Approfondimenti

L'altro Robert Wyatt

Le opere introvabili del maestro inglese

di Valerio D'Onofrio

La vita e la carriera di Robert Wyatt sono un’enorme miniera d’oro per gli appassionati del maestro di Canterbury. Oltre alla sua discografia classica da solista o con le sue band storiche - Wilde Flowers, Soft Machine e Matching Mole - composta da pietre miliari e brani immortali, per i quali si rimanda ai nostri speciali e alle rispettive monografie, esiste una sterminata serie di pubblicazioni e collaborazioni in cui districarsi è davvero arduo. Come il più fedele seguace della scena di Canterbury avrà difficoltà immense nel districarsi nelle varie generazioni della scena, arrendendosi rapidamente nel cercare di tracciare un albero genealogico di una dinastia tanto complessa, anche il fan più accanito di Wyatt si troverà perlomeno spaesato nella lista interminabile di lavori misconosciuti, collaborazioni di ogni tipo, singoli spesso introvabili, registrazioni da trasmissioni radio, colonne sonore e vecchi live.

Una lunga lista di almeno cento pubblicazioni di ogni tipo, molto spesso ignote anche all'esperto della scena di Canterbury. La lista che segue cerca di dare ordine (per quanto possibile) a questa lunga serie di collaborazioni, dividendole per categorie e anni, sperando che nulla sia sfuggito in un calderone tanto vasto. E’ possibile dividere in almeno due grandi periodi, separati dall'anno spartiacque della sua vita che è il 1973. Prima del tragico incidente del giugno 1973, Wyatt ha suonato nelle sue tre band storiche e registrato un solo album solista (“The End Of An Ear”, 1971), nel frattempo era spesso chiamato come batterista o come vocalist sia in band americane conosciute durante il tour con Jimi Hendrix, sia in alcuni degli album dei protagonisti della scena di Canterbury. Il suo è quasi un lavoro da turnista, con poche possibilità di influire davvero nella registrazione degli album. Dal 1974 in poi la carriera di Wyatt cambia totalmente registro e anche le collaborazioni diventeranno sempre più prestigiose e frequenti.

Le prime collaborazioni da turnista (1967-1973)

Jimi Hendrix
- "BBC Session" (1967) - seconda voce in "Day Tripper"

Le collaborazioni di Robert Wyatt cominciano nel 1967 e inizialmente si limitano al ruolo di corista, considerato il timbro peculiare della sua voce. E’ sua la voce che accompagna quella di Jimi Hendrix nella cover dei Beatles “Day Tripper” registra nel 1967 nelle BBC Sessions, pubblicate solo nel 1998.

The Animals - "Love Is" (1968) - seconda voce in “River Deep - Mountain High”


Nel 1968 canta nella cover di “River Deep - Mountain High” (1966) di Ike & Tina Turner ad opera degli Animals di Eric Burdon. Il brano si trova nell’album Love Is e Wyatt partecipa come seconda voce.

Eire Apparent - "Sunrise" (1969) - seconda voce in "The Clown"


Nel 1969 la band irlandese Eire Apparent, conosciuta nel tour con Jimi Hendrix (che è anche il loro produttore) chiede a Wyatt di prestare la sua voce nei cori del brano “The Clown” dal suo disco Sunrise.  

Le prime collaborazioni a Canterbury e dintorni

Kevin Ayers
- "Joy Of A Toy" (1969) - batteria in “Joy Of A Toy Continued”, “Town Feeling”, “The Clarietta Rag”, “Song For Insane Times” e “Lady Rachel“


Sei mesi dopo la pubblicazione di Volume Two con i Soft Machine è il dandy di Canterbury Kevin Ayers a chiamarlo dopo aver lasciato la band a seguito dell’estenuante tour americano come supporto a Jimi Hendrix. Joy Of A Toy è il primo Lp solista di un ex-membro dei Soft Machine, un album allegro e giocoso, tipico dello stile di Ayers, capace di unire semplici melodie con atmosfere stralunate e lisergiche come pochi altro sarebbero in grado di fare. E’ la sua prima collaborazione davvero significativa, l’inizio di un connubio che continuerà negli anni successivi. Wyatt suona la batteria in cinque brani di Ayers (“Joy Of A Toy Continued”, “Town Feeling”, “The Clarietta Rag”, “Song For Insane Times” e “Lady Rachel“). Nel 1976, nella raccolta di rarità “Odd Ditties”, verrà recuperato “Soon Soon Soon”, brano non inserito nel vinile originale in cui Wyatt suona la batteria.

Syd Barrett
- "The Madcap Laughs" (1970) - batteria in “No Good Trying” e “Love You”


Uno dei contributi più prestigiosi di Wyatt di quegli anni è di sicuro quello con Syd Barrett nel suo album d'esordio solista The Madcap Laughs (1970) dove partecipa (insieme agli altri membri dei Soft Machine) suonando la batteria in due brani, “No Good Trying” e “Love You”, tra i più sbilenchi e anomali dell’album, fondamento della psichedelia britannica.

Kevin Ayers - "Shooting At The Moon" (1970) - seconda voce in “Clarence In Wonderland” e “Rheinhardt And Geraldine”


Non è facile rendersene conto, ma canta insieme ad Ayers nei brani “Clarence In Wonderland” e “Rheinhardt And Geraldine” del secondo album solista dell'ex-Soft Machine, la pietra miliare
Shooting At The Moon (1970). E' un Lp fondamentale della scena di Canterbury, ma il contributo di Wyatt è davvero minimo.

Daevid Allen - "Banana Moon" (1970) - voce in "Memories"


Il primo brano cantato come voce solista da Wyatt esterno alla sue band è “Memories” (cover di un brano dei Wilde Flowers) da Banana Moon, primo album solista di Daevid Allen prima dell'inizio della mitologia Gong. Wyatt oltre a cantare vi suona anche la chitarra, ed è il primo momento in cui si può percepire la grandezza vocale del maestro di Canterbury al di fuori della consueta discografia. 

Lol Coxhill - "Ear Of The Beholder" (1970) - percussioni in "A Collective Improvisation"


Insieme al sassofonista Lol Coxhill, musicista jazz aperto alle influenze più varie, dal blues all’avanguardia, dal free-jazz sino alla musica da cabaret, partecipa a Ear Of The Beholder (1970) nella delirante improvvisazione free "A Collective Improvisation" con batteria e percussioni.

David Bedford
- "The Garden Of Love Ep" (1970) - batteria



E’ un anno di sperimentazioni per Wyatt, che partecipa a The Garden Of Love (1970), un Ep del compositore d'avanguardia David Bedford, il musicista più estremo accostabile alla scena di Canterbury. Una sola composizione di ventuno minuti ispirata ai testi di William Blake, non molto distante dai successivi lavori di Bedford, un tipico brano d'avanguardia con ensemble da camera a cui partecipano Kevin Ayers, Mike Oldfield, Robert Wyatt (batteria e percussioni) e Lol Coxhill.

Keith Tippett - “Dedicated To You, But You Weren’t Listening” (1971) - batteria


Ormai Wyatt è il batterista di riferimento di Canterbury e le sue partecipazioni sono continue. Due album particolarmente originali sono entrambi datati 1971. Il primo è di Keith Tippett (King Crimson), Dedicated To You, But You Weren’t Listening (1971) che, spaziando tra jazz, free-jazz e rock, si rivela uno dei simboli dell’utopia mai raggiunta della musica totale.

Centipede - “Septober Energy” (1971) - batteria


Il secondo è invece lo straordinario esempio di jazz massimalista di Septober Energy (1971) dei Centipede, band di circa cinquanta musicisti riuniti proprio da Keith Tippett. Il disco è un monumentale saggio di jazz orchestrale che anticipa di quasi dieci anni le sinfonie del compositore d’avanguardia Glenn Branca. Il 1972 è l’anno dei Matching Mole, terza e ultima band di Wyatt con cui pubblica due album fondamentali dove riesce a realizzare idee non consentite nei Soft Machine, che lo avevano allontanato l’anno prima.

Nel frattempo la sua presenza negli album di Kevin Ayers continua; in Whatevershebringswesing (1972) canta nella title track insieme allo stesso Ayers e in Bananamour (1973) fa lo stesso nel brano “Hymn”.

New Violin Summit - "New Violin Summit" (1971) - batteria


Una delle esperienze più interessanti nel campo del jazz è la sua partecipazione alla band semisconosciuta dei New Violin Summit nel suo unico album omonimo del 1971. Wyatt si dimostra un batterista di primo piano nel mondo del jazz-rock, tecnico e originale, perfettamente a suo agio al confine tra due generi che confluiscono sempre di più.

Don "Sugar Cane" Harris - “Got The Blues” (1972) - batteria


Nella band era presente il violinista Don "Sugar Cane" Harris che chiamò Wyatt nel live Got The Blues (1972) registrato al Berlin Jazz Festival il 7 novembre 1971. Quattro brani, per un totale di quasi cinquanta minuti, ricchissimi di improvvisazioni, ritmi vorticosi e tecnica. Per certi versi, Wyatt raggiunge qui l’apice della sua carriera da batterista.

Robert Wyatt - "Solarflares Burn For You" (soundtrack, 1973)


Nel 1973, l’anno fatidico della sua vita, realizza la sua prima colonna sonora, quella dello strampalato corto ultra-psichedelico, tipico della stagione hippie, Solarflares Burn For You, registrato a Londra presso lo studio di Nick Mason. Sia la musica che il film sono estremamente sperimentali e mostrano un Wyatt, anche se anomalo e persino irriconoscibile, inserito chiaramente nella scena controculturale del suo tempo. Il brano, un trip acido, delirante connubio di fiati, sintetizzatori e vocalizzi, resta praticamente sconosciuto fino al 2003, anno della pubblicazione della raccolta "Solar Flares Burn for You". 

Da Rock Bottom in poi. Gli anni 70

Hatfield And The North - "Hatfield And The North" (1974) - voce in "Calyx"


Il primo di giugno dello stesso anno Wyatt, completamente ubriaco, cade da una finestra del terzo piano e rimane paralizzato. Questo evento se da una parte spezza la sua carriera di batterista, dall'altra ne apre una nuova da musicista a 360 gradi. Già alle fine dell’anno, infatti, collabora nell’esordio della band principale della seconda generazione di Canterbury, Hatfield And The North, nell'album omonimo pubblicato nel 1974. E’ sua la voce in “Calyx”, una canzone che può essere considerata una svolta nel suo modo di cantare: la voce diventa sempre più eterea e malinconica, caratteristica che segnerà la sua intera carriera.


Robert Wyatt - "I'm A Believer" (cover, 1974)


Il 1974 è un anno fondamentale della sua vita. Pubblica il suo capolavoro Rock Bottom e il suo primo singolo (la cover di “I’m A Believer” dei Monkees) con cui si presenta anche a Top Of The Pops. L'ingresso, seppur marginale, nel mondo dello show business gli fa capire quanto la sua invalidità possa discriminarlo.

Andai a Top of the Pops e c’era quel balordo (il produttore Robin Nash) che mi disse: ‘Le dispiacerebbe sedersi su un’altra sedia? Non sta bene mostrare una sedie a rotelle in uno spettacolo d’intrattenimento per famiglie’. Mi venne una rabbia! Mi pareva di perdere il controllo della mia vita. Rimasi atterrito da Top of the pops, dal mondo dei 45 giri, da quell’industria. Ero sopravvissuto senza classifiche fino ad allora e, fin tanto che avessi avuto i soldi per un buon tè e per le mie sigarette avrei potuto continuare a vivere felice”. 

Lol Coxhill - "Story So Far...Oh Really" - voce e percussioni in “Soprano Derivativo/ Apricot”


Suona le percussioni nel celebre live di Kevin Ayers, John Cale, Brian Eno e Nico June 1, 1974, esattamente un anno dopo la caduta dal terzo piano. Partecipa nuovamente a un album di Lol Coxhill facendo bizzarri esperimenti vocali in “Soprano Derivitavo/ Apricot” nell’Lp Story So Far...Oh Really.

Brian Eno - "Taking Tiger Mountain" (1974) - voce e percussioni in “Burning Airlines Give You So Much More”, “Put A Straw Under Baby”, “The True Wheel”


Sempre nello stesso anno ha luogo la prestigiosissima collaborazione con Brian Eno in Taking Tiger Mountain (By Strategy) dove canta nei brani brani “Burning Airlines Give You So Much More”, “Put A Straw Under Baby”, “The True Wheel”.

Robert Wyatt & Friends - "In Concert, Theatre Royal Drury Lane" (1974)


L’anno si chiude con lo storico concerto dell’8 settembre al Theatre Royal Drury Lane a Londra (Robert Wyatt & Friends in Concert) insieme a Fred Frith, Gary Windo, Mongezi Feza, Mike Oldfield, Nick Mason, Laurie Allan, Dave Stewart e Hugh Hopper. Rimarrà indelebile nella memoria il poster di promozione del concerto in cui tutti i musicisti posano nella foto in sedie a rotelle in solidarietà a Wyatt dopo la discriminazione subita a Top Of The Pops. Il disco contiene tutti i brani tratti da "Rock Bottom", qualche collaborazione di Wyatt (da Keith Tippett a Daevid Allen e agli Hatfield And The North) e qualche brano dei Matching Mole. Colpisce la mancanza di ogni riferimento ai Soft Machine, band da cui Wyatt si è sentito tradito e abbandonato e che ormai ritiene assolutamente distante dal suo modo di intendere la musica. Il live è una testimonianza straordinaria di una stagione prolifica e artisticamente irripetibile. La versione fiume di “Sea Song” è un must assoluto di Canterbury, il coronamento di una serie di anni vissuti all’estremo, letteralmente al confine tra la vita e la morte. E’ l’ultimo live a nome Robert Wyatt.


Phil Manzanera
 - "Diamond Head" (1975) - voce in "Frontera"


L’unico lavoro esterno alla sua discografia del 1975 è quello di Phil Manzanera con
Diamond Head, esordio solista del funambolico chitarrista dove Wyatt canta in spagnolo nel brano “Frontera”.

Inizia un lungo decennio in cui Wyatt non pubblica più alcun album solista, ma il decennio che passa da
Ruth Is Stranger Than Richard (1975) a Old Rottenhat (1985) non è un periodo di assenza dalla scene musicali, tutt’altro. Anzi, da vari punti di vista, è un periodo di collaborazioni prestigiose in cui riesce a mettere lo zampino almeno in uno degli Lp più iconici e influenti di tutti i tempi.

E’ anche il periodo in cui ha inizio la politicizzazione di Wyatt, spinto sempre verso la difesa delle minoranze anche a causa della tragica morte del sassofonista sudafricano Mongezi Feza. Il povero Feza morì in ospedale per carenze di cure idonee certamente dovute al colore della sua pelle, motivo per cui fu ricoverato in un reparto di psichiatria per una polmonite e mai curato per la sua vera patologia, che gli procurò una morte evitabilissima. E’ quindi un decennio di maggiore consapevolezza intellettuale e di collaborazioni di grande prestigio.

Michael Mantler - "The Hapless Child And Other Inscrutable Stories" (1975) - voce


Tra le collaborazioni meno note di Robert Wyatt c’è quella col trombettista austriaco Michael Mantler, che nel 1975 crea un’ideale colonna sonora per i racconti dello scrittore dall’impostazione freudiana Edward Gorey. Nasce cosi
The Hapless Child And Other Inscrutable Stories, album che vede contributi straordinari: oltre Wyatt troviamo la formidabile musicista jazz Carla Bley, che allora era la moglie di Mantler. Il tentativo di musicare una serie di racconti era già stato provato da Mantler nel 1973 con “No Answer” in cui - insieme a Carla Bley, Don Cherry e Jack Bruce (Cream) - aveva arrangiato i testi di Samuel Beckett, ma l’idea è assolutamente nuova per la scena di Canterbury. La voce di Wyatt si adatta meglio di quella di Bruce per il sound prog-canterburiano di Mantler ed è perfetta per i testi gotici di Gorey. “The Hapless Child” resta un unicum, un caso isolato e fondamentalmente inclassificabile; non è né prog, né jazz, né Canterbury, pur contenendo insieme tanti elementi di ognuno di questi generi e stili. Domina il canto di Wyatt che accompagna interamente tutti i brani, riducendo al minimo le parti strumentali. I decadenti racconti di Gorey hanno qui trovato nuova vita ed espressione. 


Jan Steele e John Cage
 - "Voices And Instruments" (1976) - voce in "Experiences No. 2", “The Wonderful Widow Of Eighteen Springs”


Nel 1976 lo troviamo addirittura con John Cage, uno degli autori che hanno forgiato a ferro e fuoco la musica del 900. L'album di Jan Steele e John Cage è Voices And Instruments, Wyatt canta in due classici di Cage, "Experiences No. 2" e “The Wonderful Widow Of Eighteen Springs”, rispettivamente scritti nel 1948 e dl 1942. Le interpretazioni vocali, in particolare in "Experiences No. 2", rendono uniche le composizioni di Cage, mostrando la versatilità di Wyatt.

Henry Cow - "Concerts" (1976) - voce in “Bad Alchemy”, “Little Red Riding Hood Hits The Road”


Tra il 1975 e il 1976 partecipa ad alcuni live dei paladini del rock in opposition, gli Henry Cow. Ne rimane traccia in Concerts (1976) dove canta in “Bad Alchemy” e nella versione Rio del suo brano “Little Red Riding Hood Hits The Road”. E’ una partecipazione tanto naturale e tanta è l’affinità anche ideologica tra Wyatt e la band, che viene da pensare a cosa avrebbero potuto fare insieme in una collaborazione più continuativa e strutturata.

Michale Mantler - "Silence" (1976) - voce


E’ presente per seconda volta in un album di Michael Mantler, Silence (1976), ancora una volta con tratto da un'opera letteraria, stavolta di Harold Pinter. Rispetto al precedente l'elemento rock è più presente, ma il disco è praticamente introvabile.

Brian Eno - "Music For Airports" (1978) - piano in "1/1"


Le collaborazioni con Brian Eno si fanno più frequenti. Suona le percussioni in due brani di Before And After Science (1977), “Kurt's Rejoinder” e “Through Hollow Lands”, ma soprattutto si destreggia al piano nella pietra miliare nonché cardine dell’ambient Music For Airports (1978), nel primo brano (“1/1”). E’ inutile sottolineare l'importanza storica di questo lavoro che ha aperto la via a un'enorme schiera di emuli - da Harold Budd in poi - inaugurando sonorità del tutto nuove. 

Gli anni 80 

Gli anni 80 sono un periodo in cui Wyatt si dedica meno alla musica ed è più interessato alla politica. Sono gli anni iperliberisti della Thatcher in cui Wyatt si sente quasi alla stregua di un prigioniero politico. In questo periodo intrattiene anche una fitta corrispondenza epistolare con Nelson Mandela.

In quegli anni ero molto più interessato a leggere, studiare e guardare in tv quelle bellissime lezioni universitarie di alcuni professori di storia, letteratura o filosofia. Ritenevo che farlo fosse molto più utile di suonare
(Robert Wyatt)

Nick Mason - "Fictitious Sports" (1981) - voce


La collaborazione principale degli anni 80 è certamente quella con Nick Mason, storico batterista dei Pink Floyd, autore di una carriera musicale che si è intrecciata a più riprese con Canterbury. Fictitious Sports (1981) è un album tipicamente di jazz-rock canterburiano, dove Carla Bley e Robert Wyatt sono i due pilastri fondamentali. Carla Bley è l’autrice di tutti i brani, Robert Wyatt canta, il ruolo di Mason si limita a quello di batterista e di produttore. L’album è una perla semi-sconosciuta anche ai fan dei Pink Floyd, tra i brani spiccano “Siam”, la floydiana “Hot River” e soprattutto la glaciale “I’m A Mineralist”.

Robert Wyatt - "Radio Experiment Rome" (1981)


Il 1981 è un anno di varie collaborazioni e, oltre a quella con Mason, spicca quella tutta italiana con Radio Rai 3 nel programma “Un certo discorso”, immortalata in Radio Experiment Rome. Wyatt passa una decina di giorni nel nostro paese invitato a improvvisare e sperimentare a suo piacimento. La base di partenza degli ideatori del programma - Pino Saulo e Pasquale Santoli - era di far percepire agli ascoltatori le varie tappe del processo creativo del musicista. Questo da una parte fa capire quanta maggior libertà - e minor condizionamento dalle logiche di audience e profitti - vi fosse negli anni 80 nelle radio italiane, dall'altro consente di avere tra le mani uno strumento straordinario di comprensione autentica dello spirito di Wyatt. Se certamente il risultato può apparire dilettantistico, anche per via del poco tempo a disposizione e dello spirito stesso della trasmissione, è opportuno concentrarsi sul processo evolutivo che, da una semplice idea, porta allo sviluppo di un brano completo. L'album è stato pubblicato solo nel 2009, ma ad ascoltarlo oggi appare come un esempio unico di ricerca musicale autentica, nonché la base per la successiva colonna sonora di Wyatt. 


Robert Wyatt
- "Nothing Can Stop Us" (1982) 


Il 1982 è un anno decisamente significativo per il musicista inglese. Pubblica Nothing Can Stop Us, la raccolta di  brani storici della sinistra mondiale a coronamento del suo interesse per la politica. L’unico pezzo originale è “Born Again Cretin”, ironico sull'estremismo religioso di moda negli Stati Uniti e sui ciarlatani che raggirano un numero sempre più elevato di ingenui. Interessante la storia di “Stalin Wasn’t Stallin” sperticato elogio di Stalin scritto negli anni 40 probabilmente da Willie Johnson (anche se la paternità è incerta), in cui Stalin è raffigurato come un grande orso che uccide la bestia di Berlino, Hitler. Wyatt lo sceglie proprio per questo motivo.

Mi aveva divertito molto sapere che c’era questa canzone di cui non si riusciva a scoprire l’autore, perché lui stesso non osava confessarlo, neppure per riscuotere le proprie percentuali

Artisti vari - "Recommended Records Sampler" (1982)


Come appendice all’album pubblica sua versione dell’Internazionale nella raccolta Recommended Records Sampler dove partecipano tutti i fautori del rock in opposition, persino i Residents e gli italiani Picchio dal pozzo

Robert Wyatt
- "The Animals Film" (soundtrack, 1982)



E’ anche l'anno della sua seconda soundtrack, stavolta decisamente più matura e significativa. Se per Wyatt la vicinanza ai più deboli, ai senza voce, alle vittime del razzismo e della discriminazione, è sempre stata un obbligo etico dal quale non ha mai avuto il coraggio di sottrarsi, era prevedibile un suo avvicinamento a chi davvero voce non ha: gli animali. Lontano da movimenti animalisti organizzati, Wyatt ritorna dopo ben sette anni alla pubblicazione di un lavoro originale solista, riuscendo in questo modo a coniugare le sue grandi passioni: musica e denuncia sociale, arte e politica.
"Non stiamo parlando di loro, ma di noi": questo è l’incipit del terrificante film-documentario di Victor Schonfeld e Myriam Alaux, The Animals Film. Le immagini che ci vengono mostrate sono così crude e vere da essere difficilmente sopportabili per chi ha un minimo rispetto per la vita degli animali. Probabilmente è anche un sottaciuto senso di colpa che rende difficile la visione; tutto sommato sappiamo già quel che realmente succede nelle varie industrie che ci permettono di avere a tavola la nostra bistecca o gli hamburger di McDonald’s, di curarci con farmaci moderni o con cosmetici all’ultima moda, di far divertire i nostri figli nei vari circhi itineranti. Ma tutto questo succede di nascosto ai nostri occhi; il sapere incoscientemente è tollerabile, vedere con i propri occhi risulta invece insopportabile.
Nel 1981 i registi Victor Schonfeld e Myriam Alaux terminano le loro riprese e contattano Wyatt, che ormai sembra mostrare più interesse per la politica che per la musica. Il musicista inglese accetta volentieri e così la difesa dei diritti degli animali diventa una parte del suo modo di fare politica.

Ci sono uomini e donne che hanno in casa animali che adorano e che trattano come fossero figli, ma usano allo stesso tempo ogni tipo di creme o cosmetici, prodotti di quell’industria che crea le peggiori sofferenze agli animali che pensano di amare. Fanno tutto questo senza rendersene conto, senza pensarci troppo. Trovo tutto ciò estremamente ingiusto, la visione del film potrebbe aprire gli occhi a molti
(Robert Wyatt)

Wyatt torna alla composizione musicale con grande entusiasmo, tramite un album d’avanguardia, innovativo, sperimentale e ricco di improvvisazioni, non accostabile a nessuna delle sue precedenti esperienze; non c’è alcuna traccia di Canterbury, se non nei vocalizzi del brano iniziale; qui abbiamo sintetizzatori, musica elettronica che simula i versi strazianti dei vari animali, percussioni improvvise che ricordano i cingoli metallici di un mattatoio, piani da incubo associati alle tremende scene del film. La musica di Wyatt non accompagna semplicemente le immagini del film, le enfatizza all’estremo, rendendole ancora più indigeribili. È un viaggio nella sofferenza che, come dice l’incipit, parla di noi, della nostra crudeltà e soprattutto dei nostri silenzi. Un anno prolifico, il 1982, che prosegue con la collaborazione nell’Ep "Summer Into Winter" del cantautore Ben Watt, dove canta in “Walter And John” e suona il piano in “A Girl In Winter”, canta persino nell’Ep soul di Marsha Hunt, "Man To Woman", nel brano “All She Wanted (Was Marlon Brando)”.

Robert Wyatt/Elvis Costello - "Shipbuilding" (singolo, 1983)


Nel 1983 Wyatt pubblica la raccolta Mid-Eighties e il singolo "Shipbuilding", brano scritto da Elvis Costello con testi sulla guerra delle Falklands vista da un lavoratore dei cantieri navali britannici. Dopo una pausa di un anno, nel 1984 lo ritroviamo con i Working Week nel singolo “Venceremos (We Will Win)”, in The Last Nightingale, Lp di brani vari composti da musicisti affini agli Henry Cow, dove canta nei brani “Moments Of Delight” e “In The Dark Year”.

SWAPO Singer -  “The Wind Of Changes” (singolo, 1984) - voce


Partecipa per solidarietà ideologica con gli SWAPO Singers, band vicina al movimento di liberazione della Namibia, al singolo “The Wind Of Changes”. Il 1984 è anche l'anno di due Ep, 4 Tracks Ep e Work In Progress Ep, brevi raccolte che cercano di recuperare i brani meno reperibili oltre a qualche cover, tra cui “Biko” di Peter Gabriel.

News From Babel - "Letters Home" (1986) - voce


Il 1985 è l'anno del suo ritorno da solista dopo dieci anni, con il bellissimo Old Rottenhat, per poi riprendere le collaborazioni, l'anno dopo, con uno dei suoi lavori esterni più significativi, quello con la fagottista e oboista Lindsay Cooper (Henry Cow), musicista che negli anni Ottanta ha saputo traghettare con originalità e creatività il sound canterburiano all’interno di un decennio in cui quella scuola sembrava un vecchio rottame di cui liberarsi. Una carriera che si fa strada tra Canterbury e il Rock in opposition e che giunge infine a una serie di album solisti e alla formazione, nel 1984, insieme a Chris Cutler, Zeena Parkins e Dagmar Krause (Slapp Happy), in quello che può essere considerato l’ultimo gruppo di Canterbury, i News From Babel.
Letters Home (1986), secondo album della band, è impreziosito dalla voce di un Wyatt in ottima forma che canta i testi delle poesie di Chris Cutler. L’album trova un punto di congiunzione tra il jazz e la canzone popolare, tra il gli esperimenti arditi del Rock in opposition e il cabaret. La delicatezza delle sonorità, la triste voce e un senso di semplicità eterea rendono “Letters Home” estraneo sia alla classica discografia canterburiana, sia al decennio Ottanta in generale. La voce malinconica di Wyatt si contrappone a quella più marmorea di Dagmar Krause (Slappy Happy), creando una dicotomia perfettamente riuscita.

Michael Mantler - "Many Have No Speech" (1988) - voce


Michael Mantler lo ricontatta per il suo album Many Have No Speech (1988) insieme a Marianne Faithfull e Jack Bruce in un Lp molto orchestrale dove la voce di Wyatt si trova in contesto decisamente differenti ai suoi tradizionali. Partecipa a soli tre brani  brevi, “Tant De Temps”, “A L'abattoir” e “Prisonniers”, quest’ultimo probabilmente il momento più memorabile della triade.

Chris & Cosey - "Core" (1988) - voce in “Unmasked”, “Core”)


Alcune collaborazioni sono davvero introvabili, tra queste quella con il progetto industrial Chris & Cosey (Chris Carter e Cosey Fanni Tutti), figlio dei Throbbing Gristle; troviamo la sua voce nel disco Core (1988) in due brani (“Unmasked” e “Core”) particolarmente estremi e alieni alla voce di Wyatt.

Gli anni 90

Ryuichi Sakamoto - "Beauty" (1990) - voce in "We Love You"


Altro progetto inconsueto è quello con Ryuichi Sakamoto nell’album del 1990 Beauty dove canta nella cover dei Rolling Stones “We Love You”, brano poi oggetto di vari remix.

The Happy End - "Turn Things Upside Down" (1990) - voce nella title track


Torna a sonorità più consuete e jazzate con Turn Things Upside Down (1990) nella bellissima title track con la big band The Happy End. E’ ancora il jazz a richiamarlo con Paul Haines nell'album Darn It! (1993) con il brano “Curtsy”.

Ultramarine - "United Kingdom's" - voce


Ma la poliedricità di Wyatt non si è interrotta. Nel 1993 canta con gli Ultramarine, tra folk, elettronica e pop, nell’album United Kingdom's.

François Bayle - "L'Expérience Acoustique" (1994)

La sua voce entra indirettamente anche nel mondo dell'elettroacustica. Il compositore d'avanguardia François Bayle destruttura il brano dei Soft Machine “We Did It Again”, ispirandosi chiaramente a Steve Reich, creando il brano “It” nell’album L'Expérience Acoustique (1994).

Robert Wyatt - "Flotsam Jetsam" (compilation, 1994)


Nel 1994 esce una nuova raccolta, Flotsam Jetsam, che contiene alcune perle incredibili tra cui “Slow Walkin' Talk” registrata nel 1968 a Hollywood con Jimi Hendrix al basso e Wyatt alla voce e batteria.

Quando ho registrato batteria, voce e organi, Jimi è venuto in studio: ha visto che avevo bisogno di aiuto - secondo lui non c'era il basso - e mi ha dato molto. Era davvero molto gentile
(Robert Wyatt)

Hugh Hopper e Kramer - "A Remark Hugh Made" (1995) - voce in “Free Will & Testament”


E’ un continuo susseguirsi di perle nascoste. Ancora nel 1995 troviamo la prima versione di “Free Will & Testament” in A Remark Hugh Made di Hugh Hopper e Kramer, brano che poi troverà la sua versione definitiva nel successivo lavoro solista di Wyatt, “Shleep” (1997). 

John Greaves - "Songs" (1995) - voce in “Song”, “Kew. Rhone.”, “Gegenstand”


Ancora nel 1995 troviamo l'artista inglese in tre brani dell’album Songs del canterburiano John Greaves (canta in “Song”, “Kew. Rhone.” e “Gegenstand”).

Fish Out Of Water - "Lucky Stars" (1995) - voce in “Cry From The City”


Nello stesso anno torna all'elettronica in un album dei Fish Out Of Water (Lucky Stars) nel brano “Cry From The City”.


Robert Wyatt
- "A Short Break Ep" (1996)


Nel 1996 Wyatt pubblica un piccolo lavoro solista,
A Short Break. E’ un Ep interessante che poi sfocerà nel più compiuto "Shleep" dell'anno successivo. C’è un aspetto artigianale che risalta in tutti i brani, una produzione minimale che rappresenta una peculiarità di questo Ep dimenticato. Le parole lasciano totalmente spazio a vocalizzi o a versi quasi incomprensibili, come se i testi fossero ormai inadatti a comunicare il proprio pensiero nel mondo che nascerà dalle macerie degli anni 90. 


Artisti vari
- "The Different You, Robert Wyatt e noi" (tributo, 1998) - voce e piano in "Del mondo"


Uno degli omaggi più commoventi che Wyatt ha ricevuto nella sua carriera viene stranamente dall’Italia. Nel 1998 viene pubblicato The Different You, Robert Wyatt e noi, con la partecipazione di una lunghissima schiera di musicisti italiani. Canta in italiano e suona il synth nella cover di “Del mondo” dei Csi.


Cristina Donà
- "Nido" (1999) - voce in "Goccia"


La passione per l’Italia si trova anche nell'album La n
ostra patria è il mondo intero (1998) di Maurizio Camardi dove c’è la cover di “Hasta Siempre Comandante” che poi ritroveremo in Comicopera (2007). Passa un anno e siamo ancora in Italia con la collaborazione con la cantautrice Cristina Donà. Si erano conosciuti al Salone della Musica pochi mesi prima e Wyatt accetta di arrangiare e cantare in “Goccia”, dall’album Nido (1999).

Phil Manzanera - Vozer (1999) - voce


Il 1999 è anche l'anno del ritorno con Phil Manzanera, che lo vuole nel suo
Vozero. Un lavoro che non sarà all'altezza dei lavori dei anni 70 canterburiani, ma conferma il chitarrista ex-Roxy Music come un professionista impeccabile.

Dal 2000 a oggi

Artisti vari
- "Soupsongs Live: The Music Of Robert Wyatt" (2000)



Il terzo millennio si apre con un grande omaggio,
Soupsongs Live: The Music Of Robert Wyatt, da parte di una lunga schiera di musicisti e amici di Wyatt (tra questi Julie Tippetts, Phil Manzanera, Annie Whitehead, Didier Malherbe ecc). 

Walter Prati - "Postcards From Italy" (2002)


Torna in Italia nel 2002 con un lavoro d'avanguardia di Walter Prati (Postcards From Italy), un Ep di soli tre brani estremamente sperimentali, tra elettronica e acustica, con la voce di Wyatt che si aggiunge come fosse uno strumento.

Bjork - "Medulla" (2004) - voce in "Submarine"


Un importante riconoscimento internazionale è quello di Bjork con cui collabora nel 2004 nell'album Medulla cantando in “Submarine”.

Phil Manzanera - "50 Minutes Later" (2004)


Ha un ruolo significativo (tastiera, canto, percussioni, tromba in cinque brani) in 50 Minutes Later di Phil Manzanera; colpisce in particolare la doppia versione di “Bible Black” e “Enotonik Bible Black”. Nel 2004 è pubblicata una nuova raccolta, ironicamente intitolata His Greatest Misses, che si segnala soprattutto per la cover.

Bruno Coulais - "Stabat Mater" (2005) - voce


Torna alla ricerca vocale grazie al compositore specializzato in soundtrack Bruno Coulais, immergendosi per la prima volta in territori al confine tra avanguardia, musica classica e religiosa. L'album Stabat Mater (2005) è arricchito dalla sua voce in ben cinque tracce, che mostrano un Wyatt come mai l'avete sentito (“Dolente”, “Fac Ut Portem Christi Mortem”, “Pro Peccatis Suae Gentis”, “Eia Mater, Fons Amoris”, “Quando Corpus Morietur”).

David Gilmour - "On A Island" (2006) - tromba e percussioni in “Then I Close My Eyes”


Inizia a ritrovarsi con una certa frequenza con David Gilmour, collaborando a due Lp da solista dell'ex-chitarrista dei Pink Floyd. In On A Island (2006) suona tromba e percussioni nello strumentale “Then I Close My Eyes”, mentre nel successivo Rattle That Lock (2015) suona la tromba in “The Girl In The Yellow Dress”, il brano più nostalgico del disco, nonché il suo vertice assoluto. 

Max Richter - "Songs From Before" (2006) - lettura


E' ancora il mondo della classica a offrirgli le proposte più innovative. Nel 2006, il pioniere della modern classical Max Richter lo sceglie come narratore nel suo Lp Songs From Before (“Flowers For Yulia”, “Harmonium”, “Time Passing”, “Lullaby”, “Verses”). L’album concilia ancora una volta classicismo e modernità con uno stile e con un’emotività che sono un marchio riconoscibile del compositore tedesco; le parole pronunciate da Wyatt aggiungono emozioni e pathos.

Steve Nieve - "Welcome To The Voice" (2006) - voce


Sbarca addirittura nella Deutsche Grammophon grazie al compositore Steve Nieve dell'album Welcome To The Voice, una delle collaborazioni più ardite e coraggiose del suo post-2000. Steve Nieve riesce a inserire la voce di Wyatt (“Grand Grand Freedom”, “Troublemaker”, “Distanciation”, “Happiness”, “Despair”, “The Unlikely Duet”) in un contesto di musica classica nel modo più naturale possibile, fino addirittura alla lirica. Una collaborazione che andrebbe decisamente rivalutata. 

Orchestre National de Jazz
 - "Around Robert Wyatt" (tributo, 2009)



Come aveva fatto l'Italia qualche anno prima, anche la Francia omaggia la carriera di Wyatt. Lo fa grazie alla Orchestre National de Jazz che nel 2009 pubblica Around Robert Wyatt, lunga lista di classici reinterpretati dall'orchestra: il maestro di Canterbury partecipa in in sei brani.

Wyatt/Atzmon/Stephen - "...For The Ghosts Within'" (2010) - voce


Nel 2010 viene pubblicato un Lp a nome Wyatt/Atzmon/Stephen, insieme al sassofonista, clarinettista, flautista e scrittore israeliano Gilad Atzmon e alla violinista Ros Stephen. Diviso tra brani inediti e cover, ...For The Ghosts Within' ci regala tra l'altro una versione cantata da Wyatt di “What A Wonderful World” di Louis Armstrong e di “In A Sentimental Mood” di Duke Ellington. E’ un ritorno al formato canzone influenzato dal jazz, al quale Wyatt ha dedicato un’intera carriera.

Unthanks - "The Songs Of Robert Wyatt And Antony & The Johnsons" (2011)


Un nuovo omaggio alla sua carriera gli viene tributato dalla band folk britannica Unthanks che unisce suoi brani a quelli di Antony Hegarty in The Songs Of Robert Wyatt And Antony & The Johnsons (2011).

Afterhours
 - “Hai paura del buio? Special Edition" (2014)


Nel 2014, il compositore inglese viene contattato da Manuel Agnelli degli Afterhours per la sua edizione speciale di Hai paura del buio?. Wyatt non vi partecipa direttamente, ma consente ad Agnelli di utilizzare campionamenti della sua voce e di inserirli a suo piacimento nel brano “Televisione”. 

Abbiamo preso delle improvvisazioni dalle sue esibizioni dal vivo, vocali e strumentali, che non appartenevano a delle canzoni in particolare. In una di queste improvvisazioni, fatte per una radio francese, fa il ritmo della batteria con la voce e magicamente quel ritmo è lo stesso di 'Televisione'. Abbiamo sovrapposto la sua voce alla batteria ed è stato perfetto. Poi abbiamo aggiunto anche altre sue parti musicali e glielo abbiamo spedito. Ci ha dato alcuni consigli ma è stato entusiasta. Per me è stato fantastico
(Manuel Agnelli)


Robert Wyatt - "Different Every Time" (compilation, 2014)

E’ anche l’anno di Different Every Time, raccolta che potrebbe ambire a essere definitiva di tanti brani perduti nel tempo. Un disco imperdibile per gli appassionati, che può offrire un quadro, anche se chiaramente incompleto, delle varie pubblicazioni introvabili di Wyatt.

Janek Schaefer - "What Light There Is Tells Us Nothing" (2018) - voce


Nel 2018 il compositore d'avanguardia Janek Schaefer - su commissione del Sounds New Festival di Canterbury - pubblica What Light There Is Tells Us Nothing, un lavoro tra drone, ambient e elettroacustica che riutilizza registrazioni di Robert Wyatt.

North Sea Radio Orchestra - "Folly Bololey" (tributo, 2019)


È invece prodotto dall'etichetta italiana Dark Companion, Folly Bololey (2019), splendido tributo a Wyatt da parte dell’orchestra della North Sea Radio con la partecipazione di Annie Barbazza e John Greaves.

Mary Halvorson's Code Girl
- "Artlessy Falling" (2020) - voce


Una delle collaborazioni recenti più significative è senz’altro quella dell’album Artlessy Falling (2020) dei Mary Halvorson's Code Girl con tre brani jazz cantati da Wyatt (“The Lemon Trees”, “Walls And Roses”, “Bigger Flames”), virtuosi e vitali.

Nel frattempo i tributi a Wyatt continuano e di certo proseguiranno negli anni a venire.

Altre collaborazioni

Kevin Coyne
- “Taking On The Bowers” (1981) - batteria e piano nella gran parte dei brani, testi in “Taking On The Bowers”

The Raincoats - "Odyshape" (1981) - batteria in “And Then It´s O.K”

Vivien Goldman - batteria nel singolo “Launderette” (1981)

Epic Soundtracks - "Popular Classical" (1981) - voce in “Jelly, Babies”

Shiny Men - "Again" (1981) - voce in “Dream Oussy”

Scritti Politti - tastiera nel singolo “The Sweetest Girl” (1981)

Scritti Politti - "Songs To Remember" (1982) - tastiera

Akimbo - "So Long Trouble Ep" (1985) - voce in “The Machine” e “The Criminal”

Claustrofobia - voce in “Tu Traición” (1987)

Jo Fletcher - Jo Fletcher (1994) - voce in “Lucky Day”

Millennium - "A Civilised Word" (1995) - voce in “Another Great Victory”, “Igor Mortis” e “Erup/Peru”. 

Barbara Dickson - "Dark End Of The Street" (1995) - voce in “Love Hurts” e nella title track.

Michael Mantler - "School Of Understanding" (1996) - voce in “Understanding” con uno stile che ricorda il canto di Scott Walker.

Gary Windo - "His Master's Bones" (1996) - voce in “Is This The Time?”

The Amazing Band - "Road" (1997) - voce, synth e percussioni

Jean-Michel Marchetti - "M2W" (1998) - voce 

Hugh Hopper - "Parabolic Versions" (2000) - voce in “Was A Friend” 

Pascal Comelade - "September Song" (2000) - voce in “September Song”

Jean-Michel Marchetti/Robert Wyatt - "M3W" (2000) - tributo

Annie Whitehead - "The Gathering" (2000) - voce, batteria, tromba in “Before We Knew”

Michael Mantler
- "Hide And Seek" (2001) - voce

Anja Garbarek - "Smiling And Waving" (2001) - voce in “Diver”

Bruno Coulais
- "Travelling Birds" (2001) - voce

Hugh Hopper
- "Jazzloops" (2002) - voce e piano in “Digwot”

La Tordue
- "Champ Libre" (2002) - voce in “Le Pètrin”

Jean-Michel Marchetti/Robert Wyatt
- "M4W" (2003) - voce

Sigmatropic
- "Sixteen Haiku & e Other Stories" (2003) - voce in “Introduction On Stage 2” 

John Greaves/Elise Caron
- "Chansons" (2004) - voce in “Melange”

Gilad Atzmon & The Orient House Ensemble
- "Musik" (2004) - voce in “Re-Arranging The 20th Century”

Brian Hopper
- "If Ever I Am" (2005) - voce in “The Pieman Cometh” e “Hope For Happiness” (una cover jazz del famoso brano dei Soft Machine)

Bertrand Burgalat
- "Chéri B. B." (2007) - voce in “This Summer Night”

Clear Frame
- "Clear Frame" (2007) - tromba in tutti i brani

Daniel Darc
- "Amours Suprêmes" (2008) - coro in “Ça Ne Sert À Rien”

Billy Bragg
- "Mr Love & Justice" (2008) - coro in “I Keep Faith”

Mônica Vasconcelos
- "Hih" (2008) - seconda voce in “Out Of The Doldrums” e “Still In The Dark (You're Not My Sunshine)”

Paul Weller
- "22 Dreams" (2008) - tromba e piano in “Song For Alice”

Runningstill
- "Losing My Reality" (2008) - voce e tromba in “Come Away”

Barbara Morgenstern
- "BM" (2008) - voce in “Camouflage”

David Byrne & Brian Eno
- "Everything That Happens Will Happen Today" (2008) - percussioni in “Strange Overtones”

Hot Chip
- "Hot Chip With Robert Wyatt And Geese" (2008) - voce 

A Season In Hell
- "A Season In Hell" (2009) - voce nella title track

Jeanette Lindström
- "Attitude & Orbit Control" (2009) - voce, tromba in “We Would”, “Morning”, “You Say”, “Blue Room Yellow Tree”, “River”

Phil Manzanera And Corroncho
- "Corroncho" (2010) - tromba in “Rosa”, “Para Ti Nengon”, “Noche De Putas”

Sophia Domancich
- "Snakes And Ladders" (2010) - voce in “Wilderness"

Genie Cosmas
- "Cry From The City" (2010) - voce, piano in “Cry From The City”, “Once In A Liftime”, “Her Old Man”

Dave Formula
- "Satellite Sweetheart" (2010) - voce, tromba in “The World Behind Your Eyes”

Dave Sinclair
- "Stream" (2011) - voce in “Sad Eyes”

Get The Blessing
- "OCDC" (2012) - voce in “American Meccano”

Grasscut
- "Unearth" (2012) - voce, piano, tromba in “Richardson Road”

Lo'Jo
- "Cinéma El Mundo" (2012) - voce in “At The Beginning”, “Cinéma 'El Mundo'”

Steve Nieve
- "Together" (2013) - voce in “La Plus Jolie Langue”

Ian James Stewart
- "Junk DNA" (2013) - voce in “No Water”, “When U Love Somebody”

Mr. Swing
- "One Doz" (2013) - voce in “Lumpit”

Dworniak Bone Lapsa
- "Fingers Pointing At The Moon" (2014) - tromba in “Mortal Man”

Christof Kurzmann
- "Then & Now" (2014) - tromba in “Noah’s Song”ù

Boris Grebenshikov
- "Stella Maris" (2015) - voce e tromba

Mojomakerz
- "Tales For Sunrise" (2015) - voce in “Ship Of Fools”, “Weirdiful You”


Ian James Stewart
- "Arcticana" (2017) - voce e piano in “So Wrong”


Paul Weller
- "A Kind Revolution" (2017) - voce e tromba in “She Moves With The Fayre”


Frédéric Lo
- "Hallelujah!" (2018) - voce in “Eno Song”


The Great Divide
- "River’s Tent" (2018) - voce e corno in “Ibrahim”


Future Pilot AKA
- "Orkestra Digitalis" (2019) - voce in “Tutti Shruti”


Caroline Kraabel
- "Last1 And Last2" (2019) - voce


Lo'Jol
- "Transe de Papier" (2020) - voce in “Kiosco”



Playlist
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ROBERT WYATT

Different Every Time

(2014 - Domino)
Ritratto e autoritratto del barbuto maestro di Bristol alle soglie dei settant'anni

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Comicopera

(2007 - Domino)
L'operetta comica, in tre atti, del grande vecchio Robert Wyatt

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Cuckooland

(2003 - Hannibal)
Un supercast attorno al santone del rock di Canterbury per un disco, ancora una volta, sorprendente

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Rock Bottom

(1974 - Rykodisc)
Un disco che rappresenta la definitiva chiusura di un'epoca, per Wyatt e per la popular music

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