Il progetto dei Pink Floyd che Wright definì "una follia"

La scommessa temeraria di Waters che non arrivò mai su disco

Dopo il successo stupefacente di “The Dark Side Of The Moon”, i Pink Floyd si trovarono a dover decidere quale strada intraprendere per non cullarsi sugli allori e riuscire a stupire ancora. In quella fase di ricerca, il gruppo inglese tornò a un’idea coltivata negli anni precedenti: realizzare un intero album senza strumenti musicali, utilizzando soltanto oggetti comuni trovati in casa. Un progetto chiamato “Household Objects” che prese forma in studio, richiese diverse settimane di lavoro e generò una manciata di registrazioni.

Le radici del progetto risalgono alla fine degli anni Sessanta. Nel 1969 la formazione britannica aveva già sperimentato con "Work", una composizione eseguita dal vivo segando legna o facendo bollire acqua in scena. L’anno successivo, in “Alan’s Psychedelic Breakfast” su “Atom Heart Mother”, comparivano il crepitio delle uova in padella e il flusso monotono di un rubinetto che gocciolava. Roger Waters aveva appena esplorato soluzioni simili con “Music From ‘The Body’”, basato su suoni del corpo umano, giungendo alla conclusione che la distinzione tra rumore e musica era irrilevante: “Ho sempre pensato che la differenza tra un effetto sonoro e la musica sia tutta una stupidaggine. Che tu faccia un suono con una chitarra o con un rubinetto dell’acqua, è irrilevante”.
Nel gennaio del 1971 l’idea riaffiorò negli Abbey Road Studios: insieme al tecnico John Leckie, i Pink Floyd registrarono bottiglie di birra, giornali strappati, bombolette spray. Quel materiale venne archiviato, poi accantonato quando la band scelse di proseguire con strumenti tradizionali per realizzare “Meddle”.
Le sessioni dedicate agli oggetti casalinghi ripresero con metodo dopo “The Dark Side Of The Moon”, nell’autunno del 1973, con Alan Parsons in cabina di regia. Il gruppo sperimentò con manici di scopa, elastici tesi tra fiammiferi, un’ascia che colpiva una tavola di legno. L’obiettivo era creare un linguaggio sonoro alternativo, costruire strutture ritmiche e melodiche senza alcun uso di strumenti convenzionali.

Pink Floyd - Houseold Objects

Con il tempo, però, emersero i limiti del progetto. Il tastierista Richard Wright ricordò quella fase come un momento in cui la sperimentazione rischiava di superare il buon senso: “Passavamo giorni con una matita e un elastico finché non suonava come un basso. Ricordo di essermi seduto con Roger e avergli detto: ‘È una pazzia.’” Nonostante l'ostinazione del bassista, le registrazioni procedevano a rilento, frammentate in brevi sessioni tra ottobre e dicembre 1973. Alla fine furono completati soltanto due brani: “The Hard Way” e “Wine Glasses”. Nessuno dei due venne giudicato abbastanza solido da sostenere un intero album.
La band inglese, che su quelle temerarie traiettorie sperimentali era nata - con la prima fase barrettiana e l'Lp d'esordio "The Piper At The Gates Of Dawn" - scelse allora di spostare l’attenzione altrove. Waters propose un concept fondato sul tema dell’assenza, che avrebbe dato vita a “Wish You Were Here”, e così “Household Objects” finì in soffitta. A distanza di anni, Nick Mason definirà la scelta una “tattica dilatoria”, un modo per prendere tempo quando mancava una direzione precisa.



Non tutto, però, andò perduto. “Wine Glasses”, costruita strofinando dita bagnate su calici di vetro, divenne l’embrione dell’apertura di “Shine On You Crazy Diamond”. David Gilmour ha più volte ricordato il metodo impiegato: “Se si stappa una bottiglia di vino attraverso la bocca del collo si ottiene un suono alto, come quello delle tablas, da altri oggetti escono diverse sonorità, e così via. Ci abbiamo gingillato un po' intorno. All'epoca realizzammo quei rumori e li registrammo. Passammo un sacco di tempo lavorando con degli elastici tirati contro scatole di fiammiferi. Tutto ciò che ne cavammo fu un nastro a sedici piste con melodici bicchieri di vino. Dita bagnate, un bicchiere di vino, tutto intonato. L'abbiamo usato per l'apertura dell'album 'Wish You Were Here'. È un suono piacevole. Così servì a qualche scopo”.
Altri materiali finirono altrove: alcuni suoni finirono su “Welcome To The Machine”. E quando, nel 2011, uscirono le riedizioni di “The Dark Side Of The Moon” e “Wish You Were Here”, vennero finalmente pubblicati gli unici due brani completati: “The Hard Way” nella prima, “Wine Glasses” nella seconda.

Ripensando a quel periodo, Waters ha riconosciuto che il progetto, pur affascinante, era difficilmente sostenibile: “L’idea di realizzare un album senza strumenti musicali ci parve buona al momento: però non funzionò. Probabilmente perché avevamo soprattutto bisogno di riposare un po’...”. Wright, dal canto suo, aveva intuito presto l’impraticabilità del progetto. Eppure quelle settimane dedicate a legni, elastici, vetro e carta restano un esempio significativo dell'approccio radicale alla creatività dei Pink Floyd in un momento cruciale della loro storia: una scommessa estrema, nata dall’urgenza di trovare una direzione nuova e chiusa prima di entrare un vicolo cieco.

26/11/2025



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