Franz Ferdinand

Franz Ferdinand

2004 (Domino) | indie rock, dance-punk

Sembra ieri, eppure sono trascorsi ormai quasi vent'anni da quando i newyorkesi Strokes e Interpol hanno dato origine al cosiddetto post-punk revival, anche conosciuto come new new wave, uno degli ultimi movimenti rock capaci di possedere una portata generazionale e di coinvolgere una vasta pletora di band da questa e quella sponda dell'Atlantico anglofono (Razorlight, Rapture, Editors, Bloc Party, Arctic Monkeys, Arcade Fire ecc.).
Ora, sospendendo il giudizio sull'orrenda qualità letteraria della denominazione adoperata da una critica assai pigra, è piuttosto la considerazione che viene espressa sull'intera scena a essere significativa. Sostanzialmente, secondo l'opinione maggiormente diffusa, le band precedentemente citate e le altre protagoniste del decennio, non hanno realizzato altro se non una mera riproposizione degli stilemi che fecero la fortuna di new wave e post-punk. Si tratta di un'opinione non certamente campata per aria, ma senza dubbio un po' troppo frettolosa: se è da un lato innegabile il recupero del suono tagliente e abrasivo di certo post-punk (ma anche un altrettanto evidente abbandono di tantissime soluzioni sonore che lo caratterizzarono), dall'altro è palese per chi abbia voglia di prestare attenzione e svincolarsi da facili giudizi di comodo come il movimento dei primi anni Zero rappresenti fermenti culturali ed estetici completamente diversi. Se il post-punk e la new wave storici rappresentavano delle forti risposte estetiche al rock tra il '67 e il '75, e si ergevano a emblema di un atteggiamento arty, figlio delle accademie americane e britanniche, le giovani leve hanno coniato una certa idea di suono plasmandola però con l'immediatezza e la carica energica dell'indie-rock, andando di fatto a coniare per lo più una sorta di rock'n'roll del Terzo Millennio, decadente e danzereccio.
In sostanza, almeno di fronte a fenomeni di tale portata sociologica, sarebbe meglio non praticare la superficialità mostrata in questo frangente dall'intellighenzia critica musicale, onde evitare di creare distorsioni ed equivoci sui contesti culturali ad essi sottesi.

Tra le rock band cardine della decade è impossibile non citare gli scozzesi Franz Ferdinand e non solo per via dell'enorme impatto commerciale (circa tre milioni e mezzo di copie vendute, senza contare il mercato digitale e una permanenza di oltre un anno nella top 40 inglese), ma soprattutto per la capacità di assurgere a emblema e paradigma dell'intero movimento.
Giunti al successo planetario ormai ultratrentenni, dopo una decade di gavetta, i quattro esordiscono per la Domino Records con il singolo "Darts Of Pleasure", pubblicato nel settembre 2003. Partenza ritardata, forse, ma di sicuro col botto: in appena tre minuti la canzone descrive sostanzialmente tutto il mondo Franz Ferdinand. Il quattro iniziale di batteria a cui si aggiungono presto scattanti note di basso va a comporre una brevissima intro di appena sei secondi; l'interplay tra le chitarre e la vocalità in bilico schizofrenico tra isteria new wave e sensualità soul formano una strofa ansiosa, da consumarsi in fretta, per poi lasciare spazio a un ritornello più compassato e misterioso, con armonie da canzone europea. Non c'è tempo per realizzare interamente la cura del songwriting (il secondo ritornello raddoppia di durata rispetto al primo, cambiando di fatto la sua linea melodica e metrica), che la band travolge l'ascoltatore con un'arrembante cavalcata finale e un coro in lingua tedesca a metà tra il demenziale e il grottesco (questa la traduzione in italiano: "Mi chiamo superfantastico, bevo champagne con salmone, mi chiamo superfantastico").
A voler estremizzare, tutti i contenuti del disco di debutto, l'omonimo "Franz Ferdinand" uscito nel febbraio 2004, sono sintetizzati in questo singolo; eppure semplificare così tanto l'analisi comporterebbe una perdita di godimento non indifferente e non permetterebbe di cogliere le molteplici sottigliezze e variazioni di una formula solo apparentemente semplice e immutabile.

Gli enciclopedisti post punk troveranno pane per i loro denti nel rintracciare possibili rimandi ai loro idoli: Talking Heads, Echo and The Bunnymen, Pere Ubu, Pop Group, Devo, Xtc, Wire, Jam, Gang of Four, questi e altri vengono inglobati in una formula coerente e sintetica, a cui però si aggiunge con sagacia un edonismo decadente proprio di formazioni quali Duran Duran o Cars, un afflato melodico memore della tradizione kinksiana, chitarre in bilico tra glam e beat rock, e pattern di batteria più vicini alla dance che al rock indipendente o al punk. Non esattamente la più banale delle combinazioni, a ben vedere.
Volendo entrare ulteriormente nel dettaglio, le due chitarre della band, Kapranos e McCarthy, si scambiano continuamente le linee ritmiche e "soliste", talvolta intersecando i riff in incastri pregevoli dal punto di vista della notazione ritmica ("40ft"), più spesso lasciandosi a turno il compito di delineare il tema strumentale e l'accompagnamento in accordi (per esempio nel funk ebbro di "Tell Her Tonight" o nei call and response di "This Fire").

L'estrema facilità con cui la band riesce a padroneggiare la forma-canzone, accumulando molta tensione in pre-chorus che spesso diventano il fulcro da cui si dipanano con naturalezza ritornelli slogan, ascrive pienamente la proposta nelle regole del pop del Terzo Millennio.
Vi è tuttavia la capacità di sparigliare le carte e modificare all'occorrenza il canovaccio, tanto nell'arrangiamento (le incursioni di sequencer in "Come On Home" o le tastiere sognanti in "Auf Achse"), quanto nelle costruzioni armoniche ("The Dark Of The Matinee") o nella struttura delle canzoni. L'esempio più lampante in tal senso è dato dal celeberrimo singolo "Take Me Out", che si apre come veloce post-punk in ottavi per poi fermare progressivamente la sua corsa e rallentare nell'ostinato funk che ha consacrato il quartetto al successo internazionale.

I testi della band suonano estremamente funzionali e ricercati prima di tutto da un punto di vista fonetico e ritmico, e in secondo luogo si rivelano efficaci veicoli di un'estetica fatta di tumulti giovanili ("Questo fuoco è fuori controllo, brucerò questa città", da "This Fire"), noia esistenziale ("'Gregor era di nuovo giù', disse, 'su, colpiscimi ancora', disse, 'sono così sbronzo, non mi interessa se mi uccidi'", da "Jacqueline"), pulsioni sessuali incontrollabili ("Puoi sentire le mie labbra spogliare i tuoi occhi", da "Darts Of Pleasure"), adultere ("Cheating On You"), bisessuali ("Michael, sei il ragazzo con i fianchi tutti in pelle, capelli appiccicosi, fianchi appiccicosi, stoppia sulle mie labbra appiccicose"*, da "Michael"). In "Auf Achse" sembra di ascoltare un Jarvis Cocker inebetito dal desiderio sessuale verso una ragazza irraggiungibile e in fondo not so special.

In una realtà discografica, quella britannica tra anni Novanta e Duemila, in cui una miriade di band talentuose sono state lanciate ben prima di disporre dei mezzi umani e tecnici per poter sostenere il peso dell'esposizione mediatica, l'esperienza dei Franz Ferdinand ha permesso loro di entrare con calcolata ed elegante prepotenza nel panorama indipendente anglofono - proprio come uno dei calci in cui è solito esibirsi il frontman Alex Kapranos mentre armeggia la sua Telecaster - e di rimanere sulla cresta dell'onda per almeno un lustro, consacrandosi a band di culto generazionale.
La compiutezza e la mirabile capacità di gestione della complessità mostrate in quest'opera prima faranno sì che la carriera degli scozzesi sostanzialmente non aggiungerà molto al folgorante debutto e ai suoi trentanove minuti di dandismo riottoso infaticabile e praticamente senza pause (per quanto non si consiglierebbe ad anima viva di perdersi le mutazioni disco ed electro contenute nel sottovalutato "Tonight" del 2009).

* Da notare la bellezza fonetica del secondo verso, nel testo originale: "Sticky hair, stickyhips, stubble on my stick lips"

(16/02/2020)

  • Tracklist
  1. Jacqueline
  2. Tell Her Tonight
  3. Take Me Out
  4. Matinee
  5. Auf Achse
  6. Cheating On You
  7. This Fire
  8. Darts Of Pleasure
  9. Michael
  10. Come on Home
  11. 40 Ft






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