Gianna Nannini

Gianna Nannini

Una romanza rock

di Luca Baldi, Michele Camilḷ

Ormai rockeuse italiana per antonomasia, insolito ibrido di toscanità e respiro internazionale, asprezza rock e melodismo da romanza tricolore, Gianna Nannini, pur tra alti e bassi, è praticamente l'unica donna italiana che ha saputo vendere dischi facendo musica rock. Ripercorriamo la sua carriera, dagli esordi al fortunato sodalizio con Conny Plank fino alla "riscossa" degli ultimi hit
Capostipite del rock italiano al femminile, nonché per anni unica rockeuse nostrana da esportazione (con la Germania come "seconda patria"), musicista eclettica forgiata da sette anni di studi al Conservatorio, Gianna Nannini ha attraversato trentacinque anni di canzoni conquistando più generazioni di fan e riuscendo a restare a galla senza mai snaturare il suo stile, pur evolutosi negli anni dal rock irruento e dalle produzioni internazionali degli esordi verso un cantautorato altrettanto sanguigno, ma molto più morbido e accessibile.
Tutta la sua carriera è un continuo dibattersi tra un'inesauribile energia e una dolcezza melodica che le ha garantito anche il gradimento del pubblico meno avvezzo alle sonorità rock. Anche nelle sbandate più commerciali, nei suoi hit più ruffiani, ha saputo comunque distinguersi dalla massa del mainstream italico, in virtù di apprezzabili doti canore, di una esuberante presenza scenica e di un approccio sempre molto viscerale e diretto, distante anni luce dalle pose studiate e bolse di gran parte della stardom tricolore.
"Clito-rock" definisce la sua musica Christian Zingales nel ritratto dedicatole in "Italiani brava gente", ripercorrendo la sua lunga "danza cheek to cheek tra carnale e lunare". E non si può negare che la componente-sessualità abbia avuto un peso fondamentale nell'ascesa del personaggio, alimentata da un senso libertino della trasgressione anch'esso piuttosto distante dai parametri tradizionali della "cantantessa" italiana.  

Nata a Siena (nella Contrada dell'Oca) il 14 giugno del 1956, dal padre Danilo (il "re del panforte"), già noto industriale dolciario ed ex-presidente del Siena Calcio, e da Giovanna Cellesi, la Nannini lascia trasparire subito la sua passione per la musica. Già a sette anni, infatti, decide che il suo destino è diventare una cantante. Ma a scuola le infliggono un colpo al cuore: i maestri di musica che non la vogliono nel coro della scuola perché canta "Fratelli d'Italia" in modo poco ortodosso.
A dodici anni inizia a studiare pianoforte al Conservatorio Luigi Boccherini di Lucca, che frequenterà per ben sette anni.
Ma la provincia toscana le sta stretta: a 19 anni salta in moto e parte per Milano, con un sogno da rockstar in tasca: siamo nel 1975.
Studia composizione con Bruno Bettinelli, comincia a suonare in storici locali off (l'Osteria dell'Operetta, le Scimmie e il Rosso) e conosce anche il musicista blues Igor Campaner.
Autodidatta nel canto, lo affina negli anni grazie all'impostazione di un'insegnante bulgara e alle lezioni presso una terapista vocale di Londra.

Gianna NanniniDopo l'esperienza inglese, Gianna Nannini inizia a bussare alle porte delle case discografiche di Roma e Milano e le viene offerto un contratto dall'Ariston, che lei prontamente rifiuta: non ha, infatti, alcuna intenzione di divenire una cantante stereotipata. Tuttavia, subito dopo viene notata da Claudio Fabi e Mara Maionchi della Numero Uno che, insieme al maestro Gino Mescoli, la inseriscono nel gruppo prog Flora Fauna Cemento, come voce femminile.
Con questa band, che ha come leader Mario Lavezzi, scrive e incide "Stereotipati noi", il lato B del 45 giri "Congresso di filosofia", col quale si presenta a Un disco per l'estate del 1974. Una esibizione televisiva che passa praticamente inosservata ma che comincia a schiuderle le porte della discografia italiana.

Ed è proprio Claudio Fabi a produrle nel 1976 il suo primo album, Gianna Nannini, su etichetta Ricordi. Sono piccoli psicodrammi naif, composti d'impeto, al pianoforte. Storie di rabbia e malinconia. Con frequenti risvolti autobiografici: "Rivedo quella bimba bionda/ scendere lenta le scale/ e poi mia madre dire vieni vieni c'è gente/ davanti a me dei manichini... / Ma quale angelo/ potevo essere io/in mezzo a un cielo che non era fatto per essere il mio" canta in "Come un angelo", raccontando il distacco dall'asfittico ambiente familiare.
Il testo più scottante, però, è quello di "Morta per autoprocurato aborto", che le garantirà l'appoggio da parte delle associazioni femministe ("Dov'è il coraggio di continuare a dar la vita/ tra le macerie se la gente non ci sente più/ forse daranno un paradiso a donne come lei").
Musicalmente, trattasi di un cantautorato rock piuttosto grezzo e acerbo, con squarci sinfonici, che mette in luce comunque le sue ottime doti di interprete, eternamente "sgolata" e passionale.

L'anno successivo, sempre in collaborazione con Fabi, esce Una radura, album ancora dalla chiara struttura cantautoriale, con melodie semplici e struggenti, a tratti scarne, e con testi impegnati e cervellotici, a volte recitati. Un disco dalla forte impronta autobiografica: "Ci misi tutta me stessa, i miei problemi, la mia solitudine, la difficoltà di comunicare con gli altri" racconterà la cantautrice toscana qualche anno dopo.
La Nannini, che suona il piano e l'armonica, è autrice di tutti i brani, tranne "Riprendo la mia faccia", scritto a quattro mani con lo stesso Fabi (un vero e proprio autoritratto: "Ora sono proprio io/ forse sono proprio io/che mi sto tirando fuori/ donna"); in questo pezzo, come in "Basta" e "Frenesia", è fondamentale l'apporto di alcuni elementi della Pfm, ossia Franz Di Cioccio (batteria), Flavio Premoli (tastiere) e Patrick Djivas (basso), grazie ai quali si avvertono un'impronta più vigorosa e chiari richiami al progressive-rock, che in Italia ancora resisteva in quegli anni.
Il talento c'è e si sente, anche se a volte sconfina in melodrammi pretenziosi ("Maria Paola") e non viene ancora premiato con il successo.

Sospesa tra ribellismo androgino e sentimentalismo, la Nannini prosegue testardamente per la sua strada. Respinge l'etichetta di "cantautrice" e ribattezza la sua musica "spezzato ritmico melodico", con evidente riferimento alla sua amata "romanza all'italiana".
Si esibisce in piccole sale teatrali, in performance solitarie che si rifanno al recital esistenzialista francese.
Irrequieta, si trasferisce negli Stati Uniti, inseguendo un sogno americano che però svanirà presto, lasciandola delusa ma forte di nuove esperienze musicali che metterà a frutto nel suo successivo album, definitivo trampolino di lancio verso il successo.

Gianna NanniniL'anno del boom è infatti il 1979, marchiato a fuoco da una canzone, "America", che è uno sfrontato inno all'auto-erotismo ("per oggi sto con me mi basto/ nessuno mi vede/ e allora accarezzo la mia solitudine/ e ognuno ha il suo corpo a cui sa cosa chiedere..."), ma anche una metafora del sogno masturbatorio/narcisista americano, all'insegna di quel rock melodico, schietto ed energico che caratterizzerà per sempre la verve della cantante toscana. E' il suo primo grande successo, che fa da traino, l'anno successivo, all'album California, che vira decisamente verso un rock stradaiolo e ribelle, ma anche più furbo e accattivante. La Nannini libera la sua verve provocatoria fin dalla copertina, che raffigura la statua della libertà con in mano un vibratore a stelle e strisce. Si narra che il padre Danilo, imbarazzato per l'episodio, avesse chiesto fino all'ultimo ai discografici di modificarla o di rimuovere il cognome dall'opera.
L'impronta del rock americano è tangibile nella struggente title track: una cavalcata elettrica di ben otto minuti, che si apre in una delle sue melodie più ariose e sfocia in una parte finale in crescendo, densa di virtuosismi chitarristici. Il testo suona come un inno all'idealismo della giovinezza e, al tempo stesso, alla disillusione del sogno americano in frantumi ("Siamo noi la California/ siamo noi la libertà/ pugni chiusi nelle tasche/ sangue fragole realtà"). La Nannini è tra le prime a mettere in discussione quel mito americano a lungo vagheggiato dalle controculture giovanili degli anni passati, dalla beat generation in poi.
"Io e Bobby McGee" - azzardata cover della celebre "Me and Bobby McGee" - è l'omaggio a uno dei suoi numi tutelari, quella Janis Joplin di cui riprende, in qualche modo, il vocalismo rauco e graffiante (anche se il suo vero riferimento è sempre stato Suzi Quatro). Altrove, si indulge in ballate sentimentali, come "Goodbye My Heart", con la sax di Pascoli sugli scudi, e "Lei", anch'esse composte dalla Nannini.
Negli altri pezzi, invece, è determinanate il contributo del chitarrista Mauro Paoluzzi, sia per le musiche che per gli arrangiamenti, mentre per la stesura dei testi è incisivo l'apporto di Roberto Vecchioni. Svetta anche la sofferta interpretazione di "La Lupa e le Stelle", dove piano e sax affiancano l'impianto classico rock-blues (chitarra- basso-batteria).

Il successo di California consolida anche il feeling con la Germania, con centomila copie vendute e una serie di partecipazioni a eventi, tra cui a Berlino il Venus Welklang, il primo festival rock femminile, il leggendario Rock Palast di Essen, cinque ore di eurovisione in diretta tv, l'Open Air al Waldbuehne di Berlino e i Golden Summernight Concerts con i Police a Monaco e Dusseldorf.
Colpisce l'esuberanza e il formidabile "tiro" delle sue performance dal vivo, che la discostano nettamente dalla tradizione delle interpreti italiane. Sul palco è un uragano: urla, salta, si tocca, provoca il pubblico. Un "vaffanculo" in tedesco durante un'esibizione manda all'aria la sua occasione di aprire un concerto di Guccini ma la consacra star in terra germanica.

Il 1981 è l'anno di G.N., quasi interamente composto dalla stessa Nannini, con la produzione di un compositore forbito come Roberto Cacciapaglia. Il pezzo trainante è "Vieni ragazzo", torbida novelty elettrica dai suoni postmoderni che conquista la critica e il pubblico (arriverà al secondo posto del Festivalbar). Domina un rock convulso e cosmopolita, più al passo coi tempi rispetto all'album precedente, permeato a volte di sapori new wave, come nel notevole apporto delle tastiere di "Ad occhi aperti" o nel volo notturno della splendida "Nessuna direzione", ma anche di un'urgenza punk ravvisabile nella sincopata "Be Bep", che ironizza su bellezza e vacuità. Anche qui non mancano le atmosfere più delicate e sognanti, sublimate da un pezzo come "Uò-uò".

Nello stesso anno, fonda la casa discografica "Gienne", insieme al manager svizzero Peter Zumsteg, che la affiancherà per ben ventitré anni, in qualità di produttore esecutivo. Inoltre, entra in contatto con diversi produttori internazionali e scrive la colonna sonora del film "Sconcerto rock" di Luciano Mannuzzi.

Poi, Berlino. La culla della rigenerazione bowiana, crocevia obbligato di tanti musicisti d'avanguardia del periodo. Insofferente alle angustie italiane, la Nannini sbarca dalle parti del Muro nel 1982 dividendo l'appartamento con una giovane Annie Lennox, che di lì a poco spopolerà con gli Eurythmics, e iniziando a frequentare il giro degli artisti che gravitano attorno alla metropoli tedesca.
L'incontro cruciale è quello con Conny Plank, guru del "German touch", già produttore (fra gli altri) di Kraftwerk, Ultravox, Eurythmics, Daf e Devo.

Gianna NanniniDalla fusione tra l'impronta elettronica del produttore tedesco e il melodismo mediterraneo della cantante toscana nasce Latin Lover, l'album probabilmente più ambizioso della sua produzione. La Nannini rabbiosa e sgraziata degli esordi si trasforma in una rockeuse moderna, dal respiro internazionale. E anche sul piano strumentale il lavoro si fa intrigante: chitarre sempre con chorus e micro-delay da carta vetrata, sintetizzatori tedeschi che più non si può, persino qualche drum-machine robotica. Registrato a Colonia, tra giugno e agosto dell'82, il disco ottiene un enorme successo, soprattutto in Germania; memorabile è il concerto del 12 ottobre, grazie al quale riesce a vendere, in poco tempo, ben 250 mila copie.
La title track, sorta di pastiche sui luoghi comuni del "maschio latino", mantiene il legame col rock anthemico di "America", sfoderando un'altra grintosa performance vocale. Ma il capolavoro del disco è la ballata struggente di "Ragazzo dell'Europa",  vertice assoluto della sua ricerca melodica e affresco di poetico romanticisimo bohemienne. E' una storia di randagismo e inquietudine, forse autobiografica, densa di umori mitteleuropei e di angosce da Guerra Fredda: la voce calda della Nannini è sostenuta dal battito solenne delle tastiere (suonate da Annie Lennox) e dal ficcante drumming di Jacki Liebezeit (Can). L'amarcord di "Carillon" prosegue su questa falsariga malinconica effondendo nuovo pathos, mentre "Fumetto" e "Volo5/4" rasentano quasi paranoie wave. Inoltre, si torna alla collaborazione con Mauro Paoluzzi nella composizione di "Primadonna", altra scarica di adrenalina rock che ricorda vagamente la già menzionata "America", nella title track e in "Wagon-Lits", che risente dell'apporto teutonico nei suoni e nei rumori.

Nel 1983 la Nannini interpreta Titania nel film "Sogno di una notte d'estate" di Gabriele Salvatores, e assieme a Mauro Pagani ne scrive anche la colonna sonora (inclusi i brani "Lontano" e "La luna").

Bisognerà tuttavia attendere il 1984 per la consacrazione definitiva come star, con la pubblicazione di Puzzle, dove si avverte un distacco dal rock degli esordi e un approccio più commerciale e melodico, corroborato dall'impiego massiccio di sintetizzatori e suoni plastici, a far da contorno alla sua tipica vocalità ruvida. Il pezzo trainante è "Fotoromanza", un elettropop dalla melodiosità appiccicosa e dal ritmo incalzante, con un testo ironico (che fa il verso a una poesia di Prévert) e accenti, per l'appunto, da romanza nell'esplosione del refrain ("Questo amore è una camera a gas..."). Promosso da un videoclip diretto nientemeno che da Michelangelo Antonioni, diviene il tormentone dell'estate, aggiudicandosi la vittoria al Festivalbar, a Vota la voce e il Telegatto per il miglior testo dell'anno. Inoltre, rimane in cima alla classifica per ben due mesi, mentre Puzzle si mantiene per sei mesi nei primi dieci posti della hit parade italiana. Per i detrattori, il brano segnerà lo spartiacque definitivo tra la prima produzione della Nannini, più sperimentale, e quella successiva, orientata al pop da classifica, ma in realtà l'equilibrio tra orecchiabilità e arrangiamenti eccentrici lo rende più verosimilmente ascrivibile al primo periodo.
Altro pezzo di spicco, anche se in misura molto più contenuta, è "Kolossal", con i suoi ammiccamenti all'universo rap. "L'urlo" si discosta dall'impronta radio-friendly del disco azzardando una struttura più spigolosa, giocata sull'interplay basso-batteria a far da contrappunto al canto sguaiato della Nannini. "Fiesta" gioca con le sonorità latine, "Se Vai Via" spinge ancora sul tasto rock. E anche due episodi come il synth-pop di "Ciao", impreziosita dagli arrangiamenti stranianti, e il techno-pop di "Ballami" (tra strumenti orientali e beat incalzanti) segnano un nuovo traguardo nel connubio tra orecchiabilità e ricerca, inseguito dall'artista senese.
Nel frattempo, la Nannini si esibisce in numerosi concerti, in giro per l'Italia e per l'Europa, mentre l'album raggiunge i primi posti delle classifiche in Germania, Austria e Svizzera, dove si aggiudica ben due dischi d'oro.

Da alcune registrazioni dei concerti di Berlino, Montreux, Siena, Locarno e Dortmund, viene realizzato il primo disco dal vivo, Tutto live, pubblicato nel 1985, anno in cui parte un nuovo tour italiano.

Il 1986 è l'anno di un altro disco di grande successo: Profumo. La produzione di Conny Plank è un marchio di fabbrica inconfondibile, mentre Fabio Pianigiani collabora alla composizione delle musiche. Restano le sonorità stile anni Ottanta del precedente, ma l'impronta rock si fa sentire più saldamente. Stavolta la punta di diamante è il singolo "Bello e impossibile", pop-rock patinato che col suo ritornello accattivante frutta all'album due dischi di platino in Italia, uno in Austria e Svizzera, e il disco d'oro in Germania.
Con "Avventuriera", invece, l'energia diviene più veemente, pur lasciando spazio ad alcuni intermezzi, costruiti su voce e tastiera; l'eccentrica "Seduzione" ripercorre tracce della musica disco anni Settanta, grazie alle chitarre elettriche funky. Tuttavia, il disco è ricco di ballate, come la title track, dolce pop song che è un inno all'amore selvaggio, "Quale amore" e "Terra straniera", i cui arrangiamenti elettronici risentono particolarmente del lavoro di Plank in cabina di regia. "Gelosia", infine, si potrebbe definire un ibridazione di bossa e pop.

Nel 1987 esce la raccolta Maschi ed altri, dove oltre ai classici successi, appare "I maschi", altra canzone intrisa di una soave melodicità. Inoltre c'è il singolo "Bla bla", già uscito nel 1984, e non incluso in alcun lavoro precedente. L'album vende circa un milione di copie, mentre il singolo "I maschi" viene presentato al World Popular Song Festival di Tokyo. Il 1° maggio la Nannini partecipa a un altro evento di rilievo internazionale: alla Schauspielhaus di Amburgo, insieme a Sting e Jack Bruce, canta una selezione di canzoni di Bertoldt Brecht e Kurt Weill. Lo show verrà trasmesso su diversi canali televisivi europei.

Nel 1987 l'improvvisa morte di Conny Plank, a soli 47 anni, getta nello sconforto la Nannini e la costringe a un inevitabile cambio di rotta, che tuttavia richiederà diverso tempo prima di produrre frutti convincenti.

Il nuovo "scandalo" è il brano "Hey Bionda", utilizzato anche come sigla del Festivalbar. Il pezzo, il cui ritmo incalzante mima quello della marcia, si scaglia in modo colorito contro le donne militari: nel relativo videoclip (censurato per uno sputo rivolto alla telecamera), la Nannini si esprimerà ancor più esplicitamente con l'inequivocabile gesto di "mandare a quel paese", che sarà anche immortalato sulla copertina del nuovo album, Malafemmina (1998) prodotto da Alan Moulder (Smashing Pumpkins, Nine Inch Nails).
Ancora una volta, dolcezza e aggressività si alternano, partendo dal rock spedito di "Time Lover" (che ricorda da vicino la "Dancing With Myself" di Billy Idol) , "Revolution" e "Cuore zingaro", al sentimentalismo di "Voglio fare l'amore" e "Un ragazzo come te". La scaletta termina con "Donne in amore", brano eseguito con pianoforte e voce, dedicato alla nonna Dina, l'unico composto interamente dalla Nannini, che per gli altri pezzi si avvale ancora della collaborazione di Pianigiani alle musiche.
L'assenza di Plank si avverte pesantemente, le idee scarseggiano e anche le melodie stavolta sono piuttosto sottotono. Urge, insomma, un nuovo restyling.

L'occasione dei Mondiali italiani del 90, intanto, vale alla Nannini ulteriori, massicce dosi di popolarità, grazie all'inno ufficiale del torneo, "Un'estate italiana", da lei scritto e interpretato insieme a Edoardo Bennato, su musica di Giorgio Moroder.

Gianna NanniniNell'autunno dello stesso anno, esce Scandalo, insieme al singolo omonimo (tra i più insipidi del suo repertorio). L'anima rock si fa ancora sentire ("Indiana"), anche se non mancano ballate soffici come "5 minuti" e "Sorridi". La produzione è di Dave M. Allen (già al fianco dei Cure), mentre, per la registrazione, forniscono il loro apporto musicisti provenienti da ogni parte d'Europa.
Nel complesso, un nuovo passo falso, ma questo rock da stadio, enfatico e iperprodotto alla Vasco Rossi, intercetta bene il gusto mainstream del periodo.
Il successo della tournée che segue è registrato, anche se in minima parte, nel live Giannissima.

Nel 1993 viene pubblicato in tutta Europa Per forza e per amore, trainato dal singolo "Radio Baccano", nella cui parte rap interviene Jovanotti (anche co-autore del testo). Il brano diviene uno dei tormentoni dell'estate, ma al successo del disco, tutto all'insegna di un ibrido "radical folk", contribuiscono anche altri episodi come la forsennata "Lamento", l'ode sentimentale di "Io senza te" e l'altro singolo "Tira tira", dal passo latineggiante. "Maremma", invece, è un pezzo tradizionale del cosiddetto "cantar toscano". Dave M. Allen è confermato in cabina di regia e c'è anche il ritorno di Liebezeit alla batteria in alcuni brani, ma l'esito appare ben lontano dai vertici della sua discografia.

Il 1° gennaio del 1995, un minuto dopo la mezzanotte, va in onda in contemporanea su tutti i principali network radiofonici il nuovo singolo, "Meravigliosa creatura". E' una nuova ballata suadente e iper-melodica, che anticipa l'uscita dell'album Dispetto, il 13 febbraio dello stesso anno, coprodotto con Dave M. Allen, per la terza volta. Si ritorna al rock degli esordi, anche se non mancano brani che riprendono il "cantar toscano", come "Ottava vita" e "500 anni". Da ricordare, inoltre, una versione rockeggiante di "Lontano lontano", il classico di Luigi Tenco. Quasi tutti i testi vengono scritti a quattro mani con Mara Redeghieri, vocalist degli Ustmamò, mentre quello della ballata "Ninna nera" è di Francesco De Gregori; in "Ottava vita", poi, compare uno special guest d'eccezione: Dave Stewart degli Eurythmics, che firma sia i testi sia le musiche.
Nonostante lo spiegamento di forze, tuttavia, il disco appare troppo spesso confuso e indefinito, perdendosi in un sound bolso e senza mordente.

Con il singolo "Meravigliosa creatura", però, la Nannini torna in testa alle classifiche dopo ben 17 anni. Il brano sarà successivamente pubblicato nel 2004 nella raccolta Perle, in versione voce e pianoforte, e diverrà addirittura la colonna sonora dello spot della Fiat Bravo anni dopo (2007).

Sempre nel 1995, Gianna Nannini si laurea in filosofia col massimo dei voti e con lode, e con una tesi dal titolo "Il corpo nella voce - Relazioni corpo-voce in una prospettiva di antropologia musicale".
E' in questo periodo che si rafforza il suo impegno per le cause umanitarie: dal Concerto di Solidarietà per gli Immigrati a Cinecittà, insieme a Jovanotti, Luca Carboni e Pino Daniele, allo show per il Tibet a Torino, insieme ai Timoria, ai Nomadi e a un coro di sedici monaci tibetani, fino all'Extravaganza Club Tour, realizzato con il solo utilizzo dell'energia solare.
Nel frattempo si afferma anche come icona lesbo, pur non avendo mai espresso una preferenza precisa in campo sessuale: "Quando si trova la persona giusta non è importante se è un uomo o una donna. Non mi piace definirmi bisessuale. Mi sembra di escludere un sacco di gente, magari i trans... Non mi sento bisessuale, mi sento polisessuale", spiegherà in un'intervista a "Magazine".

Il 4 luglio del 1995, poi, la Nannini balza agli onori della cronaca, compiendo uno dei gesti più eclatanti del suo curriculum di ribelle: un clamoroso blitz all'ambasciata francese, organizzato da Greenpeace per protestare contro la decisione dell'allora Presidente Chirac di riprendere gli esperimenti nucleari nell'atollo di Mururoa, in Polinesia. Vani gli ammonimenti del manager ("Stai attenta, se ti metti in ballo in questa storia, dimenticati il mercato francese dove stai vendendo 600.000 copie"). La sua esperienza di rocciatrice le basta e avanza per portare a termine l'impresa: arrampicarsi sul balcone dell'ambasciata di Francia a Roma, in Piazza Farnese, e gridare "Stop ai test nucleari a Mururoa". Poi, il concerto improvvisato sul furgone, per cantare "America" e "Ninna Nera". Il pubblico applaude e l'evento finisce in copertina su tutti i tg.

Nel 1996 viene pubblicata una nuova antologia, Bomboloni, con tre inediti: "Contaminata" (successivamente remixata nientedimeno che da Apparat), "M'anima" e l'insulso brano omonimo, nel cui video appare il fratello, Alessandro Nannini, ex-pilota di Formula 1.

Nel 1998, con la produzione di Fabrizio Barbacci, esce Cuore, un album più a fuoco, rispetto agli immediati predecessori, in cui un crudo chitarrismo rock si mescola con aromi soul e testi più ricercati. La verve di "Sola" trasforma un'apparente ammissione di sconfitta in un'orgogliosa rivendicazione  ("Sarà che ho sempre fatto come voglio e quante volte sbaglio ma lo rifarei.../ è sempre la stessa storia allora sto meglio sola/ stare al mio fianco è la tua fatica/ non trovo l'uomo l'uomo della mia vita"). Il singolo "Giorno disumano" avvolge una storia di droga e disperazione in arrangiamenti da sinfonia rock: il relativo videoclip sarà censurato per la crudezza delle scene. Le chitarre graffiano anche nella love-story appassionata di "Bacio fondente" e nel rock brado di "Peccato originale", mentre un riff di basso scandisce "Peccato originale", che si apre in un'altra delle sue tipiche melodie ariose. "Centomila", infine, è un'altra ballata: tutti i battiti del suo cuore, al ritmo di un rock teso e orecchiabile.

Il 31 dicembre del 1999, nella Piazza S.Carlo di Torino, Gianna Nannini saluta il secondo millennio dinanzi a cinquecentomila persone.
Nel 2001 è la volta della colonna sonora del film "Momo alla conquista del tempo" di Enzo D'Alò, grande regista di animazione.
Sull'onda emotiva dell'attentato alle Torri Gemelle di New York dell'11 settembre, la Nannini partecipa alla marcia della pace Perugia-Assisi.

Gianna NanniniTrasferitasi per alcuni mesi a Catania, collabora con un trio post-punk (Raffaele Gulisano, basso; Tommaso Marletta, chitarra; Davide Oliveri, batteria). Frutto di questa collaborazione e del sodalizio con il musicista e compositore Francesco Sartori, è il nuovo album Aria, che esce nel maggio 2002 dopo ben quattro anni di silenzio, anticipato dal singolo "Uomini a metà".
Per la Nannini è un'altra  svolta: sperimenta nuove sonorità e fonde il suo rock melodico con un sound elettronico, grazie all'intervento del programmatore Christian Lohre e del produttore Armand Volker, maestri del "noise computer". I due non si limitano a inserire rumori artificiali, ma "manipolano" strumenti autentici e musicisti reali (fra cui Mauro Pagani, al mandolino in "Uomini a metà" e al liuto in "Meravigliosamente crudele"). E anche la stessa voce di Gianna viene trattata con il vocoder, facendosi nuovo, suggestivo strumento. Sorprendono anche i testi surreali, nati dalla collaborazione della Nannini con la scrittrice "pulp" Isabella Santacroce ("Destroy", "Luminal") e ricchi di immagini ad effetto tipo "sto male di luce" ("Uomini a metà") o "e non è facile restare senza più fate da rapire" ("Aria").
Tra tammurriate noisy post-moderne ("Volo"), ballate agrodolci ("Sveglia", ma soprattutto la struggente "Una luce") e trance a luci rosse ("Dj Morphine", con le urla della Nannini sintetizzate al computer e il contributo di Pino Zimba degli Zoè, uno dei leader della "pizzica" pugliese) si snoda un lavoro curioso, sfuggente e quasi unico nella sua discografia, che flirta con la generazione techno senza smarrire le radici melodiche.
"Immortale", con la partecipazione di tutti i principali ospiti - dal trio catanese a Sartori fino a Lohr, alla tromba e alla voce, filtrata dal vocoder - ne è la rappresentazione più esaustiva.
La romanza della title track, infine, è uno dei momenti poetici più intensi del repertorio della cantante senese: verrà ripresentata anni dopo, registrata con piano e archi, per Perle, raccolta pubblicata nel 2004, che presenta versioni acustiche di alcuni suoi celebri brani. "Aria" viene eseguita dalla London Session Orchestra, mentre l'unico inedito è "Amandoti", cover dai toni struggenti del brano di Giovanni Lindo Ferretti (ex-leader di Cccp e Csi).

Il 2006 è l'anno di Grazie, prodotto insieme a Wil Malone, veterano e poliedrico arrangiatore (già con Verve, Depeche Mode, Skunk Anansie e Iron Maiden), che introduce la calorosa presenza degli archi, con un'orchestra da lui stesso diretta. Il sipario si apre con "Sei nell'anima", canzone d'amore dal ritmo lento e incalzante, interpretata a cuore aperto e con passione (sarà inserita nella colonna sonora del film "Manuale d'amore - 2"); "Possiamo sempre", sorta di apologia del libero arbitrio, è un rock potente che si fonda su un riff di chitarra elettrica, arricchito da un giro di chitarra arpeggiata, ma che diviene dolce nel refrain, tra violoncelli e violini; "IO" altro non è che un pezzo spassoso dal passo spensierato e dagli aromi nipponici (lo stesso video sarà ambientato in Giappone); "Babbino caro", con tanto di coro di bambini a chiudere, è un omaggio al padre Danilo, in segno di riappacificazione dopo un rapporto conflittuale (lo perderà nel febbraio del 2007); momenti ancora più coinvolgenti, tuttavia, si assaporano nella title track, canzone d'amore dolce ma dal sound deciso, nella vibrante "Mi fai incazzare" ("il cielo è qui sopra di noi/ deserto scivola alle mani/ il cielo è su con gli avvoltoi/ se ti giri diventa assassino") e in "Alla fine", brano di chiusura, costruito su voce e pianoforte, con l'immancabile apporto degli archi.
Fondamentale la collaborazione di Malone per la composizione delle musiche e quella di Pacifico (Gino De Crescenzo) e Isabella Santacroce per i testi, anche se molti brani portano la firma della sola Nannini.
Il disco diventa il suo più grande successo commerciale: rimane al primo posto in classifica per ben undici settimane (record assoluto per la cantautrice senese), vince ben cinque dischi di platino e viene premiato come album dell'anno al Festivalbar, nel settembre del 2006. E in fondo, non a caso: è uno dei migliori della sua produzione recente.

Dopo aver trascorso una fase caotica sul piano personale ("Di colpo mi si era fermata l'anima, ero regredita all'infanzia" racconterà in un'intervista all'Espresso), ed essere passata attraverso il dolore di due aborti, la Nannini ritrova una seconda giovinezza artistica, facendosi apprezzare da una nuova generazione di fan e ritrovando consensi anche in quella critica che da qualche anno l'aveva abbandonata.

Così, forte del rinnovato successo commerciale, si concede una scommessa in piena regola. Il 27 di aprile del 2007, sempre con la produzione di Malone, fa uscire Pia come la canto io: un concept-album incentrato sulla nobildonna senese Pia De' Tolomei, figura di rilievo del Purgatorio dantesco. La storia è nota: quando il marito Nello dei Pannocchieschi parte per la guerra, il fidato amico Ghino corteggia Pia, che lo respinge. Per vendicarsi, Ghino fa credere a Nello che il tradimento sia realmente avvenuto. Quest'ultimo, allora, fa rinchiudere Pia in un castello in Maremma: ammalata di malaria, sarà assistita da una zingara fino alla morte. La vicenda, musicata all'insegna di un pop-rock elettronico dalle venature sinfoniche, è palesemente trasposta al presente, in tutta la sua modernità.
L'intro "La Divina Commedia", con un sottofondo di archi, si apre col recitato che fa da preludio all'opera: "Deh, quando tu sarai tornato al mondo e riposato de la lunga via, ricorditi di me, che son la Pia: Siena mi fe', disfecemi Maremma: salsi colui che 'nnanellata pria disposando m'avea con la sua gemma". "Dolente Pia" è il manifesto del disco, e ne denuncia pregi (un melodismo appassionato da romanza) e difetti (la metrica forzata, le scivolate operistiche nel kitsch).
Il concept dona continuità ai brani, anche se alcuni potrebbero essere considerati a sé stanti. Tra questi, degni di nota "Mura mura", il singolo che ha anticipato l'uscita dell'album, la crepuscolare e suggestiva "Non c'è più sole" e il rock spinto di "Contrasto"; da ricordare è anche il divertissment elettronico e goliardico di "Corna". "Settimanima", poi, si erge su un ritmo cinque quarti, in un'atmosfera ambient intrisa di sintetizzatori e archi. La scaletta si conclude con la toccante "Meravigliati i boschi", la cui armonia è sottolineata dalla chitarra acustica.
Registrato tra aprile 2006 e febbraio 2007 a Londra, Pia come la canto io anticipa lo spettacolo teatrale, con tanto di anteprima organizzata da David Zard. Le musiche sono della Nannini, i testi di un'altra Pia: la scrittrice Pia Pera.

Alla fine del 2007, Gianna si fa avanti con una raccolta di 30 brani, GiannaBest, che, oltre alla nuova versione di "Meravigliosa creatura", contiene alcuni inediti: "Suicidio d'amore", prodotto da Wil Malone, si distingue per la suggestività armonica e per l'estrema dolcezza del testo che ben si amalgama alla melodia; "Pazienza" è costruita su un efficace connubio di piano e violino ed è la colonna sonora del film "Riprendimi", prodotto da Francesca Neri; "Mosca cieca", il cui video è stato girato a Praga, è un omaggio ad Anna Politkovskaja, la giornalista russa uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006.

Nel 2008 la Nannini riesce anche nell'impresa di far vincere il Festival di Sanremo all'improbabile duo Lola Ponce-Giò Di Tonno, confezionando per loro "Colpo di fulmine". Il pezzo, però, viene accusato di plagio: il ritornello, infatti, ricorda "Dreaming", un brano di Umberto D'Auria pubblicato nel 2006. La causa è tuttora sospesa. Sempre nello stesso anno, la Nannini partecipa al singolo di Fabri Fibra "In Italia" e collabora con Pacifico per "Tu che sei parte di me".
In estate riscuote un grande successo nell'apertura dei concerti dei Bon Jovi in Germania, durante il "Lost Highway Tour".

Per un nuovo album di soli inediti bisogna attendere il 27 marzo del 2009, quando esce Giannadream - Solo i sogni sono veri; in cabina di regia torna Wil Malone: gli arrangiamenti degli archi, quindi, sono ancora la ciliegina sulla torta. Come sempre, poi, si alternano ballad sognanti ed esuberanza, temi spirituali e profani: un connubio tra rock e melodia sinfonica. Si avverte altresì l'influsso di sonorità africane, specie in alcune parti ritmiche (l'intro di "Maledetto ciao", ispirata da un viaggio in Namibia). Nel singolo "Attimo", scritto in collaborazione con Pacifico, s'improvvisa vocalist l'attrice Valeria Solarino.
Giannadream
presenta diversi pezzi musicalmente elaborati, dove si avvertono anche cambiamenti repentini di ritmo: l'esempio lampante è "Siamo nella merda", eseguita insieme a Fabri Fibra, dove si passa da un ritmo hip-hop a un jungle spinto, intriso di chitarre elettriche a raffica e batteria spedita. Le punte di diamante, però, sono "Scossa magica", dall'atmosfera quasi fiabesca e costituita da vari giri armonici, ma soprattutto "Ologramma", ballata che ricalca il vecchio e inconfondibile stile della cantante toscana, ma con una carica commovente in più, conciliando la sua incontenibile energia con una sognante amarezza ("Questa notte piove, respiro... E se Dio non vuole io sopravvivo a questa rabbia, a questo cielo che brilla nero"). Una melodiosità a tutto tondo domina anche la meditazione spirituale di "Sogno" ("Sogno la mia carne diventare puro spirito") e la canonica ballad sentimentale di "Bambolina". Si sdoppia, infine, "Sogno per vivere": dapprima, in versione lenta chiude la prima parte del disco, quindi, trasposta in chiave più rock e movimentata, conclude l'intera scaletta.
Un disco molto eterogeneo, dunque, seppur convenzionale nella forma; molti brani però appaiono come una rimasticatura dei suoi classici e mancano quei picchi melodici che avevano fatto la fortuna di Grazie.

Dopo il terremoto abruzzese, il 21 giugno del 2009 la Nannini partecipa al progetto benefico "Amiche per l'Abruzzo", esibendosi dinanzi a 60.000 persone allo stadio Meazza di Milano insieme, tra le altre, a Laura Pausini, Giorgia, Elisa, Fiorella Mannoia. Il live viene trasmesso da ben 12 radio unificate, con un seguito di 30 milioni di ascoltatori e con la produzione di un Dvd.
Quindi, il 13 settembre 2009 tiene un concerto di rock sinfonico all'Arena di Verona davanti a oltre 12mila fan, accompagnata dalla London Studio Orchestra di Wil Malone. Dal concerto verranno estratti tre brani inseriti, oltre a due inediti (tra cui "Salvami" in duetto con Giorgia) e alle canzoni di GiannaDream, nell'album Extradream.

Nel 2011 esce Io e te, diciassettesimo album di inediti della cantautrice toscana, che la ritrae in copertina con tanto di pancione, in tenera attesa della figlia Penelope, nata il 25 novembre 2010.
Registrato a Londra, presso gli Abbey Road Studios, l'album si avvale di una nuova collaborazione con Pacifico, che frutta il singolo di successo "Ogni tanto", col suo ritornello arioso e immediato da cantare a squarciagola, ma anche la suggestiva "Dimentica", dove la voce della Nannini si fa più morbida e sinuosa. Continua anche la collaborazione con Isabella Santacroce, che firma ben sette testi, tra i quali "Ti voglio tanto bene", episodio tra i più criptici, che si scioglie nel ritornello, e "Perché", un pop-rock sostenuto da turgide percussioni e con un refrain alla Battisti.
Altrove, tornano accenti più marcatamente rock ("Perfetto", "Rock 2", "Mi ami"), ma senza mai graffiare più di tanto. Meglio, semmai, le trame orchestrali della title track, con la voce commossa della Nannini sugli scudi, mentre sulla cover "crossover" di "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno è meglio sorvolare.
Un disco di transizione, senza particolari acuti, ma dal quale traspare tutta l'emozione e la dolcezza di una nuova Gianna Nannini, neo-mamma all'età di 54 anni.

Il nuovo album Inno (2013), anticipato dall'accattivante singolo "La fine del mondo", è un altro successo commerciale: entra subito al primo posto in classifica e viene certificato disco d'oro.
Il contenuto, però, non è all'altezza delle aspettative. Ormai rassicurata anche dalla sua condizione di felice mamma, in pace col mondo e lontana dai fantasmi irrequieti della giovinezza, la cantante toscana si rifugia in un pop-rock di maniera che non graffia, anche laddove, apparentemente, si propone di farlo (“Dimmelo chi sei”, “Sex drugs and beneficenza”).
Il suo è, per l'appunto, un inno alla vita e alla felicità, che forse stride con l'attuale temperie italiana. Fatto sta che, complice anche la collaborazione con due calibri del pop come Pacifico e Tiziano Ferro, le melodie abbondano, toccando talora buoni vertici di espressività, come nella intensa ballata “Tornerai”, firmata dalla scrittrice Isabella Santacroce e dedicata al padre della cantante (con alcuni versi di Elsa Morante, cui è dedicato l’intero album, a dare il la). Ma questa vena di dolcezza rischia di sconfinare nella melassa quando l'ex-birba si fa attorniare addirittura dagli archi della London Studio Orchestra in “Ninna nein”, dedicata alla figlia Penelope.

Insomma, la Nannini non è più l'animale in gabbia che sfregiò il panorama del rock italiano, ma una cantautrice rasserenata e rassicurante, che si limita a fare centro (in classifica) con la sola forza della sua voce e delle sue produzioni. Come avviene puntualmente anche con Hitalia (2014), raccolta di classici tricolori riletti in chiave rockeggiante, a partire dal singolo “Lontano dagli occhi”, riuscita nuova versione del capolavoro di Sergio Endrigo, accompagnata da un video girato in Sicilia da Gaetano Morbioli.
Le 17 tracce del disco comprendono “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, “L’Immensità” di Don Backy, “La canzone di Marinella” di Fabrizio De André, “C’è chi dice no” di Vasco Rossi, “Insieme a te non ci sto più” di Caterina Caselli, “Caruso” di Lucio Dalla, “Un’avventura” di Lucio Battisti e Mogol e “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, “Dio è morto” - scritta da Francesco Guccini e cantata dai Nomadi - e “Dedicato” di Ivano Fossati, portata al successo da Loredana Berté, oltre a evergreen nazionali come“Io che non vivo senza te”, “Io che amo solo te”, “Mamma”, “Il Mondo”, “Pugni chiusi” e “O sole mio”.
Un'operazione tanto ruffiana quanto efficace, che tiene a galla la cantante senese malgrado qualche défaillance televisiva, come le dubbie performance al Festival di Sanremo e al talent X-Factor.

Ormai rockeuse italiana per antonomasia, insolito ibrido di toscanità e respiro internazionale, asprezza rock e melodismo da canzone tradizionale italiana, Gianna Nannini, pur tra alti e bassi, è praticamente l'unica donna italiana che ha saputo vendere dischi facendo musica rock e sapendosi persino conquistare più d'un consenso tra la critica, incluso l'Mtv Rock Icon, il premio speciale voluto dalla rete musicale solo per i grandi del rock. Non sarà tutto, ma di certo non è poco.

Contributi di Claudio Fabretti, Luca Fusari

Gianna Nannini

Una romanza rock

di Luca Baldi, Michele Camilḷ

Ormai rockeuse italiana per antonomasia, insolito ibrido di toscanità e respiro internazionale, asprezza rock e melodismo da romanza tricolore, Gianna Nannini, pur tra alti e bassi, è praticamente l'unica donna italiana che ha saputo vendere dischi facendo musica rock. Ripercorriamo la sua carriera, dagli esordi al fortunato sodalizio con Conny Plank fino alla "riscossa" degli ultimi ..
Gianna Nannini
Discografia
 Gianna Nannini (Bmg, 1976)

 

 Una radura (Bmg, 1977)

 

California (Bmg, 1980)

 

G.N. (Bmg, 1981)

 

Latin Lover (Polydor, 1982)

 

Puzzle (Polydor, 1984)

 

 Tutto live (live, Polydor, 1985)

 

 Profumo (Polydor, 1986)

 

 Maschi ed altri (antologia, Polydor, 1987)

 

 Malafemmina (Polydor, 1988)

 

 Scandalo (Polydor, 1990)

 

 Giannissima (live, Polydor, 1991)

 

 Per forza e per amore (Polydor, 1993)

 

 Dispetto (Polydor, 1995)

 

 Bomboloni (antologia, Polydor, 1996)

 

 Cuore (Polydor, 1998)

 

Aria (Polydor, 2002)

 

 Perle (antologia, Polydor, 2004)

 

Grazie (Polydor, 2006)

 

GiannaBest (antologia, Universal, 2007)

 

 Pia come la canto io (Universal, 2007)

 

 Giannadream - Solo i sogni sono veri (Universal, 2009)

 

 Extradream (live, Universal, 2009)  
 Io e te (Rca, 2011) 
 Inno (Sony, 2013) 
 Hitalia (Sony, 2014) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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