Morcheeba

Morcheeba

Le onde calme del trip-hop

di Lorenzo Donvito

Negli anni ruggenti del trip-hop, ha trovato spazio anche il trio formato dai fratelli Godfrey e dalla sublime Skye: un percorso all'insegna di un format più morbido e orecchiabile ma non meno accattivante di quello dei cugini Portishead e Massive Attack
1. Trip-hop, blues e bossa nova

Al principio degli anni 90, i fratelli Paul e Ross Godfrey giocavano suonando batteria, chitarre psichedeliche, tastiere e registrando con il computer le loro creazioni, senza capo né coda, per loro stessa ammissione, "Paul era appassionato di hip-hop, e io del rock acido e blues. Ci siamo incontrati nel mezzo con Bob Dylan per il contenuto lirico e abbiamo fuso i beat hip-hop con la chitarra blues", ricorda Ross. In quegli anni l'era digitale aveva rapidamente spostato l'attenzione dagli schermi delle televisioni a quelli di pc e cellulari e le vite di musicisti, dj e produttori, tra le altre, affrontarono l'ennesima rivoluzione. Nacquero nuove etichette sotto le quali ordinare la marea di gruppi che uscirono allo scoperto, i Morcheeba finirono dentro quella capitanata dai Massive Attack che rispondeva agli ingredienti di: hip-hop, dub, techno, house, reggae, r&b, soul, funk etc. e sono ricordati come uno dei fondatori del genere: benvenuti nell'era del trip-hop.

Il debutto Who Can You Trust? (1996) si avvicina molto da lontano a un disco, per esempio, di Tricky. Non dipende da strumenti elettronici: chitarra, batteria suonano normalmente e i campionamenti sono parchi. I ritmi dub creano il divano perfetto dove adagiare la voce di Skye, su cui si sprecano gli aggettivi: dolce, languida, non passa mai il limite, imbevuta di soul e blues per regolare i beat e modulare le armonie. È cresciuta ascoltando Patsy Cline, musica country & western, e mangiando fish & chips nel East End di Londra con i genitori adottivi, niente rice & peas, classico piatto giamaicano, come le sue origini che ritrova invece, davanti al microfono. Ridacchia la vocalist: "Se partecipassi a un concorso come American Idol, non passerei neanche il colloquio di selezione dal momento che si richiede ai concorrenti di cantare a ugola spiegata. Il più forte e il più acuto possibile. Forse sono solo pigra, ma a me piace cantare senza sforzo come facevano i miei cantanti preferiti: Shirley Bassey, Frank Sinatra e John Martyn".

MorcheebaLe critiche definiscono Who Can You Trust? "più morbido e soul dei Portishead, meno pop degli Sneaker Pimps e senza la scintilla visionaria di Tricky e Massive Attack". Fin dall'iniziale "Moog Island", la voce di Skye ci conduce attraverso una serie di composizioni che, pur introducendo un nuovo suono, prendono a piene mani dal passato. Frequentano il disco chitarre slide e wah-wah funky, un organo Hammond e alcuni archi occasionali, come in "Col" o in "Howling", dove duettano con le distorsioni elettriche di Ross.
Ci sono pezzi strumentali: "Post Houmus", "Enjoy The Wait", che potrebbe essere uscita da una colonna sonora di Ry Cooder, la title track, quasi nove minuti tra rumori, distorsioni e l'ultima, "End Theme", con una chitarra a sostituire la voce che si affaccia riprendendo il tema iniziale per solo qualche secondo. La lunga e psichedelica "Never An Easy Way" ipnotizza nel ritornello e "Small Town" si apre con un giro di basso per accennare una base reggae su cui si disegna una melodia rilassata e fumosa.

Alla fine del 1998 l'album è ristampato con un secondo disco di otto tracce, Beats & B-Sides Collection, in cui appare anche un remix di "Shoulder Holster" che appare nel seguente capitolo, Big Calm (1998).
Di quel periodo, Ross ricorda che l'etichetta trip-hop li aiutò "a ottenere un contratto discografico, uno studio di registrazione, un tour mondiale e la stampa dalla nostra parte (...) e ora siamo nella posizione di fare quello che vogliamo". Non la vede così Paul: "Quell'etichetta è solo una stronzata, non c'è niente di psichedelico nella nostra musica. È solo hip-hop strumentale fatto da gente della classe media che può permettersi tutta l'attrezzatura ma non conosce nessun rapper". La voce di Skye Edwards, effettivamente, è quanto di più lontano si possa immaginare dalla spigolosità di una rapper. "Non abbiamo mai avuto l'obiettivo di fare qualcosa finché non abbiamo incontrato Skye", ricorda Paul. Insieme a Ross avevano attirato l'attenzione grazie a un pezzo strumentale dal beat hip-hop e una chitarra blues suonata slide, una label pagò loro lo studio, ma registrarono un country con banjo e pedal steel: appellati come folli, furono accompagnati all'uscita. Dopo che Skye cantò per loro a una festa, affittarono gli studi e registrarono "Trigger Hippie", primo singolo e passpartout per farsi chiedere, questa volta, quanti soldi volessero per un intero album. I Portishead, con "Dummy" (1994), avevano venduto mezzo milione di copie negli States e i dubbi delle case discografiche sull'esistenza di un pubblico interessato a quella musica si dissolsero in un battibaleno, non erano più dei folli. La China Records (nel 1997 Warner Bros) investì in uno studio appositamente, alcuni amici colorarono le pareti e lo addobbarono con poster di vecchi dischi di Jimi Hendrix e Stephen Stills. Nacque così Who Can You Trust?, di chi ci si può fidare, il quesito che li attanagliava sul music business, la solita vecchia storia, tutti a dimostrarsi grandi amici ma sempre con un interesse economico alle spalle.

Nonostante il successo riscosso con "Trigger Hippie", nominato singolo del mese dalla rivista Melody Maker, il disco viene snobbato. "Dovevamo affrontare le accuse di copiare i Portishead e in un certo senso lo facemmo, per avere l'attenzione dei media e delle compagnie discografiche. Non ci sentimmo offesi per quello, volevamo solo che arrivasse al pubblico la genuinità dei nostri scopi", si giustifica Ross, ed effettivamente il piano funziona. Il disco vende mezzo milione di copie e, in barba ai critici, David Byrne li chiama per farsi produrre sei canzoni di "Feelings" (1997).
Nel tour per Who Can You Trust? i Morcheeba suonano senza interferenze tecnologiche, non come tutti quei gruppi che rimanevano statici sul palco senza trasmettere energia. "Il pubblico è generalmente interessato all'aspetto visivo delle cose", dice Ross e con una frontwoman come Skye era più facile che le ciambelle uscissero con un bel buco nel mezzo.

Morcheeba"Ora che abbiamo venduto un sacco di dischi, possiamo tornare a suonare quello che sarebbe stato normale per noi: musica country con ritmi hip-hop", la carta di presentazione per annunciare l'uscita di Big Calm (1998) spiattellata da Ross non fa una piega. "Sapevamo bene che saremmo stati troppo impegnati da non avere il tempo per fare il 'difficile secondo album', quindi abbiamo pensato di scriverlo prima che uscisse il primo", ricorda il chitarrista e tastierista. Così, al ritmo di una canzone ogni cinque minuti, i fratelli Godfrey durante una nottata alcolica, il 25 dicembre 1995, buttano giù le basi e i testi per Big Calm. Ancora non era uscito Who Can You Trust?, ma il nuovo contratto discografico esigeva già nuovo materiale e così fu.
"The Sea" è una ballata dalle cadenze soul: una batteria strascicata, il primo elemento su cui i Godfrey bros costruiscono il giro di accordi, affianca l'eterea voce di Skye. La chitarra funky e alcuni scratch gorgheggiano dalle onde del calmo mare (big calm, appunto) a cui il testo fa riferimento e gli archi ne illuminano il cantato. Skye, come per tutti gli altri pezzi, adatta le rime alle base, creando una melodia sognante e morbida, quasi un mantra folk: "Ho lasciato lì la mia anima/ Giù al mare/ Ho perso il controllo qui/ Vivendo libera". Diventerà una delle loro canzoni più amate, spesso riproposta anche in versione acustica.
"Blindfold" segue il discorso di "The Sea", unendo loop, scratch e violini, si apre come avrebbe potuto fare un outtake di "Dummy", ma solo per i primi dieci secondi, andando avanti è veramente arduo accostare le sonorità cupe, sporche e oscure dei Portishead a quelle dei Morcheeba. Nel disco si alternano tempi medi con altri più movimentati, lasciando indietro in entrambi i casi, l'impronta dub che caratterizza il primo lavoro e non perdendo le influenze hip-hop, come nella lunga title track e in "Bullet Proof".
"Shoulder Holster" è un pastiche con sitar e piano elettrico, sostenuto da un loop scratchato, insieme a "The Sea", è uno dei singoli killer che precede l'album. "Part Of The Process" è l'incontro più riuscito tra country e hip-hop: l'intro slide, con un oscuro kazoo elettronico a scandirne il tempo, fluisce nell'accattivante ritornello, sottolineato da violini cajun e pedal steel: "Tutti amiamo guardare in basso/ Tutto ciò che vogliamo è un po' di successo". Si entusiasma Ross: "Volevamo scrivere una canzone che Dolly Parton potesse cantare". "Over And Over" è uno sketch acustico di poco più di due minuti: chitarra, violini e un testo filosofeggiante cantato da Skye: "Vorrei incontrare un umano che faccia sembrare tutto chiaro/ Per capire tutti questi cicli e perché sono qui/ Sto cadendo/ Ancora e ancora e ancora e ancora e ancora". In "Fear And Love", la batteria entra solo nel finale, mentre prima, a sostenere il pezzo, è l'arrangiamento di un'orchestra di archi su cui si affacciano alcuni fiati; una tromba disegna un delicato solo e i ritmi industriali da trip-hop sembrano un ricordo lontano.
"Let Me See" è un boogaloo contemporaneo ripassato a tempo di hip-hop con un flauto in zona tropicalia; "Friction" è scandita da un ritmo reggae, una tromba suona soul e risponde a Skye nel ritornello, poi Spikey-T lancia il suo contributo in rap e il pezzo vola via. È pop alla fine dei conti. "Sembra che alla maggior parte delle persone piaccia un brano in particolare", racconta Ross, "che sia il reggae ("Friction"), il country ("Part Of The Process", "Over And Over") o l'hip-hop ("Bullet Proof", "Big Calm"). Sono facili punti di riferimento per chi è appassionato di diversi stili, poi, se ascolta il resto, probabilmente finirà per apprezzarne anche altri".
"I miei ricordi principali di quel periodo sono solo quelli di un intenso panico. Eravamo sempre fuori di testa e il fatto che stessimo facendo musica così tranquilla era bizzarro", dice Paul e, a vederla così, ci chiediamo anche noi quale sia stata la misteriosa pozione che i tre hanno assunto per produrre gli undici temi di Big Calm.

Secondo Ross, le differenze musicali tra i tre membri sono così grandi che è impossibile si pestino i piedi a vicenda, per questo la musica dei Morcheeba non è forzata e scorre piacevolmente. Anche per Skye l'equilibrio musicale è la conseguenza delle tre diverse personalità: "Paul è un maniaco del controllo e Ross vuole solo stare sdraiato sul divano a fumare tutto il giorno, quindi io mi inserisco nel mezzo". E lì nel mezzo, oltre ad adattare i testi di Ross alle basi di Paul, costruendo raffinate melodie, la cantante ha il tempo anche di far nascere due figli, il primo, Jaeger, a cui Who Can You Trust? è dedicato, viaggia con la madre nei loro primi tour americani ed europei (e dal 2015 diventerà il batterista del gruppo). In seguito, Big Calm e il suo tour sono programmati in modo da darle un mese di congedo per maternità dopo la nascita del secondo.
Lo status di madre di Skye amplifica il successo dei Morcheeba: persino le riviste femminili, per le quali un trio trip-hop britannico sarebbe stato normalmente di scarso interesse, promuovono il gruppo, usando l'angolazione di Skye madre rock new age. L'album diventa rapidamente un bestseller di fine Novecento, vendendo due milioni di copie in tutto il mondo e lanciando il gruppo, volente o nolente, nel mondo del mainstream.

Morcheeba"Ero in studio a suonare un giro a Paul", dice Ross, "e lui mi gridava chiedendo di fare qualcosa di fottutamente felice e veloce! Il problema era che stavamo facendo tour mondiali con concerti di un'ora e mezza di materiale molto lento, dovevamo preparare qualcosa che fosse un po' più veloce perché altrimenti ci saremo addormentati sul palco!". Con Fragments Of Freedom (2000) i Morcheeba abbandonano i toni più melanconici dei primi due lavori per rilanciare nuove fusioni, lasciando da parte il country per funk, r&b, disco-music e sempre meno hip hop. Qualcuno storce il naso, perché il disco suona troppo easy listening e i quarantaquattro minuti volano via, ma nulla di male se ancora oggi ascoltiamo alle radio il loro pezzo più famoso, "Rome Wasn't Built In A Day", un aggiornamento degli hit di Sly & the Family Stone, i cui balli del famoso video in quel principio millennio di 21 anni fa si vedevano un po' dovunque. I fratelli Godfrey muovevano gambe e braccia ispirati dagli spiriti di Jake e Elwood, la scena del film "Blues Brothers" era quella con Aretha Franklin impegnata a gridare "Think". Skye da una caffetteria cantava tranquillamente: "Di questi tempi è così facile stressarsi/ Perché la gente è strana e non si ha mai una seconda possibilità", ed eravamo appena entrati nel 2000…
In "Love is Rare" la voce si affaccia distratta su una strascicata chitarra funky, per arrivare a minacciarci con il dito durante il ritornello, proprio come la signora Franklin nel già citato cult-movie, "Fareste meglio a stare attenti/ Trattatemi con rispetto/ Perché l'amore è raro". "Let It Go", come l'iniziale "World Looking In", è vicina ai ritmi dei precedenti episodi della loro discografia, ma i Morcheeba girano pagina, la preoccupazione di copiare i Portishead è stata sostituita da quella di cercare altre strade e lasciarsi coinvolgere da nuove collaborazioni. "In The Hands Of Gods" vede l'intervento di Biz Markie, rapper dell'East Coast rinominato The Clown Prince of Hip-Hop e passato alla storia per aver perso la causa giudiziaria (1993) che avrebbe cambiato il mondo dell'hip hop. I copyright di tutti i campionamenti di altri pezzi (uno dei marchi di fabbrica dei dischi hip-hop) da quel momento in avanti, sarebbero stati acquistati e riconosciuti nei crediti dei dischi.
L'inizio di "Good Girl Down" è preso in prestito da "Praise You" di Fatboy Slim, realizzato giusto un anno prima, e il riff di "Swallow End" butta tutto in pista, quella di una discoteca dei 70's, tra Donna Summer e Gloria Gaynor con un solo spaziale, omaggio a Stevie Wonder. Con "Be Yourself" rimaniamo a ballare scuotendo quello che possiamo, si scuriscono i ritmi, inizia citando "Gloria" di Van Morrison ma la chitarra acustica si scompone nel basso sintetizzato, che di nuovo saluta Wonder, questa volta, degli anni 80, facendo rimbalzare la voce di Skye su un ritornello a presa rapida: "Sii solo te stesso/ In qualsiasi modo tu voglia, baby". La title track chiude tutto: "Quando il party è finito/ non sai dove andare", sussurra la nostra su una base che si muove sul giro di "Stairway To Heaven" dei Led Zeppelin.

MorcheebaIl charango è una piccola chitarra nata in Sudamerica che per cassa ha un guscio di armadillo: il nome, scelto come titolo del loro quarto disco (2002), richiama a una purezza che in molti ritenevano persa nel precedente lavoro, svenduto alle classifiche di mezzo mondo. Il disco si ispira al movimento tropicalista brasiliano (negli anni 60 un gruppo di musicisti e artisti, tra cui Caetano Veloso e Gilberto Gil, avevano mischiato bossa nova, rock'n'roll, folk, musica africana, musica sperimentale e fado) in una nuova fusione tra ritmi latini e soul, rhythm & blues e trip-hop. "Volevamo che questo fosse il nostro album strano, psichedelico e fuori dagli schemi", dice Paul. E Ross continua: "Charango era il nostro tentativo di placare le persone che avevamo fatto incazzare con il terzo album".
"Tutto quello che devi fare è rallentare": Charango si apre con l'iniziale "Slow Down" in cerca di pace, riportandoci dalle parti di Big Calm, un Hammond, ispirato a "Summer In The City" di Quincy Jones, ricama fraseggi su un ritmo pacatoe ci sentiamo a nostro agio,come quando varchiamo la soglia del nostro locale preferito. "Otherwise" scorre su una melodia arabeggiante introducendoci ai suoni caldi e rotondi che frequenteranno il disco. È il singolo che trascina tutto il lavoro e il video accalappia tanto pubblico, buono e cattivo, tra Wes Anderson e Walt Disney, ma chi se ne frega: i Morcheeba mantengono il loro stile, senza i milioni di copie venduti, qualche critico lo avrebbe bollato come indie-pop. Insieme a "Way Beyond", è il pezzo che richiama più al passato del gruppo.
In "Aqualung" gli strumenti classici si mischiano al pop e agli scratch, su una melodia accattivante, si creano sonorità originali in un mondo musicale in cui è quasi impossibile cucire novità: "Il flauto nella strofa è stato particolarmente difficile da ottenere", ricorda Ross. "Sao Paulo" è la prima incursione nei ritmi latini e bossa nova. L'intro potrebbe essere il rumore dell'atterraggio di un aereo che ci porta in Brasile: il gruppo per un viaggio promozionale non raggiunse la meta agognata, Rio de Janero, ma finì proprio a San Paolo. "Nonostante la città fosse una giungla di cemento, la gente era meravigliosa e così nacquero le liriche del testo", hanno raccontato.
Kurt Wagner dei Lambchop collabora in due canzoni fornendo il testo per la sensuale "Undress Me Now" e per "What New York Couples Fight About", sulla quale duetta con Skye, la voce, appena accennata e meditativa, è stata registrata nella veranda a Nashville, con in sottofondo le auto che passavano e i cani che abbaiavano. Ross suona il clavicembalo per la prima volta: "Volevo farlo perché il mio eroe Jimi Hendrix ne suona uno su 'Burning In The Midnight Lamp', ma è stato più difficile di quanto sembri!".
"Women Lose Weight", è uno spumeggiante hip-hop dove Slick Rick rappa e Skye interviene in un ritornello contagiosamente r'n'b che rimanda ad altri tempi: gioia per i nuovi fan ed ennesimo passo falso per i più intransigenti della vecchia guardia. La canzone ironizza sulla superficialità con la quale vengono trattati certi temi: un ragazzo vuole lasciare sua moglie perché è troppo grassa, alla fine la uccide e va in prigione.
Il componente del collettivo hip-hop Outsidaz, Pace Won, duetta con Skye in "Get Along", secondo Ross è "Neil Young prodotto da Dr Dre". "Nessuno sta facendo cose del genere - sottolinea - c'è un'orchestra lì dentro, se riesci a vedere attraverso la nebbia della psichedelia. Il finale è come le orchestrazioni di chitarra di Dennis Coffey (mitico chitarrista di studio della Motown)".
Nella title track, Pace Won interviene ancora come voce principale e in generale, rispetto agli altri lavori, il ruolo di lead singer di Skye viene spesso meno, per permettere la creazione di pezzi più pesanti, nei quali la sua voce altrimenti affogherebbe. "Public Displays Of Affection" è il brano più esotico dell'album, completo di arpa, violini, un fagotto in stile Morricone e un backing vocal di Paul che rimanda a Serge Gainsbourg, per la sua prima volta alla voce in brano dei Morcheeba. Ross: "C'è un ritornello molto edificante, che si basa per metà su 'Jolene' di Dolly Parton e per metà su 'Per un pugno di dollari' di Ennio Morricone".

Charango riscuote successo un po' dovunque, certo, una parte del pubblico ormai se ne era andata, rimpiazzati da nuovi fan più giovani e forse meno esigenti. "Andai a vedere i Lambchop e qualcuno gridò a Kurt (Wagner), 'Perché cazzo stai lavorando con i Morcheeba?' e lui rispose al microfono, 'Perché sono persone adorabili'. Ricordo anche che andai al Rough Trade (negozio di dischi a Londra) e c'era un'etichetta bianca di 'What New York Couples Fight About' con una nota che diceva: 'Sappiamo che questo cd è dei Morcheeba, ma in realtà è abbastanza buono e potrebbe piacerti! Si scusava per il fatto che fosse un nostro disco!", ricorda Ross.

Nel 2003 esce la raccolta Parts Of The Process (The Very Best Of Morcheeba) con un solo inedito "What's Your Name", cantato da Skye con il rapper statunitense Big Daddy Kane. Poi è la volta di partire per un gran tour negli States, da cui verrà estratto il Dvd intitolato Morcheeba: From Brixton To Beijing.

2. Non più una sola cantante

Skye EdwardsNell'estate del 2004, Skye riceve una telefonata dal manager del gruppo: le annuncia che non avevano più bisogno di lei. In tour i Morcheeba avevano fatto il giro del mondo cinque volte, ricorda Ross, l'equilibrio tra i tre si era sciolto nelle scie chimiche rilasciate dai loro voli: "Lavorare con un solo cantante limitava le nostre possibilità (…) legava le sonorità a uno stesso livello dinamico". Skye non ci rimane bene ma neanche troppo male: "A dire il vero, la mia prima reazione fu di grande sollievo. Non mi sentivo più a mio agio nella band e alla fine quella era la cosa migliore che mi potesse accadere. Forse non ero abbastanza coraggiosa per prendere da sola l'iniziativa". A posteriori la sua versione della dipartita ebbe più a vedere con gli ego dei due fratelli che con le ambizioni musicali. In Italia, per esempio, dove avevano riscosso un gran successo, suonarono molti tour promozionali ed era sempre lei a finire sempre in televisione mentre gli altri due non volevano partecipare. Il pubblico cominciò a pensare che fosse una solista, nonostante ricordasse sempre il ruolo dei Godfrey bros. Alla fine il suo allontanamento si risolverà nel generico "differenze personali" e non impedirà il suo ritorno nel 2010.

The Antidote (2005) dovrebbe quindi essere la svolta del gruppo verso una crescita artistica, fino a quel momento ostacolata dalla presenza di Skye. La nuova cantante è Daisy Martey, già vocalist dei Noonday Underground, e cambiano anche l'etichetta discografica: si passa dalla Warner alla Echo Records (una label più piccola, assorbita in seguito dalla Bmg, che si dedicava a far risalire la corrente ad artisti noti ma non ancora famosi). Ascoltando The Antidote e, a ruota, uno qualsiasi dei quattro lavori precedenti, è difficile credere che si tratti dello stesso gruppo: nulla di male, i cambiamenti fanno quasi sempre bene. Su Pitchfork scrivono che la nuova cantante subentrava a Skye come "un'Angela Lansbury che sostituisce una Marilyn Monroe", senza farci scoprire nessun mistero degno di Jessica Fletcher, aggiungiamo noi.
Rimane la psichedelia ma non è filtrata dal beat hip-hop, né dal downbeat dei precedenti lavori: la Martey aveva colpito i due fratelli per la sua voce psycho-soul alla Grace Slick, portandoli evidentemente a produrre i dieci nuovi brani come se fossero usciti dagli anni 70. Una grande influenza è il leggendario arrangiatore/produttore David Axelrod, i cui lavori pionieristici degli anni 60 e 70 con artisti come Lou Rawls e Cannonball Adderley vantavano la stessa batteria brillante, grandi fiati, archi e flauti. Nel disco sono tutti registrati dal vivo e suonano più dinamici del familiare suono sovrainciso dei Morcheeba.
Il singolo trainante, "Wonders Never Cease" si muove tra Fairport Convention (anche "Ten Men" e "Lighten Up"), Jefferson Airship e Love. In "Everybody Love A Loser" riecheggiano suoni di un disco che sarebbe uscito l'anno successivo, Back To Black (2006) di Amy Winehouse, il revival vintage di un'epoca era già in atto.

Dive Deep (2008) cambia un'altra volta: ritorniamo al presente con una serie di canzoni dall'ampio respiro, interpretate da voci diverse, spesso incontrate facendo scouting online. Per il singolo, "Enjoy The Ride", si tenta persino di richiamare Skye che però, immersa nei suoi lavori da solista, declina l'offerta. È la volta quindi di una veterana del pop/rock, la cantante inglese Judie Tzuke (il suo momento di gloria fu a fine anni 70 e metà 80, "Stay With Me Till Dawn" la sua canzone più conosciuta). Il singolo ha un buon successo, una Dido più matura con sapori di world music. Uguale trattamento per "Blue Chair", arricchita da alcuni sample hip-hop a ricordarci che il gruppo rimane pur sempre uno dei fondatori del trip-hop. Sono poche le tracce che rimandano a quegli anni non così lontani: "One Love Karma", con la voce del rapper di origine coreana Cool Calm Pete, ne è uno degli strascichi più evidenti.
Il disco è inciso quasi tutto in presa diretta e ispirato alla musica tradizionale, blues in primis, con però quell'idea di proiettarlo nel futuro tipica degli anni Novanta. "Run Honey Run" ne è un esempio, la prima cover che appare in un disco dei Morcheeba, un fingerpicking di John Martyn (era in "London Conversation", 1977) con un incessante kazoo a scandirne il tempo. La interpreta il chitarrista inglese Bradley Burgess (già con gli Holly Golightly), che tornerà con il gruppo suonando il basso in quasi tutto Blood Like Lemonade (2011).
"Riverbed," "Sleep On It Tonight," e "Washed Away" sono propulse dalle tonsille di Thomas Dybdahl, talentuoso cantautore norvegese dalla profonda voce soul. La prima è un midtempo dai sapori di frontiera tra Richard Hawley e David Gray ("Babylon" ve la ricordate?), la seconda si apre con la slide cara a Paul, colorata di blues, un po' lo stesso discorso per la terza, nonché ultima traccia del disco che ci saluta su toni black.
"Gained The World" forse è il pezzo più vicino ai vecchi Morcheeba, grazie alla voce suadente della cantante francese Amanda Zara, che diventerà la compagna di Ross: sarebbe potuto entrare tranquillamente in Charango. L'acustica "Au-dela" è in francese ed è la novità più fresca del disco, con un ritornello appiccicoso quanto basta da fischiettarlo dopo un solo ascolto.

3. mor cheeba

Skye Edwards - Ross GodfreyNel 2009 Skye e Ross si incontrano a Londra negli uffici dello stesso manager e dopo una serata in allegria, la cantante inizia a riconsiderare l'idea di tornare nella band, non solo per un paio di canzoni ma per un album intero. Ognuno viveva in una parte di mondo differente ma non era un problema, la tecnologia di Internet, agli albori quando nacquero a metà dei 90, ormai era abbastanza avanzata da permettere di scambiarsi demo, tracce vocali, basi di canzoni come se fossero nella stessa stanza. Ross da Los Angeles, specializzatosi nella composizione di musiche da film, Paul dal sud della Francia e Skye dal Surrey, in tutta calma, completano i pezzi di Blood Like Lemonade (2011), già quasi tutti pronti prima del ritorno in formazione della voce originale del gruppo.
"È stato un processo naturale, non abbiamo mai comunicato bene come oggi che viviamo così distanti uno dall'altro", commenta Skye che, fresca dei successi mietuti come solista negli ultimi anni, fa rispettare il suo punto di vista come non era mai successo: "Quando sono tornata nei Morcheeba, ho percepito che Ross e Paul si fidavano di me, mi hanno dato carta bianca sugli arrangiamenti vocali. È quasi incredibile che le cose tra di noi funzionino". Per Paul, Blood Like Lemonade, è un disco dal suono classico, il seguito naturale del bestseller Big Calm che non avevano mai scritto per paura di essere tacciati come monotoni.
Un drumming ipnotico introduce "Crimson", che descrive i momenti susseguenti a un incedente automobilistico, inizia "sul ciglio della strada vicino ai rottami", e sembra davvero che i Morcheeba siano bruciati come quell'auto in pezzi. "La donna nella canzone è davvero psicotica, cerca di uccidere il suo amante buttandolo fuori strada", commenta Skye, divertita dall'interpretare la voce di un assassino che parla in prima persona, novità nella scrittura di Paul. A proposito dice: "Ho sempre voluto scrivere storie di personaggi, ma non sono mai stato bravo, per questo disco sono riuscito a concentrarmi sul tipo di narrazione grazie alla gran quantità di film visti negli ultimi anni e alle collaborazioni con persone come Jim White, Kurt Wagner (Lampchop) e Slick Rick (tutti hanno contribuito alle liriche dei passati dischi del gruppo, ndr), che sono maestri narratori".
"Even Though" è il primo singolo e come la title track, è puro Morcheeba sound. Nel video la cantante gorgheggia le parole sotto le acque di un mare inquinato. Il testo è ispirato dalla lettura di alcune interviste di astronauti che dallo spazio guardavano la Terra senza riuscire a spiegarsi perché i suoi abitanti combattessero tra di loro distruggendola. L'affaticato respiro che si ascolta all'inizio e alla fine del pezzo proviene dal casco di uno di loro, a cui non resta molto da vivere.
La title track narra la vicenda di un ex-sacerdote vampiro e cacciatore di taglie, che va in giro in cerca di vendetta su cattivi e banditi di cui beve il sangue, come fosse una limonata. Qualche critico suggerisce che il disco sia infestato da messaggi tetri, "se Nick Cave cantasse "Blood Like Lemonade", i temi oscuri sarebbero davvero ovvi, ma siccome è la mia voce gentile, non si noterà così tanto, posso cavarmela con tutta questa carneficina perché sembro così educata", scherza Skye.
Continuiamo nell'oscurità con il primo verso di "Recipe For Disaster" che chiede: "Perché c'è un morto nella mia sala da pranzo?". La donna uccide il suo ragazzo perché si presenta ubriaco alla cena che aveva preparato, il riff della slide di Ross introduce misteriosamente il racconto. A Paul piace pensare questo disco come nato dalla sua passione per i libri di Raymond Chandler e dalla sua tecnica di tradurre i racconti scritti per le riviste in romanzi, intrecciandoli e perfezionandoli, in modo da averne ad esempio tre in un'unica storia. Un modo alternativo di esternare la propria creatività: "Invece di cercare di essere sempre innovativo, perché non prendere quello che sei veramente bravo a fare e metterlo insieme per qualcosa di meglio di quello che hai già fatto? Questa è l'aspirazione per 'Blood Like Lemonade'".
Dal punto di vista musicale, i pezzi seguono lo stesso ragionamento, non ci sono grosse novità: i Godfrey hanno imparato come elaborare un'efficace e personalissima miscela di trip-hop, mescolando i pesanti beat di batteria e basso presenti nella quasi totalità dei brani, con sottili esperimenti di folk ed elettronica. Così scorrono "Self Made Man" ed "Easier Said Than Man", con il testo scritto da Paul per spiegare a Skye di avere compreso come si sentisse nei loro confronti e dimenticare ogni traccia residua del rancore post-separazione. L'acustica "I Am The Spring" rientra nel territorio della folktronica, ricordando proprio "Over And Over" di Big Calm.
"Cut To The Chase" è una versione aggiornata del tipo di hip-hop esoterico e strumentale che hanno sempre congegnato, mentre "Mandala" è Ross che suona l'armonica blues. "Non c'è niente di male nell'avere una personalità musicale propria, ma non l'abbiamo considerato fino al settimo album", ricorda Paul.

Se Blood Like Lemonade è il fratellino di Big Calm, il passo successivo, Head Up High (2013), arriva diretto dalle sperimentazioni pop di Fragments Of Freedom (1998), "È molto più uptempo, è sopra i 150bpm! E normalmente non superiamo neanche i 70bpm!", sottolinea Paul.
"Gimme Your Love" apre le danze: nel video Skye, con una acconciatura a banana più rock che dance, si muove tra letti di fiori e vestiti da lei disegnati con un sorriso malizioso e un ritornello contagioso che scavalca velocemente l'oscurità del precedente lavoro. "Face Of Danger", con il rapper Chali 2na del collettivo hip-hop Jurassic 5, aggiorna l'hit di Grace Jones "Demolition Man". "Call It Love" con James Petralli dei White Denim è la collaborazione che non ti aspetteresti mai in un disco dei Morcheeba. Il leader della band indie-rock, abituato a mischiare nelle sue composizioni sperimentazioni, elettronica e psichedelia, stampa la sua voce decisa e fornisce le liriche nel pezzo dalle cadenze soul; ritorna nella breve "I'll Fall Apart" duettando con Skye e conclude il disco con "Finally Found You", una ballata con cambi di tono degni di Stevie Wonder. "Under the Ice" ritorna sui terreni più conosciuti del sound del gruppo con un riff acustico a scandire le strofe, il pezzo più Morcheeba-oriented di tutto il disco.
"Make Believer" è un orecchiabile dub con un'incessante batteria reggae style e un ritmo malvagio da sala da ballo, come "To Be", con il duo hip-hop britannico Rizzle Kicks. Le voci femminili di "Hypnotized" seducono grazie anche al contributo della cantante franco-cilena Ana Tijoux (già con i Makiza, gruppo hip-hop cileno, quindi solista e riemersa dalle nebbie grazie alla serie "Breaking Bad" cui prende parte con la canzone "1977"). "Do You Good" è tra Goldfrapp e Kylie Minogue e non c'è da vergognarsene: in fondo, anche Iggy Pop faceva suonare i loro dischi sul suo tour bus per calmarsi dopo gli spettacoli, i Morcheeba sono più rock'n'roll di quanto abbiate mai immaginato.

Nel 2015 è tempo di un nuovo avvicendamento nella formazione: Paul esce dal gruppo - "Vuole fare qualcosa di completamente diverso da me. A Paul piacciono l'elettronica e le cose in levare, mentre io sono più per le cose organiche, downtempo, psichedeliche, con la chitarra", commenta Ross. Per problemi legali, il nome Morcheeba scompare e il nuovo disco prende il titolo dai loro due nomi, Skye & Ross (2016). Il marito di Skye, Steve Gordon, suona il basso, e il figlio diciannovenne, Jaega (nato all'epoca di Who Can You Trust?), la batteria, mentre la moglie di Ross, Amanda, si diletta ai cori.
La fuoriuscita di Paul, il dj del gruppo, provoca l'abbandono quasi totale dell'influenza hip-hop: scompaiono lo scratch e il rapping, in compenso ci sono molte più chitarre e strumenti dal vivo. Uno stile omogeneo avvolge ogni traccia, mantenendo l'elettronica come elemento di supporto e creando caldi brani midtempo che tendono al rock, pur toccando lungo la strada, una varietà di altri generi. Il ruolo di Skye nel gruppo si allarga: oltre a costruire le melodie sulle basi che Ross le invia, è autrice di tutti i testi, come d'altra parte già faceva nei suoi lavori solisti.
Il singolo "Light Of Gold" non aggiunge nulla alle atmosfere tipiche del gruppo, è la carta di presentazione di un disco che avrà non pochi problemi di distribuzione. Pesa il fatto di non aver pubblicato sotto il marchio Morcheeba: i loro nomi si perdono tra la marea di nuove proposte, le vendite e gli ascolti si manterranno inferiori ai loro standard.
Le chitarre di "How To Fly", mescolate con lo stridore dell'organo, forniscono una vibrazione blues, in "Feet First" sono filtrate da un wah-wah psichedelico, mentre "Medicine", usando elementi simili, si inclina più verso il soul, grazie all'organo e ai cori che accompagnano la voce. "Clear My Mind" è acustica, senza niente altro, come "Head Home", sostenuta da un fingerpicking su un tappeto di tastiere; in "Repay The Savior" sotto la voce di Skye si alternano gli accordi elettrici sussurrati da Ross, mentre "The Point Of No Return" chiude la sequenza di canzoni con un riff blues suonato alla slide in un'atmosfera desertica.
Il disco scivola via velocemente mantenendo una tavolozza sonora omogenea durante tutti i pezzi, pur non suonando stantio e piano. Durante il tour promozionale avranno molto più spazio i vecchi pezzi a nome Morcheeba rispetto ai nuovi, come a voler ribadire che le carte in tavola sono le stesse di prima.

Skye Edwards - MorcheebaCon Blaze Away (2018) i problemi legali con Paul si risolvono e il nome Morcheeba torna a muoversi tra radio e classifiche seguendo il filo di Head Up High (2013). Le influenze dei primi dischi non sono smarrite: il blues degli anni Cinquanta, il rock psichedelico degli anni Sessanta, il dub reggae degli anni Settanta, l'electro degli anni Ottanta e infine l'hip hop degli anni Novanta. Il meltin' pot musicale a cui ci hanno abituati, rimpasta tutti gli stili affrontati duranti quasi venti anni, rinfrescandoli con nuove collaborazioni. Nella title track, Roots Manuva (pioniere dell'hip-hop britannico, originario giamaicano, già con Massive Attack e Gorillaz) introduce la voce di Skye, sorretta da un mitragliato groove funky, mentre la chitarra dispensa le sue pennate seguendo i consigli di Keith Richards. "Roots ha detto in rap quello che avevamo cercato di esprimere in modo più malinconico. Lui va dritto al sodo, il che ci ha ispirato a essere più crudi e schietti", spiega Ross. A ruota entra il giro di basso di "Love Dub", dove i Zion Train (gruppo dub britannico attivo dal 1988) lasciano la loro zampata che si risolve in un ritornello pop dai ritmi reggae.
"It's Summertime" vanta un testo firmato ancora una volta dal frontman dei Lambchop, Kurt Wagner, ma la preferiamo scarna e bluseata nella versione dei Little Mountain (nel secondo cd di remix della versione deluxe), progetto di Ross con la sua compagna, la cantante franco-chilena Amanda Zamolo (già al fianco del gruppo in "Dive Deep" del 2008, durante l'assenza di Skye) che riappare nell'ultima traccia, l'allucinata "Mezcal Dream". Ci sarà una ragione per il titolo: le due voci femminili ripetono su una ossessiva base alla Massive Attack "Guardo e tocco, guardo e toccherò", mentre la chitarra elettrica pesta un riff dai sapori del mondo. La star francese Benjamin Biolay duetta con Skye sulla sensuale "Paris Sur Mer", tra l'ultimo Leonard Cohen e Serge Gainsbourg, con un ritmo galoppante, affrontando la descrizione di una notte parigina.
"Questa volta, niente era off-limits. I Morcheeba hanno sempre abbracciato diverse culture. Siamo orgogliosi di essere globali come lo siamo di essere britannici", dice Skye. E la verità è che i pezzi meglio riusciti sono quelli realizzati insieme ad altri artisti. Ci piacciono "Sweet L.A.", un r&b rarefatto scandito solo dall'Hammond di Ross e dalla voce della nostra (trasformata in un folk sognante nel remix del secondo cd), il minuto scarso di "Free Of Debris" e l'iniziale e futuristica "Never Undo", ma avremmo fatto a meno di "Find Another Way" e "Set Your Sails".

L'edizione deluxe del disco conterrà quasi tutte le 11 tracce remixate, alcune anche in un paio di versioni. Il lavoro portato avanti dai vari dj alimenta suoni e atmosfere stimolanti, in cui la voce di Skye si ritrova incastonata senza mai perdersi.
Il tour di Blaze Away vede il gruppo suonare in tutto il mondo in un formato sempre più familiare: il figlio di Skye, Jaega, alla batteria, il compagno Steve Gordon al basso e la compagna di Ross, la cantante franco-cilena Amanda Zamolo, ai cori.

Nel 2021, quindi, il ritorno in pista con Blackest Blue, ennesimo episodio musicale figlio di un anno di chiusure forzate: un elegante album di dieci tracce dai suoni più familiari al gruppo: downbeat, chill, electro-pop, soul.
Come il resto dei nove album della loro discografia, il pezzo che apre questo decimo, "Cut My Heart Out" è un low-tempo, dove il basso gioca a nascondino con la batteria creando controtempi su cui la voce di Skye cuce rime e la chitarra doppiata di Ross svisa, nel migliore stile dei Funkadelic. Il singolo "Killed Our Love" gira con un riff killer, perdendosi nel ritornello e le liriche non aiutano a digerirlo. Il singolo "Sounds Of Blue" è per ora il pezzo di maggior impatto, fresco come un tuffo nell'oceano. "Say It's Over" è una ballata pianistica a due voci: la Edwards è accompagnata da Brad Barr, canadese folkie già nei The Barr Brothers e The Slip, anche coautore del pezzo: i due si scambiano strofe e rime sull'essenziale tessuto sonoro di piano e slide imbastito da Ross. Gli intermezzi musicali da B-movie degli anni 70 sono sparsi ovunque nella discografia dei Morcheeba: lo strumentale, questa volta in chiave r&b, è "Sulphur Soul" e, immaginando di avere in mano uno dei vinili blu prodotti per l'occasione, ne chiuderebbe il lato A.
Il tempo di girare la facciata e la chitarra di Ross inaugura un soul vellutato di dub, Skye entra: "Oh Oh Yeah" è uno dei singoli e per quasi 7 minuti ci riporta alle sonorità low-beat che sfumano via, come agli albori della loro carriera. "The Moon", è una cover della cantautrice croata Irena Žilić a cui è stata aggiunta una strofa, ma mentre l'originale vibra indie, la versione dei Morcheeba sconfina dalla parte del mainstream con il riff che odora anni 90. La rarefatta e folk "Falling Skies", scandita da suoni acustici, rende omaggio alla memoria di George Floyd e all'attivismo del movimento Black Lives Matter. In "The Edge Of The World" la cupa voce di Duke Garwood, già con gli Archie Bronson Outifit e Mark Lanegan, recita le strofe del testo, mentre quella limpida di Skye si occupa del ritornello in un pezzo dai suoni psichedelici e futuristici. L'incalzante "Namaste" rivive invece l'epoca trip-hop, persa tra la fine dei 90 e l'inizio del nuovo millennio.
"Blackest Blue parla di come trovare un modo per attraversare i momenti più bui ed emergere dall'altra parte, cambiati ma intatti", avvertono dalla loro pagina web Skye e Ross. Dopo questi mesi claustrofobici è un buon inizio per uscire allo scoperto, pronti a nuove avventure.

Last but not least, il nome Morcheeba, significa qualcosa come "La via della cannabis": è infatti composto da "mor", espressione inglese che indica un genere musicale affine allo smooth jazz nonché, letteralmente, la parte centrale della strada (middle of the road), e "cheeba", nome gergale della cannabis.

4. Progetti paralleli e collaborazioni

Skye è la unica del gruppo ad avere al suo attivo una carriera solista, già nel 1997 partecipa alla raccolta fondi per l'Unicef con "Perfect Day", insieme, tra gli altri, allo stesso Lou Reed e a David Bowie. Nel 2004 prende parte al Band Aid con Dido, Paul McCartney e diversi altri big. La sua produzione di dischi solisti inizia qualche anno dopo la sua dipartita dai Morcheeba. Mind How You Go (2006) è prodotto da Patrick Leonard (musicista e produttore statunitense, dalla Madonna di "True Blue" e "Like A Prayer" agli ultimi tre lavori di Leonard Cohen). Grazie al singolo apripista, "Love Show", il disco si posiziona bene nelle classifiche europee ed è una iniezione di fiducia per la cantante, che si dedica a scriverne tutti i testi, spesso insieme al compagno bassista, Steve Gordon, e nell'ultima canzone, "Jamaican Days", un breve gospel a cappella dai toni caraibici, con Daniel Lanois.

Nel 2008 partecipa cantando due canzoni ("Call Me" dei Blondie, pubblicata anche come singolo, e "A View To A Kill" dei Duran Duran) al progetto "Hollywood, Mon Amour", un album al femminile di reinterpretazioni di canzoni americane e nel 2009 pubblica Keeping Secrets, prodotto da Grace Jones e venduto con un'etichetta discografica indipendente fondata dalla stessa vocalist dei Morcheeba: la Skyewards Recordings. Il disco, pur mantenendo i toni del primo lavoro, osa un po' di più sul versante elettronico, riscuotendo un buon successo, soprattutto durante gli spettacoli dal vivo.

Back To Now (2012) arriva dopo il ritorno nei Morcheeba con Blood Like Lemonade (2011). È prodotto da Stephen Fitzmaurice (U2, Depeche Mode etc.) e si avverte nei suoni, all'insegna di un pop mainstream piuttosto commerciale.

Il ritorno a una dimensione più consona alle sue corde vocali arriva con l'ultimo suo album solista, In A Low Light (2015). A riguardo Skye ha dichiarato di non aver scritto canzoni per la radio e che la maggior parte sono uscite al pianoforte e registrate con il cellulare. Non essendo una pianista, i risultati sono abbastanza improvvisati, ma è stato sicuramente un modo alternativo di comporre.

Nota a parte, la stretta relazione di Skye con l'Italia: ancora con i Morcheeba partecipa a un disco di Alice, "Exit" (1999); nel 2012 al reality X Factor come ospite, poi al Festival di Sanremo duettando con Nina Zilli e al concerto di Natale con una partecipazione da sola e insieme ad Annalisa. Da poco è uscita la compilation "Good Night Songs For Rebel Girls" (2020) basata sul libro "Storie della buonanotte per bambine ribelli" delle italiane Francesca Cavallo ed Elena Favilli, in cui Skye partecipa cantando "The Only Way Is Up" un pezzo soul-dance del principio degli anni 80. Il disco è una collaborazione tra Decca e Rebel Girls, una società di media digitali e casa editrice per l'infanzia, con una serie di libri di grande successo scritti per suggerire alle giovani ragazze di tutto il mondo storie e illustrazioni delle donne più influenti della storia, con la partecipazione, tra le altre, di Ani DiFranco e Beth Orton.

Little Mountain (2014) è invece il progetto parallelo dal nome omonimo, di Ross Godfrey insieme alla sua compagna Amanda Zamolo (già con i Morcheeba in Dive Deep e poi fissa in formazione ai cori da Skye & Ross) e Ste Forshaw, conosciuto sulla Southbank di Londra dove si stava esibendo come busker. Un disco caldo e solare, con riferimenti alla California del Laurel Canyon dove Ross vive, arricchito da un sacco di strumenti (chitarre vintage, primi sintetizzatori e organi Hammond, basso, lap steel e batteria) e di citazioni, dall'amato Stephen Stills (uno dei preferiti di Ross) ai Fairport Convention e ai Fleetwood Mac.

Morcheeba

Le onde calme del trip-hop

di Lorenzo Donvito

Negli anni ruggenti del trip-hop, ha trovato spazio anche il trio formato dai fratelli Godfrey e dalla sublime Skye: un percorso all'insegna di un format più morbido e orecchiabile ma non meno accattivante di quello dei cugini Portishead e Massive Attack
Morcheeba
Discografia
 MORCHEEBA  
   
Who Can You Trust? (Indochina/Discovery, 1996)

7

Big Calm (Indochina/Sire, 1998)

8

 Fragments Of Freedom (Sire/Wea, 2000)

7

Charango (Sire/Wea, 2002)

7

 The Antidote (Echo, 2005) 5
 Dive Deep (Echo, 2008)

6

 Blood Like Lemonade (Pias, 2010)

 6

 Head Up High (Pias, 2013)

 6

 Blaze Away (Fly Agaric, 2018) 7
Blackest Blue (Fly Agaric, 2021)7
   
 SKYE & ROSS 
   
 Skye & Ross (Cooking Vinyl, 2016)7
   
 SKYE EDWARDS   
   
 Mind How You Go (Atlantic, 2006)

 

 Keeping Secrets (Skyewards, 2009)

 

 Back To Now (Pias, 2012)

 

 In A Low Light (Skyewards, 2015)  
pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

MORCHEEBA

Blackest Blue

(2021 - Fly Agaric/ Skye & Ross Ltd)
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