I migliori album prog rock degli anni 80 nella classifica di Loudwire

30-07-2025
Chi l'ha detto che il progressive rock si sia esaurito negli anni Settanta? Il decennio successivo, pur avendo spesso cercato di distaccarsene, ne offre un'ulteriore testimonianza, seppur in una forma evoluta rispetto alla forma iniziale. La rivista online Loudwire ha dunque pensato di compilare una classifica dei migliori undici album prog usciti negli anni 80. "In generale, gli anni 80 non sono stati clementi con il rock progressivo: il genere ha perso buona parte della sua rilevanza commerciale e della sua ambizione creativa/tecnica, complice la crescente popolarità di stili più semplici come il punk rock, la new wave, il soft rock/pop e la musica elettronica da ballo - sottolinea la webzine nell'introduzione - Di conseguenza, molti dei grandi pionieri del prog degli anni 70 sono scomparsi dalla scena oppure si sono adattati, integrando (con esiti diversi) quegli stessi approcci più accessibili nel loro nucleo progressive. Parallelamente, emersero nuove band determinate a riportare in vita i fasti del decennio precedente, guidando così il movimento neo-prog. È se è vero che pochissimi dei dischi usciti negli anni 80 sono riusciti a raggiungere le vette toccate negli anni 70, ma ci sono comunque diversi album buoni (o addirittura eccellenti) che meritano attenzione e rispetto".
Ecco quindi la classifica di Loudwire dei migliori album prog degli anni 80 (qui il servizio completo). Su OndaRock trovate invece la nostra classifica dei migliori album prog di sempre.

11. Yes – 90125 (1983)
10. Genesis – Duke (1980)
9. IQ – The Wake (1985)
8. It Bites – Once Around the World (1988)
7. Yes – Drama (1980)
6. Peter Gabriel – Peter Gabriel 3: Melt (1980)
5. Rush – Permanent Waves (1980)
4. Cardiacs – A Little Man and a House and the Whole World Window (1988)
3. Marillion – Misplaced Childhood (1985)
2. King CrimsonDiscipline (1981)
1. RushMoving Pictures (1981)

Qualche tempo fa, invece, la redazione di Ultimate Classic Rock aveva pubblicato la sua lista dei "migliori album delle 15 più grandi band del prog" (qui il servizio completo).
Sul "tema", vi proponiamo anche la nostra puntata di Rock In Onda dedicata ai giganti del prog e alle loro dieci suite "definitive": "Masters of prog".


Qualche giorno fa, in occasione della pubblicazione del suo nuovo album “The Overview”, uscito lo scorso 14 marzo, Steven Wilson aveva coniato una distinzione tra il prog, avvertito da molte persone come qualcosa di nostalgico, e il progressive vero e proprio, percepito più come una sensibilità, un'attitudine sonora. Il leader dei Porcupine Tree, in una intervista a Rolling Stone, si era spinto a dire: "Io il progressive lo sento in Billie Eilish, lo sento in FKA Twigs, lo sento nei Radiohead, nei Mogwai. In tutti questi sento una sensibilità progressive”.
Ora, in un’altra intervista. rilasciata ad Anil Prasad per il canale YouTube Innerviews, il musicista inglese ha condiviso la sua visione su ciò che accomuna davvero tutti gli artisti del progressive rock. Alla domanda di Prasad riguardo la scelta di tornare al prog rock in “The Overview”, con due brani della durata di circa venti minuti, il Wilson ha risposto: "Credo che il ritorno al progressive rock risieda nella forma estesa. Per me, tutto si riduce a questo. Cos'è il 'progressive rock'? L'unico elemento comune tra artisti così diversi - dai Pink Floyd a Frank Zappa, dai Rush ai Mogwai e ai Radiohead - è la volontà di andare oltre la forma pop standard. È l’idea di poter portare l’ascoltatore in un viaggio, di sorprenderlo. Spesso questo significa lavorare su strutture più lunghe, di 10, 15, 20 minuti, come nel caso di questo album. Ritengo che questo sia uno dei tratti distintivi, se non il principale, del progressive rock".

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