Family

Music In A Doll's House

1968 (Reprise) | prog-rock, psych-rock

Famiglia non è per forza sinonimo di sani principi: intimità e complicità sono termini ambigui, declinabili anche in chiave libertaria (la comune) o criminale (l'associazione malavitosa). La prima accezione ha sempre goduto di ampi consensi in terra psichedelica: si pensi alla vivace nidiata Gong, o alla "famiglia che suona tutta insieme" degli Spirit. Tuttavia, quando a battezzarti è un personaggio come Kim Fowley, è più accreditabile la seconda ipotesi.

I cinque di Leicester non sono certo dei Manson, ma nemmeno i miti adepti di una confraternita religiosa: cresciuti in mezzo ai sobborghi, svezzati nelle bettole a sorsi di rhythm'n'blues, smarriscono presto la retta via (e l'originaria denominazione Farinas) tra le riserve hippie di Chelsea e le lisergiche nottate all'Ufo Club. Saranno pure una famiglia, ma di "tradizionale" hanno ben poco, a partire dalla voce di Roger Chapman: un vibrato istrionico e snervante, il lamento di un capro sul punto di essere sacrificato. Nell'Inghilterra di fine 60 non mancano certo le ugole "nere" (si pensi a Steve Winwood o a Robert Plant), ma quella di Chapman è priva di qualsiasi caratterizzazione maschile se non umana: più che un "urlatore" è un alieno. Oltre a cantare suona l'armonica e il sassofono, e non sono gli unici strumenti in organico estranei al quartetto rock: violino, violoncello, un altro sax, tastiere di varia timbrica. Una piccola orchestra, in pratica.

Eppure la tradizione c'è eccome. Nella musica, che si confronta con folk, blues e jazz senza timore alcuno ("Fearless" sarà, non a caso, il titolo di uno dei loro album più acclamati), ma anche nell’estetica adottata: quella del bozzetto deliziosamente British, imbevuto di tutto quanto i sudditi di Sua Maestà abbiano coltivato (music-hall, vaudeville, le ditties vittoriane). E' l'atteggiamento, semmai, a essere poco riguardoso: irriverenti e imprevedibili, i Family si fanno presto un nome grazie alle scatenate performance dal vivo. Non parliamo però di una risposta europea al freakkismo politicizzato dei Fugs o alla satira zappiana, quanto di una giocosa patafisica che anticipa l’avanguardia fiabesca di Canterbury, imparentata anche con le vignette da fine Impero dei Kinks e l'umorismo surreale dei Beatles.
Proprio questi ultimi vengono involontariamente beffati dall'esordio della Sacra Famiglia: si baloccavano da mesi con un titolo e una copertina ammiccanti al classico di Ibsen, ma si ritrovano battuti sul tempo e alla fine optano per il pantone candido a cui pure ha arriso fortuna. Bene per Chapman e i suoi, che non potevano scegliere miglior biglietto da visita: la loro è di fatto una casa incantata composta da innumerevoli stanze musicali, una wunderkammer con esposte fantasmagorie tra le più stravaganti. Non solo brani, ma anche intermezzi comici, suoni trovati, rumore, rime interne, in un perenne numero circense trasfigurato sulla pagina di un fumetto.

Tira un'aria ancora molto freakbeat nelle sonorità (il fuzz della chitarra di John Whitney), negli effetti (la batteria di Rob Townsend trattata con il flanger), nelle soluzioni (i nastri in reverse) e in alcuni inserti "etnici" (l'immancabile sitar), ma tutto limato da un piglio aristocratico e arty: se non gli inventori del progressive, i Family sono di fatto i traghettatori tra le due sponde musicali - o, se preferite, l'ascensore tra i due piani della casa. A imperversare, guarda un po', è proprio il leone della nuova savana: il mellotron. Lo stesso artwork, con quel gusto tra libro per bambini e catalogo d'arte, inaugura un filone grafico che farà epoca e renderà i 33 giri dei piccoli oggetti d'arredamento. Il percorso da guasconi sopra le righe a sofisticati accarezzatori di spinetta ricorda quello di un’altra grande istituzione del rock inglese, i Pretty Things, compagni di brigata all'Ufo e proprio quell anno all’opera sul loro disco più famoso. Il tocco finale lo forniscono gli arrangiamenti del giovanissimo Mike Batt e la produzione di Dave Mason, spirito affine alle evoluzioni di questi amabili saltimbanchi.

Il programma è messo nero su bianco dalla folgorante "The Chase": l’incipit è un infuriare di cori e violoncelli che anticipa i ribollimenti isterici dei Magma, ma viene sdrammatizzato prima da uno spumeggiare di fiati meringati, poi da un vortice di pitch che deve qualcosa al tardo-romanticismo russo di Mussorgsky o Borodin. Nella vertiginosa alternanza fra dramma e parodia, a svettare è la scintillante statura di Chapman, che con apocalittica teatralità tira le somme di una relazione tempestosa ("Feel like a fox/ Hounds close at heels at the chase/ Do I see blood in your eyes, babe?/ Is it the end of the race?").
Tanto era angosciante l'abbrivio, tanto è rilassata la seguente "Mellowing Gray": una ballata barocca dal tono pastorale, dove l’afflato amoroso viene trasfigurato in tenui metafore bucoliche. Un clima che sopravvive in "Never Like This", introdotta da una sardonica armonica, ma stavolta la stupefazione si direbbe artificiale: è pura meraviglia chimica il quadruccio familiare in cui "Her mother is smiling across from the sofa/ Dad's watching the telly but taking no notice/ Instead he just plays with some bright colored blocks" e il protagonista afferma confuso: "Been through this before, but never like this".

La marcetta militare "Me My Friend" sembrerebbe riacciuffare il senno, ma è solo un'impressione: la voglia di evasione psicotropa è ancora tutta lì, nei pensieri di un uomo che pare averle viste tutte ma desidererebbe solo "Sail to the stars/ Have the gift to transport/ My whole being, my whole thought/ To a world of dreams", in un impeto di utopia hippie quasi deriso dal breve inserto "Variation Of A Theme Of Hey Mr. Policeman". Ne compariranno altre due di queste "variazioni", ciascuna basata su un brano della scaletta (rispettivamente "The Breeze" e la suddetta "Me My Friend", quest'ultima con tanto di sitar), a riprova del carattere fortemente unitario dell'album.
L'ingenuità diventa urgenza nel solido pianismo di "Winter", dove l'inverno è metafora di uno stato di oppressione da sciogliere in una liberatoria estate dei sensi ("Wish that I could hibernate/ Go to sleep and never wake/ Until the sun comes shining once again"), evocata da un pigro svolazzare di violino.
Dominata dal torrido wah-wah di Whitney e dai fiati del veterano jazz Tubby Hayes, "Old Songs New Songs" alza la temperatura e sembra adottare uno svolgimento più lineare, ma la messa in scena rimane allucinata sia nella musica (trapuntata da un inserto gregoriano) sia nel testo (che scombina il cliché blues del tradimento scoperto capovolgendo i ruoli e distorcendo l’ambientazione).
A trovare la quadra provvede il lamento carcerario di "Hey Mr. Policeman", che preserva quelle stesse vibrazioni diluendole in un brodo di violino, sassofono, slide guitar e organo, stavolta senza colpi di scena. Anche le liriche acquistano trasparenza, sfoderando nel sagace finale un’ironia macabra da murder ballad.

L’incenso torna a bruciare sopra l'abbagliante "See Through Windows", ennesimo viaggio oltre le apparenze percettive, con la cavernosa armonica di Chapman contesa tra i lapidari stacchi del piano (la realtà) e gli eterei voli del mellotron (l'illusione), culminando in una delle sentenze più minacciose dell'era psichedelica: "Slowly but surely you start coming closer to it". L'obiettivo è l'agognata "Peace Of Mind", introdotta da un martellante tema alla John Barry che crolla in una maestosa cavalcata celtica, raggiunta tuttavia solo nella vetta visionaria dei Family: "Voyage" è un trip vividissimo nel restituire tanto lo spaesamento sensoriale ("A veil unfolds across my eyes/ A shadow falls on open skies/ Seeds of doubt leave me without/ Any idea of my whereabouts/ Where do I look for proof?/ Who do I ask and what do I say/ As I sail on my voyage of truth?") quanto i dubbi filosofici ("Is a red rose red to a man who's blind?") di una mente ottenebrata, anche grazie a un repertorio rumoristico di echi e fruscii da chissà quale dimensione.

Sfiorati simili lampi di profondità interiore, non resta che andare alla deriva nella placida oasi di "The Breeze", con il narratore a trasformarsi esattamente in quello che promette il titolo: un soffice alito di brezza che accarezza paesaggi naturali e antropici, invisibile eppure tangibilissimo. Veniamo ridestati dal sax soprano di "3 X Time", che passa dal madrigale folk alla fanfara ubriaca prima di un'ultima sorpresa situazionista: una caricatura bandistica di "God Save The Queen" che, in quanto a iconoclastia punk, straccia quella dei Sex Pistols con quasi un decennio di anticipo.
La versione in cd del 2012 aggiunge due bonus: "Scene From The Eye Of A Lens" e "Gypsy Woman". Nota discografica non secondaria: si tratta del primo album non americano pubblicato dalla storica Reprise, l'etichetta di Frank Sinatra, considerata inespugnabile per una band dall'altro capo dell’Atlantico.

A partire dal seguito "Family Entertainment" il suono inizierà a irrobustirsi, morigerando le mattane ma senza sconfessarne il funambolico eclettismo. La band figurerà in alcuni dei più eclatanti raduni di quegli anni (Fillmore East, Brian Jones Memorial, Isola di Wight) e vedrà facce di prima levatura entrare e uscire dalle sue fila, confermando l'indiscussa centralità nella scena britannica (il bassista Ric Grech si aggregherà ai Blind Faith e poi ai Traffic, il suo sostituto John Wetton ai King Crimson). Si scioglieranno nel 1973, dopo sette dischi e ben pochi cali di tensione. Il tellurico canto di Chapman ispirerà un po' tutti: Peter Gabriel, Peter Hammill, Ian Anderson, David Surkamp, forse addirittura David Thomas.
Impeccabile istantanea d'epoca, chiave di volta tra due mondi e inno alla fantasia senza limiti, "Music In A Doll's House" è una cartina ancora affidabile per esplorare i meandri della perversa Albione, e uno dei suoi parti più felici in assoluto.

(20/09/2020)



  • Tracklist
  1. The Chase
  2. Mellowing Grey
  3. Never Like This
  4. Me My Friend
  5. Variation On A Theme Of Hey Mr. Policeman
  6. Winter
  7. Old Songs, New Songs
  8. Variation On A Theme Of The Breeze
  9. Hey Mr. Policeman
  10. See Through Windows
  11. Variation On A Theme Of Me And My Friend
  12. Peace Of Mind
  13. Voyage
  14. The Breeze
  15. 3xTime




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