Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 119 - Luglio 2021

di AA.VV.

01_memoryoMEMORY OF SHO - LIFE AT THE SEASIDE (Tiny Drones For Lovers, 2021)
ethereal

I sardi Diverting Duo di Sara Cappai e Gianmarco Cireddu (più di qualche album all’attivo) compiono un notevole salto di specie trasformandosi in Memory Of Sho e rinominandosi per l’occasione Bacci e Capitani, come sottolineato dalla “Bacci e Capitani” i cui vagiti alieni fungono dunque da criptico manifesto programmatico. Anche migliori magie compongono il loro “Life At The Seaside”. In “Entrance” vagiti di cori rinascimentali veleggiano su spettrali loop riverberati in sormonto. Un rombo grave fa da base per un giardino armonico di tocchi sospesi in “Wind Boats & Youth”, nel quale si muove l’oracolismo della vocalist. Insieme evanescente, aurorale e lentissimo è l’inno di “Before This Fire”, tra sibili sovrannaturali in lontananza e i sortilegi solenni delle tastiere. Seguito della loro prima trance gregoriana, “Engravings” (2020), comparsa in una compilation della Toten Schwan Records (“Gli dei se ne sono andati, grazie per il vostro odio”), è un mini solo nella durata: nella poesia sonora di brividi dolci e terribili, tra la new age spaziale e una versione diafana e trasfigurata dei Dead Can Dance, ha un calibro maxi. Il found sound di “Bacci e Capitani” proviene da una “registrazione” di Marcello Bacci per tributare la sua figura di santone della metafonia. Cd-r e cassette in edizione limitata handmade via Moka Produzione (Michele Saran7/10)


02_themit_600THE MITA - AMORE DEMOCRISTIANO (Aloch Dischi, 2021)
synth pop, wave

Ciriaco De Mita, storico nome della Prima Repubblica italiana, nasce il 2 febbraio 1928 a Nusco, provincia di Avellino. Sempre ad Avellino troverete il Godot, locale di musica gestito da Luca Caserta, colui che con Carlo Venezia ha fondato i The Mita. Se già il nome del gruppo indica la mole della verve ironico-demenziale, a rincarare la dose ci pensano i live e le dieci tracce di synth pop/wave retrò dell'esordio "Amore Democristiano” (con Alessandro Fiori alla produzione). Su questi tappeti sonori plasmati da Venezia, si slanciano testi pieni di giochi parole spesso nonsense (“Evita pero”, “Gin O'Paoli”) e annesse performance caricaturali di Caserta, dove si smontano e/o ricordano le pose e le intonazioni di tanti vocalist della scena new wave italiana e non solo. Tra un “Postal Market” e una “Metalmeccanica d’amore” l'ascolto scorre gradevole, ma in mezzo a queste tracce imbevute di anni 80 e tante comparsate, a spiccare è il brano più struggente: “Nagasaki”, con quel ritornello e il tocco di sax finale (Alessio Belli7/10)


03_torch_600TORCHIO - NON VI APPARTENGO (Ohimeme, 2021)
songwriter

L’alessandrino cantante e chitarrista Massimo Torchio esordisce finalmente solista, oltre che con l’Ep “Sostituibile” (2018), con un “Non vi appartengo” che attacca con una ballata pianistica docilmente accusatoria, “La città scollegata”. L’umore s’incupisce nella martellante “La gabbia” (tracce de “Gli spari sopra” di Vasco) ma poi si rischiara nella marciante innodica “Agamennone”. Torchio cambia ancora in “Ma che cos’è la solitudine”, in cui suggestioni funk-pop convergono in un ritornello potentemente melodrammatico, e nella sceneggiata spiritosamente nostalgica twist-noir di “La perla nascosta”, una canzone che insegna più di qualcosa alle oleografie passatiste. Notevole anche la doppietta finale, una “Sottosopra” guidata da un impasto vibratile di accordion e sintetizzatore, e una “Sostituibile” imperlata (e drogata) da organetti Manzarek-iani. Di questo debutto dell’ex leader degli storici Riservato (classe ’66), anche ex poeta, si apprezza il gusto di un classico tardivo del cantautorato vecchio stampo, l’immediatezza spiccante, la leggerezza comunicativa. Qualche verso criptico ma non troppo da ricordare (“Ci sono più attori che rondini”). Abbastanza ragguardevole anche la vena sottilmente irregolare dell’allestimento e consistente, non solamente puro belletto, la parte elettronica a supporto (Michele Saran6,5/10)


04_laparLAPARA - TUTTI GLI ANIMALI DEL MONDO EP (autoprod., 2021)
alt-pop

Rebecca Paraciani trasforma il suo nomignolo LaPara da progettino di personali canzoni “bedroom” a quintetto pop facendosi accompagnare e produrre dagli Altre Di B (più Michele Licciardi e Emanuele Callegari), peraltro suoi concittadini (Bologna). In realtà nell’Ep “Tutti gli animali del mondo” i comprimari rispettano la portata di voce e scrittura della leader aggiungendo poco e circostanziato arrangiamento, esaltando così le sue filastrocche asettiche e bislacche ma veritiere, e ancor di più il suo mestiere canoro ispirato tanto alle voci sintetiche d’intelligenza artificiale quanto al neo-divismo imploso anti-Talent Show di Billie Eilish. Le migliori: “Plastica”, anche singolo, “Il gelato non ha gusto”, “Alla menta”. Non proprio poca arguzia in questa prima trancia di canzoniere di nuovo lo-fi, sia pur immaturo nella caratterizzazione delle melodie, erto da squilli di sbrigliatezza fantasiosa che profuma di artisticità. Registrato in casa durante il lockdown (Michele Saran6/10)


05_nct3NCT333 - CONTRORA EP (Ukhan, 2021)
elettronica

Il cantante catanese Enrico Anicito fonda i KZL333 reclutando il duo elettronico dei Loozoo (Giancarlo e Raffaele Trimarchi) più un bassista (Angelo Musumeci) per l’angoloso, ruspante gotico punk di “Naked Void” (2007). Più di un decennio dopo, anche scaturito dalla situazione d’isolamento pandemico, Anicito rispunta con un progetto dal nome affine, NCT333, in cui però le sue (distinte) qualità vocali dark scompaiono in favore di un’elettronica analogica d’antan solo strumentale. L’Ep “Aion” (2020) rilascia una prima scarica di vibrazioni sintetiche, percussioni industriali e campioni vocali in quattro pezzi dai titoli interessanti: “Youngness Is The Fire Of Nigredo”, “White Sophia In The Bridal Chamber”, “And The Red Core Of Becoming” e “The Sacrifice Of Fire Of The Cosmic Female”. Il secondo “Controra” vanta anzitutto una “It Hides In The Light” che è una sorta di remix post-Jarre per l’era del reggaeton, forte di tamburi e bufere, e il balletto industriale di distorsioni e miasmi di “Light Is Violence”, coronato da spunti melodici organistici a ergersi timidi e puntuti nel marasma. “Keteb Hovers Above Your Afternoon Nap” richiama un po’ le radici del compositore, dark d’ascendenza new wave e folk d’ascendenza sicula, ma rallentate e fatte immergere in gorghi elettronici a passo solenne. Non riesce granché il “tema e variazioni” tentato in “Twilight Redemption”, poco più di una semplice melodia misticheggiante insistita di quattro battute. Manufatto artigianale non imperdibile con qualche carenza tecnica, ma la cui tenue (connaturata?) ingenuità di fondo è resa credibile, avvincente persino, dalla stratificata densità e una rigorosa cupezza esoterica. Affine a Lino Strangis. Controra: l’ora della siesta al sud come pure “l’ora del cattivo augurio” (Douglas). Secondo lascito della neonata net-label catanese Ukhan Records (Michele Saran6/10)


06_pensieron_600_01PENSIERO NOMADE - UN CERCHIO PERFETTO (Filibusta, 2021)
new age

Salvo Lazzara porta avanti il suo ormai storico Pensiero Nomade con “Un cerchio perfetto” (titolo scelto per richiamare un certo ritorno alle origini), basato come non mai sulle sue chitarre acustiche a chiamare a raccolta gli arrangiamenti, a volte in modalità vorticosamente folk (“Rugiada tra le mani”, “Bella che danzi”), altre con rilassatezza jazzata (“Quasi non fosse più tempo”, “Da qui si vede il mare” e “Il suo sorriso antico”, piccola magia), e poi cercando pure il colpaccio orchestrale (“Come tramonto acceso”). I vagiti quasi-Morricone del brano eponimo e baricentrico vi si pongono come ideale sintesi. Quando Lazzara passa in toto il comando, anche di scrittura, al tastierista Andrea Pavoni (che co-arrangia ovunque) nasce una “Puntini”, il motivo più arcadico di tutti. Disco non maiuscolo, forse, ma di grazia, cristallinità, finezza. Sempre più distante dal suo acuto “Materia e memoria” (2011), il compositore siculo, già chitarrista dei Germinale, si assesta, confermandolo, su quello stile rigonfio di nostalgia condiviso col predecessore “Canti del disincanto” (2020). Un paio di brani cantati (Michela Botti) un po’ d’ingombro e un piccolo tour-de-force di fiati (Edmondo Romano) (Michele Saran6/10)


07_rifraz_600RIFRAZIONE - ARTEMOLTIPLICATA (autoprod., 2021)
alt-rock

Ultima creatura del cantautore e multistrumentista comasco Giuseppe Giannecchini, Rifrazione esordisce con “Rifrazione” (2017) e “Osservatori” (2017). L’affare diventa band a tutti gli effetti (Filippo La Marca, tastiere, e la sezione ritmica di Michele Zappoli e Emanuele Alosi) passando a “Artemoltiplicata”, dichiaratamente ispirato al modernismo architettonico del conterraneo Giuseppe Terragni. Nel contenuto musicale, però, non si registra alcuna traccia di modernismo: il pezzo intitolato proprio all’architetto, “Giuseppe Terragni”, è una filastrocca di rock gotico soltanto ribattuta. “Quale Dio” è una ballata acustica col rapimento sussurrato tipico di Cesare Malfatti. Vi sono poi un techno-rock commercialotto (“Le cose che non ho”), un folk-rock con un che d’inno Neil Young-iano (“Prigionieri”) e uno psych-pop d’ispirazione shoegaze (“Non è poco”, forse la migliore). Formula 5 + 1: cinque canzoni di livello base, mutanti eppur curiosamente coese, abbastanza godibili, e uno strumentale a cura di La Marca, “Vetro e vento”, una piccola meditazione, semplice ma non superficiale. Insieme fanno un antipastino d’Ep di 18 minuti - non un album come sponsorizzato - prodotto e arrangiato da quell’Ugo Cappadonia già solista e co-fondatore degli Stella Maris con Umberto Giardini (Michele Saran5,5/10)


08_oss_600OSSA - OSSA (autoprod., 2021)
post-rock

Marco Beiato, chitarrista già con i Pazi Mine di Sara Ardizzoni, fonda nel 2017 gli Ossa con Emanuele Bassani (chitarra), Michele Bianchi (basso) e Enrico Truzzi (batteria). I quattro cominciano nel segno dell’esibizione dal vivo multimediale con uno spettacolo, “Anima meccanica” (2020), in collaborazione con due artisti, un designer, Luca “Kallamity” Zampriolo, e un videomaker, Matteo Masali. Quindi viene il debutto omonimo “Ossa” di otto jam di media lunghezza, tutte o quasi debitrici di exotica e lounge, “Montagna” tra le altre. “Galassia”, “Alieno” e “Stromboli” suonano ancor più esplicite nella loro osmosi vintage di riscoprire gli antenati di una moda moderna (qui la drum’n’bass). Complice anche una linea di basso un minimo insidiosa, “Abisso” è l’unica a dotarsi di reale tensione. Peculiarità, tratti distintivi, pur non esattamente valori aggiunti, si apprezzano nell’andatura e nell’affiatamento, come pure nella produzione diligente di Matt Bordin. Ma dopo anni di Don Caballero65daysofstaticHella, e, per l’Italia, Three Second KissPlasma ExpanderSlumberwood, il post-rock strumentale del complesso mantovano (nome stilizzato: OßA) non è che acqua fresca (Michele Saran5/10)


09_lavvocLAVVOCATO - PARTE IN CAUSA (autoprod., 2021)
songwriter

Mente e frontman dei PuntiInSospensione, il cantautore barese Francesco Mastrangelo si riappropria del produttore Gaetano Camporeale per approntare l’esordio solista a nome Lavvocato. Album breve di canzoni senza pretese, alcune riuscite, gradevolmente candide e soffici (la novelty techno-folk di “L’aguzzino”, il soul digitale di “Come cristallo”, la Bon Iver-iana “Vienimi a trovare”, la funkeggiante “Solo se chiudo gli occhi”), altre sbroccate. In generale zero ambizione di scrittura, anche se Mastrangelo mostra il savoir faire del cantore stagionato. La produzione, a mani basse l’aspetto più salace, vanta una dimensione sincreticamente elettronica (si veda anche la presenza di Massimo Bonuccelli, contrabbassista dei Kodex) che, a volte, assimila con arguta discrezione stilemi di trap e glitch, arrangia per tasselli e texture, adorna con fondali sonici. Anche apporti videoartistici (la multimediale Dusica Ivetic) (Michele Saran5/10)


10_andreafoANDREA FORNARI - UN MILIONE DI PICCOLE COSE (Ghost, 2021)
songwriter

“Un milione di piccole cose” di Andrea Fornari è un tentativo di amalgamare in maniera cangiante stilemi in teoria di tendenza (in realtà già vecchiotti: reggaeton e trap) in un piccolo canzoniere leggero e sentimentale fondato su metafore ricorrenti (corsa spaziale e antico Oriente). A parte “Intro” e “Outro” talmente fedeli al country-blues da suonare fuori contesto, emergono le ballatine dotate di spigliatezza recitativa e scatto ritmico, cioè “Muraglia cinese”, “Supernova” e “Solo mai”. A “Samurai” va invece la palma di miglior ritornello arioso. Primo album in italiano per il vocalist e polistrumentista torinese, seguito del debutto lungo “Era” (2020), spontaneo e competente nella slanciata interpretazione soul che rimanda ad Alex Baroni, ma svenevole, ripetitivo, chiuso in una conchiglia d’insistito agghindamento commerciale (Maurizio Chiaro e Waxlife) (Michele Saran5/10)

Playlist
MEMORY OF SHO - LIFE AT THE SEASIDE (Tiny Drones For Lovers, 2021)
THE MITA - AMORE DEMOCRISTIANO (Aloch Dischi, 2021)
TORCHIO - NON VI APPARTENGO (Ohimeme, 2021)
LAPARA - TUTTI GLI ANIMALI DEL MONDO EP (autoprod., 2021)
NCT333 - CONTRORA (Ukhan, 2021)
PENSIERO NOMADE - UN CERCHIO PERFETTO (Filibusta, 2021)
RIFRAZIONE - ARTEMOLTIPLICATA (autoprod., 2021)
OSSA - OSSA (autoprod., 2021)
LAVVOCATO - PARTE IN CAUSA (autoprod., 2021)
ANDREA FORNARI - UN MILIONE DI PICCOLE COSE (Ghost, 2021)