni utopia umana. 

I primi lavori

La carriera solista prende avvio con le musiche per l’opera teatrale Englabörn (2002), suddivisa in sedici brani brevi nei quali emergono già le coordinate fondamentali del suo stile, post-minimalismo e tensione cinematica. Più ambizioso è Virðulegu Forsetar (2004), articolato in quattro lunghe composizioni per undici ottoni, tastiere e campane: qui Jóhannsson intreccia suggestioni religiose, minimalismo e ambient, con echi che rimandano perfino allo “Zarathustra” straussiano. E’ un passo avanti notevole verso quella che sarà la sua missione definitiva.
La malinconia è un’emozione fraintesa… non è tristezza semplice, ma una forma più complessa che deriva da una visione tragica del mondo
La trilogia sul rapporto tra uomo, macchina e natura

La prima svolta arriva con Ibm 1401, A User’s Manual (2006), capitolo iniziale di una riflessione organica sul rapporto tra uomo e tecnologia. Dedicato al mainframe Ibm utilizzato dal padre, il disco è una grande sinfonia per archi ed elettronica che riesce a essere sorprendentemente commovente pur avendo per oggetto una macchina. La voce stessa del computer, rielaborata e resa quasi umana, emerge come un moderno HAL 9000: un’operazione che coniuga monumentalità sinfonica e manipolazione elettronica, segnando un punto di non ritorno nella sua poetica.



fordlandia_01Queste intuizioni trovano compimento in Fordlandia (2008), secondo capitolo dedicato al conflitto tra progresso industriale e dimensione umana. L’album rievoca la città fondata nel 1927 da Henry Ford nel cuore dell’Amazzonia per la produzione della gomma: un progetto fallimentare, simbolo della violenza coloniale del capitalismo e della sua hybris modernizzatrice. La vicenda - che sembra uscita da un film di Herzog, a metà tra “Aguirre” e “Fitzcarraldo” - diventa nelle mani di Jóhannsson materia per uno dei vertici della modern classical.
Diviso in due sezioni per un totale di undici brani, Fordlandia alterna un impianto sinfonico dal forte senso tragico - quasi un grido collettivo che attraversa gli archi - a una seconda parte più frammentata e minimale. L’imponente crescendo di “Melodia (Guidelines For A Space Propulsion Device Based On Heim’s Quantum Theory)”, il tema solenne della title track e il commiato di “How We Left Fordlândia” fondono imponenza orchestrale e malinconia, in un continuo contrasto tra l’ego smisurato dell’uomo e la maestà di una natura violata.
C’e qualcosa di massimale, di maestoso sia nella formidabile title track che nei quindici minuti di “How We Left Fordlândia” che è difficile ritrovare nelle discografie dei compositori modern classical, solitamente intimisti e minimali. Anche nei momenti in cui Jóhannsson dipinge piccoli acquerelli elettronico-ambientali (“Melodia 2-3-4”) o in cui utilizza cori quasi religiosi (“The Great God Pan Is Dead”) o nel piccolo brano per organo "Chimaerica", si coglie la maestria dell’autore, ormai a suo agio sia nelle classiche composizioni minimali che nei crescendo sinfonici. In più di un tratto, forse anche grazie a una storia con un'ambientazione simile, è possibile cogliere qualche vicinanza con la colonna sonora di “Mission” di Ennio Morricone, in particolare nei momenti in cui sinfonismo e musica etnica riescono a conciliarsi (“Melodia”), nei momenti più solennemente cinematici (la title track) e nei cori tragici di "The Great God Pan Is Dead". Non è un caso che dopo quest’album anche Jóhannsson diventerà, come Richter, un punto di riferimento delle colonne sonore per tanti registi.



Nel 2016 pubblica Orphée, ideale conclusione della trilogia sull’ambizione umana: una raccolta di miniature per pianoforte, campane, violoncelli e sintetizzatori, di intensa concentrazione lirica. Qui la scrittura si fa più rarefatta, quasi elegiaca, come se il percorso iniziato con la macchina e proseguito con l’industria trovasse nel mito una forma di sospensione metafisica. Col senno di poi, la trilogia ideale composta da Ibm 1401, Fordlandia e Orphée può essere letta come una meditazione sulla hybris moderna: dalla fascinazione per la macchina alla colonizzazione industriale della natura, fino al mito di Orfeo, archetipo dell’uomo che tenta di oltrepassare il limite imposto alla condizione umana. In Jóhannsson la tecnologia non è mai neutra: è sempre specchio della fragilità e dell’ossessione di dominio sulla natura dell’uomo contemporaneo, moderno Prometeo.

Le colonne sonore
 
Dopo Fordlandia, Jóhannsson diventa un riferimento imprescindibile per la musica da cinema. Tra il 2009 e il 2018 firma numerose colonne sonore, tra cui Prisoners, La teoria del tuttoSicario, Arrival e Maria Maddalena, sfiorando più volte l’Oscar e regalandoci alcune delle migliori soundtrack del decennio. Le pulsazioni telluriche e quasi percussive di Sicario, le tensioni sotterranee e claustrofobiche di Prisoners, il commovente climax sci-fi ispiratissimo a Philip Glass di Arrival, così come il lavoro inizialmente concepito per Blade Runner 2049, mostrano un autore capace di rinunciare alla consolazione melodica per esplorare territori di puro suono, prossimi al rumore e alla dissonanza. È proprio in questa capacità di muoversi tra lirismo e brutalità che si misura la sua statura.

Gli album postumi

La sua vita si interrompe nel 2018, a soli quarantotto anni. Nello stesso anno esce Englabörn & Variations, che ripropone l’esordio insieme a interpretazioni affidate a musicisti che lo avevano stimato e amato, tra cui Hildur Guðnadóttir, Ryuichi Sakamoto e Francesco Donadello dei Giardini di Mirò. È un paradosso che proprio il primo lavoro si trasformi nel suo requiem: un cerchio che si chiude con dolorosa coerenza. Nel 2019 la Deutsche Grammophon lo omaggia con 12 Conversations With Thilo Heinzmann, quartetto d’archi commissionato dalla Richard Thomas Foundation e dedicato da Jóhannsson all’amico e pittore tedesco Thilo Heinzmann. Suonato per la prima volta nel 2016 presso la Conway Hall di Londra, la Deutsche Grammophon pubblica la versione della formazione belga Echo Collective.

drone_massIl lascito postumo più significativo è però Drone Mass, pubblicato grazie all’ensemble Theatre Of Voices e al direttore Paul Hillier. Concepite come un oratorio contemporaneo su testi del Vangelo copto degli Egiziani, queste pagine rappresentano uno dei progetti più ambiziosi della sua carriera. Qui il post-minimalismo di ascendenza glassiana si intreccia al minimalismo sacro di Arvo Pärt e Henryk Górecki, mentre il drone assume una dimensione atmosferica che richiama certe intuizioni di William Basinski, arricchite però da una scrittura corale di intensa spiritualità.
Brani come “One Is True”, “Two Is Apocryphal” o “Triptych In Mass” mostrano una struttura reiterativa che potrebbe evocare “Einstein On The Beach” o “Koyaanisqatsi”, ma la cifra resta inconfondibilmente personale. In “Divine Objects” poche note di violino generano un tessuto sonoro progressivamente amplificato dall’ingresso del coro, in un dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità. Altrove, l’elettronica domina con accenti inquieti - “The Low Drone Of Circulating Blood, Diminishes With Time” - o si tinge di ombre dark-ambient in “To Fold & Remain Dormant”. Momenti di intensa elevazione emergono nei cori di “Moral Vacuum” e nella monumentale “The Mountain View, The Majesty Of The Snow-Clad Peaks, From A Place Of Contemplation And Reflection”, sintesi perfetta di archi, elettronica e canto religioso.

Drone Mass non è soltanto un testamento artistico: è la conferma definitiva della statura di Jóhann Jóhannsson. In un’epoca in cui la modern classical rischia talvolta di ridursi a sottofondo estetizzante dell’intimismo borghese, Jóhannsson ha restituito al genere una dimensione tragica, politica e metafisica.

Il 9 febbraio 2018 a Berlino, Jóhann Jóhannsson muore precocemente all'età di 48 anni a causa di uno scompenso cardiaco.

Jóhann Jóhannsson

Discografia

JÓHANN JÓHANNSSON
Englabörn (Touch, 2002)
Virðulegu Forsetar (Touch, 2004)
IBM 1401, A User's Manual (4AD, 2006)
Fordlandia (4AD, 2008)
Orphée (Deutsche Grammophon, 2016)
Englabörn & Variations (Deutsche Grammophon, 2018)
12 Conversations With Thilo Heinzmann(Deutsche Grammophon, 2019)
Drone Mass (Deutsche Grammophon, 2022)
SOUNDTRACK
Dís (OST, 12 Tónar, 2004/NTOV, 2005)
And In The Endless Pause There Came The Sound Of Bees (OST, NTOV, 2009)
The Miners' Hymns (OST, 12 Tónar/130701, 2011)
Copenaghen Dreams (OST, NTOV, 2012)
Free The Mind (OST, NTOV, 2012)
Prisoners (OST, NTOV, 2013)
McCanick (OST, Milan, 2014)
I Am Here(OST, with BJ Nilsen, Ash International, 2014)
Sicario (OST, Varèse Sarabande, 2015)
Arrival (OST, Deutsche Grammophon, 2016)
The Mercy(OST, Deutsche Grammophon, 2018)
Mary Magdalene (OST, Milan, 2018)
Mandy(OST, Lakeshore, 2018)
Pietra miliare
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