Sette band unite per promuovere la propria musica, sette brani inediti, un atto d’amore.
Una compilation indi(e)gnata e provocatoria.
E già dalle note di retrocopertina di questa raccolta si capisce la sua raison d’étre .
Sette gruppi che hanno macinato concerti, sale prove, sudore, ispirazione e bile ogni volta che in radio si sente alto cantautorato italiano come “Stop! Dimentica – Questo silenzio – Non vale neanche una parola – Né una sola” o “Sei già dentro l’happy hour, vivere vivere – Costa la metà, quanto costa fare finta – Di essere una star?”, cioè canzoni in grado di riempire stadi su stadi, nonostante i prezzi proibitivi del biglietto e grazie all’originalissima rima “cuore/amore”.
Sette gruppi indi(e)gnati, amici tra loro, che uniscono le forze per aumentare la loro visibilità e dividere con quanta più gente possibile ciò che questi ragazzi lombardi più amano: le loro canzoni.
Il bello di questa raccolta è che, nonostante i gruppi siano ben sette, scorre via fluida, senza troppi violenti sbalzi di genere: il contenuto di questo cd è sicuramente energico e di impatto da parte di tutte le formazioni coinvolte e siccome ultimamente (sarà il caldo) mi accusano di essere criptica (“ma non sempre, solo quando tenti di spiegarti”), cercherò di illustrarvi il suo contenuto affidandomi a vari metri di misurazione.
Gli Stardog, che per l’occasione ospitano nientemeno che Amaury Cambuzat, leader degli Ulan Bator, aprono la raccolta con un brano dal suono classico del loro repertorio: prendete i Bauhaus e fateli bere (molto) insieme ai Birthday Party, mescolate tutto con un Godano con la febbre e servite bollente nel bel mezzo di un teatro polveroso e decadente.
Un po’ più aggressivi gli ZiDima, degni eredi dei Massimo Volume, con influenze da parte di Sonic Youth e Csi.
“Il morto allegro” dei La Stasi è una canzone dal ritmo lento ed emozionante, un piccolo ponte che collega brani dal ritmo più incalzante. Un cristallo che brilla per arrangiamenti discreti e un’eco di sottofondo che ricorda molto lo stile di Ginevra Di Marco.
Il suono dei Vintage Violence potrebbe ricordare l’Alice Cooper di “Welcome To My Nightmare” (uno dei dischi più belli che gli anni 70 abbiano mai sfornato!), ma un po’ più deciso. Insomma, un suono vintage , ma un po’ violento…
Bellissimo il rock dei Jerrinez, interessante incrocio tra i Porno For Pyros e i Marlene Kuntz.
Ritmi vagamente ska dei Noise From Underground, ma sempre supportato da una solida base rock.
Hangover a chiudere, con un brano forse un po’ più “delicato”, meno noise , di quelli che compongono il loro repertorio, ma non per questo meno oscuro.
Intanto noto che il primo brano si intitola “Cadaveri” (ma gli Stardog sono sempre stati molto marketing-oriented !) e che nell’ultimo ritornello si canta: “Io non sono nulla”. Nel mezzo tanta indi(e)gnazione.
Sette gruppi tecnicamente ottimi, con belle idee e canzoni molto valide, indi(e)gnati da tutta la fuffa (questo è il termine più educato che mi è venuto in mente) che affolla gli scaffali dei vari negozi di dischi. Per quanto poca potesse mai essere (perché in realtà è tanta) la fuffa in circolazione, questa fuffa sarà sempre troppa e a noi, come a tantissima altra gente, non rimane altro che indi(e)gnarci, abbandonare gli happy hour , chi non vale neanche una parola e chi si distingue dal luogo comune per cercare, ascoltare, supportare, proporre questo cd dall’esorbitante prezzo di ben euro 1,00 al banchetto dei concerti, tra i dischi degli amici attenti e onniscienti, oppure scarichiamolo dal sito: ascoltarlo non sarà mai una perdita di tempo.
31/07/2006
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