AA. VV. - HELP(2)

2026 (War Child Records)
indie-rock

Il nome “Help” basta da solo a evocare precedenti ingombranti. Il pensiero può anche correre ai Beatles, all’album e al film del 1965, ma qui il riferimento diretto è un altro: la celebre compilation pubblicata da War Child nel 1995, che trova proprio oggi il suo naturale seguito in “HELP(2)”. Una nuova raccolta di artisti molto diversi tra loro, uniti da una causa che non ha perso nulla della sua urgenza: il sostegno ai bambini colpiti dai conflitti armati.
In casi del genere il rischio è sempre doppio: da una parte il riflesso celebrativo, dall’altra l’effetto contenitore di lusso. Questo disco ha il pregio di trovare un equilibrio più concreto e meno enfatico. Il riferimento al progetto del 1995 resta inevitabile, ma vale soprattutto come termine di confronto: quel nome rimanda a una stagione precisa, a un’idea di mobilitazione musicale che allora sembrava quasi naturale e che oggi appare molto più rara. Per questo “HELP(2)” suscita interesse non solo per il cast, ancora una volta ampio e prestigioso, ma anche per la domanda che si porta dietro: se una compilation benefica possa ancora avere un senso pieno, culturale e artistico, oltre che simbolico.

Il valore dell’operazione è evidente e definisce il contesto senza alleggerire il giudizio musicale. Separare il prodotto dalle sue finalità significherebbe leggerlo male fin dall’inizio. Ma una recensione musicale deve poi fermarsi soprattutto sul contenuto artistico, e la questione interessante è che “HELP(2)” non prova troppo a nascondere la propria natura collettiva.
Al di là delle differenze di stile, la raccolta trova un asse comune anche nei contenuti: molti dei brani scelti, siano essi inediti o riletture, toccano direttamente o indirettamente temi come guerra, dolore, solidarietà, resilienza e responsabilità sociale.

La scaletta, guidata da James Ford e registrata agli Abbey Road Studios nel novembre 2025, mette in fila personalità, suoni e approcci molto diversi; la discontinuità si sente, ma la raccolta lascia che questa pluralità resti visibile senza forzare troppo i punti di contatto. A darle tenuta è soprattutto il clima complessivo: le distanze tra un brano e l’altro restano evidenti, ma l’ascolto conserva continuità e una fisionomia abbastanza chiara.
In questo quadro, “Opening Night” degli Arctic Monkeys è molto più di un semplice nome di richiamo. È uno dei pilastri dell’intera compilation, sia per il peso della band sia perché rappresenta il primo inedito del gruppo da quattro anni a questa parte, oltre che il singolo scelto come traino del progetto. Il pezzo apre la raccolta con eleganza e misura, senza mai sembrare una mera passerella.
Accanto alla band di Alex Turner, la schiera degli inediti definisce il profilo più vitale del disco. “Flags”, affidata all’unione d’élite tra Damon Albarn, Grian Chatten e Kae Tempest, è una delle collaborazioni meglio riuscite: un brano raccolto, riflessivo, venato di malinconia, che ben rispecchia l’indole di ogni componente, mentre “Strangers” dei Black Country, New Road porta all’interno del progetto il loro stile peculiare di dilatare il formato canzone tra fragilità, costruzione collettiva e tensione trattenuta. Una menzione di rilievo la merita anche “Obvious” delle Wet Leg: nata come outtake e rimasta a lungo nel repertorio live senza approdare su disco, si regge su un riff essenziale e su un tono quasi minimalista, che mostra un lato meno aguzzo della band dell’isola di Wight.

Tra i momenti più evocativi c’è “Warning” di Cameron Winter, leader dei Geese, autore di uno degli episodi più intensi, inquieti e accattivanti dell’intera sequenza. Il brano si muove su archi ipnotici e costruisce un’atmosfera sospesa, notturna, quasi sinistra, mentre la voce di Winter aggiunge urgenza e tensione, confermando quella scrittura obliqua e disturbante a cui lui e il suo gruppo hanno già abituato.
Le Last Dinner Party, con “Let’s Do It Again!”, inseriscono nella scaletta la loro teatralità febbrile, conferendo movimento a una raccolta spesso orientata su registri più ombrosi. Arlo Parks, con “Nothing I Could Hide”, si muove invece in una zona più intima e confidenziale. I Pulp, con “Begging for Change”, evocano una voce immediatamente riconoscibile, tra nervo civile e lucidità disincantata, mentre Sampha, con “Naboo”, aggiunge uno dei momenti più sospesi e introversi della tracklist.
Seguono i Foals con l’elegiaca “When The War Is Finally Done”, i Big Thief con l’inquieta e intima “Relive, Redie” ed Ezra Collective & Greentea Peng con “Helicopters”, che aprono il disco a una circolazione ritmica diversa, più combattiva. A questi si aggiungono le anime motorik degli Young Fathers, la straziante essenzialità di Bat For Lashes e l’eccellente coralità cinematografica di “Sunday Light”, presentata dall’ensemble costituito da Anna Calvi, Dove Ellis, Ellie Rowsell (Wolf Alice) e Nilüfer Yanya, uno degli incontri più sorprendenti dell’intera raccolta.

Una parte decisiva del disco passa comunque dalle cover, che in più punti finiscono per lasciare un’impressione talvolta più profonda degli inediti. Qui il programma mette in rapporto il presente con una memoria musicale già carica di significato. Grian Chatten, questa volta con i suoi Fontaines D.C., riprende “Black Boys On Mopeds” di Sinéad O’Connor con durezza e tensione intatte. Olivia Rodrigo, con “The Book of Love”, rilegge il brano dei Magnetic Fields e lo colloca felicemente nella parte finale del disco. I Depeche Mode rileggono in versione elettro-rock “Universal Soldier” di Buffy Sainte-Marie, poi portata al successo mondiale da Donovan nel 1965, allargando la prospettiva di una raccolta altrimenti molto legata alle necessità del presente. Beth Gibbons, con una spettrale e trattenuta versione di “Sunday Morning” dei Velvet Underground, va nella direzione opposta: restringe il campo, abbassa il tono e consegna uno dei momenti più delicati del disco.
Azzeccata anche l’idea di affidare “Lilac Wine” ad Arooj Aftab e Beck: il brano, nato da James Shelton e reso celebre soprattutto da Nina Simone e Jeff Buckley, riaffiora qui in una forma eterea e ipnotica, coerente con il senso di sospensione che attraversa buona parte della raccolta. Beabadoobee affronta con tenerezza e vulnerabilità “Say Yes” di Elliott Smith, mentre il connubio English Teacher & Graham Coxon sceglie “Parasite” di Nick Drake, rispettata nell’obliqua fragilità della versione originale e rilanciata dalla camaleontica interpretazione vocale di Lily Fontaine.

Va segnalata anche un’ulteriore curiosità: nella versione in vinile e come ghost track del cd compare “Acquiesce” degli Oasis, la celebre B-side dell’epoca di “What’s The Story Morning Glory?”, diventata negli anni uno dei cardini del repertorio live della band e spesso indicata come uno dei migliori lati B dell’intera stagione britpop. In questo caso il brano acquista un valore ulteriore, perché segna la prima pubblicazione fisica di una registrazione dal vivo tratta dal tour mondiale della reunion del 2025 dei fratelli Gallagher, fissata durante l’ultima delle sette date consecutive al Wembley Stadium. È un’aggiunta tutt’altro che marginale: oltre al richiamo artistico e simbolico, riaffiora anche il nucleo del brano, legato a un’idea di solidarietà e sostegno reciproco in piena sintonia con lo spirito dell’album.

Nel complesso, “HELP(2)” regge proprio perché non prova a nascondere la propria natura composita. La lunghezza pesa a tratti, qualche episodio resta più sullo sfondo e un po’ di dispersione affiora, ma il disco mantiene un clima riconoscibile e mette insieme diversi momenti che restano. Per una compilation di questo tipo non è poco. Il valore dell’operazione è evidente, ma non basta da solo a spiegare il risultato: qui c’è anche una tenuta musicale reale, fatta di brani forti, interpretazioni centrate e una scaletta che, pur senza essere compatta in senso stretto, trova un suo equilibrio. Il risultato evita l’effetto-vetrina e lascia qualcosa di più della semplice somma dei partecipanti.

02/04/2026

Tracklist

  1. Arctic Monkeys - Opening Night
  2. Damon Albarn, Grian Chatten & Kae Tempest - Flags
  3. Black Country, New Road - Strangers
  4. The Last Dinner Party - Let's Do It Again!
  5. Beth Gibbons - Sunday Morning
  6. Arooj Aftab & Beck - Lilac Wine
  7. King Krule - The 343 Loop
  8. Depeche Mode - Universal Soldier
  9. Ezra Collective & Greentea Peng - Helicopters
  10. Arlo Parks - Nothing I Could Hide
  11. English Teacher & Graham Coxon - Parasite
  12. beabadoobee - Say Yes
  13. Big Thief - Relive, Redie
  14. Fontaines D.C. - Black Boys on Mopeds
  15. Cameron Winter - Warning
  16. Young Fathers - Don't Fight the Young
  17. Pulp - Begging for Change
  18. Sampha - Naboo
  19. Wet Leg - Obvious
  20. Foals - When the War Is Finally Done
  21. Bat for Lashes - Carried My Girl
  22. Anna Calvi, Ellie Rowsell, Nilüfer Yanya & Dove Ellis - Sunday Light
  23. Olivia Rodrigo - The Book of Love
Bonus tracks
  1. Oasis - Acquiesce (Live at Wembley Stadium 28/09/2025)


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